Il trattato di mutua assistenza sovietico-lituano (; ) fu un accordo bilaterale siglato a il 10 ottobre 1939. Secondo le disposizioni delineate nel trattato, la Lituania avrebbe acquisito circa 1/5 della regione di Vilnius, compresa la capitale storica della Lituania, Vilnius, consentendo in cambio di stabilire cinque basi militari sovietiche occupate da 20.000 truppe in tutta la Lituania.
Nella sostanza, il trattato con la Lituania era molto simile ai trattati che l'Unione Sovietica firmò con l'Estonia il 28 settembre e con la Lettonia il 5 ottobre. Secondo fonti ufficiali sovietiche, l'Armata Rossa stava rafforzando le deboli difese della nazione contro possibili attacchi della Germania nazista. Il trattato asseriva che la sovranità della Lituania non sarebbe stata intaccata. Ciononostante, il trattato aprì le porte alla prima occupazione sovietica della Lituania ed è stato descritto dal The New York Times come un «sacrificio per preservare un'indipendenza virtuale».
Contesto storico
Trattati prebellici
La Lituania dichiarò l'indipendenza dall'Impero russo il 16 febbraio 1918. Il 12 giugno 1920, a seguito della guerra lituano-sovietica, fu firmato un trattato di pace a Mosca. L'Unione Sovietica riconosceva l'indipendenza della Lituania e le sue pretese sulla regione di Vilnius. La regione fu fortemente contesa con la Polonia e cadde sotto il suo controllo dopo l'ammutinamento di Żeligowski nell'ottobre 1920. Divenne in seguito parte dello stato fantoccio noto come Repubblica della Lituania Centrale, un'entità politica di breve durata non riconosciuta da alcun membro della comunità internazionale. La regione fu ceduta alla Polonia nel 1922 a seguito della pace di Riga siglata dopo la guerra polacco-sovietica e tale decisione fu confermata dalla Società delle Nazioni. I lituani si rifiutarono di riconoscere il controllo polacco e continuarono a rivendicare diritti di legittimità basati anche sulla storia passata sulla regione per tutto il periodo interbellico. L'Unione Sovietica continuò a supportare le rivendicazioni lituane contro la nazione polacca. I sovietici appoggiarono pure le mire lituane sul territorio di Memel dopo la rivolta di Klaipėda e firmarono un patto di non aggressione nel 1926, successivamente prorogato fino al 1944.
Il 23 agosto 1939, l'Unione Sovietica e la Germania nazista firmarono il patto Molotov-Ribbentrop nel quale si divideva l'Europa orientale in sfere di influenza. Secondo i protocolli segreti del patto, la Lituania veniva assegnata ai teutonici, mentre la Lettonia e l'Estonia, gli altri due stati baltici, furono assegnate ai sovietici. Questo diverso trattamento potrebbe essere spiegato dalla dipendenza economica della Lituania in favore della Germania. Alla fine del 1939, quest'ultima rappresentava il 75% delle esportazioni lituane e l'86% delle sue importazioni. Nello stesso anno, arrivò l'ultimatum attraverso cui la Lituania perse il suo unico porto in favore della Germania. Va ricordato che la Lituania e la Russia non condividevano confini di stato.
