La torre dei Gualtieri, propriamente identificata come il "mastio della rocca" e storicamente nota nel vernacolo locale come "torrione" o "campanò" (lu Turriò o lu Campanò in dialetto sambenedettese), si eleva all'interno del nucleo storico del Paese Alto. Situata in piazza Giuseppe Sacconi, sorge a breve distanza dalla chiesa abbaziale di San Benedetto Martire, da Palazzo Anelli (sede della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto) e dall'area archeologica della Villa Marittima. Il manufatto costituisce il principale simbolo monumentale della città, fungendo da polo espositivo per mostre e manifestazioni culturali.
Dall'area di calpestio sommitale, provvista di un affaccio protetto, la visuale panoramica si estende sull'intero centro urbano, sul litorale del mare Adriatico e sul comprensorio collinare della riviera picena. L'edificio è stabilmente inserito nei percorsi di apertura al pubblico e di valorizzazione turistica del comune.
Storia
La costruzione Edificato originariamente tra il XII secolo e il XIII secolo, il manufatto costituiva l'antica postazione di comando e avvistamento inserita a protezione del nucleo fortificato di San Benedetto del Tronto, del quale conserva ascendenze strutturali trecentesche. Sotto il profilo storico e feudale, nell'anno 1146 il vescovo Liberto di Fermo concesse ai fratelli Gualtieri il privilegio di erigere una torre difensiva a presidio del Castrum Sancti Benedicti; il nucleo insediativo primario assunse la denominazione formale di "castrum" proprio a seguito di tale opera di fortificazione. La sovraintendenza e la proprietà della struttura furono originariamente assegnate ai nobili Berardo e Azzo, figli di Gualtiero, già signori di domini d'oltre Tronto e della vicina Rocca di Acquaviva Picena.
Sotto il profilo tattico, la torre fungeva da mastio dell'intero complesso fortificato del Paese Alto. Al suo interno risiedeva stabilmente il castellano, il quale inviava ordini e segnali ottici alle altre fortificazioni inserite nello scacchiere difensivo della marca fermana, con particolare riferimento alla rocca di Acquaviva Picena. In caso di assedio o evacuazione forzata, l'infrastruttura disponeva inoltre di una rete di cunicoli sotterranei di sortita. La caratteristica pianta esagonale a doppio puntone permetteva l'appostamento di un cospicuo numero di difensori e consentiva di sorvegliare l'ampio orizzonte visivo del litorale compreso tra la foce del Tronto e le pertinenze costiere di Cupra Marittima.
I restauri Nel 1901 l'edificio fu sottoposto a un organico intervento di restauro e consolidamento statico progettato dall'architetto Giuseppe Sacconi, allora direttore dell'ufficio regionale dei monumenti per le Marche e l'Umbria. In tale occasione vennero consolidati i paramenti perimetrali in laterizio e fu ricostruito il parapetto con l'apparato sommitale su sporto di beccatelli, piombatoi e la merlatura ghibellina.
Un secondo ciclo di restauri conservativi è stato avviato il 30 aprile 2001 e completato il 26 dicembre dello stesso anno su progetto dell'architetto Lola Lunerti; l'intervento ha restituito la piena agibilità e visitabilità interna della torre, arricchita dall'integrazione di un impianto di illuminazione artistica perimetrale.
I restauri Nel 1901 l'edificio fu sottoposto a un organico intervento di restauro e consolidamento statico progettato dall'architetto Giuseppe Sacconi, allora direttore dell'ufficio regionale dei monumenti per le Marche e l'Umbria. In tale occasione vennero consolidati i paramenti perimetrali in laterizio e fu ricostruito il parapetto con l'apparato sommitale su sporto di beccatelli, piombatoi e la merlatura ghibellina.
Un secondo ciclo di restauri conservativi è stato avviato il 30 aprile 2001 e portato a compimento il 26 dicembre dello stesso anno su progetto dell'architetto Lola Lunerti; l'intervento ha restituito la piena agibilità e visitabilità interna della struttura, integrando un moderno sistema di illuminazione artistica perimetrale.
