Il disegno infantile è una rappresentazione simbolica della realtà che porta il bambino a sviluppare la propria conoscenza sul mondo. Si presenta dapprima sotto forma di scarabocchio, quindi in maniera spontanea attraverso l’uso di linee e colori. Questo a partire dal 1º anno di vita fino ai 36 mesi circa.

Per la maggior parte dei bambini il gesto di disegnare è visto come forma di svago e di divertimento, infatti il disegno libero può essere considerato un vero e proprio gioco.

Il disegno ricopre molteplici funzioni: motoria, sensitiva, cognitiva ed emozionale. I bambini sviluppano i propri sensi attraverso la scrittura, ed i colori e prendono coscienza di poter lasciare una “traccia”. Molte volte vengono proiettati su di un foglio sentimenti ed emozioni. Affinché il materiale grafico possa essere compreso, è opportuno distinguere due diverse fasi: traduzione e interpretazione. La traduzione è un processo che consiste nella decodifica delle immagini attraverso una serie di parametri, che permettono di "tradurre" il disegno in pensieri e parole; l'interpretazione riguarda il significato simbolico del disegno. La traduzione deve sempre precedere l'interpretazione, altrimenti è possibile che alla figura venga attribuito un significato non corrispondente alle intenzioni dell'autore.

A partire dai 3 anni i bambini iniziano a disegnare attraverso l’uso di forme e figure e a rendere sempre più realistico il proprio operato, attraverso varie fasi sino all’adolescenza e poi all’età adulta.

Sviluppo del disegno infantile

I primi studi sul disegno infantile si devono all’italiano Corrado Ricci, che nel 1887 pubblicò un libro ad esso dedicato, che si intitola “L’arte dei bambini”.

Il processo che avviene per la realizzazione di un disegno che più similmente rappresenti oggetti reali, è lungo e ancora oggi studiato. Inizialmente sulla carta, compariranno i tipici "scarabocchi" che non hanno veri e propri significati, ma sono frutto di un puro e semplice piacere del bambino nel farli. Risulta così un'attività che porta il bambino a sviluppare un controllo motorio e percettivo e ad entrare in contatto con i primi strumenti da "lavoro". Solo successivamente il bambino è in grado di eseguire un disegno che abbia caratteristiche riconoscibili con oggetti reali e che per lo più appartengono al loro quotidiano. Lo sviluppo della capacità grafica è parallelo allo sviluppo cognitivo (coordinazione occhio-mano chiusa). Si possono distinguere alcune fasi dello sviluppo del disegno in relazione alle fasi dello sviluppo psicomotorio.

A partire dai primi anni del Novecento diversi sono gli autori che si sono interessati ed occupati degli studi sul disegno dei bambini e che hanno cercato di individuarne le fasi di sviluppo. Tra questi spicca in maniera particolare Georges-Henri Luquet (1876-1965), uno studioso che già in tempi lontani si occupò del disegno infantile e del suo schema stadiale evolutivo:

Realismo fortuito, a partire dai 2 anni Realismo mancato, tra i 3 e i 5 anni Realismo intellettuale, tra i 5 e gli 8 anni Realismo visivo, verso gli 8-9 anni

Il realismo fortuito consiste in una rappresentazione della realtà che inizia dopo o durante lo svolgimento del disegno e la somiglianza è casuale o fortuita, ma il bambino la accetta e a volte cerca di migliorarla.

Nel realismo mancato il bambino vuole disegnare in modo realistico e preciso la natura ma va incontro alla maldestrezza grafica che porta il bambino a disegnare cose diverse rispetto a ciò che aveva pensato, porta ad una discontinuità e ad una esauribilità dell'attenzione (il bambino si distrae facilmente). La caratteristica fondamentale di questa fase è l’incapacità di sintesi, ovvero la difficoltà del fanciullo a organizzare, disporre e orientare gli elementi nel disegno, ciò porta ad un’inesattezza delle dimensioni degli oggetti ed alla mancanza di coordinazione fra le varie parti del disegno. Il bambino non ha ancora il controllo dell’attività motoria, si sente dire che il disegno è bello ma si sente chiedere cosa esso rappresenti e ciò porta in esso due emozioni contrastanti.