Seconda guerra mondiale
Il 1º settembre 1939, la Germania invase la Polonia. La Wehrmacht spinse le forze polacche dietro la linea concordata con i sovietici. I tedeschi presero il controllo del Voivodato di Lublino e del Voivodato di Varsavia orientale. Quando il 17 settembre l'Armata Rossa invase la Polonia, le truppe sovietiche presero il controllo della regione di Vilnius (amministrativamente nota sotto la gestione polacca come Voivodato di Wilno), riconosciuta da Mosca in base ai termini dei trattati del 1920 e del 1926 come parte della Lituania. Sovietici e tedeschi decisero di rinegoziare i protocolli segreti del patto Molotov-Ribbentrop. Il 28 settembre 1939, fu firmato il trattato di delimitazione e di amicizia. Un suo protocollo segreto prevedeva che, per compensare l'Unione Sovietica dei territori polacchi occupati dalla Germania, la Germania avrebbe dovuto cedere la Lituania, ad eccezione di una piccola porzione della Sudovia, alla sfera di influenza sovietica. Lo scambio di territori fu motivato anche dal controllo sovietico di Vilnius: era infatti possibile, data la situazione, esercitare un'influenza significativa sul governo lituano, il quale sosteneva Vilnius fosse la sua capitale de iure (la capitale provvisoria era stata posta a Kaunas). Nei documenti segreti, si legge che sia l'Unione Sovietica che la Germania hanno esplicitamente riconosciuto come legittime le pretese lituane su Vilnius.
Negoziati
Proposte iniziali
Il 29 settembre, il giorno successivo alla firma del trattato di confine e di amicizia, la Germania annullò i colloqui programmati con la Lituania e l'Unione Sovietica informò lo stato baltico che desiderava avviare negoziati sulle future relazioni tra le due nazioni. I nuovi contatti avrebbero dovuto risolvere una volta per tutte lo status della regione di Vilnius. Il ministro degli Esteri lituano Juozas Urbšys giunse a Mosca il 3 ottobre. Durante l'incontro, Iosif Stalin informò personalmente Urbšys dei protocolli segreti sovietico-tedeschi e mostrò la mappa delle sfere di influenza. Egli richiese inoltre la firma lituana di tre trattati separati, secondo i quali:
Sarebbero state costruite basi militari le quali avrebbero potuto ospitare un massimo di 50.000 soldati sovietici in Lituania (il patto di mutua assistenza originale); Il territorio lituano a ovest del fiume Šešupė sarebbe stato ceduto alla Germania nazista (ai sensi del trattato di delimitazione e di amicizia); Una porzione della regione di Vilnius sarebbe stata assegnata alla Lituania.
Urbšys si oppose alla decisione di costruire basi sovietiche, conscio del fatto che questo fatto avrebbe comportato una virtuale occupazione della Lituania. I sovietici sostenevano, dal canto loro, l'intenzione di insediare propri soldati per proteggere meglio la Lituania da possibili attacchi della Germania nazista e che un trattato simile era già stato firmato con l'Estonia. Urbšys replicò affermando che la neutralità della Lituania era sufficiente a garantirne la sicurezza e propose di fornire gli strumenti necessari per rafforzare l'esercito lituano. Stando a quanto riportato dal generale di brigata lituano Musteikis, Urbšys a quel punto rifiutò di vedersi riassegnata la regione di Vilnius e tollerare i contingenti russi. Stalin, innervositosi, replicò: "Non importa se accetterete di riprendere Vilnius o meno, i nostri soldati faranno comunque il loro ingresso in Lituania". Il leader sovietico accettò di ridurre il numero di truppe a 35.000. Visto l'andazzo dei colloqui, il delegato lituano decise di battersi per ottenere per altri territori nella regione di Vilnius, in particolare nelle vicinanze di Druskininkai e Švenčionys, abitati soprattutto da comunità lituane. I sovietici risposero che il confine tracciato dal trattato di pace del 1920 era impreciso e che anche i bielorussi rivendicavano quella zona geografica. Alla fine, si optò per assegnare ai lituani le aree in cui fosse stato possibile provare la maggioritaria presenza dei baltici. La richiesta più sorprendente fu quella di cedere parte del territorio lituano alla Germania. I lituani decisero di rinviare qualsiasi trattativa relativa al trasferimento del territorio in favore della Germania fino a quando i tedeschi non avessero espresso chiare richieste.
