Il conflitto israelo-palestinese (, Ha'Sikhsukh Ha'Yisraeli-Falestini; ) è il conflitto politico, armato e sociale in corso tra Israele ed i palestinesi, ed ha origine all'inizio del XX secolo. Il conflitto è parte del più vasto conflitto arabo-israeliano. Si ritiene che vi possano essere quattro principali ostacoli alla risoluzione dei conflitti: la creazione di confini sicuri e definiti, il controllo di Gerusalemme, gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi. A questi devono essere aggiunti altri ostacoli, come le uccisioni motivate politicamente di civili israeliani o palestinesi, il riconoscimento del diritto alla libertà di movimento palestinese, la sicurezza israeliana e altre questioni relative ai diritti umani. La violenza derivante dal conflitto ha portato a varie posizioni internazionali in relazione ad esso.

Sono stati intavolati vari tentativi di negoziazione per una soluzione dei due Stati, che implicherebbe la creazione di uno Stato di Palestina indipendente, accanto allo Stato di Israele.

Nel 2016, secondo uno studio dell'Istituto israeliano per la democrazia e del Centro palestinese per la ricerca e le indagini politiche, la maggioranza degli israeliani e dei palestinesi ha mostrato di preferire la soluzione dei due stati per risolvere il conflitto. D'altro canto, una considerevole maggioranza della popolazione israeliana ritiene legittima l'esigenza palestinese di creare uno Stato indipendente e ritiene che Israele possa accettare la creazione di tale Stato. La maggior parte dei palestinesi e degli israeliani vede la Cisgiordania e la striscia di Gaza come il luogo ideale dell'ipotetico Stato palestinese in una soluzione a due Stati. Tuttavia, vi sono importanti aree di disaccordo sulla forma di un accordo finale e anche sul livello di credibilità che ciascuna parte apprezza nell'altra nel difendere gli impegni di base.

All'interno della società israeliana e di quella palestinese, il conflitto genera un'ampia varietà di posizioni. Un tratto distintivo del conflitto è stato il livello di violenza perpetratosi per gran parte della sua durata. Ci sono stati scontri tra eserciti regolari, gruppi paramilitari, cellule terroristiche e cittadini indipendenti. Questi scontri non sono stati strettamente limitati al campo militare ed hanno causato un gran numero di vittime tra la popolazione civile di entrambe le parti con un fortissimo sbilanciamento verso i civili palestinesi.

Ci sono importanti attori internazionali coinvolti nel conflitto. Le due parti che hanno partecipato ai colloqui di pace diretti, se presenti, sono il governo di Israele, attualmente guidato da Benjamin Netanyahu e l'Autorità Nazionale Palestinese, attualmente presieduta da Mahmud Abbas. Il Quartetto per il Medio Oriente, composto da un inviato speciale degli Stati Uniti, un altro dalla Russia, un terzo dall'Unione europea ed uno dalle Nazioni Unite, media i negoziati ufficiali. La Lega araba è un altro attore importante che ha proposto un'Iniziativa di pace araba. L'Egitto, membro fondatore della Lega araba, è stato storicamente un partecipante chiave.

Dal 2007, la politica palestinese è stata fratturata dal conflitto tra le due principali fazioni: Fatah e lo storico rivale Hamas. In seguito alla vittoria di Hamas alle elezioni legislative in Palestina del 2006 e alla sua presa di potere nella striscia di Gaza a giugno 2007, il territorio controllato dall'Autorità Nazionale Palestinese (il governo provvisorio palestinese) è di fatto diviso tra Fatah in Cisgiordania ed Hamas nella striscia di Gaza. La divisione del comando tra le parti ha causato il crollo dei governi bipartitici dell'ANP. I negoziati diretti tra il governo israeliano e la guida palestinese sono iniziati nel settembre 2010 e miravano a raggiungere un accordo sullo status ufficiale finale, ma poco dopo sono stati interrotti a tempo indeterminato.

