La peste di Cipriano fu una pandemia che colpì l'impero romano dal 249 al 262 d.C. circa o al più tardi fino al 270 d.C.

Si pensa che l'epidemia abbia causato diffuse carenze di manodopera per l'agricoltura e per l'esercito romano, indebolendo gravemente l'impero durante la crisi del terzo secolo.

Il suo nome moderno commemora San Cipriano, vescovo di Cartagine, uno scrittore paleocristiano che fu testimone e descrisse la malattia nel suo trattato De mortalitate.

L'eziologia dell'epidemia è altamente speculativa, a causa della scarse evidenze, ma i sospetti includono il vaiolo, una pandemia influenzale e la febbre emorragica virale da filovirus.

Eziologia Lo storico William Hardy McNeill afferma che sia la precedente peste antonina (166–180) che la peste di Cipriano furono i primi salti di specie all'umanità di due diverse malattie da ospiti animali, una di vaiolo e una di morbillo, non necessariamente in questo ordine. Dionysios Stathakopoulos afferma che entrambi i focolai erano di vaiolo.

Secondo lo storico Kyle Harper, i sintomi attribuiti dalle antiche fonti alla peste di Cipriano corrispondono meglio a una malattia virale che causa una febbre emorragica, come l'ebola, piuttosto che il vaiolo. Al contrario, egli sostiene che la peste antonina sia stata causata dal vaiolo.

Note

Bibliografia Cipriano di Cartagine, L'epidemia ovvero La condizione mortale, a cura di Fabio Gasti, Milano, La Vita Felice, 2022.

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