Il Museo Casa del Podestà è una struttura museale situata a Lonato del Garda, nella provincia di Brescia, in Lombardia.
Storia
La Casa del Podestà di Lonato del Garda venne edificata verso la metà del Quattrocento, per essere utilizzata come sede del Podestà, il rappresentante di Venezia, cui era demandato il controllo del territorio.
L'area di Lonato fu una delle zone sottoposte alla dominazione della Serenissima Repubblica di Venezia dal 1441 per oltre 350 anni, fino alla sconfitta subita da Napoleone Bonaparte. La dominazione veneta ebbe solo una breve parentesi con il breve governo del Marchese di Mantova, Francesco Gonzaga (dal 1509 al 1516).
Dopo che Napoleone cedette all'Austria le terre Venete, la Casa del Podestà passò dapprima al demanio austriaco, che la rese una caserma, ed in seguito al Comune di Lonato che lasciò cadere in rovina l'edificio.
È del 6 gennaio 1906 la delibera del Comune di Lonato che prevedeva la messa all'asta di ciò che restava della Casa del Podestà a un prezzo base di 800 lire. La relazione che accompagnava la delibera recitava testualmente:
L'8 aprile 1906 venne stilato l'atto ufficiale di acquisto della Proprietà da parte dell'avvocato e deputato liberale Ugo Da Como.
Vista l'importanza storica dell'edificio, Ugo Da Como chiese al più importante architetto bresciano, Antonio Tagliaferri (1835-1909), di compiere un restauro restitutivo della Casa, in modo che fosse riportata allo splendore dell'epoca in cui venne edificata. L'intento era quello di restituire l'antica dignità all'edificio veneto, corredandolo di tutti gli arredi adeguati dell'epoca che ne potessero costituire una Casa-Museo da abitare, secondo la moda diffusa tra '800 e '900.
Durante la sua vita, Ugo Da Como collezionò oltre volumi e codici miniati, oltre a dipinti, suppellettili e oggetti di arredo. La Casa del Podestà è una vera e propria " Casa-Biblioteca" che conserva e rende disponibili agli studiosi, i volumi raccolti durante la vita del Senatore e può essere annoverata tra le collezioni private più importanti dell'Italia settentrionale.
La Casa del Podestà venne abitata fino al 1941 da Ugo Da Como che morì proprio a Lonato e dalla moglie Maria Glisenti che morì nel 1944.
La Casa fa parte di un complesso monumentale dominato dalla Rocca visconteo-veneta. Il tutto è oggi di proprietà della Fondazione Ugo Da Como, che lo stesso Senatore volle istituire alla sua morte e che venne riconosciuta dallo Stato Italiano nel 1942.
Descrizione
La Facciata La facciata attuale dell'edificio è il frutto dell'intervento del restauro effettuato da Antonio Tagliaferri tra il 1907 e il 1909.
Le superfici esterne sono caratterizzate da un intonaco policromo graffito, arricchito da frammenti antichi in pietra e terracotta murati. Le tre bifore ad arco acuto poste sulla facciata sono un richiamo evidente all'architettura del Quattrocento che ispirò l'intervento" in stile" voluto da Ugo Da Como.
Al di sopra del portone d'ingresso è stato posto lo stemma di Lonato del Garda. L'inscrizione latina recita: Ferream aetatem excipit amicitia et quies " Amicizia e quiete confortano il duro vivere".
La Galleria
Probabilmente questo ambiente venne creato chiudendo un porticato. Nelle tre pareti decorate si trovano la quattrocentesca Madonna in trono col Bambino e gli stemmi delle principali famiglie bresciane a cui appartennero i podestà che ressero Lonato. I quattro Ritratti di uomini d'arme del pittore Girolamo Romanino (strappi da affresco, posti su tela) vennero acquistati da Ugo Da Como nel 1920. Tra i quattro personaggi, affrescati verso il 1515, è riconoscibile Virginio Orsini.
Al centro della stanza si trova il cinquecentesco mortaio in bronzo con basamento in marmo.
Lo Studio di Ugo Da Como Questa stanza prende luce da una grande finestra trifora con vetri piombati colorati, evidente omaggio al periodo veneto al quale Ugo Da Como volle riportare idealmente l'edificio.
