Lantica religione celtica, o paganesimo celtico,..Jones, Prudence and Pennick, Nigel (1995). A History of Pagan Europe. Routledge. è l'insieme delle credenze e delle pratiche religiose diffuse tra le popolazioni di lingua celtica (chiamate, nel loro insieme, Celti) durante l'età del ferro. Attestata nel 500 a.C. (Cultura di La Tène), questa religione perdurò sotto l'Impero romano e, quanto meno nelle isole britanniche, si mantenne sino alla cristianizzazione (circa 500 d.C.) Si conosce poco di questa religione e le fonti sono scarse: eccezion fatta per i teonimi (veri o supposti), gli unici resoconti contemporanei dettagliati sono di scrittori greco-romani culturalmente ostili ai Celti o comunque poco informati..
Il paganesimo celtico faceva parte d'un gruppo più ampio di religioni politeiste dell'età del ferro della famiglia indoeuropea. Comprendeva un ampio grado di variazioni sia geografiche sia cronologiche, sebbene "dietro questa varietà, si possano rilevare ampie somiglianze strutturali" tali da presupporre "una fondamentale omogeneità religiosa" tra i Celti..
Il pantheon celtico è costituito da numerosi teonimi registrati, sia dall'etnografia greco-romana sia dall'epigrafia: tra i più importanti figurano Toutatis, Taranis e Lugus. Le figure della mitologia irlandese medievale sono state interpretate anche come iterazioni di precedenti divinità insulari precristiane dallo studio della mitologia comparata.
Secondo i resoconti greci e romani, in Gallia (Francia) e nelle isole britanniche esisteva una casta sacerdotale di "specialisti magico-religiosi", i druidi, di cui purtroppo conosciamo molto poco.. In seguito alla conquista romana della Gallia (58-51 a.C.) e della Britannia meridionale (43 d.C.), le pratiche religiose celtiche iniziarono a mostrare elementi di romanizzazione tanto che nel contesto culturale gallo-romano si verificò un sincretismo religioso tra la religione dei vinti e quella dei conquistatori: perdurò la venerazione di molte divinità celtiche come Cernunnos, Artio, Telesphorus, ecc.
Nella Britannia romana, il paganesimo celtico aveva perso terreno in favore del cristianesimo al tempo in cui i Romani abbandonarono l'isola nel 410. Nel secolo successivo iniziò a essere sostituito dal paganesimo anglosassone. Il cristianesimo riprese l'attività missionaria nelle isole britanniche nel tardo V e VI secolo, anche in Irlanda, e la popolazione celtica fu gradualmente cristianizzata soppiantando le precedenti tradizioni religiose. Tuttavia, le tradizioni politeiste hanno lasciato un'eredità in molte delle nazioni celtiche, hanno influenzato la mitologia successiva e sono servite come base per il movimento neopagano noto come "Celtismo" nel XX secolo.
Esegesi delle fonti Si sa relativamente poco del paganesimo celtico perché le prove sono frammentarie, in gran parte perché i Celti, pur conoscendo la scrittura, non la utilizzavano a scopo religioso. Per studiare il paganesimo celtico le fonti scritte sono pertanto la letteratura del periodo paleocristiano, i testi di studiosi greco-romani "classici", da confrontarsi con le prove archeologiche.
L'archeologo Barry Cunliffe ha sintetizzato le fonti della religione celtica come un "caos fertile" (prendendo in prestito il termine dallo studioso irlandese Proinsias Mac Cana) notando che "ci sono più, varie, prove per la religione celtica che per qualsiasi altro esempio di vita celtica. L'unico problema è assemblarlo in una forma sistematica che non semplifichi troppo la trama intricata dei suoi dettagli.".
Fonti archeologiche
Le prove archeologiche non contengono il pregiudizio insito nelle fonti letterarie. Tuttavia, la loro interpretazione può essere influenzata dalla mentalità del XXI secolo. Varie scoperte archeologiche hanno aiutato la comprensione della religione dei Celti.
