Giocò come centrocampista per l'MTK Budapest, lo Hakoah di Vienna, la nazionale ungherese e diverse squadre negli Stati Uniti. È tuttavia noto soprattutto per essere stato l'allenatore di alcune delle squadre di maggior rilievo in tutto il Mondo, quali , San Paolo, , e Peñarol. Ebbe il suo più grande successo con i portoghesi del Benfica, che guidò a due vittorie consecutive in Coppa dei Campioni nel 1961 e 1962.
Guttmann fu uno tra i principali artefici del 4-2-4, modulo che egli stesso portò in voga in Brasile, da allenatore del San Paolo, facendo sì che la nazionale del Paese sudamericano lo adottasse in occasione del vittorioso Campionato mondiale di calcio 1958. Tra i suoi meriti vi è anche quello di essere stato il mentore del campione portoghese Eusébio, che lanciò quando era alla guida del Benfica.
Ciò nonostante la sua carriera non fu priva di aspetti controversi: fu licenziato dal Milan con la squadra al primo posto in Serie A, lasciando polemicamente la società, e al Benfica, dopo che la dirigenza rifiutò di aumentargli lo stipendio, nel congedarsi scagliò una maledizione. Da allenatore del Servette divenne inviso alla stampa per aver falsamente affermato di aver vinto il Campionato italiano, mentre durante la sua seconda parentesi al Porto fu sospettato di aver cagionato la morte di un suo giocatore, per un non dimostrato utilizzo di doping. Uomo ironico e autoironico, era solito richiedere degli esosi compensi per prestare la sua attività ed ebbe una reputazione di persona sicura di sé.
Fu l'archetipo della figura dell'allenatore carismatico incarnato negli anni sessanta da Helenio Herrera e, in epoca più recente, da José Mourinho. Nel 1981 fu inserito nella International Jewish Sports Hall of Fame, mentre nel 2007 il prestigioso giornale inglese The Times lo ha annoverato tra i tecnici più influenti del periodo postbellico, classificandolo all'ottavo posto.
Biografia Guttmann nacque nella liberale Budapest, in una famiglia di origini ebraiche. I genitori, Abraham ed Eszter, erano entrambi dei ballerini e iniziarono il figlio alla stessa pratica. A sedici anni questi possedeva già la qualifica di istruttore di danza classica, tuttavia preferì dedicarsi al calcio, sport che stava prendendo sempre più piede nell'area dell'Impero austro-ungarico.
Dopo aver intrapreso la carriera sportiva in Ungheria si spostò in Austria, nella capitale Vienna. La città era ricca di fermenti culturali e il calcio era un argomento di cui gli intellettuali discutevano nei caffè; lo stesso Guttmann ricordò con nostalgia la parentesi trascorsa nel centro mitteleuropeo, il quale divenne la sua dimora d'elezione. Oltre a ciò, in quegli stessi anni si laureò in psicologia Kuper, Simon (settembre 2001). Béla Guttman. Shem haMis'hak, pp. 60-61..
La sua carriera da giocatore lo portò, negli anni venti, a stabilirsi negli Stati Uniti, Paese dove non si limitò a praticare il calcio. Qui Guttmann ebbe inizialmente delle difficoltà economiche, tanto che fu costretto ad insegnare danza ai lavoratori portuali per integrare i propri guadagni Pierre Lanfranchi; Matthew Taylor, Moving with the ball: the migration of professional footballers , Berg Publishers, 2001, p. 150. ISBN 1-85973-307-7, ma svolgendo la professione d'istruttore poté raccogliere una cospicua quantità di denaro. In seguito comprò anche in compartecipazione uno speakeasyUno spaccio clandestino di bevande alcoliche. Negli Stati Uniti quelli erano gli anni del proibizionismo. e speculò in borsa, perdendo cinquantacinquemila dollari nel Crollo di Wall Street del 1929.
