Castellazzo Bormida (Ël Castlass an Bormia in piemontese), anticamente denominato Gamondio, è un comune italiano di abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte.

Il comune è situato nella pianura tra l'Orba e la Bormida.

Geografia fisica Il territorio di Castellazzo Bormida ha una superficie di 45,19 km². L'altezza del comune è compresa tra 90 e 132 m s.l.m. Il palazzo comunale è ad un'altezza di 104 m s.l.m.

Il comune confina a nord con il comune di Alessandria, a est con i comuni di Frugarolo e Casal Cermelli, a sud con i comuni di Predosa e Castelspina ed a ovest con i comune di Gamalero, Frascaro, Borgoratto Alessandrino e Oviglio.

Il centro abitato ricopre una piccola parte rispetto al territorio comunale.

Il comune possiede due frazioni: Fontanasse e Rampina; la frazione di Fontanasse è divisa dal confine tra Castellazzo Bormida e Casal Cermelli.

Il territorio è costellato da moltissime cascine dislocate su tutto il territorio. Molte cascine, grandi e lontane dal centro abitato, sono diventate nella storia quasi frazioni con chiesa annessa. Le cascine videro l'ultimo ripopolamento nei primi anni dell'immigrazione dal Veneto e dal meridione diventando centri molto popolosi.

Le cascine principali sono: Cascina Santa Barbara con la chiesa omonima Cascina San Leonardo con chiesa omonima fino al 1300, poi la chiesa fu dedicata sotto varie titolazioni alla Madonna (curiosità: nel 1746 la tenuta fornì riparo a Carlo Emanuele III di Savoia) Cascina Campagna con la chiesa di Santa Maria della Neve Cascina Campagnotta Cascina Scacca con la chiesa di Santa Caterina alla Scacca. Cascina Bruciata Cascina Zerba con la chiesa di Santa Maria Maddalena Cascina Maddalena (un tempo con la chiesa di Santa Maria Maddalena) Cascina Maranzana (un tempo con la chiesa di Sant'Antonio di Padova). Cascina Bergamina (un tempo con, nelle vicinanze, la chiesa di San Giovanni del Martuzzo detto anche San Giovanni dei Cavalieri di Malta o San Giovanni delle Rane). Cascina Rampina Cascina Costantina, un tempo dimora di nobili

Il territorio comunale è attraversato della Autostrada A26, dalla linea ferroviaria Alessandria-Ovada nel centro abitato, dalla linea Alessandria-Acqui Terme e dalla linea Alessandria-Nizza Monferrato-Canelli nella parte ovest verso il confine con Oviglio. Il fiume Bormida nella parte sud-occidentale del comune forma una spaccatura nel territorio che prende il nome di Isola Grande; gli abitanti di quella zona per giungere nel centro abitato devono passare per Borgoratto Alessandrino.

Nella parte occidentale del comune al di là della Bormida nella regione Micarella è presente la nuova area industriale.

Storia Origini Il documento più antico in cui si trova citato Gamondio, come corte regia, è del 938 (937). In questo diploma la regina Berta riceve dagli imperatori Ugo e Lotario varie zone tra cui la corte regia di Gamondio"[...] Nel nome della Santa Trinità Noi Ugo con Lotario, fatti re dalla clemenza di Dio, diamo in dote la corte di Gamondio di Sezzé, di Orba [...] con tutte le loro pertinenze alla regina Berta. Trasferiamo e deleghiamo a Lei tutti i diritti su questi possessi: chiese, cappelle, castelli, servi e serve, contadini, terre, campi, vigne, prati, boschi, monti, valli, acque, mulini, diritti di pesca e tutte le cose mobili ed immobili delle predette corti e abbazie. Disponiamo inoltre che la proprietaria abbia il diritto di conservare o vendere, alienare o permutare e nessun uomo osi opporsi. Iseprando notaio e il vescovo Atrone sottoscrivono." Documento redatto in Borgogna nella corte Columbaris, e conservato presso l'archivio di Stato di Milano, fondo Museo Diplomatico, cartella 5-37-179.. Prima di questo diploma esistono solo congetture ed ipotesi, oltre alla frase molto lusinghiera di Iacopo di Acqui.

