Il suo pontificato è il decimo più breve della storia della Chiesa cattolica: la sua morte avvenne dopo soli 33 giorniH. Jedin, Storia della Chiesa, Jaca Book, Milano 1995, vol. X, p. xxxvii dalla sua elezione al soglio di Pietro, il 28 settembre 1978. Nel 2017 fu dichiarato venerabile da papa Francesco. Il 13 ottobre 2021 lo stesso pontefice ha autorizzato la promulgazione del decreto sancente il miracolo attribuito all'intercessione di Giovanni Paolo I; questo passo lo ha reso idoneo alla beatificazione, officiata da papa Francesco il 4 settembre 2022 in piazza San Pietro.

Viene ricordato con gli affettuosi appellativi di «Papa del sorriso» e «Sorriso di Dio». Il Time e altri settimanali in lingua inglese lo chiamarono «The September Pope», "Il papa di settembre".The September Pope , cover story in Time, Monday, 9 Oct 1978, webpage found 3 April 2010 A lui è stato dedicato un museo, situato in un edificio seicentesco accanto alla pieve di Canale d'Agordo, suo paese natale.

Biografia Gli anni di Belluno

Nato da Giovanni Luciani (1872-1952) e Bortola Tancon (1879-1948), sua seconda moglie, ebbe tre fratelli: Tranquillo Federico (1915-1916), Edoardo, detto Berto, (1917-2008) ed Antonia, detta Nina, (1920-2009). Dal primo matrimonio del padre con Rosa, defunta per tubercolosi nel 1906, nacquero cinque figli: tre maschi, i quali morirono tutti subito dopo il parto e ai quali fu messo il nome Albino, e due femmine, entrambe sordomute, Amalia (1900-1938) e Pia (1902-1969), che divenne suora. Il padre, di idee socialiste, emigrò in seguito in Svizzera per lavoro. Nell'ottobre del 1923 Albino entrò nel seminario interdiocesano minore di Feltre e in seguito, nel 1928, nel seminario interdiocesano maggiore di Belluno.

Fu ordinato diacono il 2 febbraio 1935 dal vescovo Giosuè Cattarossi e presbitero il 7 luglio dello stesso anno nella chiesa rettoriale di San Pietro apostolo a Belluno (contigua al Seminario Gregoriano). Cattarossi, che lo stimava molto, fu una figura molto importante all'inizio della sua formazione, perché Albino desiderava farsi gesuita avendo avuto un cugino nell'ordine, Felice Maria Cappello, ma per insistenza del vescovo decise di desistere perché la diocesi necessitava di sacerdoti. E fu lo stesso vescovo che scelse Albino quale fruitore dei finanziamenti per lo studio offerti da parte di una famiglia, Maria e Maurizio Piperno-Agosti di Bologna i quali desideravano sostenere gli studi di un sacerdote di quella diocesi. Sono conservate le lettere di ringraziamento da parte del vescovo (periodo dal 1931 al 1939) alla famiglia «per le 550 lireCorrispondenti a seconda degli anni a circa 510~600 Euro al 2026.» somma che giungeva a scadenze. Albino, solo a fine studi conobbe l'identità dei benefattori ai quali rimase legato da profonda amicizia. Il futuro pontefice ricordò nelle sue memorie che appena nominato vescovo, una suora sua assistente, totalmente ignara della vicenda, gli comunicò in ritardo la notizia del decesso del consorte della famiglia Piperno-Agosti, Maurizio («ho letto la notizia scritta in una lettera giunta da una famiglia di Bologna») e lui subito celebrò la messa in suffragio e mandò, il 7 maggio 1965, le condoglianze. L'ultima lettera a Maria Piperno-Agosti e alla figlia Lidia risale al 30 marzo 1978, 5 mesi prima dell'elezione al soglio pontificio.

Venne subito nominato cappellano e vicario cooperatore di Canale d'Agordo (9 luglio), ma già il 21 dicembre venne trasferito ad Agordo, dove fu cappellano fino al luglio 1937, e dove inoltre insegnò religione all'istituto minerario. Poi presso il Seminario Gregoriano di Belluno fu insegnante (1937-1958) e, dal 1º ottobre, vice-rettore (1937-1947).