La maggior parte dell'arte celtica sopravvissuta non è figurativa. Alcuni storici dell'arte hanno suggerito che i motivi decorativi complessi che caratterizzano alcuni periodi hanno un significato religioso ma la loro comprensione sembra essere irrimediabilmente perduta. La scultura monumentale figurativa sopravvissuta proviene quasi interamente da contesti romano-celtici e segue ampiamente gli stili romani provinciali, anche se le figure che sono probabilmente divinità spesso indossano torque e potrebbero esserci iscrizioni in lettere romane con quelli che sembrano essere nomi celtici romanizzati. Il c.d. "Pilastro dei nauti" di Parigi, con molte figure di divinità, è l'esempio più completo, databile al 14 d.C. da una dedica all'imperatore Tiberio..
La statuaria celtica in pietra antecedenti alla conquista da parte dei Romani sono molto più rare ed è tutt'altro che chiaro quali divinità vi siano rappresentate. I più significativi sono il Guerriero di Hirschlanden e il "Principe di Glauberg" (rispettivamente del VI e V secolo a.C. - Germania), la Testa di Mšecké Žehrovice (prob. II secolo a.C. - Repubblica Ceca) e i complessi scultorei nei santuari della Francia Meridionale: gli oppida di Roquepertuse e Entremont. Ci sono anche un certo numero di figure "guerriere" celtiberiche (c.d. "Guerreros galaicos") e molte altre teste di pietra provenienti da varie aree. In generale, anche la statuaria celtica arcaica si trova in aree con livelli più elevati di contatto (commercio) con il mondo classico.. È possibile che la statuaria in legno fosse più comune. Le teste sono soggetti comuni, sopravvivono principalmente come ornamento nella lavorazione dei metalli, e ci sono anche animali e uccelli che possono avere un significato religioso,. come sui Flagons di Basse Yutz. Il c.d. "Carro di Strettweg" è probabilmente associato a libagioni o sacrifici, e sono state trovate coppie di "cucchiai" di metallo probabilmente usati per la divinazione.
La monetazione celtica, dalla fine del IV secolo a.C. fino alla conquista romana, copia chiaramente esempi greci e romani, a volte molto da vicino, ma le teste e i cavalli che sono i motivi più popolari avevano forse un significato religioso.. Ci sono anche le monete delle province romane nelle terre celtiche di Gallia, Raetia, Norico e Britannia.
La maggior parte dei monumenti sopravvissuti e le relative iscrizioni appartengono al periodo romano e riflettono un notevole grado di sincretismo tra divinità celtiche e romane. Anche dove figure e motivi sembrano derivare dalla tradizione preromana, sono difficili da interpretare in assenza di fonti scritte. Un esempio notevole è il culto del dio cornuto Cernunnos: sono state trovate diverse raffigurazioni e iscrizioni di lui ma si sa molto poco sui miti che sarebbero stati associati a lui o su come veniva adorato.
Fonti scritte irlandesi e gallesi
L'unica letteratura mitologico-religiosa celtica pervenutaci data al Medioevo e proviene da Irlanda e Galles. Le fonti irlandesi sono state riconosciute come migliori di quelle gallesi, poiché "sia più vecchie sia meno contaminate da materiale estraneo".. Queste fonti, in forma di poesie epiche e racconti, furono scritte diversi secoli dopo che il cristianesimo divenne la religione dominante nella regione e per mano di monaci cristiani "che potrebbero non essere stati semplicemente ostili al paganesimo precedente ma solo ignoranti in materia.". Invece di trattare i personaggi come divinità, vennero assegnati loro i ruoli di eroi storici che a volte hanno poteri soprannaturali o sovrumani: es. nelle fonti irlandesi gli dèi sono un'antica tribù conosciuta come Túatha Dé Danann.
Sebbene sia possibile individuare testi specifici che incapsulano echi o risonanze genuine del passato precristiano, l'opinione è divisa sul fatto che questi testi contengano materiale sostanziale derivato dalla tradizione orale dei bardi o siano solo una creazione della tradizione monastica medievale.