XII-XIII secolo

Gamondio è corte regia quindi proprietà imperiale diretta, ma con sicura presenza di terreni e di uomini liberi. Nel gennaio 1106 con un documento redatto nella Parrocchia di San Martino, si ha la prima traccia di Gamondio come libero comune e nel 1146 stipula con la Repubblica di Genova un patto commerciale molto importante. È il periodo di maggior splendore per Gamondio.

Nel 1154 il geografo arabo Muhammad al-Idrisi riporta Gamondio nella sua carta dell'Italia, e la descrive così: Città popolata e grande da cui dipendono villaggi e colti [...] È recinta da mura ed ha popolazione ricca, mercati attivi e commercio con importazione ed esportazione. Per alcuni storici questa descrizione non è da attribuire a Gamondio, ma il territorio era vasto, e comprendeva i luoghi di Casal Cermelli, Portanova, Castelspina, Gamalero, Borgoratto, Cantalupo.

Nel 1155 le milizie di Gamondio si uniscono con Federico I Barbarossa per assediare nel 1158 Milano.

Fondazione di Alessandria Le alleanze si cambiano in pochissimo tempo e solo dieci anni dopo Gamondio, insieme a Marengo e Bergoglio, fondano una civitas nova. Nata la città di AlessandriaNei primi vent'anni della sua storia la città presenta nelle fonti quattro diverse denominazioni: Alessandria, Cesarea (Il Ghilini nei suoi vuole erroneamente che la nascita della città sia avvenuta il 22 aprile 1168, e cioè lo stesso giorno della fondazione di Roma: "[...] пеl qual giorno Romolo diede principio alla fabrica della Città di Roma [...]" in realtà la fondazione di Roma è ufficialmente fissata il 21 aprile.), Palea, Rovereto, oltre alla designazione generica, abbastanza frequente, di civitas nova o nova civitas, ed alla più rara designazione di urbs nova. (). essa si fondò in un primo momento, come già scritto, dall'unione demica di Gamondium (Gamondio), Marenghum (Marengo) e Bergolium (Bergoglio). Questo si evince nel testo dei reclami contro Cremona del 1184 dell'imperatore Federico ove indica i promotori ed autori della fondazione della nuova città: "de tribus locis, Gamunde vicelicet et Meringin et Burgul". Non è descritto il nome del luogo dell'incontro, anche se pare già indicato con una certa precisione nella specificazione del sito sul Tanaro dove il trasferimento fu più breve: Bergoglio.. Ai tre luoghi citati si aggiunsero in seguito Roboretum (Rovereto), Solerium (Solero), Forum (Villa del Foro), Vuilije (Oviglio) e Quargnentum. In questo le popolazioni furono supportate, economicamente, dalla "Superba" e dai comuni della Lega Lombarda in contrasto con il marchesato del Monferrato principale alleato di Federico Barbarossa.

La data ufficiale di fondazione di Alessandria è il 3 maggio 1168, anche se in quel momento ha già raggiunto una configurazione topografica, urbanistica ed amministrativa definita. Il nome "Alessandria", confermato in seguito, sarà assunto in onore di Papa Alessandro III, ampio sostenitore delle azioni della Lega Lombarda contro il Sacro Romano Impero e che aveva scomunicato Federico Barbarossa.

Nel XII secolo esistono notizie per almeno diciassette chiese nel territorio di Gamondio, e tra queste molte vengono riprodotte nella nuova città in costruzione; tra le più importanti San Martino, Santa Maria dei Campi, San Giacomo, Sant'Andrea. Per la centralità della sua posizione, il borgo offre almeno tre "ospedali" per il conforto dei pellegrini: il convento probabilmente presente alla Santissima Trinità da Lungi, sulla via romana detta Aemilia Scauri, l'ospedale di San Ranieri a Cantalupo, e l'ospedale di San Lazzaro, fondato da membri dell'omonimo ordine militare assistenziale.

Gamondio e Castellacium Con il passare del tempo si inizia a confondere nei documenti ufficiali il toponimo di Gamondio, usato sia per il comune che per un quartiere di Alessandria. Dal XIV secolo con il toponimo Gamondio si indicherà il territorio e con Castellacium il centro abitato, dopo poco il toponimo Gamondio rimarrà alla città e a tutto il territorio di Castellazzo verrà dato il toponimo di Castellacium, derivato sicuramente dalle varie rovine di fortificazioni presenti nel comune.