Il 27 febbraio 1947 si laureò in sacra teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma con una tesi su L'origine dell'anima umana secondo Antonio Rosmini: quella di Luciani e dei suoi relatori fu di certo una scelta audace, poiché si trattava di una confutazione nel solco della Scolastica di un autore con due libri messi all'Indice, all'epoca non ancora riabilitato dalla Chiesa. In novembre fu nominato da monsignor Girolamo Bortignon procancelliere vescovile della diocesi di Belluno; il mese successivo venne nominato anche cameriere segreto soprannumerario e segretario del sinodo interdiocesano (proprio per la stesura di questo testo nella primavera del 1947 si ritirò per un mese nella certosa di Vedana, nell'appartamento del "vescovado"). A queste nomine, il 2 febbraio 1948 si aggiunsero pure quelle di provicario generale della diocesi di Belluno e di direttore dell'ufficio catechistico diocesano.

Nel 1954 divenne vicario generale della diocesi di Belluno; nel frattempo (1949) aveva pubblicato il volume Catechetica in briciole; del libro verranno pubblicate sei edizioni in Italia e una anche in Colombia. Il 30 giugno 1956 fu nominato canonico della cattedrale di Belluno.

In quegli anni gli fu erroneamente diagnosticata una tubercolosi incurabile e per questo fu costretto a lasciare la parrocchia e recarsi in sanatorio a Sondalo, in Valtellina, dove i medici si accorsero dell'errore dei colleghi, diagnosticando e curando la vera malattia: una polmonite. Luciani fu diverse volte proposto per la nomina a vescovo, ma venne respinto per due volte a causa delle sue precarie condizioni di salute, della voce flebile, della bassa statura e dell'aspetto dimesso.

Dopo l'ascesa al soglio di Pietro di Giovanni XXIII, il 15 dicembre 1958 fu finalmente nominato vescovo di Vittorio Veneto. A tal proposito si narra che papa Giovanni, respingendo le varie perplessità riguardo ai motivi per cui fino ad allora non fosse stato promosso, legate principalmente alle sue cagionevoli condizioni di salute, sentenziò bonariamente:

Ricevette la consacrazione episcopale nella basilica di San Pietro in Vaticano il 27 dicembre per l'imposizione delle mani di Giovanni XXIII, co-consacranti i vescovi di Padova e di Feltre e Belluno, Girolamo Bartolomeo Bortignon e Gioacchino Muccin. Insieme a lui fu consacrato anche monsignor Charles Msaklia,Scheda su catholic-hierarchy.org originario della Tanzania: i due rimarranno amici e sarà proprio grazie a questo prelato africano che Luciani inizierà a conoscere la realtà della Chiesa cattolica in Africa.Ido Da Ros, L'Africa di Albino Luciani e dei missionari vittoriesi, De Bastiani, 1996, pp. 9-10.

Luciani vescovo di Vittorio Veneto

Luciani prese possesso della diocesi l'11 gennaio 1959. Il "periodo vittoriese" sarà decisivo per la sua formazione. Iniziò subito le visite pastorali nelle parrocchie. Luciani, che mai in vita aveva pensato alla carriera ecclesiastica, lasciò Belluno a malincuore, prendendo le redini di una diocesi con i bilanci in grave passivo: infatti, quelli erano gli anni in cui lo IOR, meglio conosciuto come Banca Vaticana, era entrato in crisi.

Luciani non nascose di sopportare a fatica la gestione economica della Chiesa, specie negli anni in cui lo IOR fu diretto dall'arcivescovo statunitense Paul Marcinkus, sostenendo che la Chiesa avrebbe dovuto avere una condotta economica il più trasparente possibile e coerente agli insegnamenti del Vangelo.

Negli anni di episcopato a Vittorio Veneto mostrò innanzitutto insuperabili doti di catechista, per la sua capacità di farsi comprendere da tutti, anche dai bambini e dalle persone di poca cultura, per la sua chiarezza nell'esporre, la sua capacità di sintesi e la sua tendenza ad evitare discorsi e letture difficili, nonostante la profonda cultura che aveva. Lo stesso raccomandò sempre ai suoi sacerdoti.

