Le unità militari terrestri sono le unità operative o amministrative in cui viene strutturata una forza armata. La branca dell'arte militare che studia l'organizzazione delle unità militari è l'organica. Qualsiasi forza armata deve operare in modo tale che non venga perso il controllo sulle azioni dei componenti, quindi, considerando che spesso deve intervenire su aree più vaste di quelle raggiungibili in tempi utili per modificare il corso di un'azione, la forza armata viene suddivisa in un certo numero di unità che possono agire sotto un controllo più diretto di quello che sarebbe possibile ottenere con un unico controllo centrale.
Le unità militari, indipendentemente dalla forza armata, hanno una "propria" struttura gerarchica, che funge pure da raccordo tra le unità maggiori e le unità minori. Naturalmente le capacità operative delle unità militari diminuiscono man mano che viene ridotta la loro dimensione.
Origine delle unità militari Le origini delle unità militari si perdono agli inizi della storia, tanto che, nel mondo occidentale, già nellIliade i guerrieri sono raggruppati per nazione di provenienza. Le unità militari in questo senso sono più gruppi di soldati che combattono insieme che unità organiche che si differenziano per il relativo impiego. Si può concludere che, anche se le unità militari non esistevano al tempo della spedizione contro Troia, certamente esistevano all'epoca di Omero.
In Egitto certamente l'esercito era organizzato in grandi unità complesse già nel XIII secolo a.C., all'epoca della battaglia di Kadesh: l'armata del faraone Ramses II era organizzata in quattro "divisioni" di 5.000 uomini ciascuna, ognuna con una forza di fanteria e carri da battaglia organicamente assegnata, ed ognuna reclutata in una zona diversa del paese; i 4.000 fanti, in maggioranza arcieri, erano divisi in 20 compagnie (sa) di 200 - 250 uomini, ciascuna dotata di un proprio stendardo, mentre i restanti 1.000 uomini fungevano da equipaggio per i 500 carri (ognuno con un auriga ed un arciere), assegnati 25 per ogni saMark Healy, Qadesh 1300 a.C., Osprey Publishing, 1999, pp. 32 - 39. ISBN 84-8372-047-7. Le divisioni marciavano separatamente, ma ad una distanza tale da permettere un rapido ricongiungimento; di fatto potevano operare in maniera indipendente, ognuna con un proprio obbiettivo specifico assegnatole.
Nelle strutture militari orientali la divisione degli eserciti in unità minori è già riportata da Sun Zi (VI secolo a.C.)Catturare intatto un esercito nemico è meglio che sterminarlo. Meglio catturare una divisione intatta che distruggerla: meglio catturare un battaglione intatto che distruggerlo: meglio catturare una compagnia intatta che distruggerla. Questo è il principio fondamentale dell'Arte della Guerra., quindi può essere ritenuta una pratica già in uso negli stati cinesi dell'epoca. Mentre con Sun Pin, vissuto nel secolo successivo, vengono riportate differenziazioni delle unità per quanto riguarda il loro impiego.
Unità militari in epoca classica Il mondo greco
La prima unità organizzata di cui si ha notizia in occidente in epoca classica è la falange oplitica delle città-stato della Grecia, comparsa attorno all'VIII secolo a.C.. Questa unità, occupata da persone abbienti che potevano permettersi armi e armature., era ulteriormente divisa in unità minori, a Sparta in enomotía (23 opliti) con quattro enomotíae che formavano un lóchosPuò essere interessante notare che il significato originale di lóchos è «imboscata, agguato» (vedi Lorenzo Rocci, Dizionario Greco Italiano, Società Editrice Dante Alighieri, 36ª edizione, 1991) (disposto su 8 linee). Successivamente, ai tempi di Senofonte, i lóchoi furono portati a 144 uomini, con quattro lóchoi che formavano una mora, con 6 morae che costituivano tutto l'esercito spartano (quindi di circa 3600 opliti). È proprio con la nascita della falange oplitica che nasce il concetto di unità militare (táxis) in cui ogni componente ha una funzione collegata a quella del soldato che ha accanto (eutaxía). A fianco della falange oplitica compaiono unità di cavalleria e di fanteria leggera (peltastai) solo successivamente alla guerra del Peloponneso.