Anche la collocazione e il riadattamento del soffitto ligneo policromo, con formelle del '400 e del '500, risale all'intervento di restauro operato da Antonio Tagliaferri.
Sulle pareti dello Studio si trovano alcune delle più importanti nomine e riconoscimenti offerti al Da Como durante la sua attività da uomo di politica e di cultura.
La Sala Rossa È il grande salotto della Casa e prende il nome dal colore dell'intonaco sul quale spiccano alcuni dei dipinti costituenti la quadreria: oltre duecento pezzi dal XV al XX secolo sono dislocati nei venti ambienti della dimora lonatese.
Quasi tutti i quadri in questa sala facevano parte della raccolta del padre di Ugo, Giuseppe Da Como (1842-1886); si può pensare che il figlio proseguisse una tradizione collezionista molto sentita in famiglia e a cui volle rendere un preciso omaggio in questa stanza. Sono, in prevalenza, dipinti di scuola lombarda e veneta.
Il busto di marmo collocato nell'angolo della stanza raffigura Cicerone e arrivò a Lonato in seguito al legato di Giuseppe Zanardelli (1826-1903) del quale Da Como fu esecutore testamentario. Originariamente il busto era collocato nella sala d'onore della villa gardesana di Fasano, costruita per lo statista da Antonio Tagliaferri.
Al centro del pavimento, a seminato veneziano, compare lo scudo araldico con l'emblema di Brescia: il leone rampante. Il grande camino in marmo cinquecentesco venne acquistato e riadattato a questa sala.
Il Salottino
Questo intimo salotto era riservato a Maria Glisenti (1870-1944), moglie di Ugo Da Como. Nella stanza vi sono collocati alcuni mobili del '700 e numerose porcellane policrome di manifattura germanica, napoletana e veneta.
Una ricca serie di ritratti in miniatura, alcuni dei quali di famiglia, ingentiliscono le pareti; il padre Giuseppe e il nonno Filippo, oltre al ritrattino dello stesso Da Como, figurano nel gruppo.
Le tavolette del soffitto, raffiguranti volti di profilo, allegorie e animali fantastici, furono acquistate dal Da Como e appartengono all'ambito cremonese della produzione bembesca di metà Quattrocento.
Il Paesaggio arcadico con armenti e figure, del Settecento, è del bellunese Marco Ricci ( Belluno 1676-Venezia 1729). Il dipinto, oltre che per la particolare importanza, si segnala perché proveniente dalla casa di Moniga del Garda del Senatore Pompeo Gherardo Molmenti (Venezia 1852- Roma1928), amico di Ugo Da Como.
La Sala Antica In questo ambiente Ugo Da Como cercò di proporre una sala da pranzo del Quattrocento, il periodo di riferimento per i restauri della dimora podestarile. Al fine di riuscire nel suo scopo adattò alla stanza un soffitto a cassettoni policromo d'inizio Cinquecento che si trovava, precedentemente, nel palazzo Ugoni-Cigola-Ducos di via Carlo Cattaneo 62 a Brescia. Le travi intagliate mostrano tracce di policromia e sono tipiche della produzione bresciana, fortemente influenzata dall'artigianato veneziano.
Anche il camino quattrocentesco proviene dal medesimo sito.
Di particolare bellezza sono i vasi in maiolica posti a coronamento dei pannelli in legno che rivestono le pareti. Si tratta in prevalenza di albarelli da farmacia.
La Sala da Pranzo Tutta questa ala della Casa è comunicante con il giardino interno. Sulle pareti, accanto ai dipinti, sono disposti alcuni piatti in maiolica, secondo una moda molto diffusa al principio del Novecento. Tra questi, la coppia in porcellana con cineserie è di manifattura lombarda del Settecento.
I quattro grandi tondi policromi, anch'essi in maiolica, murati al di sopra dei quattro ingressi della stanza, raffigurano simbolicamente le quattro età dell'uomo.
Il grande dipinto con Il giudizio di Paride è opera di Alessandro Varotari detto il Padovanino ( Padova 1588- Venezia 1648) ed era di proprietà di Giuseppe Da Como, il padre di Ugo.
Al di sotto si possono trovare due miniature del bresciano Faustino Joli (1814-1876) raffiguranti Cani.