Struttura La torre si eleva per un'altezza complessiva di circa 20 metri ed è caratterizzata da una pianta esagonale allungata, interamente realizzata in cortina di laterizio [1.1]. Sotto il profilo dell'architettura militare, la sua singolare morfologia ad esagono schiacciato a doppio puntone venne concepita per aumentare la resistenza strutturale del manufatto e per eliminare gli angoli ciechi alle linee di tiro dei difensori.
I lati del perimetro, lunghi 5 metri ciascuno, presentano uno spessore murario costante di 1,5 metri. L'apparato difensivo sommitale è impostato su uno sporto sostenuto da filari di beccatelli e caditoie, originariamente attrezzato per l'impiego delle prime armi da fuoco e delle artiglierie leggere; la sommità si distingue per un coronamento provvisto di merlatura ghibellina (o a coda di rondine).
La terrazza sommitale, che ospita la cella campanaria aperta, è collocata a un'altezza di 16,60 metri dal suolo, mentre il culmine dei merli di coronamento raggiunge i 20 metri rispetto al piano di calpestio della piazza sottostante.
Interno della torre
L'interno dell'edificio si articola su più livelli sovrapposti, coronati sulla sommità dalla piattaforma merlata. I primi due ambienti presentano coperture a volta a botte e a botte cuspidata, mentre il livello superiore è caratterizzato da una volta a crociera. Piano terra: ospita l'ingresso principale, reso accessibile direttamente da piazza Giuseppe Sacconi mediante una porta urbica aperta tra il 1767 e il 1790. Nel pavimento si apre una botola che conduce al vano ipogeo, anticamente connesso alla rete di cunicoli sotterranei del Paese Alto e successivamente riadattato per accogliere i contrappesi della macchina oraria; Primo piano: conserva, in corrispondenza della sezione inferiore al quadrante dell'orologio, l'antica postierla ad arco che costituiva l'accesso originario di sicurezza alla torre, situata a un'altezza di circa 6 metri dal livello della piazza e anticamente provvista di una scala lignea retraibile; Secondo piano: accoglie la stanza tecnica all'interno della quale è alloggiato il meccanismo a pendolo d'epoca che regola l'orologio da torre; Terrazza sommitale: costituita dalla piattaforma merlata di circa 52 m², ospita le caditoie storiche e due campane bronzee. La campana maggiore, fusa, riceve l'impulso meccanico dai rinvii dell'orologio sottostante per la scansione oraria dei rintocchi. Il belvedere offre una visuale panoramica che si estende a nord verso Grottammare, a sud sino al litorale di Martinsicuro e alla foce del Tronto, includendo a occidente l'entroterra collinare verso Acquaviva Picena e a oriente il bacino del mare Adriatico.
Sistema di illuminazione
In concomitanza con i lavori di restauro ultimati nel 2001, l'edificio è stato dotato di un impianto di illuminazione artistica notturna. I corpi illuminanti, posizionati in corrispondenza dei piombatoi sommitali e dei beccatelli, proiettano i fasci luminosi verso il basso lungo le sei facce della cortina muraria. Il sistema zenitale mette in risalto il quadrante monumentale dell'orologio e investe la sottostante piazza Sacconi, rendendo il profilo del torrione visibile da gran parte del tessuto urbano e dal litorale sambenedettese.