A parte alcune eccezioni (battaglia di Leuttra), lo scontro tra falangi era una semplice spinta fra le prime linee (che potevano arrivare fino a 40 per tenere alto il morale e impressionare il nemico, anche se spesso non se ne utilizzavano più di 8), in cui le linee posteriori non avevano un'arma offensiva in grado di nuocere al nemico (la lancia dell'oplita era lunga circa 2,45 m).. La falange macedone dotò i componenti di una lancia molto più lunga, in modo che anche le linee dopo le prime due o tre fossero in grado di impegnare il nemico. La nuova lancia (sarissa), ora lunga circa 6 m, non poteva essere tenuta con una mano sola, quindi fu necessario ridurre il peso sia dello scudo sia della protezione generale del soldato, e la falange oplitica divenne il syntagma della falange macedone. La táxis, unità base di fanteria, su dodici linee di guerrieri, era una perfetta macchina in difensiva, capace di rompere ogni attacco frontale, ma, in offensiva, era lenta ed estremamente vulnerabile sui fianchi, quindi, a fianco delle táxis, dovevano essere schierate unità di fanteria leggera (hypaspistài) o di cavalleria (hetàiroi) per aggirare il fianco del nemico e spingerlo contro le lance della fanteria pesante. La táxis a sua volta era divisa in unità minori, con valore "amministrativo" più che tattico: (decarchia, lóchos, pentacosiarchia)Questa suddivisione in unità minori della falange è riportata da Carlo Arrigo Pedretti, Gli ipaspisti di Alessandro, su Panoplia N° 17-18, gennaio-giugno 1994, pp. 45-47. A p. 48 tuttavia non c'è concordanza fra gli autori su questo argomento, infatti Dave Arneson, art. cit., p. 12 riporta la divisione in chiliarchia, syntàgma, tàxis, e tetrarchìa (suddivisione che Pedretti nell'articolo citato sopra, attribuisce ai soli hypaspìsti), mentre Piero Pastoretto, La battaglia del fiume Granico, Panoplia N° 25, aprile 1996, pp. 4-9, a p. 8 riporta la suddivisione della falange in tàxis, syntàgma, lòchos e dekades. In questo modo la falange diventava la prima unità pluriarma a comparire negli eserciti occidentali, con un rapporto fra fanteria e cavalleria di circa 2:1 all'epoca di Alessandro Magno. Queste caratteristiche resero la falange macedone l'unità militare più avanzata dell'epoca, praticamente invincibile nella pianure dell'Asia Minore. Nei regni dei diadochi la falange organicamente ebbe un'ulteriore evoluzione, con l'inserimento di unità di cavalleria leggera ed anche di elefanti, tuttavia l'impiego tattico non fu più così brillante come alle origini, riducendosi progressivamente ad uno scontro frontale fra taxis, con un aumento continuo del rapporto fra fanteria e cavalleria.
Roma
La falange oplitica venne adottata anche da Roma che probabilmente la mutuò dai coloni greci residenti in Italia.. La data di questo fatto non è certa ma sembra che questo si debba collocare negli scontri, vittoriosi, che Roma ebbe con gli etruschi (circa VIII secolo a.C.).. Servio Tullio, sesto re di Roma secondo la tradizione, riformò l'esercito censendo tutti i cittadini e le rispettive proprietà terriere, quindi li divise in classi (ognuna con l'obbligo di equipaggiarsi secondo le proprie possibilità economiche) per poi inquadrarli in centurieQuesta descrizione fatta da Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso presenta lacune e incongruenze e sembra rifarsi alla struttura dei comizi centuriati, importanti assemblee di voto. Vedi ..
