La Val Leogra è una valle delle prealpi Vicentine solcata dal torrente Leogra.

Geografia La configurazione della valle La Val Leogra è una profonda incisione nelle Prealpi vicentine in cui si è incanalato il torrente Leogra.

Inizia al Pian delle Fugazze - dove, attraverso l'omonimo passo, entra in comunicazione con la trentina Vallarsa, mentre verso nord-est valicato il passo o Colle Xomo comunica con la Val Posina - ai piedi del massiccio del Pasubio, alla quota altimetrica di 1162 metri.

Di lì il torrente scende al piano in direzione sud-est mentre la valle si allarga gradualmente; sul suo fondo sorgono gli abitati di Sant'Antonio e, nell'ordine, di Valli del Pasubio, di Torrebelvicino e di Pievebelvicino. In questo tratto confluiscono nella Val Leogra le convalli laterali: la val Canale, la val Maso, la val Malunga, la val Sterpa, la val di Sagno.

Giunto in pianura il torrente attraversa la città di Schio per poi gettarsi, dopo alcuni chilometri, nel Timonchio, mentre le pendici della valle si aprono: verso nord-est continuando nei fianchi del Tretto e del Monte Summano, ai cui piedi stanno Santorso e Piovene Rocchette, per poi congiungersi alla Valdastico; verso sud-est continuando nella zona collinare dei Lessini, dove si trovano Monte Magrè, San Vito di Leguzzano, Monte di Malo e Malo, Isola Vicentina. Tutte queste zone e località hanno avuto nel tempo connessioni e presentano affinità con la Val Leogra.

L'acqua La corona di montagne posta a ovest della vallata obbliga le numerose e ricche sorgenti d'acqua a riversarsi verso la pianura. Il bacino montano piuttosto ampio favorisce il nascere di innumerevoli corsi d'acqua che, arricchiti anche dalle abbondanti piogge di questa zona, attraverso molte piccole valli confluiscono nel torrente Leogra.

Questo fatto ha profuso nel tempo una costante ricchezza d'acqua, che è rimasta da sempre la principale caratteristica della vallata, unitamente alla suggestione del paesaggio su cui domina il massiccio del Pasubio. Da sempre la gente della valle ha usato e sfruttato a fini abitativi e produttivi l'abbondanza dell'acqua.

Storia

Toponimi Il toponimo sembra derivare dal latino valles vigra, cioè valle inesplorata, incolta, termine poi corrotto in quello di vallesvogre, levogre ed infine Leogra..

Epoca antica Secondo l'ipotesi più accreditata, tutta la zona pedemontana e quindi anche quella della Val Leogra, durante il primo millennio a.C. fu abitata dagli Euganei. Altri ritengono che il territorio fosse abitato dai Reti, che abitavano le valli e i monti della regione alpina centro-orientale; il loro centro religioso sorgeva a Magrè dove, sulla collina del Castello, furono trovate corna di cervo con incise iscrizioni e .

Sulle alture gli Euganei erano stati spinti dall'invasione dei Veneti intorno all'VIII secolo a.C. Non vi sono prove archeologiche che le due popolazioni si siano fuse, neppure dopo l'arrivo dei Romani intorno al terzo secolo. Mentre i Veneti, che popolavano prevalentemente la pianura, furono assimilati dai Romani, gli Euganei restarono arroccati nelle zone collinari e montane e, semmai, furono protagonisti di scontri con i nuovi dominatori; dagli scavi presso il castello di Magrè sembra che, in età augustea, sia stato distrutto un "santuario"..

Certamente i romani arrivarono fino al punto in cui la Val Leogra sbocca in pianura, costruendo una strada che da Vicenza seguiva il corso del torrente Orolo fino ad incontrare la "pista dei veneti" che correva ai piedi delle colline da Sovizzo alla Val d'Astico: ne sono testimonianza i reperti ritrovati, tra l'altro, nei territori di Giavenale e San Martino di Schio, Salzena di Santorso, a Pievebelvicino, dove furono trovate monete, resti di edifici, una statuetta di Priapo, una coppa in bronzo ed altri oggetti. Non sembra però che i romani si siano addentrati più di tanto nella valle; forse non si spinsero più a ovest di BelvicinoIl prefisso "Torre" sembra rivelare l'origine romana del centro, dove i romani avrebbero costruito una torre di guardia e segnalazione; il territorio centuriato, cioè organizzato secondo lo schema che prevedeva un reticolo ortogonale di strade, canali e appezzamenti agricoli destinati ai coloniTracce di centuriazione si trovano ancora nelle zone di Schio e di San Vito di Leguzzano. era sempre in pianura.

