Il castello-palazzo di Alaquàs, noto anche come castello delle Quattro Torri o Palazzo degli Aguilar, è una dimora nobiliare spagnola edificata durante il periodo di decadenza feudale del XVI secolo. Si trova ad Alaquàs, nella provincia di Valencia in Spagna.

La struttura combina funzioni residenziali e difensive: gli interni presentano soffitti a cassettoni, pavimenti in piastrelle, ornamenti e importanti elementi architettonici che preannunciano lo stile rinascimentale, mentre l’esterno risulta sobrio e privo di decorazioni, in linea con la funzione di fortezza tipica dell’epoca.

Il castello-palazzo è stato dichiarato monumento storico e artistico il 21 aprile 1918 e successivamente riconosciuto come bene di interesse culturale il 1º dicembre 1999.

Storia

Dopo la conquista del Regno di Valencia da parte del re Giacomo I d'Aragona nel 1238, il sovrano ricompensò generosamente i cavalieri che lo avevano accompagnato e sostenuto durante l’impresa. Tra questi vi era Bernat di Castelló, originario della Catalogna, al quale il re concesse, come ricompensa per i suoi servizi, le terre di Alaquàs, situate nei pressi di Valencia, insieme a tutti i diritti annessi.

A partire dal 1373, la famiglia Vilaragut riottenne la signoria di Alaquàs, che mantenne per quasi un secolo, risiedendo nella prima edificazione del XIV secolo, secondo i reperti archeologici rinvenuti. Nei decenni successivi la signoria passò attraverso diverse mani, fino a quando, nei primi anni del XVI secolo, Jaime Garcia de Aguilar, a capo di una famiglia di giuristi che avevano ricoperto ruoli di rilievo durante il regno di Giovanni II d'Aragona, si proclamò signore della piazza di Alaquàs nel 1501.

Successivamente, durante il secolo XVI, grazie all’incremento dei redditi familiari, venne edificato il Castello-Palazzo degli Aguilar, mantenendo l’impostazione precedente della struttura del castello sia nelle parti esterne sia in quelle interne. Alla morte di Jaime Garcia, la signoria passò ai suoi figli maschi, per poi giungere a Luis Pardo, Marchese de la Casta, nipote di Jaime e unico erede maschio.

Durante i primi anni del secolo XVII, i Marchesi Pardo de la Casta, constatando il declino della situazione socio-economica, si dedicarono al servizio militare per la monarchia nei possedimenti spagnoli, come il ducato di Milano. Don Félix Pardo, erede di una parte delle proprietà di Alaquàs, ricoprì il ruolo di Governatore della città di Cremona per il Re di Spagna dal 1675 al 1688 e, poco dopo il suo arrivo a Cremona, sposò Margherita dei Conti Schinchinelli, appartenente a una delle antiche famiglie della città.

Grazie alle sue capacità e ai legami familiari con i Conti Schinchinelli, Marchesi di Cella Parmigiana e Conti di Casalbuttano, nonché membri del patriziato cremonese, e agli illustri matrimoni delle sue due figlie, Don Félix assunse un ruolo di rilievo nella città di Cremona.

La sua primogenita, Donna Manuela (†1717), sposò nel 1677 don José Folch de Cardona y Erill (n. Madrid il 22 settembre 1651 – m. Vienna il 26 giugno 1729), esponente della casa Folch de Cardona. José fu conte di Cardona del Sacro Romano Impero (dal 1673) e, dal 1716, principe dell’Impero (Principe di Cardona); dal 1709 ottenne la dignità di Grande di Spagna. Servì come general de caballería al servizio asburgico; in ambito aragonese-valenzano rivendicò (e utilizzò nelle proprie intitolazioni) la dignità di almirante de Aragón e il marquesado de Guadalest, titoli oggetto di contenzioso. La famiglia Folch de Cardona, di origini catalano-aragonesi con forte radicamento nel Regno di Valencia, appartenne ai principali lignaggi della Corona d'Aragona.