Accettazione
Urbšys tornò in Lituania per consultare il governo. Funzionari tedeschi confermarono che i protocolli segreti erano reali e avvisarono i lituani che il trasferimento del territorio in Sudovia non era da considerarsi una questione urgente. Tempo dopo, la Germania nazista vendette quel territorio all'Unione Sovietica per 7,5 milioni di dollari il 10 gennaio 1941 nell'accordo sul commercio e sulle frontiere firmato dalle due potenze. I lituani in linea di principio accettarono di firmare il trattato di mutua assistenza, ma furono incaricati di resistere il più possibile alla questione riguardante l'installazione di basi sovietiche. Come alternative furono proposte il raddoppio degli uomini a disposizione dell'esercito lituano, una maggiore informazione sulle missioni militari e la costruzione di fortificazioni sul confine occidentale con la Germania simile alla linea Maginot in Francia. Il 7 ottobre, la delegazione lituana, incluso il generale Stasys Raštikis e il vice primo ministro Kazys Bizauskas, volò nuovamente verso Mosca. Stalin rifiutò le alternative proposte, ma accettò di ridurre il numero di truppe sovietiche a 20.000 - circa le dimensioni dell'intero esercito lituano. I sovietici volevano firmare il trattato subito per commemorare il diciannovesimo anniversario dell'ammutinamento di Żeligowski e la perdita lituana di Vilnius. Le manifestazioni politiche, organizzate a Vilnius per chiedere l'incorporazione della città nella Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa, esercitarono ulteriore pressione sui lituani e fecero avvertire un senso di urgenza. Urbšys si rifiutò di firmare e i colloqui cessarono una seconda volta.
In Lituania, il presidente Antanas Smetona dubitava che valesse la pena guadagnare Vilnius a un prezzo del genere e volle informarsi sulla possibilità di interrompere le trattative. Bizauskas sosteneva che il rifiuto del trattato non avrebbe impedito all'Unione Sovietica di attuare il suo piano. L'Unione Sovietica aveva già minacciato l'Estonia con la forza nel caso in cui avesse rifiutato di sottoscrivere il trattato di mutua assistenza e stava radunando uomini a est della regione di Vilnius a est e a nord in Lettonia. In una siffatta situazione, il governo decise di chiedere quanti più chilometri quadrati possibile. Tuttavia, quando la delegazione ripartì per Mosca, scoprì che l'atmosfera era cambiata. I sovietici furono inflessibili, rifiutarono di aprire ulteriori negoziati e intimidirono la delegazione a firmare il trattato. Presentarono una nuova bozza: in essa erano contenuti e il patto di mutua assistenza e il trasferimento di Vilnius in un unico accordo. La delegazione lituana non ebbe altra scelta se non firmare il trattato proposto. Dopo averlo firmato, Stalin invitò la delegazione lituana a celebrare e guardare un paio di pellicole con lui. Urbšys informò il governo lituano della firma del trattato solo la mattina dell'11 ottobre, quando era già stato pubblicato dall'agenzia di stampa sovietica TASS.
Contenuti
Articoli del trattato
Il trattato di mutua assistenza conteneva nove articoli:
Art. I: trasferimento della regione di Vilnius e della città di Vilnius alla Lituania. Art. II: assistenza reciproca in caso di aggressione da parte di potenze straniere. Art. III: l'Unione Sovietica fornisce assistenza all'esercito lituano in termini di munizioni e equipaggiamento. Art. IV: l'Unione Sovietica riceve il diritto a stazionare le sue truppe in Lituania. Le posizioni di base saranno decise da un diverso trattato. Art. V: coordinamento degli attacchi in caso di aggressione da parte di potenze straniere. Art. VI: rinuncia a stipulare alleanze con altre fazioni. Art. VII: la sovranità non è intaccata da questo trattato. Art. VIII: gli articoli da II a VII sono validi per un periodo di 15 anni con una proroga automatica di altri 10 (il trasferimento di Vilnius è però permanente) Art. IX: data di entrata in vigore.
Il trattato indicava anche un'appendice segreta in cui si specificava che i sovietici potevano schierare un massimo 20.000 uomini in Lituania.
Stazionamento delle truppe sovietiche