In archeologia, paleontologia e geomorfologia, la lichenometria è un metodo di datazione geocronologica che utilizza la crescita dei licheni per determinare l'età della roccia esposta (datazione per esposizione alla superficie), basandosi su un presunto tasso di crescita nel tempo della dimensione radiale di un lichene.R.R. Curry, Holocene climatic and glacial history of the central Sierra Nevada, California, pp. 1-47, 1969, Geological Society of America Special Paper, 123, S.A. Schumm and W.C. Bradley, eds., 1969.Bruce McCune, Jill Grenon, Linda S. Mutch, Erin P. Martin, Lichens in relation to management issues in the Sierra Nevada national parks. L. Mutch, Sierra Nevada Network, Cooperative agreement CA9088A0008. Oregon State University, Corvallis, Oregon, and Sequoia and Kings Canyon National Parks, Three Rivers, California.

Principio di funzionamento La misurazione del diametro della più grande specie di licheni su una superficie rocciosa, può essere utilizzata per determinare per quanto tempo la roccia è rimasta esposta. I licheni possono conservarsi su una roccia fino a un massimo di circa 10.000 anni, che rappresenta pertanto il limite massimo di questa tecnica di datazione, anche se essa è più accurata (errore contenuto entro il 10%) quando viene applicata a superfici che sono rimaste esposte per meno di 1.000 anni.Sowers, J.M., Noller, J.S., and Lettis, W.R., eds., 1997, Dating and Earthquakes: Review of Quaternary Geochronology and its Application to Paleoseismology. U.S. Nuclear Regulatory Commission, NUREG/CR 5562. Il limite pratico del metodo è compreso tra 4.000 e 5.000 anni. La lichenometria è utile soprattutto per datare superfici che hanno meno di 500 anni, in quanto le tecniche di datazione radiometrica sono meno efficaci su periodi così brevi.

I licheni più utilizzati per la lichenometria sono quelli dei generi Rhizocarpon (soprattutto la specie Rhizocarpon geographicum) e Xanthoria. La velocità di crescita che è stata misurata per R. geographicum si situa tra 0,3 e 0,9 millimetri all'anno, in funzione di una serie di fattori che includono anche la dimensione dell'area coperta dal lichene.

Applicazioni

La metodologia fu impiegata per la prima volta da Knut Fægri nel 1933, anche se la prima trattazione specificamente dedicata alla lichenometria fu pubblicata solamente nel 1950 dallo studioso austriaco Roland BeschelBeschel R. (1950). Flechten als Altersmasstab rezenter Moränen. Zeitschrift für Gletscherkunde und Glazialgeologie, 1: 152–161. (1928-1971), in una relazione sulle Alpi europee.

La lichenometria può fornire datazioni per i depositi glaciali in ambienti di tundra, i cambiamenti dei livelli dei laghi, le morene glaciali, le linee di demarcazione di antiche alluvioni,William Allen (2013) https://www.scribd.com/doc/156523915/A-Lichenometric-Study-of-Palaeofloods-in-the-Brecon-Beacons cadute di massi spontanee o associate a eventi sismici, stabilizzazione dei ghiaioni e precedenti estensioni del permafrost o di coltri nevose a lungo persistenti.Olga Solomina, Mikhail Ivanov, Tom Bradwell, Lichenometric studies on moraines in the Polar Urals . L'utilizzo è stato valutato anche come strumento per determinare la velocità del ritiro dei ghiacciai per effetto del cambiamento climatico.

Le limitazioni della tecnica comprendono la difficoltà di identificare correttamente le specie dei licheni, l'intervallo di tempo tra l'esposizione della roccia e la sua colonizzazione da parte dei licheni, le velocità di accrescimento che variano da regione a regione, oltre a non essere costanti nel tempo, la dipendenza del tasso di crescita dalla tessitura della roccia e dalla composizione del substrato, e dal clima; occorre infine determinare anche qual è il lichene più grande tra quelli presenti nell'area.

Note

Categoria:Metodi di datazione