La seconda figlia, Donna Isabella (†1712), sposò nel 1703 Pietro Marazzani Visconti, conte di Paderna e di Villa del Riglio, signore di Castelnuovo Marazzani (oggi nel comune di Ziano Piacentino), di Fabiano, di Montanaro e di Valconasso, patrizio di Piacenza. Pietro ricoprì diversi incarichi di rilievo: fu capitano delle truppe ducali, ambasciatore presso l’imperatore Carlo VI, capitano di una delle quattro Compagnie cittadine di Piacenza, nonché consigliere intimo e gentiluomo di camera alla corte dei duchi di Parma e Piacenza. Dal matrimonio nacquero quattro figlie e un figlio maschio.

Grazie al suo incarico di Governatore e Castellano di Cremona, don Felix Pardo de la Casta divenne un importante mecenate e consolidò la posizione sociale del ramo italiano della famiglia Pardo de la Casta a Cremona. Suo fratello maggiore, don Baltasar Pardo de la Casta-Aguilar y de Puixmarin-Rocafull, fu il 3º marchese de la Casta, 3º conte di Alaquàs, barone di Bolbaite (Balbait), Baile General de Valencia e Governatore di Alicante. Morì durante il mandato come Viceré di Maiorca nel 1695.

Dall'Ottocento, il castello e le relative proprietà terriere subirono una serie di trasformazioni che ne compromisero il buono stato di conservazione.

Agli inizi del XX secolo, il castello cambiò più volte proprietà. Tra i vari proprietari si distingue Julio Giménez Llorca, che successivamente vendette l’edificio a Vicente Gil Roca, un imprenditore intenzionato a demolirlo.

Quando giunse la notizia della possibile demolizione del castello, il Centro de Cultura Valenciana lanciò nel 1918 un appello rivolto a artisti, architetti e studiosi valenziani, invitandoli a produrre disegni, fotografie, piante, dati e informazioni sull’edificio, allo scopo di creare un archivio documentale e pubblicarlo per impedirne la distruzione. L’iniziativa riscosse un ampio consenso e portò alla raccolta di un consistente materiale grafico e storico. Nel 1921 venne pubblicato un piccolo volume intitolato "El Palau Senyorial d'Alaquàs", di José Manuel Cortina Pérez e Vicente Ferrán Salvador, considerato il primo studio approfondito sull’edificio. Grazie alle numerose proteste, tra cui quella dello scultore Mariano Benlliure, l’Accademia Reale delle Belle Arti di San Fernando di Madrid ottenne un importante risultato: il 26 aprile 1921, Alfonso XIII firmò un ordine reale che dichiarava il castello Monumento Storico-Artistico Nazionale e ne annullava la demolizione.

Nonostante il blocco imposto, nel 1928 la torre nord-ovest fu demolita, in quanto rappresentava un rischio di crollo per alcune abitazioni circostanti.

Durante i primi anni del XX secolo, il palazzo fu di proprietà di Vicente Gil Roca, che, alla sua morte, lo lasciò in eredità frazionandolo tra i membri della famiglia. Successivamente, l’edificio fu acquistato dalla famiglia Lassala. Nel 1922 fu affittato a Isabel González de Lassala, fino al 1940, quando venne definitivamente acquisito dalla sua famiglia.

La prima amministrazione comunale democratica, insediata nell’aprile 1979 con sindaco Albert Taberner, avviò un lungo processo volto a trasformare il castello in uno spazio pubblico. Alla famiglia Lassala fu chiesto di stabilire un orario di apertura al pubblico, mentre il Comune valutava l’acquisto dell’edificio.

Nel 1999, il Comune di Alaquàs avviò le pratiche necessarie per rendere pubblico il castello. Il 13 giugno 2002 fu approvata l’espropriazione dell’edificio e inviata alla Generalitat Valenciana la richiesta di autorizzazione per poterlo occupare. Il Consiglio della Generalitat diede il proprio assenso il 19 novembre 2002 dello stesso anno. Infine, il 3 gennaio 2003, con il sostegno e l’approvazione di tutte le amministrazioni pubbliche, il Comune ottenne l’occupazione del monumento; dopo secoli di proprietà privata, il castello passò così in mani pubbliche.