Nell’età dell’oro del disegno, ossia nel realismo intellettuale il bambino non cattura la realtà come la vede, ma come sa che essa è, si basa sulla sua rappresentazione mentale cercando di unire ciò che sa con ciò che vuole disegnare. In questa fase vi sono due caratteristiche essenziali: “trasparenza” e “mancata prospettiva”. Per quanto riguarda la trasparenza il bambino rappresenta non solo gli elementi concreti che non sono visibili a lui in quel momento e che in generale sono nascosti (come le radici dell'albero) ma anche elementi astratti esistenti solo nella sua mente. Queste due caratteristiche ci mostrano che i fattori visivi non sono l’aspetto più importante nei disegni.

Nel realismo visivo, principalmente basato sui ricordi, egli acquisisce una spazialità proiettivo-euclidea e svanisce la trasparenza. In questa fase il disegno inizia ad avvicinarsi a quello dell’adulto, infatti il bambino disegna la realtà così come la vede, prendendo coscienza dell’esistenza di relazione tra gli elementi del disegno.

Oltre alla teoria di Luquet si ha la teoria di Lowenfeld Berthold (1901/1994) che individua quattro stadi dello sviluppo del disegno infantile:

Fase dello scarabocchio, da 2-4 anni. Fase pre-schematica, da 4- 7 anni. Fase schematica, da 7-9 anni. Realismo nascente, tra 9-11 anni

Nella prima fase vi sono tracce sul foglio lasciate dal bambino che forniscono le basi per le fasi successive. Essa si divide in due sotto-fasi: lo scarabocchio disordinato, lo scarabocchio controllato.

Lo scarabocchio disordinato si divide in:

centrifugo in cui il bambino parte dalla base del foglio, che è più vicino a lui, per poi allontanarsi. omolaterale in cui lo scarabocchio sarà predisposto sul lato destro del foglio se il bambino impugnerà prevalentemente la matita con la destra e sul lato sinistro se la impugnerà prevalentemente con la sinistra (tra i 12 e i 18 mesi il bambino ancora non ha deciso con quale mano scriverà, non è ancora lateralizzato).

in questa sotto-fase non vi è la coordinazione occhio-mano, prevale la motricità. Si tratta ancora della fase della scoperta in cui la rappresentazione non è intenzionale, i tratti saranno disordinati e non seguiranno alcuna logica.

Nello scarabocchio controllato il disegno inizia ad essere un'auto espressione del bambino, inizia ad esserci la coordinazione motoria e la capacità di disegnare forme circolari, chiuse e staccate tra di loro.

Nella seconda fase vi è un uso arbitrario del colore legato alle emozioni. Si iniziano a disegnare le persone con una grande testa e gli arti molto piccoli (omino testone). In questa fase ciò che spinge i bambini a disegnare sono le esperienze.

Nel terzo stadio vi è la comparsa di schemi grafici ben definiti per ciascun oggetto. I vari schemi grafici sono individuali e cambiano in relazione allo sviluppo intellettuale. Il bambino ora ha una precisa consapevolezza dei suoi rapporti con l'ambiente e crede che il cielo è sempre blu, l'erba sempre verde, i tetti delle case sempre rossi e, ecc. (convenzionalizzazione del colore).

Nel quarto stadio si ha un realismo nascente il bambino crea riformulazioni figurali, realizza lo spazio tridimensionale e inizia a creare sfumature con il colore. Il disegno diventa ragionato e il bambino inizia a sviluppare una criticità nei confronti delle sue raffigurazioni.

Fattori psicologici principali nel disegno infantile Gli elementi (da considerare tutti insieme), che più permettono agli adulti di comprendere ciò che viene raffigurato, al fine di rilevare il carattere e i sentimenti dei bambini sono:

colore; tratto/linee; pressione; disposizione nello spazio.

