Biografia: questioni di datazione Poco è noto della vita di Eberardo e i pochi dati biografici sono desumibili dalle sue opere. Stando alla sua produzione, probabilmente fu prete secolare o monaco. Nel prologo dell’Antihaeresis sostiene di essere originario delle Fiandre e oriundo di Béthune, nella regione storica dell’Artois, nel Nord della FranciaLo conferma anche in Graec. XXV, 10-11: «Nomen gentile Flandrensis seu Catalanus, / dic patrium nomen Eberardus Bethuniensis, / hic interserui nomenque locumque magistri».. Sul resto della sua vita, invece, non si sa nullaForse sarebbe troppo avventato sostenere che avesse avuto a che fare con la città di Angers durante la sua vita, come fa Wrobel nella sua edizione critica (p. VIII), ricordando Graec. III, 10-12: «Qui sunt qui pugnant audaciter? Andegauenses. / Qui sunt qui parcunt superatis? Andegauenses: / egregios igitur livor negat Andagauenses». Il capitolo è dedicato alla vivacità delle figure retoriche (De coloribus rhetoricis) e qui Eberardo sta proponendo un semplice esempio di complexio..

Una fonte importante per cercare di collocare Eberardo nel tempo è la datazione della sua seconda opera, il Graecismus, che fornisce un distico attribuito a Arnoldo da Rotterdam, un teologo del XV secolo:

Di primo acchito, non è chiaro se i versi si riferiscano all’anno 1124 o 1212: bis può concordare con duodeno (12) e quindi indicare il 1124, che è la soluzione grammaticale più ovvia, oppure può concordare con centeno (100) e indicare il 1212, soluzione meno intuitiva, ma comunque adottata nelle numerazioni medievali. Tenendo presente queste due datazioni possibili per la composizione del Graecismus, per cercare di collocare meglio nel tempo Eberardo e la sua produzione conviene rivolgersi ad alcuni riferimenti presenti nelle sue opere, al contesto religioso e al contesto sociale in cui Eberardo era inserito.

Una seconda testimonianza in merito alla datazione della vita di Eberardo è presente nel De scriptoribus ecclesiasticis di Enrico di Gand, uno dei più importanti teologi del secolo XIII. Enrico colloca il grammatico alla fine della sua opera, insieme a importanti autori religiosi del XIII secolo come Alberto Magno, Tommaso d’Aquino e Vincenzo di Beauvais. Tuttavia, la successione degli autori nell’opera di Enrico non è sempre affidabile, in quanto non sempre viene seguito in maniera rigorosa l’ordine cronologico. Sta di fatto che, anche concesso che la datazione non sia precisa, la contemporaneità e l’origine fiamminga di Enrico e la posizione di Eberardo accanto a personalità di un certo rilievo nel campo teologico, permette di escludere una datazione troppo alta della sua attività letteraria.

Inoltre, Eberardo cita un esametro della sua grammaticaGraec., XIX, 62: «Vir generat mulierque parit, sed gignit uterque». al capitolo V dell’Antihaeresis, dedicato al matrimonio«Viri enim debitum est generare, uxoris autem concipere aut parere: utriusque autem gignere. Unde quidam: vir generat mulierque parit, sed gignit uterque», in Maxima bibliotheca patrum et antiquiorum scriptorum ecclesiasticorum, XXIV, Gretser, Lione 1614, p. 1544 H. e al dovere degli uomini e delle donne di procreare. Si può perciò datare la redazione dell’Antihaeresis come successiva al Graecismus.