Fonti scritte greche e romane Le principali fonti d'informazione sulla religione e i miti dei Celti residenti nell'Europa Continentale (fond. Belgi, Celtiberi, Galli, Galati e Pannoni) sono la Storia greca e la Storia romana ma con tutti i limiti insuperabili del pregiudizio classicocentrico che mette in risalto i particolari barbarici della religione celtica o quegli elementi che la differenziavano dal paganesimo greco-romano. Nessun testo pervenutoci, comunque, tratta sistematicamente e organicamente la mitologia celtica. Cunliffe ha osservato che "i testi greci e romani forniscono una serie di osservazioni pertinenti ma queste sono nella migliore delle ipotesi aneddotiche, offerte in gran parte come sfondo colorito da scrittori la cui prima intenzione era quella di comunicare altri messaggi".
La maggior parte delle informazioni derivano, in primis, da Cesare che, quando guidava gli eserciti conquistatori della Repubblica Romana contro la Gallia Transalpina (Commentarii de bello Gallico), fece varie descrizioni degli indigeni, sebbene alcune delle sue affermazioni, come quella che i Druidi praticassero sacrifici umani bruciando persone in uomini di vimini, sono tutt'oggi smentite da parte degli studiosi moderni. Le altre grandi fonti greco-romane sui Celti e i loro costumi sono Diodoro Siculo (Bibliotheca historica), Strabone (Geografia), Pomponio Mela (De chorographia), Lucano (Pharsalia) e Plinio il Vecchio (Naturalis historia).
Per quanto riguarda il pantheon della Gallia, le fonti disponibili sono rare e fragili. Non sappiamo quasi nulla degli dèi gallici, anche se è certo che avevano una mitologia elaborata almeno quanto quella poi riportataci dai miti irlandesi. Il poco che sappiamo lo dobbiamo principalmente a Lucano e Cesare e in minor misura a Plinio e Tertulliano. Queste informazioni sono però grandemente distorte dalla c.d. Interpretatio graeca (o Interpretatio romana a seconda dei casi) che cerca sistematicamente un equivalente greco/romano degli dèi gallici. I due pantheon sembrano però in gran parte incompatibile e anzi le qualità degli dèi gallici sembrano molto fluttuanti e comunque molto più soggette a variazioni regionali rispetto agli dei Romani.
Divinità
La religione celtica era politeista, credeva cioè in molte divinità maschili e femminili. Alcune divinità erano praticamente solo "locali" mentre altre erano venerate su ampia scala, tanto da poter essere considerate "panceltiche".. Oltre duecento teonimi sono sopravvissuti sino a oggi, anche se è probabile che molti di questi siano titoli/epiteti di un teonimo..
Teonimi panceltici Alcuni teonimi celtici possono essere stabiliti come pan-celtici (discendenti dal periodo celtico comune) confrontando le prove continentali e insulari. Un esempio è il gallico Lugus, il cui nome è affine all'irlandese Lúg e al gallese Lleu Llaw Gyffes. Un altro esempio è la gallica Brigantia, affine all'irlandese Brigid, un teonimo derivato dall'epiteto proto-indoeuropeo della dea dell'aurora, come *bʰrʰntī "l'uno in alto".
Teonimi celtici da fonti greco-romane Alcuni racconti greci e romani menzionano varie divinità adorate in Gallia. Lucano annotò la trinità Toutatis, Taranis ed Esus,. sebbene Cesare fondesse invece le divinità celtiche galliche con quelle della religione romana e non menzionò i loro nomi gallici nativi. Dichiarò che il dio più venerato in Gallia era Mercurio, il dio romano del commercio, ma che adoravano anche Apollo, Minerva, Marte e Giove..
Secondo altre fonti classiche, i Celti adoravano le forze della natura e non consideravano le divinità in termini antropomorfi, come facevano altri popoli pagani come i Greci, i Romani e gli Egizi. Che questo sia vero o no, man mano che i popoli classici crescevano d'influenza sulle culture celtiche, incoraggiava la raffigurazione delle divinità in forme umane e mutava l'arcaico animismo celtico in un politeismo simil-romano.
Molte di queste divinità, come Lugus e le Matronae, erano divinità triple.
Mitologia insulare