Il 28 febbraio 2003 il castello aprì per la prima volta le sue porte a tutti i cittadini, inaugurando diverse attività culturali, tra cui concerti ed esposizioni. La mostra di apertura, intitolata “Picasso nel castello”, comprendeva una serie di esposizioni accompagnate da un programma teatrale e musicale. Tra gli eventi spiccò un concerto straordinario con lo Stradivarius “Il Cremonese” del 1715, prestato eccezionalmente dalla città gemellata di Cremona.

Il Comune di Alaquàs ha seguito un Piano Direttore del Monumento e un Progetto di Riabilitazione e Restauro del castello, comprensivo dei soffitti a cassettoni e degli elementi ceramici. La ristrutturazione, conclusa il 19 marzo 2007, ha incluso anche la ricostruzione della quarta torre. Attualmente, il castello funge da centro culturale e ospita diversi servizi, tra cui il Centro di Formazione Permanente per Adulti Enric Valore, la sede valenziana della Fondazione Ernest Lluch e una biblioteca.

Nel 2018 sono state restaurate le ceramiche gotiche del castello di Alaquàs, che rischiavano di essere vendute su Internet.

Descrizione tecnica

Il castello si erge su un’area di 38,90 metri di larghezza, con una superficie complessiva di . Presenta un portico a forma di chiostro e un grande cortile centrale, considerato il vero cuore dell’edificio. La porta principale, lo zoccolo e i quattro angoli del castello sono stati realizzati con blocchi di concio, con caratteristiche molto diverse dal resto dell’edificio. Ciò suggerisce che per la costruzione siano stati riutilizzati materiali provenienti da un edificio precedente situato nello stesso luogo.

L'edificio è composto da quattro piani.

Il piano terra

Il castello si trova per gran parte sotto il livello delle strade circostanti, formando un seminterrato che ospitava le scuderie, i frantoi, gli alfarjes (soffitti lignei decorati tipici dell’architettura mudéjar) e le cantine. Tra gli elementi più rilevanti di questo piano vi sono la scala di accesso al seminterrato, interamente realizzata con blocchi di concio, e il soffitto a cassettoni dell’ingresso e del portico.

Il piano ammezzato

L’eleganza del piano ammezzato si apprezza nel delicato taglio delle porte interne, nei soffitti a cassettoni che sostengono il tetto e nella caratteristica disposizione dei finestroni.

Primo piano

In questo piano troviamo le dépendance nobiliari, alle quali si accede soltanto attraverso la scala principale, che rimase incompiuta. Di grande delicatezza gli archi ovali e le colonnate che si integrano con la galleria del cortile. A questa pianta corrispondono le dipendenze più nobili e importanti del castello. Sono di grande raffinatezza gli archi ogivali e le colonnate della galleria del patio.

Si trova anche l’accesso alla tribuna in ferro battuto sopra la chiesa dell’Assunzione, a testimonianza del potere esercitato dai signori della città sulla chiesa. Nella facciata ovest si trova una grande stanza, probabilmente adibita a sala da pranzo principale o a cucina, con il suo imponente camino. Dalla facciata est si accede al salone principale, il più ampio dell’edificio, con un tetto alto e un ricco soffitto a cassettoni. Altri soffitti a cassettoni di notevole pregio sono presenti nelle varie stanze di questo piano del castello.

Quarto piano

Originariamente destinato a granai e alle stanze dei servi, il quarto piano fu completamente smantellato. Al di sopra di esso si innalzano le quattro torri merlate Una torre merlata è una torre fortificata che presenta in cima i merli, Cioè le tipiche sporgenze alternate a spazi vuoti (dette anche merlature o battlement), utilizzate in passato per la difesa: i soldati potevano ripararsi dietro i merli e colpire attraverso le aperture (le feritoie o i piombatoi). — una delle quali ricostruita in tempi recenti — che incorniciano l’imponente mole del castello, raggiungendo un’altezza di circa 25 metri.

Se i resti di serramenti rinvenuti sono scarsi, ancora più rari risultano quelli di ferramenta. Nonostante ciò, sono tuttora visibili le banderuole a forma di croce che, nel corso dei secoli, hanno continuato a sventolare sopra le torri.

Occorre menzionare anche gli importanti resti di mattonelle ogivali, mudéjar e rinascimentali dei pavimenti, tuttora visibili, che testimoniano l’esistenza di una costruzione precedente all’attuale castello.

Via della Seta