Castellammare Adriatico fu un comune istituito nel 1807, nato dalla divisione dell'universitas di Pescara che separò il nuovo comune dalla fortezza di Pescara. Il comune di Castellammare occupava la porzione di territorio dell'attuale città di Pescara a nord dell'omonimo fiume. Fu aggregato al distretto di Penne all'interno dell'Abruzzo Ulteriore Primo, ente che nel 1881 si trasformerà nella provincia di Teramo, in seguito all'unità d'Italia. I comuni sulle sponde opposte del fiume vennero infine riuniti nel 1927.

Geografia fisica Castellammare Adriatico si trovava sulla costa adriatica a circa occupando la porzione a nord del fiume Pescara all'interno dell'odierno comune.

Territorio La costa castellammarese non ha subito particolari alterazioni nel corso del tempo, e presentandosi bassa e sabbiosa si estende senza soluzione di continuità fra il fiume Pescara a sud e l'abitato di Montesilvano a nord. Il tessuto urbano, originatosi da varie piccole frazioni nei colli cittadini, si sviluppava in massima parte nella pianeggiante fascia costiera, occupando al momento dell'unificazione con Pescara la zona compresa fra il litorale, la linea ferroviaria, via Venezia e piazza Duca degli Abruzzi, con ulteriori piccole frazioni sparse lungo la nazionale Adriatica verso Montesilvano.

Una grande pineta si estendeva lungo tutta la costa del comune; il massiccio sviluppo urbano del XX secolo l'ha però ridotta ad una stretta e lunga fascia protetta sul lungomare, la riserva naturale Pineta di Santa Filomena.

Clima

Origini del nome Il nome Castellammare deriva da una fortificazione presente in età medievale sul colle del Telegrafo. Le prime tracce umane sulla sommità del colle, in quello che è uno dei luoghi più antichi del popolamento pescarese, sono riferibili all'Età del bronzo, e il piccolo insediamento perdurò in età italica e romana sino all'incastellamento, già documentato nel XI secolo con il nome ""; il toponimo, perdurando nel tempo, andò a indicare tutti i territori afferenti la fortezza di Pescara situati a nord del fiume.

Storia

Dalle origini all'unità d'Italia (1700-1861)

Il territorio castellammarese, già abitato da prima che vi venisse istituito il comune, comprendeva diversi insediamenti e nuclei sparsi che iniziarono a compattarsi già dal XVII secolo attorno alla basilica della Madonna dei sette dolori con il nome di Villa Castellammare; nonostante il piccolo insediamento si trovasse a nord del fiume Pescara, nel 1747 il territorio della villa venne chiamato Pescara Ultra (in contrapposizione con la Pescara Citra a sud del fiume) e fu aggregato alla provincia teatina, legandolo così alle sorti dei dirimpettai pescaresi.

La successiva separazione da Pescara fu conseguenza dell'abolizione del feudalesimo voluta da Giuseppe Bonaparte: con la legge 132 dell'8 agosto 1806 "sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno" e con la successiva legge 211 del 18 ottobre 1806, si ordinava la formazione dei decurionati e consigli provinciali e distrettuali, e la sostituzione della figura del camerlengo con quella del sindaco. L'universitas pescarese fu quindi divisa, e dalla sua soppressione vennero istituiti i due comuni di Pescara, nel distretto di Chieti e Castellammare, nel distretto di Penne, ristabilendo il fiume Pescara come confine fra i territori teramani e chietini.

Nel 1807, al momento dell'istituzione del comune, Castellammare contava circa abitanti, sparsi prevalentemente in piccole frazioni nella zona collinare, dette ville, senza un nucleo centrale ben definito. La sede comunale originaria, prima del trasferimento del 1881 nella sede di viale Bovio che oggi ospita il conservatorio Luisa D'Annunzio, si trovava in un edificio andato distrutto nei bombardamenti di Pescara del 1943 di fronte alla Basilica della Madonna dei sette dolori, all'inizio della salita Tiberi. Benché a nord del fiume, fu esclusa dal territorio comunale la zona di Rampigna, oggi occupata dalla questura e dall'omonimo campo, in quanto parte integrante della fortezza pescarese e sede delle caserme di cavalleria e di due dei sette bastioni; ciò tuttavia non impedirà alle due amministrazioni comunali di contendersi l'area fino alla riunificazione del 1927, rallentandone di fatto lo sviluppo.