Un passo presente nel capitolo I dell’Antihaeresis potrebbe aiutare sia a datare la vita dello scrittore sia a chiarire la vicinanza agli ambienti culturali del tempo. Nell’interpretazione di un passo biblicoA questo punto del libro, Eberardo sta accusando i catari di non credere all’Antico Testamento come prefigurazione del Nuovo., Eberardo propone di “non essere nominalista, ma piuttosto porretano”«Ne simus nominales in hoc, sed potius Porretani», Maxima bibliotheca patrum et antiquiorum scriptorum ecclesiasticorum, XXIV, Gretser, Lione 1614, p. 1529. Il Dictionnaire de Théologie Catholique (sul sito jesusmarie.free.fr, alla voce Ebrard) sembra voler confermare il magistero di Gilberto come prova di una datazione certa della produzione di Eberardo, forse in maniera troppo perentoria.. Il riferimento alla dottrina realista di Gilberto Porretano (1070-1154) e al dibattito filosofico fra nominalisti e realisti farebbe pensare che Eberardo fosse vicino agli ambienti di studio della Francia del Nord come Chartres, luogo in cui Gilberto insegna per vent’anni (1117-1137), o Parigi, dove Gilberto diventa lettore di dialettica e teologia. La presa di posizione di Gilberto alla disputa fra nominalisti e realisti può essere datata negli ultimi anni di vita e non intorno agli anni ’20 del secolo XII quando aveva da poco iniziato a insegnare.

È difficile pensare che Eberardo sia stato un allievo di Gilberto, ma la conoscenza della sua dottrina sul realismo farebbe pensare che la produzione letteraria di Eberardo sia databile almeno dopo la seconda metà del secolo XII. Inoltre, l’Antihaeresis non può che collocarsi fra il 1190 e i primi anni del 1200Histoire littérarire de la France, XVII, Académie des inscriptions et belles-lettres, Parigi 1733, p. 130. poiché solo nella seconda metà del secolo XII si sviluppò l’eresia valdese, in seno ai movimenti pauperisticiDopo un primo tentativo di approvazione da parte di papa Alessandro III durante il terzo concilio Laterano nel 1179, i valdesi vengono scomunicati da Lucio II a Verona nel 1184, insieme ad altri movimenti ritenuti ereticali.. Inoltre, la sistematica confutazione delle dottrine catare nei primi capitoli dell’Antihaeresis farebbe pensare ad una struttura più complessa del movimento, riorganizzato a seguito della crociata contro gli albigesi del 1208.

Tenendo presente le osservazioni fatte, si può ritenere inappropriata l’ipotesi che il Graecismus sia stato scritto nel 1124 poiché significherebbe far intercorrere fra le due opere almeno 66 anni, il che è davvero poco plausibile, oltre al fatto che i valdesi non esistevano nel 1124Per giunta, il presunto ispiratore del movimento, Valdo di Lione, nasce nel 1140, periodo in cui si possono collocare gli ultimi anni di docenza di Gilberto Porretano a Parigi prima del vescovado a Poitiers e la sua teorizzazione sugli universali. e i catari, a questa altezza cronologica, non erano così diffusi e organizzati da dover essere contrastati con un trattato a loro in gran parte dedicato. Inoltre, è più verosimile che Eberardo abbia scritto il Graecismus almeno negli anni della sua docenza, se non addirittura alla fine del suo percorso professionale.

Oltre al Graecismus e all’Antihaeresis, per molto tempo è stata attribuita indebitamente ad Eberardo un’opera che tratta della condizione misera dei maestri, il Laborintus, scritta dall’omonimo Eberardo Alemanno. In più, a Eberardo di Béthune sono attribuite delle lettere, oggi perdute, e altre due opere: il De duodecim abusibus saeculi (anch’esso perduto)Cfr. Max Manitius, Geschichte der lateinischen Literatur des Mittelalters 3 voll., München 1911-1931 (Handbuch der Altertums-Wissenschaft IX, II 1-3), III, p. 751. e i Proverbia Senecae metrice versaCfr. Barry Taylor, Martin J. Duffell, Charles Stuart F. Burnet (ed.), Proverbia Senece et versus Ebrardi super eadem. MS Cambridge, Gonville and Caius College, 122/59, pp. 12-29, «Euphrosyne. Rivista de filologia clássica», 26 (1998), pp. 357-78..

Antihaeresis

Il trattato si data intorno al 1212Cfr. nota 7. e affronta, in maniera divulgativa anche se non omogenea, le principali tematiche legate alle correnti eretiche nel Medioevo. Secondo Jacques Bossuet, scrittore e teologo francese della fine del secolo XVII, Eberardo si sarebbe scagliato contro la setta dei piphili (piphles o pifli in francese), di stampo cataro diffusa soprattutto nei luoghi di origine del poeta (Fiandre e Nord della Francia)«Dans ce traité Ebrard combat les piphles, et ajoute que cependant Ebrard ne nomme ni les pihles ni les poplicains, mais seulement les “xabatate”» in Dictionnaire de Théologie Catholique, IV, 2 alla voce Ebrard.. Tuttavia, l’opera non sembra essere nata (almeno per come è giunta) con l’intenzione di riferirsi ad una categoria precisa di eretici.