La Sala dei Peltri Gli oggetti in peltro, tra '800 e '900, erano particolarmente ricercati dai collezionisti. Questa sala ne conserva oltre duecento: si tratta di oggetti prodotti in Italia ed in altri paesi europei e alcuni di questi recano il punzone delle fabbriche bresciane peltraie.
Al di sopra della credenza con piattaia è appeso un dipinto pastorale seicentesco di Philipp Peter Roos detto Rosa da Tivoli ( Francoforte sul Meno 1657-1796) e poco oltre la curiosa tela del bresciano Gaudenzio Botti (1698-1775) raffigurante un Attentato alla locanda.
Accanto al grande camino è tutt'oggi collocato un meccanismo a contrappeso che conferiva movimento allo spiedo.
La sala conserva pure una piccola tela con Uccelli al nido e ghiandaia di Giorgio Duranti (1687-1753).
Il Tinello L'ambiente più raccolto della Casa, è costituito da un arredamento sobrio entro il quale spicca il notevole comò seicentesco riccamente intagliato di manifattura bergamasca.
Il tavolo centrale è apparecchiato con alcune stoviglie in terraglia Wedgwood e vetri soffiati degli anni Trenta; le saliere sono in argento con opaline. Tra i dipinti che qui si conservano va segnalata la serie di sei teste di carattere, opere settecentesche.
Le Cucine Pur essendo ambienti di servizio vi figurano oggetti curiosi e di notevole interesse.
Sotto la finestra è visibile una "cucina economica"; sulla parete di fronte, un lavandino in pietra con sgocciolatoio in legno e numerosi utensili.
La belle serie di rami comprende esemplari del Seicento; questi oggetti furono salvati dalle requisizioni della Seconda Guerra Mondiale in quanto individuati come oggetti di pregio e caratterizzanti le raccolte della Casa del Podestà.
Il Corridoio Le pareti si distinguono per la curiosa decorazione bicroma di matrice quattrocentesca, dovuta ai lavori di restauro d'inizio secolo.
Sulla cassapanca seicentesca è posto un tipico "cappellinaio" in legno che serviva anche come appendiabiti. Al di sopra sono collocate alcune maioliche e al centro una terracotta seicentesca: bozzetto preparatorio per una scultura raffigurante L'estasi di Santa Teresa d'Avila.
L'Atrio Sulla parete è dipinta una trifora con colonne tortili contenente i nomi e i cognomi dei 90 Podestà che governarono Lonato e i territori annessi nel primo secolo di dominazione veneta (dal 1440 al 1542).
La Camera da letto Il motto latino desunto da Seneca, e che compare al di sopra della finestra, Recte facti fecisse merce est " La ricompensa di una buona azione consiste nell'averla compiuta" veniva spesso aggiunto a margine delle lettere che Ugo Da Como scriveva.
Sulle pareti compaiono numerosi ritratti fotografici di amici: Giuseppe Zanardelli, Giangiacomo Morando, Pompeo Molmenti con cui divideva la passione collezionista e per gli studi storici.
Il letto è in noce intagliata, databile alla fine dell'Ottocento, con putti festanti e creature marine.
La Camera degli ospiti
Il letto seicentesco e la grande libreria sono mobili barocchi. Quest'ultima contiene il fondo di incunaboli ed è costruita impiegando elementi settecenteschi riccamente intagliati con putti, cherubini e grappoli di frutta. L'ambito di produzione è quello dei bresciani Boscaì. Ai lati del letto sono poste due torciere seicentesche policrome e dorate.
La Sala Nocivelli Dopo la “Camera degli ospiti” incontriamo una stanza particolare, dedicata a Luigi Nocivelli (1930-2006) originario di Verolanuova.
Figura particolarissima, appartenente alla classe imprenditoriale bresciana, insignito del cavalierato della Legion d’Onore dal Presidente dello Stato francese, Luigi Nocivelli coltivò la passione per il libro antico. La moglie e i figli hanno deciso di affidare alla Fondazione Ugo Da Como il deposito decennale della raccolta privata di antichi volumi a stampa illustrati, prevalentemente d’argomento architettonico.
Si tratta di un insieme di quasi quattrocento rari volumi databili tra il XV e il XX secolo.