L'esperienza lasciò il segno: egli stesso raccontò che le persone che prima lo ammiravano per le sue abilità in campo finanziario successivamente lo apostrofarono come «poveraccio», cosa che lo portò, negli anni da allenatore, a chiedere delle ricche retribuzioni, dimodoché gli amici non perdessero più la stima nei suoi confronti. Tornato in Europa, non è chiaro come abbia trascorso l'epoca della Seconda guerra mondiale e della tragedia dell'Olocausto, durante la quale perse peraltro il fratello maggiore. Secondo Csaknády, uno dei suoi biografi, potrebbe essersi rifugiato in Svizzera o essere stato internato in un campo di concentramento, ma interrogato sul tema, Guttmann rispondeva semplicemente «Dio mi ha aiutato».
Pare che in questo periodo, precisamente nel 1942, abbia sposato la moglie Marianne, e che al suo ritorno in Ungheria nel 1945, stando a quanto riportato da un suo conoscente, fosse in grado di parlare il portoghese, ragion per cui alcuni hanno ipotizzato che avesse trovato riparo in BrasileCosì , vedasi l'estratto pubblicato su s-port.de , tuttavia fonti brasiliane affermano che durante il suo periodo al San Paolo non fosse in grado di parlare questo idioma. Un'ulteriore versione vuole che Guttmann si sia invece stabilito a Parigi. Dopo aver ripreso la carriera da allenatore al termine degli eventi bellici, Guttmann godette di considerevole successo col Benfica e fu tra i tecnici più pagati dell'epoca. Alla sua morte, avvenuta nel 1981, fu inumato nel settore ebraico del cimitero di Vienna.
Stile di gioco Guttmann fu un allenatore convinto della necessità dell'organizzazione tattica della formazioneEspressione letterale di Guttmann: «Credo nella tattica e nella sua necessità». e diede al suo Benfica un gioco corale«Il segreto della riuscita del Benfica non sta nell'applicazione di teorie psicologiche più o meno efficienti, ma nell'aver strutturato la squadra secondo un modello di gioco collettivo». Ibid.. Lo schema che chiedeva alla squadra di attuare per giungere alla finalizzazione era il cosiddetto «passa-repassa-chuta» (passa-ripassa-tira); segnatamente, i giocatori dovevano effettuare dei passaggi corti quando si trovavano nei pressi dell'area avversaria in modo da aumentarne la precisione, mentre se fossero stati situati lontano dalla porta andavano realizzati dei passaggi lunghi, per guadagnare metri sul campo«Passaggi corti nelle vicinanze dall'area grande avversaria per aumentare la precisione; passaggi lunghi, quando si è lontani dalla porta, per guadagnare distanza». Ibid.; la buona riuscita dipendeva anche dalla capacità di smarcarsi in fase di possesso del pallone, viceversa in fase di non-possesso era necessario marcare gli avversari«Il 'passa, ripassa e tira' è indispensabile per arrivare al gol. Marca e smarcati. Se il pallone non è nostro, marca; se il pallone è nostro, smarcati. Questo è il principio fondamentale». Ibid..
Ancorché curasse tali dettagli, Guttmann non riteneva che dovessero essere i giocatori ad adattarsi ad un paradigma tattico, bensì gli schemi a dover essere modellati sulle caratteristiche tecniche dei calciatori a disposizione«Ogni squadra necessita di un modulo proprio, adattato alle caratteristiche dei suoi giocatori. [...] Così come un sarto non fa lo stesso modello per un gobbo o per un uomo normale, allo stesso modo un allenatore di calcio non può dare a tutte le squadre che allena la stessa figura di gioco». Ibid.. Nondimeno, nello scegliere la squadra da schierare teneva conto di diversi fattori come le condizioni meteorologiche, le condizioni del campo e quelle del naso dei calciatori, convinto che, qualora questo fosse stato intasato, non avrebbe offerto una buona respirazione, incidendo così sulla prestazione agonistica«La scelta finale dello schieramento della squadra dipende anche da fattori importanti come il campo, le condizioni del tempo e anche il naso dei giocatori. Il naso è molto importante, sa? Se qualcuno si congestiona e non respira bene non gioca». Ibid.. Imponeva inoltre ai giocatori di astenersi categoricamente dal praticare sesso nella settimana antecedente alle partite importanti, precetto al quale teneva così tanto da provocargli, alla lettera, degli incubi notturni.