Nel II secolo d.C. fu costruita una strada che, partendo dall'insediamento di Ascledum (Schio), risaliva la Val Leogra fino al valico oggi denominato Pian delle Fugazze e scendeva per la Vallarsa, innestandosi a Villa Lagarina con la Claudia Augusta, l'importante arteria che percorreva la Valle dell'Adige. La Val Leogra, tranne che a Pieve, non ebbe ancora insediamenti stabili; era incolta e selvaggia, percorsa da cacciatori, da pastori transumanti e presidiata da militari in determinati punti strategici.

Alto Medioevo Durante il IX e il X secolo il vicentino fu funestato dalle scorrerie degli Ungari, che razziavano soprattutto i centri religiosi in cui trovavano oggetti preziosi. Gli imperatori del tempo, da Berengario agli Ottoni, affidarono la difesa del territorio ai vescovi, unica autorità allora credibile che si era organizzata sulla base dei municipi romani. Al vescovo di Vicenza fu assegnata la zona compresa tra le pendici dei Lessini e la sponda occidentale dell'Astico, che quindi comprendeva anche la Val LeograMentre la zona compresa tra la sponda sinistra dell'Astico e quella destra del Brenta fu affidata al vescovo di Padova nel 917..

A difesa del territorio il vescovo di Vicenza fece costruire una serie di castelli; alcuni di essi seguivano la via romana che portava alla Val Leogra: erano i castelli di Isola, Priabona, Malo, Belvicino - quest'ultimo costruito sulla collina che si eleva a forma di cono, lambita dal torrente Leogra - Magrè.

Finita la minaccia degli Ungari verso la metà del X secolo, il vescovo diede in concessione gran parte del territorio in suo possesso ai benedettini, che dal monastero dei Santi Felice e Fortunato di Vicenza si irradiarono in tutte le direzioni per bonificare e destinare a coltivazione i terreni, a quel tempo per la maggior parte paludosi e boscosi; tra i loro insediamenti sono documentatiIn particolare dal privilegium del vescovo Rodolfo del 983 quelli che si snodavano lungo le pendici collinari: Costa Fabrica (Costabissara), Castelnuovo, MaloL'attuale chiesa parrocchiale dedicata a San Benedetto è probabilmente di origine benedettina. Nel 983 essi possedevano in Malado casalis novem: , San Vito di LeguzzanoDove si trovano ancora le chiese di San Vito e di San Valentino, tipici santi benedettini, MagrèAnche qui la chiesa parrocchiale è dedicata a San Benedetto. Il privilegium del 983 ricorda in Magrade casale unum: , Pievebelvicino (che aveva un priorato benedettino a San Martino di Schio), Torre, Santorso.

Nell'XI e nel XII secolo tutto il territorio era diviso in feudi: alcuni affidati ai monasteri, altri concessi a signori rurali fedeli al vescovo, altri ancora in possesso di signori cui la concessione era stata fatta dall'imperatore o che, semplicemente, si erano appropriati di terre altrui. In Val Leogra il torrente divideva i feudi: sulla riva destra quello dei da Vivaro, feudatari del vescovo di Vicenza; sulla riva sinistra quello dei conti di Vicenza, i Maltraversi. A poco a poco, stretti tra gli usurpatori e gli usurai, i vescovi di Vicenza persero tutto il loro potere, con conseguenze drammatiche come la morte cruenta prima di Cacciafronte e poi di Pistore e la vendita dei castelli di Malo e Priabona.