Storia Il conflitto israelo-palestinese può essere interpretato come un conflitto prolungato (protracted conflict), caratterizzato da una continua riconfigurazione degli attori, degli obiettivi strategici e delle forme della violenza.Louis Kreisberg, "Nature, Dynamics, and Phases of Intractability" in Grasping the Nettle: Analyzing Cases Of Intractable Conflict. Chester A. Crocker, Fen Osler Hampson, Pamela R. Aall, eds. 2005. Guerra asimmetrica (tra Stato e Movimento di liberazione nazionale), guerriglia contro occupazione militare, atti di terrorismo politicamente o religiosamente motivati, insurrezioni popolariCharles D. Smith, Palestine and the Arab-israeli Conflict: A History With Documents, Bedford-Martins, 1988. e negoziati diplomaticiWilliam B. Quandt, Peace Process: American Diplomacy and the Arab–Israeli Conflict since 1967 (Washington, D.C.: The Brookings Institution, 1993). rappresentano fasi diverse di un unico processo conflittuale, piuttosto che episodi indipendentiRashid Khalidi, The Hundred Years' War on Palestine: A History of Settler Colonialism and Resistance, 1917–2017, MacMillan, 2020..

Origini Il conflitto israelo-palestinese affonda le sue radici tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Alla fine dell'Ottocento, in risposta al crescente antisemitismo contro gli ebrei in Europa emerse un movimento sionista che sosteneva la necessità di uno Stato ebraico. Questa idea si materializzò con la prima Aliyah, intercorsa tra circa il 1881 e 1903, ovvero una migrazione che portò tra i 20 e i ebrei europei a stabilirsi in Palestina... Parallelamente, nei primi anni del Novecento, anche il nazionalismo arabo andò a consolidarsi all'interno dell'Impero ottomano oramai in declino. In questo contesto, la Gran Bretagna, promise inizialmente la creazione di uno stato arabo indipendente in Palestina attraverso la cosiddetta corrispondenza Husayn-McMahon e, con il sostegno locale, riuscì a prendere il controllo della regione nel 1917. Tuttavia, successivamente si venne a conoscenza che l'anno precedente i governi britannico e francese avevano segretamente stipulato l'accordo Sykes-Picot, con l'obiettivo di impedire la formazione di uno stato arabo indipendente..

Sebbene la colonizzazione ebraica fosse già in atto, fu soprattutto con l'arrivo di immigrati sionisti più ideologizzati nel decennio precedente la Prima guerra mondiale che la società e il paesaggio della Palestina ottomana subirono profonde trasformazioni. L'acquisto di terre da parte degli ebrei, gli sfratti dei contadini arabi e i conflitti armati con unità paramilitari ebraiche alimentarono il timore della popolazione palestinese di un possibile esproprio e della perdita delle proprie terre. Sin dall'inizio, la leadership del movimento sionista aveva concepito l'idea di "trasferire" la popolazione araba palestinese al fine di garantire una maggiore presenza demografica ebraica..

Infine, nel 1917, il leader sionista Chaim Weizmann riuscì a ottenere il sostegno britannico alla propria causa con la pubblicazione della dichiarazione Balfour con cui si sanciva il supporto del governo britannico alla creazione di una «dimora nazionale per il popolo ebraico» in Palestina.

Anni 1920 Alla fine della Prima guerra mondiale, con la sconfitta dell'Impero ottomano, venne istituito dalla Società delle Nazioni il Mandato britannico della Palestina e con esso ebbe inizio un'intensa ondata migratoria ebraica (la "quarta Aliyah"), accompagnata dallo sviluppo di un settore economico controllato dalla comunità ebraica e finanziato da capitali stranieri. Gli ideologi sionisti più radicali giunti in Palestina con Seconda Aliyah (1904-1914), divenuti leader della Yishuv (la prima comunità ebraica palestinese) negli anni 1920, promossero una netta separazione tra la società ebraica e quella araba..