Si dimostrò insofferente al dovere di risiedere nel castello di San Martino, residenza storica dei vescovi vittoriesi, posta in posizione arroccata e distaccata rispetto all'abitato di Vittorio Veneto: avrebbe preferito una dimora più vicina alla sua gente. Avvertì in anticipo i nuovi venti della "contestazione", ribadendo l'importanza dell'Azione Cattolica, che cominciava a sentire il peso degli anni.

Ebbe grande attenzione per la formazione dei giovani e sollecitò la partecipazione dei laici alla vita attiva della Chiesa, all'epoca ancora piuttosto ridotta.Autori vari, Storia religiosa del Veneto – Diocesi di Vittorio Veneto, Giunta regionale del Veneto – GregorianaLibreriaEditrice. La sua indole bonaria non era però piegata alle idee correnti della moda e, ad esempio, una volta divenuto Patriarca, si batté apertamente contro l'istituzione del divorzio durante il referendum del 1974, opponendosi apertamente come vescovo ad alcune associazioni cattoliche che si rifacevano alla FUCI veneta e che invece si schieravano a favore del divorzio.

Luciani e la Chiesa africana

Nel marzo 1962 ricevette la visita di monsignor André Makarakiza,Scheda su catholic-hierarchy.org membro di una famiglia nobile del Burundi, il quale si convertì al cattolicesimo e diventò in seguito sacerdote e poi vescovo di Ngozi. Il monsignore era venuto per chiedere a Luciani alcuni sacerdoti per la propria diocesi. Quest'ultimo acconsentì, conscio delle necessità di presbiteri nelle popolazioni locali. La scelta cadde sul giovane don Vittore De RossoScheda del sito diocesano di Farra di Soligo, che fu destinato alla diocesi di Kuntega, Burundi. Egli partì in dicembre senza risorse economiche a causa della grave situazione finanziaria della diocesi. Si trattava del primo sacerdote missionario Fidei donum della diocesi di Vittorio Veneto; se ne sarebbero aggiunti altri due l'anno successivo.

Qualche anno dopo, i tre missionari chiesero e ottennero dal loro vescovo di celebrare la messa non in lingua latina ma nell'idioma locale, e di comunicare i fedeli per mano e non per bocca, per motivi igienici: tutto questo in anticipo rispetto alle disposizioni introdotte dopo il Concilio Vaticano II. Dal 16 agosto al 2 settembre 1966, Luciani compì una storica visita pastorale nelle missioni africane della sua diocesi, durante la quale conobbe usi e costumi delle popolazioni locali, celebrò Messa in chiese affollatissime, imparò un po' di lingua kirundi, sopportò a fatica il clima e le zanzare e subì tutta una serie di imprevisti, tra cui una zecca sotto un'unghia e l'impantanamento della jeep su cui viaggiava: in quell'occasione Luciani non si fece problemi a scendere dal mezzo e spingere la vettura insieme agli altri.Ido Da Ros, L'Africa di Albino Luciani e dei missionari vittoriesi, De Bastiani, 1996, pag. 13-14, 137-168. Si veda anche http://www.papaluciani.com/ita/fioretti/fioretti21.htm .

Questa serie di incontri ravvicinati con le realtà africane, così come i successivi in Sudamerica, non fece altro che aumentare la sensibilità del futuro papa riguardo ai problemi delle popolazioni del terzo mondo.

Lo scisma di Montaner

Tra il 1966 e il 1967 il vescovo Luciani si trovò ad affrontare una spinosa questione riguardante la parrocchia di Montaner, frazione del comune di Sarmede, alle pendici del Cansiglio. Il 13 dicembre 1966 morì l'anziano parroco don Giuseppe Faè, amatissimo dalla popolazione. Nei giorni seguenti maturò fra la gente del posto l'idea che potesse subentrargli il cappellano Antonio Botteon, che si era preso cura del vecchio prevosto negli ultimi tre anni della sua vita. Luciani tuttavia giudicò Botteon troppo giovane per amministrare da solo una parrocchia e nominò nuovo parroco di Montaner don Giovanni Gava, il cui insediamento sarebbe dovuto avvenire il 22 gennaio 1967.