La divisione fu problematica, soprattutto perché il nuovo comune di Castellammare non intendeva farsi carico di nessuno dei debiti della vecchia amministrazione dell'universitas di Pescara; inoltre, si creò un problema di immagine per il comune di Pescara, che ospitava nella sua fortezza un'intera guarnigione dell'esercito e che, allo stesso tempo, si vedeva comprimere il proprio ruolo a livello locale: per questi motivi il comune di Pescara sin da subito si adoperò per la riunificazione dei due enti. Una comunicazione del Ministero dell'Interno del Regno di Napoli del 17 gennaio 1810 però negò tale possibilità, costringendo i due comuni a trovare un accordo sulla ripartizione dei debiti, che arrivò solo nel 1811.

La rivalità rimase però molto accesa, al punto che si resero necessari interventi della guarnigione militare borbonica per evitare la degenerazione di scaramucce in vere e proprie battaglie. L'economia del borgo non si sviluppò fino all'unità d'Italia, e complice anche la totale assenza di infrastrutture come scuole, reti idriche ed ospedali, le attività del borgo rimasero del tutto legate alla realtà rurale e campestre; questo stato di cose cambiò radicalmente dal 16 maggio del 1863 quando, alla presenza del re d'Italia Vittorio Emanuele II, fu inaugurata la stazione ferroviaria sulla linea adriatica. L'arrivo della ferrovia diede un grandissimo impulso all'economica locale, sia per l'avvio di attività legate al commercio, sia per lo sviluppo del turismo, settore fondamentale per la vita economica di Castellammare. Difatti prima della costruzione della stazione, i territori pianeggianti del comune erano molto desolati e l'abitato si sviluppava in buona parte lontano dalla linea ferroviaria, sui colli retrostanti. Nel giro di due decenni però la zona tra la stazione ed il mare prosperò e fu largamente edificata, poiché i latifondisti teramani si avvidero delle possibilità di sviluppo ed acquistarono a prezzi irrisori le relative aree, facendo tracciare strade (a spese del comune) e cominciando ad urbanizzare la zona. Intorno a questi primi insediamenti, per lo più aziende agricole legate al modello della masseria, si andrà rapidamente formando il nuovo paese, irradiandosi dalle due zone di piazza Sacro cuore e di villa Muzii (in origine sede del mercato settimanale cittadino e della chiesetta di sant'Anna, unica parrocchia esistente a valle prima della costruzione nel 1886 della chiesa del Sacro Cuore di Gesù). Inizierà così uno "scontro urbanistico" per fissare il ruolo di centro città, conteso da queste due realtà, e per la direzione che avrebbe dovuto prendere lo sviluppo edilizio fra le due aree, geograficamente vicine ma portatrici di interessi contrapposti, che caratterizzerà la vita politica castellammarese dei decenni seguenti. In seguito ad una delibera del consiglio comunale dell'agosto 1862, il 12 settembre del 1863 il comune acquisì ufficialmente la nuova denominazione Castellammare Adriatico, per distinguersi dai numerosi comuni italiani omonimi. I primi anni seguenti l'unificazione italiana furono difficili per il comune, come testimoniato da una nota di Raffaele Pandolfi, sindaco dal 1863 al 1873:

La situazione inizierà a mutare solo a partire dagli anni 1870, quando gli interessi del comune e dei vari notabili locali si concentrarono nelle aree pianeggianti costiere.