Nel frattempo, Amin al-Husseini, nominato Gran Mufti di Gerusalemme dall'Alto Commissario britannico Herbert Samuel, individuò nel movimento nazionale ebraico e nell'immigrazione ebraica in Palestina la principale minaccia alla causa araba... Così, nel 1920 a Gerusalemme e nel 1921 a Giaffa, guidò rivolte su larga scala contro la comunità ebraica. La crescente violenza portò alla formazione della forza paramilitare ebraica Haganah. Nel 1929, una serie di sanguinosi disordini provocarono la morte di 133 ebrei e 116 arabi, con episodi particolarmente drammatici come il massacro di Hebron, di Giaffa e di Safed, che portarono alla successiva evacuazione della popolazione ebraica da Hebron e Gaza..

Rivolta araba del 1936-1939

Nei primi anni 1930, la causa nazionale araba in Palestina attirò numerosi militanti nazionalisti da tutto il Medio Oriente, tra cui Izz al-Din al-Qassam, proveniente dalla Siria. Al-Qassam fondò il gruppo militante Mano Nera e gettò le basi per la rivolta araba del 1936-1939. Dopo la sua uccisione per mano delle forze britanniche alla fine del 1935, le tensioni sfociarono nel 1936 in un vasto sciopero generale arabo, nel rifiuto a pagare le tasse e in un boicottaggio economico. Lo sciopero degenerò rapidamente in scontri violenti; la rivolta venne duramente repressa dalle forze armate britanniche con l'ausilio, sebbene privo di dichiarazioni ufficiali, di quasi appartenenti a milizie ebraiche..

La repressione della rivolta causò la morte, il ferimento, la prigionia o l’esilio di almeno il 10% della popolazione adulta maschile palestinese. L’espulsione di gran parte degli arabi e il declino dell’economia indebolirono ulteriormente la posizione palestinese nel confronto con il crescente movimento sionista...

L’elevato costo della rivolta e l’aggravarsi del conflitto intercomunitario spinsero il governo britannico a rivedere la propria politica nella regione, portando alla nomina della Commissione Peel. Quest’ultima raccomandò la creazione di un piccolo Stato ebraico, una proposta che i leader sionisti Chaim Weizmann e David Ben-Gurion accettarono come punto di partenza per una futura espansione. Tuttavia, il Libro Bianco del 1939, che negava la possibilità di uno Stato ebraico e limitava l’immigrazione ebraica, segnò la rottura definitiva tra il movimento sionista e le autorità britanniche...

1940-1947

Le violenze proseguirono in modo intermittente fino all’inizio della Seconda guerra mondiale, causando circa vittime tra gli arabi e 700 tra britannici ed ebrei. Con lo scoppio del conflitto, la situazione in Palestina si placò, favorendo una linea più moderata tra gli arabi palestinesi sotto la guida del clan Nashashibi portando persino alla creazione del Reggimento ebraico-arabo di Palestina, inquadrato sotto il comando britannico e impegnato nella guerra contro i tedeschi in Nord Africa. Al contrario, la fazione più radicale guidata dall'esiliato al-Husseini collaborò con la Germania nazista, contribuendo allo sviluppo di una macchina propagandistica filo-nazista nel mondo arabo. La sconfitta dei nazionalisti arabi in Iraq e il conseguente trasferimento di al-Husseini nell'Europa occupata dai nazisti, limitarono la capacità di questi a condurre operazioni dirette in Palestina, sebbene egli continuasse a sollecitare italiani e tedeschi a bombardare Tel Aviv...

L'Agenzia ebraica per Israele e il Partito della Difesa Nazionale Palestinese invitarono i giovani ebrei e arabi di Palestina ad arruolarsi nell'esercito britannico. Durante il conflitto, ebrei palestinesi e arabi palestinesi si unirono alle forze armate britanniche, mentre nel 1944 fu istituita una Brigata Ebraica.