Basso Medioevo Nel XIII secolo la situazione cambiò ancora: i signori risiedevano sempre più in città - con gli statuti del comune di Vicenza del 1311 furono obbligati a farlo - e da lì gestivano i feudi contrattando con le comunità rurali, che in quel periodo si stavano costituendo, il grado di autonomia che ad esse veniva riconosciuto e l'ammontare delle rendite, sempre più corrisposte in denaro. L'aristocrazia del comune di Vicenza, che aveva il potere di nominare i capi delle comunità rurali e dalle cui file uscivano tutti i giudici e i notai e gli altri magistrati, creò un sistema inattaccabile di dominio e di sfruttamento del contado.

Anche se il comune di Vicenza perse ben presto l'indipendenza e fu soggetto dapprima ai padovani, poi a Ezzelino da Romano, poi ancora ai padovani e in successione agli Scaligeri di Verona e ai Visconti di Milano, le famiglie aristocratiche non persero il loro potere sulle comunità rurali; quando infine nel 1404 si sottomisero alla Repubblica di Venezia, con il patto di dedizione pretesero che fosse loro garantito questo sistema di potere, che quindi perdurò durante tutta l'età moderna fino all'arrivo delle truppe napoleoniche.

Durante il Basso Medioevo cambiò anche la composizione etnica della popolazione: nell'alta val Leogra e su tutte le zone montane e collinari circostanti giunsero coloni di etnia e lingua tedesca, i Cimbri, chiamati dai signori per disboscare e mettere a pascolo le terre della zona o per lavorare come minatori nelle attività estrattive. Questa popolazione, che verso il XIV e il XV secolo finì per assorbire quasi totalmente l'elemento latino nelle zone di insediamento, mantenne per diverso tempo lingua e tradizioni, favoriti anche dalla presenza di sacerdoti di lingua tedesca ("de Alemania") per la cura pastorale e il servizio religioso..

In questo periodo aumentò di molto l'attività economica; oltre all'agricoltura e alla pastorizia nacquero e si moltiplicarono le attività artigianali, che sfruttarono ai fini produttivi la forza dell'acqua che, abbondante, scendeva lungo la valle. Verso la metà del Duecento fu scavata, tra Schio e Pievebelvicino, la Roggia Maestra, una derivazione del torrente Leogra, canalizzando l'acqua che fu impiegata come forza motrice di numerosi mulini.

Pievi e antiche chiese Fino al Basso Medioevo, l'organizzazione ecclesiastica del territorio, anche dopo la riforma carolingia, si basava su quella romana. La diocesi era articolata in circa 25 pievi - in genere corrispondenti ai pagi dell'impero romano - e l'archipresbitero della pieve rappresentava il vescovo in quel territorio. Dalla chiesa matrice pievana dipendevano poi le cappelle, o chiese minori, in cui officiava un presbitero ad essa addetto..

La maggior parte del territorio della Val Leogra dipendeva, forse fin dal IV-V secolo, dalla pieve di Santa Maria di Belvicino. Essa aveva giurisdizione sulla cappella di San Pietro in Garzone, nel vicus di Ascledum (Schio), menzionata nel privilegium dell'anno 1064 con cui il vescovo Liudigerio la concedeva alle benedettine del monastero di San Pietro in Vicenza; nel 1123 papa Callisto II confermava alle monache di San Pietro la pieve di Belvicino con tutte le cappelle ad essa soggetteDomenico Bortolan, I privilegi antichi del monastero di San Pietro in Vicenza, p. 44.

Dalle Rationes Decimarum conservate negli archivi vaticani si apprende poi che, alla fine del secolo XIII, dipendevano da questa stessa pieve le cappelle di San Lorenzo a Torrebelvicino, di San Leonzio a Magrè, di Santa Maria a Valli, di San Vito di Leguzzano e di San Giorgio a Poleo. Forse perché non soggetta alla decima, non si fa menzione della chiesa di Santa Giustina di Giavenale; tutte queste cappelle sono certamente molto antiche, poiché le villae in cui erano poste - eccezion fatta per Valli del Pasubio - sono citate nel privilegium del vescovo Rodolfo del 983.

Le chiese montane di Enna, Santa Caterina, San Ulderico, San Rocco di Tretto e Monte Magrè sono di origine più recente e non sono citate nei documenti vaticani; probabilmente furono erette dopo l'arrivo dei lavoratori tedeschi immigrati in quelle zone durante il XIII e XIV secolo..