Le campane
Caratteristiche:
Le campane storiche La cella campanaria sommitale della torre ospita due campane bronzee monumentali, caratterizzate da apparati decorativi di rilievo e iscrizioni epigrafiche che ne testimoniano le origini:
Campana maggiore Ha un peso di 6 400 libbre (pari a circa 2 094 kg di bronzo). Il manufatto è ancorato alla struttura portante mediante sei sostegni modellati con protomi e zampe leonine; il settore superiore presenta fregi a drappo con pennacchi e tondi ornamentali, intervallati da ghirlande fitomorfe di fiori e frutta. Sul corpo del bronzo sono disposte le seguenti raffigurazioni iconografiche: Prospetto settentrionale: il gruppo dell'"Annunciazione" con l'arcangelo Gabriele, Maria e la colomba dello Spirito Santo. Nella sezione inferiore reca l'iscrizione commemorativa in lingua italiana: «Questo bronzo si fondeva per la seconda volta nel luglio del MDCCCLII a spese del municipio di San Benedetto sussidiato dalla marinaria e da alcuni cittadini amatori della patria»; Prospetto occidentale: inserito all'interno di un tondo e affiancato da due vasi floreali, vi è raffigurato San Vincenzo Ferrer secondo la canonica iconografia barocca, contraddistinta dall'indice della mano destra sollevato verso il cielo, dalla fiamma dello Spirito Santo sul capo e, nella mano sinistra, dal libro aperto recante il versetto dell'Apocalisse di Giovanni, attributo tradizionalmente invocato a protezione contro i fulmini; Prospetto meridionale: la scena della *Crocifissione di Gesù*. Al di sotto, lungo la svasatura basamentale, è collocato un cartiglio recante l'epigrafe latina dei fonditori: Fratr(es) Baldini Ariminens(es) Degen(tes) Sentini Fundebant («I fratelli Baldini di Rimini, dimoranti a Sassoferrato, fondevano»); Prospetto orientale: l'emblema di san Benedetto martire, effigiato a mezza figura all'interno di uno scudo coronato, a memoria della tradizione agiografica secondo la quale le spoglie del santo patrono giunsero via mare sul litorale piceno.
Campana minore Presenta un peso di 1 000 libbre (corrispondenti a circa 327 kg di bronzo) ed è agganciata mediante sei sostegni a sembianze antropomorfe. La corona sommitale mostra festoni decorativi intervallati da teste cherubiche, sormontati da ghirlande vegetali. Sulla calotta superiore è incisa su due righe l'epigrafe dedicatoria: A peste fame et bello libera nos domine / Raphael et Paschalis fratres Pasqualini Montisdenovem fuderunt MDCCCLXVI («Signore, liberaci dalla peste, dalla fame e dalla guerra / I fratelli Raffaele e Pasquale Pasqualini di Montedinove fusero nel 1866»). Il corpo campanario accoglie i seguenti rilievi plastici: Prospetto settentrionale: una "Croce", simbolo della cristianità; Prospetto occidentale: la figura di "San Vincenzo Ferrer", riprodotta con la medesima impostazione iconografica del bronzo maggiore; Prospetto meridionale: l'effigie dell'Immacolata Concezione, figura particolarmente venerata dalla comunità locale a seguito del voto civico espresso nel corso dell'epidemia di colera del 1855. Nella porzione sottostante è raffigurata una salamandra, antico simbolo araldico e iconografico di stabilità e resistenza all'azione del fuoco; Prospetto orientale: la figura di un santo vescovo provvisto di mitria e piviale, storicamente identificato in Tommaso Becket sia in relazione alle origini devozionali della famiglia dei fonditori Pasqualini sia per la diffusione del culto del santo arcivescovo nel territorio della marca fermana. Il personaggio è ritratto con la mano destra sollevata in atto di benedire, il bastone pastorale e un edificio sacro sul lato sinistro.
Il meccanismo dell'orologio L'orologio monumentale da torre venne realizzato nel 1906 dalla ditta specializzata Cesare Fontana di Milano; il relativo treno di ingranaggi è racchiuso all'interno di un telaio portante in ghisa (o ferro fuso). Il dispositivo, che andò a sostituire la precedente e obsoleta macchina oraria settecentesca, è alloggiato al secondo piano della struttura ed è costituito da un orologio a pendolo azionato per gravità mediante un sistema di funi e contrappesi in blocchi di travertino.
Sotto il profilo meccanico, l'ordigno è provvisto di uno scappamento a caviglie e governa la scansione del tempo trasmettendo gli impulsi alle campane della cella sommitale per battere le ore e i quarti. In concomitanza con i cicli di restauro conservativo della torre ultimati nel 2001, il meccanismo d'epoca è stato sottoposto a un'opera complessiva di smontaggio, revisione e manutenzione specialistica, che ne garantisce la continuità di funzionamento.
Scheda
Elevazione di piazza Giuseppe Sacconi: circa 25 metri s.l.m.