L'era Muzii e la discesa a valle (1870-1903)

La fine del secolo fu fortemente caratterizzata dalla presenza politica e culturale di Leopoldo Muzii, personaggio controverso ma di grande carisma e peso decisionale, il quale da sindaco fece approvare nel 1882 il primo "Piano regolatore di ampliamento" e sarà uno dei principali artefici del definitivo spostamento a valle del centro della cittadina, fino ad allora limitato alla fascia collinare ed a pochi lotti coltivati da ricchi possidenti (fra i quali egli stesso) in pianura.

Il piano regolatore originario, elaborato dall'ing. Tito Altobelli, prevedeva la divisione della città in tre aree: una a vocazione commerciale in direzione sud, tra la stazione ed il fiume, una amministrativa in direzione opposta, tra la stazione ed il Municipio, ed una residenziale a nord del Municipio.

Gli interessi del Sindaco erano però rivolti in direzione dei suoi terreni (dove sorgeva la sua piantagione e fabbrica di liquirizia, nell'odierna zona di via del Milite ignoto), e spinse per modificare il piano di ampliamento con l'obiettivo di incanalare verso nord le direttrici dello sviluppo, e non verso Pescara come appariva più naturale nell'ottica di un inevitabile avvicinamento delle due cittadine, con l’evidente intento di valorizzare le aree di sua proprietà. Altobelli così commentò gli interventi del sindaco:

Sempre in quegli anni, nei paraggi della villa (con annesso oleificio a vapore) di un altro possidente locale, il barone Giuseppe De Riseis, si andava formando il borgo marino, piccola e modesta frazione a ridosso del fiume che ospitava la crescente comunità dei pescatori, arrivati in città prevalentemente da altri centri marinari del teramano e dell'ascolano.

Nonostante i problemi, fu un momento molto importante per l'evoluzione urbanistica e culturale di Castellammare, in quanto si realizzò il primo forte tentativo di attenuare il disordine urbanistico e, soprattutto, di limitare le ambizioni latifondiste della nobiltà terriera teramana rispetto agli interessi pubblici. Il risultato concreto della politica di Muzii fu l'avvio deciso della colonizzazione della fascia costiera, tramite la costruzione di un nuovo acquedotto, di nuove strade alberate, la creazione delle prime linee di illuminazione pubblica e la sistemazione, inizialmente in strutture precarie ed inadeguate, dei primi edifici scolastici. Nel 1883 venne completata la costruzione del grande edificio del convitto nazionale di Chieti: succursale per la villeggiatura estiva dell'istituto teatino, il convitto sarà trasformato nell'istituto tecnico "Tito Acerbo" nel 1923.

Gabriele D'Annunzio fa questa simpatica descrizione di Leopoldo Muzii nelle Novelle della Pescara:

Burbero ma di animo generoso, affarista ma spesso attento alle necessità delle classi sociali più deboli, Leopoldo Muzii fu l'artefice della trasformazione di Castellamare da piccolo agglomerato collinare a moderna cittadina costiera dotata di tutte le infrastrutture urbane necessarie per il suo sviluppo, recuperando velocemente il divario che la divideva dalla ben più antica Pescara. La sua vicinanza alla classe operaia venne raccontata più volte anche dallo stesso D'Annunzio ed è significativo un episodio avvenuto durante un'epidemia di colera nella zona dei colli, che vide Leopoldo Muzii recarsi insieme ad altri cittadini fin da subito a contatto con gli ammalati per portare loro aiuto e conforto. Alla sua morte per peritonite il 22 marzo 1903 «la coscienza che un momento felice si sia perso per lunghissimo tempo è pronta ed immediata, e le autorità cittadine gli tributarono ogni onore», intitolandogli financo la via del Municipio di Castellamare, prima di allora nota come via Marilungo, ed apponendo una lapide sulla sua casa in viale Bovio 71, che recita: «Qui visse operosa e benedetta si spense l'eletta mente di Leopoldo Muzii».

Il nuovo ponte e la Prima guerra mondiale (1903-18)