Guttmann fu propenso ad un approccio tattico dichiaratamente offensivo, tanto che disse «Non mi sono mai preoccupato di sapere se gli avversari avessero segnato, perché ho sempre pensato che noi avremmo potuto segnare ancora». Fu anche un sostenitore della centralità della figura dell'allenatore, che paragonò a quella di un domatore di leoni: «Domina gli animali, nella cui gabbia conduce il proprio spettacolo, finché li tratta con fiducia in sé e senza paura. Ma nel momento in cui diventa incerto della sua energia ipnotica, e i primi segni di timore appaiono nei suoi occhi, è perso». Il suo sapere calcistico non fu di natura teorica, ma aveva origini empiriche, infatti dichiarò: «Prima giocare, poi vedere, poi imparare».
Carriera Giocatore Club Gli esordi e il passaggio all'MTK Dopo l'ingresso nelle giovanili nel 1914, Guttmann debuttò nel 1917 con la prima squadra del Törekvés., club della seconda divisione ungherese col quale fu protagonista di un curioso episodio: in una gara contro lo Zsak, l'allora attaccante marcò tre gol consentendo al proprio club di vincere per 3-0, ma nonostante tale prestazione il giorno dopo i quotidiani scrissero che «L'autore dei tre gol è stato il peggiore in campo. Non ha fatto altro che ricevere la palla e tirare». Due stagioni più tardi passò al più quotato MTK di Budapest, società della borghesia austro-ungherese di origini ebraiche; cominciò a giocare come centromediano metodista, ruolo che interpretava con eleganza e che nel calcio dell'epoca costituiva il fulcro della squadra.
Vinse il titolo d'Ungheria nel 1921 e nel 1922, preferendo passare l'anno seguente allo Hakoah di Vienna, giacché il ritorno di Ferenc Nyul (giocatore prestato al Hagibor Cluj) lo avrebbe costretto ad una posizione di secondo piano: si trattò della prima di molte volte in cui cambiò Stato. Ad ogni modo, le ragioni del trasferimento non furono solamente sportive; la salita al potere di Miklós Horthy fece infatti precipitare l'Ungheria nell'antisemitismo, determinando dunque l'insorgere di un clima avverso nei confronti dei giudei (gruppo religioso cui Guttmann apparteneva), e in aggiunta a ciò il calcio ungherese era stato interessato da uno scandalo riguardante dei fondi neri.
Hakoah
Già da giocatore Guttmann aveva lasciato intravedere gli aspetti bizzarri del proprio carattere e pretese, al momento del suo passaggio allo Hakoah di Vienna, di giocare sempre con una maglietta di seta. La squadra era una delle migliori realtà calcistiche europee del periodo e nel 1923, con Guttmann tra le sue file, ottenne una prestigiosa vittoria contro un'importante squadra inglese, il West Ham, finalista della FA Cup e sconfitto per 5-0: era la prima volta che i «maestri» inglesi perdevano in casa.
Nel 1924 la lega austriaca giunse al professionismo e lo Hakoah vinse il campionato quella stessa stagione (1924-1925), quando Guttmann era ormai visto come il maggior talento del calcio danubiano, tanto che il club gli riconosceva una retribuzione pari alla quarta parte dei propri introiti. L'anno successivo (1926) lo Hakoah, mosso dall'intento di raccogliere dei fondi per la causa sionista, viaggiò negli Stati Uniti per effettuare una serie di dieci partite, in una delle quali la squadra si esibì di fronte a quarantaseimila spettatori al Polo Grounds di New York, registrando un record di pubblico eguagliato solo cinquantuno anni dopo.