L'esercito rimase inizialmente una milizia temporanea. Il senato infatti decideva ogni anno quanti cittadini reclutare e dove inviarli e, almeno fino a quando Roma rimase una piccola comunità, questo significò inviarli tutti nelle stesse battaglie (da qui il termine "legione", da legio, che in origine significava "leva" e racchiudeva tutta la popolazione in armi).. La civiltà romana, che nelle guerre sannitiche aveva apprezzato la facilità con cui i Sanniti riuscivano ad organizzarsi in terreno impervio, grazie alla loro capacità di far operare indipendentemente unità di dimensioni ridotte (famoso è l'episodio delle Forche Caudine, in cui i romani furono pesantemente sconfitti dai Sanniti, proprio grazie alla maggiore flessibilità delle unità di questi ultimi), sentì la necessità di operare con formazioni meno serrate di quelle con cui operava la falange e questo costrinse i romani anche a modificare l'organizzazione dell'esercito, quindi una legione (circa 4200 fanti e 300 cavalieri all'epoca delle guerre puniche). era divisa su tre linee, di cui le prime due armate con due giavellotti (pila) da utilizzare nella prima fase del combattimento, per poi continuare la mischia con la spada (gladium)., solo la terza linea (i triarii, circa 600 uomini tra i più anziani e quindi con più esperienza) restava armata di picca, con un utilizzo tattico come riserva d'urto (per rompere definitivamente il fronte del nemico) o come copertura in caso di ritirata della legione. In prima linea stavano gli hastati, gli uomini più giovani, seguiti dai principes, di circa trent'anni e con esperienza di combattimento sulle spalle, e infine, come già detto, dai triarii. Il fatto rivoluzionario in tutto questo era che ogni linea della fanteria era a sua volta divisa in dieci manipoli (120 uomini ripartiti in due centurie di ugual dimensione), che, disponendosi a quinconce, permettevano il sostegno reciproco, facendo avanzare e retrocedere hastati e principes a seconda della necessità. La legione, in quanto grande unità pluriarma, aveva anche contingenti di cavalleria (alae) e contingenti specializzati di alleati (socii).
In realtà la legione ebbe un'evoluzione continua, passando dallo schema descritto sopra (usato dalle guerre sannitiche fino alla battaglia di Canne) ad uno schema concepito da Scipione Africano in cui, pur essendo conservato lo stesso organico, le tre linee (hastati, principes, triarii) operavano come "brigate indipendenti", permettendo azioni sul fianco nemico da parte di principes e triarii, mentre il fronte era bloccato dagli hastati. Furono queste innovazioni tattiche che permisero alla legione di risalire la china della seconda guerra punica ed arrivare alla vittoria finale contro Cartagine. Sul piano dell'armamento queste modifiche tattico-organiche portarono all'abbandono della picca anche da parte dei triarii, che ora non avevano più funzioni per il combattimento in ordine chiuso. Nello stesso periodo fu introdotta un'ulteriore modifica organica nella legione, cioè un'unità intermedia fra manipolo e legione, che raggruppava tre manipoli dei tre diversi ordini (hastati, principes e triari), detta coorte.. Inizialmente la coorte utilizzò i triarii (ancora armati di picca) in prima linea, in modo da opporre uno schieramento compatto e fornito di armi lunghe alle spade ed all'impeto dei guerrieri Celtiberi e Lusitani in Iberia, guerrieri che avevano messo più volte in difficoltà le forze regolari romane. La coorte offriva diversi vantaggi al comandante di una legione: semplificava l'assegnazione degli ordini, che ora dovevano essere impartiti a 10 coorti anziché a 30 manipoli; costituiva un distaccamento efficace nel caso fosse stato richiesto il suo intervento in un'operazione che non giustificasse l'uso dell'intera legione; rendeva più flessibile l'esercito..