Riccardo II (titoli orig. The Life and Death of King Richard the Second o The Tragedy of King Richard II) è un dramma storico di William Shakespeare composto intorno al 1595 che narra la vita e il regno del re Riccardo II d'Inghilterra (1377-1399). Come drammatizzazione storica della monarchia inglese, Riccardo II racconta le macchinazioni dei nobili della corte reale che cospirano, provocano e realizzano la caduta e la morte del re d'Inghilterra, ultimo del ramo principale dei Plantageneti. L'opera costituisce prima parte di una tetralogia di drammi storici inglesi, denominata in seguito Enrieide, a cui seguono tre parti, dedicate ai regni dei successori di Riccardo al trono inglese: Enrico IV, parte I, Enrico IV, parte II, Enrico V. Sebbene l'edizione delle opere shakespeariane nel First Folio (1623) ponga l'opera tra i suoi drammi storici inglesi, la precedente edizione in Quarto del 1597 la classifica come una tragedia, col titolo The Tragedy of King Richard II.
La vicenda storica da cui Shakespeare trae ispirazione per il suo dramma è la ribellione dei Pari d'Inghilterra, che terminò con l'abdicazione del monarca e la sua morte in prigione, assassinato. Sullo sfondo del passaggio di consegne che implica il crollo di un regime, anzi di una concezione di autorità, si sussegue una lotta per il potere intinta nel sangue, mentre proseguono lo sfacelo economico e il saccheggio dello Stato.
Trama La trama si apre con un evento già compiuto che si presuppone come antefatto (cosa che ha lasciato molte perplessità nella critica), cioè la misteriosa morte di Thomas Woodstock, duca di Gloucester, dietro la quale, secondo alcune illazioni malcelate, ci sarebbe la mano del re Riccardo II. Questo episodio è propedeutico al contrasto tra Bolingbroke e Mowbray, due Pari del regno che si imputano a vicenda la morte di Gloucester.
Ne sorge una contesa che si realizza in una giostra il cui giudice e garante è proprio Riccardo. La contesa viene interrotta dal re, il quale decreta l'esilio a vita per Mowbray e un esilio di 10 anni (poi ridotti a 6) per Bolingbroke. Le scene successive mostrano in che modo Bolingbroke, assetato di rivalsa, sfruttando come scusa la confisca non prevista dei suoi beni, ritorna in patria dalla Francia (luogo dell'esilio), pianificando una sommossa con l'appoggio del popolo per rovesciare il trono di Riccardo.
Questi, tradito da molti suoi nobili fidati, inizia a vivere il suo cammino tragico e sofferto che lo porterà, non prima di avergli dato più volte la vana illusione di riuscire a conservare il potere, ad abdicare in favore di Bolingbroke, a dover leggere le sue accuse pubblicamente dinnanzi alla Camera dei comuni (costrizione da cui viene poi sgravato per grazia dello stesso Bolingbroke), all'arresto con conseguente carcerazione nella Torre di Londra e, infine, alla morte, anch'essa avvenuta in circostanze misteriose.
Prospettive filosofiche e psicologiche All'interno del Riccardo II, come sempre nel teatro shakespeariano, i temi storico-politici fanno da sfondo a questioni di ordine filosofico e psicologico. In particolare, ciò che il dramma mette a tema è la questione rinascimentale dell'uomo inteso come ente divino, da un lato, di contro alla secolarizzazione del soggetto, dall'altro lato. Inoltre, centrale nel dramma è l'aspetto "narcisistico" del protagonista, che - convinto del suo essere sovrano per volere divino - presenta numerosi motivi di comparazione con la descrizione del narcisismo e dell'autismo nella riflessione della psicanalisi moderna.
Rappresentazioni e adattamenti La prima rappresentazione di cui ci sia giunta notizia avvenne il 9 dicembre 1595, quando Robert Cecil, I conte di Salisbury assistette al dramma messo in scena a casa di Sir Edward Hoby, ed è noto che i sostenitori di Robert Devereux, II conte d'Essex pagarono affinché Riccardo II fosse messo in scena al Globe Theatre il 7 febbraio 1601 per fomentare la rivolta contro la Corona.
L'opera conobbe un certo successo nel XVIII secolo; nel Ventesimo secolo il ruolo di Riccardo è stato interpretato da attori del calibro di John Gielgud (Old Vic, 1929), Maurice Evans (Old Vic, 1934), Paul Scofield (Old Vic, 1952); nel XXI, da Kevin Spacey (Old Vic, 2005) ed Eddie Redmayne (Donmar Warehouse, 2011).
Due allestimenti italiani di rilievo furono quelli di Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano il 23 aprile 1948 con Gianni Santuccio e quello di Gianfranco de Bosio con Glauco Mauri al Teatro Stabile di Torino il 26 febbraio 1966, nella traduzione di Mario Luzi.
Edizioni italiane
- Collana Scrittori tradotti da scrittori n.36, Einaudi, 1997, ISBN 978-88-061-1886-0; Collana Assonanze n.48, Milano, SE, 2019, ISBN 978-88-672-3438-7.
Note
Bibliografia Gigi Cane, Il classico del mese: Riccardo II, "Radiocorriere", n. 51, 1949, p. 9 C. Cata, Shakespeare e l'urlo di Narciso. Viaggio nel Riccardo II, Aguaplano, 2014
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