Il titolo con cui è nota l’opera (Contra Waldeses) è improprio, perché solo una minima parte tratta dei valdesi. Il libro è introdotto da un prologo programmatico ed è diviso in 28 capitoli e consta soprattutto di citazioni bibliche, atte a confutare le dottrine degli eretici. La principale autorità a cui si appella nell’opera è Rabano Mauro, che chiama sanctissimusMaxima Bibliotheca patrum et antiquiorum scriptorum ecclesiasticorum, XXIV, Gretser, Lione 1614, p. 1529. e venerabilem presbyterumIbi, X, p. 1552., pur non disdegnando altri modelli, come Agostino e Isidoro di Siviglia.

Nel prologo, Eberardo sostiene di aver sognato tre persone (allegoria dello Spirito Santo) che si imbattono in una creatura mostruosa, l’eresia, modellando il sogno sulla visione di AbramoGn. 18, 1-3.. Le tre persone, miracolosamente unite in una sola, gli raccomandano di non aver paura del sogno e lo spronano a scrivere l’opera, per contrastare gli eretici e rivelarne la vera natura subumana.

I primi 24 capitoli sono dedicati ai catari. In questa sede, Eberardo si oppone alle loro principali dottrine: il dualismo, la creazione del mondo da parte di un principio malvagio, il rifiuto dell’Antico Testamento e della sua interpretazione allegorica«Ipsi vero contra conditorem suum latrant tamquam canes, Dominum ignorantes: et hinc, de Veteri Testamento, quae non intellegunt, testimonia congregantes, simplicium corda decipiunt» in Maxima Bibliotheca Veterum Patrum, p.1533 C., il rifiuto degli oggetti di culto (inclusa la croce) e dei principali sacramenti perché tutto quello che apparteneva al mondo materiale era male, compresa l’acqua per il battesimo. Solo il libro XXV è dedicato ai valdesi che Eberardo chiama Xabatati (o Sabatati) per i sandali che portavano e non perché ritenessero il sabato giorno sacro, come gli ebrei«Et etiam Xabatenses a xabato, potius quam Chistiani a Christo se volunt appellari» (Ibi, p. 1572). L’ambiguità del termine è chiarita in A. L. Hoose, The “Sabatati”: the significance of Early Waldesian Shoes, «Speculum» Vol. 91, N. 2 (2016), p. 356: «Throughout the 13th century, both clerical and lay observers alike called Waldesians alternatively the sabatati, zabatatos, inçabatos, dessotulati, xabatenses, ensabatatz or sandaliati on account of their distinctive sandal-like shoes». Cfr. anche I poveri di Lione, su Enciclopedia Treccani, e DuCange, Glossarium, alla voce Sabatati.. I Valdesi sono accusati di essere falsi penitenti e di ispirarsi alla povertà apostolica solo per non lavorare. Il libro XXVI contiene una lista di eresie che ricalca quella esposta da Isidoro di Siviglia nell’ottavo libro delle Etimologie, a sua volta debitore del De haeresibus di sant’Agostino. Il libro XXVII tratta degli ebrei. Il libro XXVIII è un’antologia di testi tratti dalle Sacre Scritture, particolarmente complessi oppure all’apparenza contraddittori.

La posizione di Eberardo nei confronti degli eretici è piuttosto rigida: Eberardo non ha nessuna compassione e l’eterodossia deve essere fermata perché è male, senza possibilità alcuna di reintegrare i pentiti, condannandoli addirittura alla pena capitale. Sin dal prologo il giudizio sugli eretici è molto severo perché in loro è insita una natura animale e famelica: non riconoscono i veri precetti della fede e come cani ignoranti e famelici sono disposti a nutrirsi di tutto, senza discernere la Verità dall’eresia.