Tra i 6-7 anni il bambino utilizza il colore come scarica emotiva, solo più tardi e esso sarà utilizzato in modo realistico. La persona che utilizza prevalentemente colori caldi sarà estroverso, fiducioso nelle sue capacità, allegro e socievole, Mentre se usa colori freddi sarà introverso, poco fiducioso, timido e triste.

Se il bambino utilizzerà prevalentemente il rosso, colore ambivalente associato all'amore, alla passione, alla rabbia/aggressività e alle emozioni forti, egli sarà vivace e impetuoso. La persona che preferirà il giallo sarà dinamica, aperta e vivace. Esso è un colore che indica il desiderio di comunicare, di gioire, di apertura al nuovo, di bisogno di novità e che esprime vivacità intellettuale e cognitiva. I bambini che amano il verde sono invece perseveranti. Il verde è il colore della calma, della tranquillità, indica costanza, equilibrio e compostezza. Se il bambino sceglierà il blu egli sarà calmo e tranquillo, infatti è il colore del mare e del cielo che indica riflessione, spiritualità, malinconia e introversione. il viola, unione del rosso e del blu, è il colore della sensibilità, del bambino inserito in un contesto regolante, in cui il bambino vorrebbe esprimere la sua capacità ma è trattenuto dal contesto che chiede lui di calmarsi. Se il bambino utilizza prevalentemente il marrone che indica concretezza, maturità e materialità egli è pratico e concreto. Larancione, unione tra rosso e giallo (il bambino esprimerà la sua vivacità a volte in modo corporeo, altre volte in modo intellettuale) è il colore positivo della vivacità, della socievolezza, della padronanza di sé. Chi ama questo colore esprime estroversione e apertura nei confronti degli altri. Il rosa simboleggia la femminilità, la gioventù, l'ingenuità ed ha la violenza psicologica di un rosso attenuato. Il bianco è il colore della pulizia, dell'innocenza e della purezza mentre il nero è il colore della notte, del mistero, del lutto, della morte, ma anche della trasgressività, della ribellione, della combattività e del bisogno di uscire dagli schemi. Sia il nero che il grigio utilizzato in eccesso indicano malinconia, difficoltà con l'ambiente e depressione. il nero assorbe tutta la luce e non ritrasmette nessun colore quindi assorbe tutte le emozioni. Il nero però non è solo associato ad eventi negativi ed emozioni spiacevoli, infatti può rappresentare l'espressione della volontà di esprimersi con sicurezza dei bambini. Esso può suscitare preoccupazione quando si associa ad una realizzazione grafica in regressione rispetto disegni precedenti del bambino e quando si associa ad altri sintomi e manifestazioni di un eventuale disagio.

Per quanto riguarda il tratto, se esso è un tratto sicuro rappresenterà la libertà di muoversi, se è tremolante esprime in decisione, paura di esplorare, di non essere apprezzato. Le linee possono presentarsi: spigolose e spezzate, a delineare un atteggiamento aggressivo oppure dolci e arrotondate, che al contrario sembrano descrivere bambini pacati e allegri.

La pressione, invece, se è leggera mette in evidenza una creatura sensibile mentre se è marcata sottolinea l'energia, la vitalità e la necessità di spazi per muoversi. L'impugnatura morbida si associa ad una tensione emotiva normale e produrrà maggiormente linee curve.

Un bambino che vive bene nell'ambiente è un bambino che si muove liberamente in esso ed è voglioso di fare esperienza, così accade anche nello spazio grafico muovendosi in modo sicuro. I bambini più piccoli tendono ad occupare quasi tutto lo spazio del foglio mentre bambini dai 6 anni in su tenderanno ad occupare tre quarti del foglio. Negli anni ‘30 Max Pulver introduce uno schema, il quale prende il nome di simbolismo spaziale che prevede la divisione del foglio in quattro zone: superiore, inferiore, destra e sinistra.

Un'emozione difficile da gestire sia per il bambino che per quello che gli sta vicino è la paura. Egli rappresenta negli scarabocchi le sue paure tramite la pressione marcata, l'occupazione del foglio limitata, ristretta e la forma prevalente “a gomitolo”. Troveremo nei disegni un eccessivo annerimento, figure scure e grandi e parti mancanti.

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