Dopo alcuni anni di rapporti non proprio pacifici, entra nell'orbita della nuova città; viene istituito il Contado di Alessandria, sorta di consorzio amministrativo-commerciale di cui Castellazzo rimarrà esponente principale fino all'estinzione nel XVIII secolo.

XIV secolo Nel Trecento le chiese sono attestate in numero almeno pari a ventitré.

Alla fine del secolo Castellazzo viene separata dal dominio alessandrino ad opera dei Visconti (arrivati ad Alessandria dal 1347), che garantiscono al paese autonomia daziaria e quindi economica. Durante questi anni di dominazione gli abitanti dei vari villaggi si ribellano alle scorribande di Facino Cane, ma vengono distrutti, solo Castellazzo resiste all'assedio del 1404.

XV-XVII secolo Nel 1437 il borgo viene infeudato dai Visconti a Vitaliano Borromeo, e nell'Autunno del 1499, a Francesco Bernardino I Visconti, Signore di Brignano (Bergamo). Il feudo rimase nell'orbita di Milano fino alla morte di Francesco II Sforza, nel 1535. Dopo il controllo milanese, inizia la dominazione spagnola che durerà 146 anni. La famiglia napoletana di origine spagnola dei d'Avalos tenne il feudo di Castellazzo dal 1531 (con l'investitura di Alfonso III d'Avalos da parte di Carlo V d'Asburgo) al 1651, quando i fratelli Andrea e Francesco d'Avalos lo cedettero alla famiglia Pallavicino di Genova.Francesco Guasco, Dizionario feudale degli antichi stati sardi e della Lombardia, volume 1, Pinerolo, 1911, in Biblioteca della Società Storica Subalpina, Volume 54, p. 454

XVIII secolo Nel 1707 la zona di Castellazzo passa sotto Casa Savoia e nel 1778, morto senza discendenti l'ultimo feudatario, Giovan Battista Pallavicino, Castellazzo passa alle dirette dipendenze della casa regnante.

XIX secolo Nel 1863 il paese assume con regio decreto la denominazione attuale. Ottocento e metà Novecento vedono l'affermarsi di attività artigianali legate all'industria serica (molte le filande funzionanti nel paese) e all'edilizia, partendo dalla costruzione diretta di fornaci (sistema Hoffman) per la materia prima dell'epoca, i mattoni. All'epoca della Rivoluzione francese a Castellazzo erano in funzione già tre filande, nel 1850 si arrivò a undici stabilimenti, nel 1880 si consolidarono le tre aziende dei fratelli Boidi, Pistarini, Ricagni. La produzione serica locale era particolarmente pregiata per lucentezza e qualità. Si contavano due milioni di mori-gelsi (Mario Prati: Tesi di Laurea in Economia e Commercio, Università di Torino).

Il paese si ricompatta dalla seconda metà dell'Ottocento, con la creazione di enti, circoli e società a scopo assistenziale e ricreativo: nascono l'Asilo Prigione, la Banca Popolare di Castellazzo, il Circolo di Lettura, la Società Operaia di Mutuo Soccorso, la banda musicale "Giacomo Panizza", il MotoClub, il Touring Club ciclistico.

XX secolo All'inizio del XX secolo le confraternite perdono vigore, e in vario modo scompaiono le piccole chiese di San Rocco, San Michele, Santissima Annunziata, San Giovanni e Santa Croce.

Simboli Lo stemma storico è stato riconosciuto con DCG n. 10916 del 4 dicembre 1932.

Il gonfalone è un drappo di rosso concesso con DPR dell'11 giugno 1980.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa di Santa Maria della Corte La chiesa di Santa Maria della Corte viene citata per la prima volta in un istrumento del 1005 che nomina la fondazione della chiesa "in curte regia Gamundii" (da cui il suffisso della Corte) da parte di Maria figlia del re anscarico Adalberto II d'Ivrea. Fin dall'inizio la chiesa è parrocchiale. Nel 1443 la chiesa con annesso convento, costruito agli inizi del XV secolo, passa ai padri serviti.