Montaldo Bormida (Montaud Bormia in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte, situato nell'Alto Monferrato, sui contrafforti collinari tra le valli della Bormida e dell'Orba. È uno dei comuni dell'Ovadese, area storico-culturale del Basso Piemonte e del Monferrato, che prende il nome dalla città di Ovada.

Geografia fisica Territorio Montaldo Bormida si trova nell'area collinare dell'Alto Monferrato, fra la pianura del tratto medio-basso del fiume Bormida e gli Appennini liguri, a 11,6 km circa da Ovada e a 13,5 km da Acqui Terme.

Storia Con l'espressione "Ambo Carpineta", nel 1164, in un diploma della cancelleria imperiale, venivano indicati sia il sito dell'attuale Carpeneto, sia quello di Montaldo, al momento borgo poco conosciuto, tanto da non possedere ancora un nome autonomo.

Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, il marchese Bonifacio di Monferrato chiedeva ad Alessandria la restituzione di Sezzadio, di San Salvatore e di "Utriusque Carpineti".

Il 21 agosto del 1203 Bonifacio firmava un patto con gli alessandrini, ai quali accordava varie concessioni, tra le quali la metà della località "Utriusque Carpineti". La cerimonia avvenne il 17 settembre sia a Carpeneto sia a Montaldo (detto Carpeneto inferiore). Il paese viene citato espressamente soltanto a partire dal XIV secolo, sotto l'occupazione del marchese Tommaso Malaspina. Successivamente Montaldo torna sotto la giurisdizione di Alessandria; nel 1488 il feudo passa alla famiglia Della Valle, rimanendo suo possedimento fino al 1605, quando viene ceduto a Sebastiano Ferrari, conte di Orsara.

Nella seconda metà del '600 il borgo viene venduto alla famiglia Spinola di Genova per passare nelle mani dei Pallavicini nel 1759. In seguito il paese di Montaldo ritornò sotto la giurisdizione di Alessandria. Con il decreto del re d'Italia Vittorio Emanuele II, il primo febbraio del 1863, il Comune di Montaldo fu autorizzato ad assumere la denominazione di Montaldo Bormida.

Verso fine '800 e i primi del '900 il paese si espande e sorge così la Piazza Europa (oggi Piazza Nuova Europa). Nell'ultimo dopoguerra sorgono poi via De Gasperi e via Boscogrosso. Sempre all'inizio del '900 sulla strada per Carpeneto vi è la presenza di un mulino e di una distilleria per la produzione della grappa. Nel 1956 nasce la Cantina Sociale, meglio nota come Cantina "Tre Castelli", che raccoglie le uve dei Comuni di Montaldo, Carpeneto e Trisobbio.

Montaldo un tempo era difeso da un castello, circondato da mura e fossato; l'accesso era a est, tramite un ponte levatoio; verso ovest, invece, era difeso da un pendio scosceso. L'edificio fu probabilmente distrutto nel XVI secolo e parte dei suoi ruderi fu utilizzata per costruire l'attuale chiesa parrocchiale.

Unico resto delle antiche mura è un mastio rivolto verso la zona di terreno dove esisteva un fossato, trasformato ora in campo da gioco per il tamburello.

Oggi solo alcuni toponimi ricordano l'antica fortezza: il "Ponte", dove esisteva il ponte levatoio (oggi piazza Gollo), la via Sottocastello (oggi via Aldo Moro già via Sottocastello) e il "Fossato", nome attribuito a un pozzo, ora chiuso, presso il campo da gioco di tamburello.

Arriva a Montaldo nel 1943, dopo aver Studiato all’Università di Bologna, il Dott. Giuseppe Notaristefano, originario della provincia di Agrigento, per prestare servizio di medico condotto. Sarà uno degli operatori sanitari più importanti della zona durante quegli anni, infatti qui viene a contatto con le vicende della guerra di liberazione e come medico è coinvolto in diversi episodi per soccorrere i feriti. Nell’autunno del ’44 collabora direttamente con le formazioni partigiane che operano in zona, in particolare con la “Brigata Carlino”, articolazione della “7ª Divisione Viganò” che opera tra Acqui, Ponzone e Ovada. Dal 1º ottobre ’44, con il nome di battaglia di “Alfonsi”, opera in diretto collegamento con il Comando di Divisione con l’incarico di “Dirigente del servizio sanitario della Brigata”. Dal 1º gennaio al 7 giugno ’45 svolge il ruolo di “Direttore Sanitario della Divisione”. Nella fase finale della guerra (aprile ’45), il dott. Notaristefano assume la responsabilità dell’ospedale di Acqui Terme. Dopo la guerra, la vita di Giuseppe Notaristefano riprende per un breve periodo a Montaldo, prima di tornare con la famiglia nella sua amata Sicilia dove svolgerà il servizio di ufficiale sanitario e dove si spegnerà nel 1986.

Il 16 giugno 2019 Montaldo Bormida è stato sede del XIV Raduno Sezionale degli Alpini appartenenti alla Sezione di Acqui Terme. Hanno partecipato una rappresentativa delle sezioni di Acqui Terme, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Pavia, Brescia e alcuni gruppi provenienti dalla provincia e non solo. Il raduno ha avuto inizio di prima mattina con colazione presso la ex scuola elementare del paese ed è proseguito con una sfilata per le strade del centro storico per raggiungere la Chiesa di San Michele e assistere alla Santa Messa. Prima però è stata deposta una corona in onore ai caduti delle guerre sulle lapidi poste dal Municipio. Il corteo si è svolto con una numerosa partecipazione delle penne nere e con la banda musicale ad accompagnare. Al termine, grazie alla cucina da campo degli Alpini di Acqui Terme, si è svolto il pranzo presso la struttura Palavino Palagusto di Montaldo Bormida.

La battaglia del Budello Il 10 maggio 1799 tra i paesi di Orsara, Montaldo e Rivalta avviene uno scontro, ancora oggi noto come la “Battaglia del Budello”. Non si tratta di una vera e propria battaglia, ma piuttosto di un’imboscata contro un drappello di cavalleria e di fanti francesi che da Alessandria si stava trasferendo a Genova. L’intento è quello si cogliere di sorpresa il gruppo di francesi ed è per questo che, dopo aver superato Rivalta, esso viene indirizzato, anziché verso la strada per Montaldo, lungo la piccola strada che costeggia il rio Budello. Questa strada, che viene stretta dalle colline di Montaldo e dalle Cascine di Orsara e che si addentra in gole boscose, si appresta assai bene a un attacco a sorpresa. È così che infatti avviene: schiere di armati di bastoni e forconi sbucano dai boschi e assalgono e respingono il gruppo di francesi, depredandoli di tutto, soldi compresi. Diverse volte nei campi che fiancheggiano il rio Budello sono state trovate monete d’oro e d’argento francesi e ancora oggi si dice che ci sia un tesoro nascosto nel rio.L'Orso, Aprile 2014

Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Montaldo Bormida sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 17 maggio 1979. Stemma

Lo stemma, studiato dall'amministrazione civica, ricorda nella corona marchionale il possesso che sulla terra ebbero i Marchesi di Gavi; nei quattro grappoli d'uva la fiorente agricoltura, particolarmente ricca di vini pregiati.

Gonfalone

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose La prima chiesa costruita a Montaldo fu eretta all'interno delle mura di cinta del castello e corrispondeva all'attuale casa canonica (peraltro oggi caduta in disuso).

Chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa parrocchiale di Montaldo Bormida, dedicata a San Michele Arcangelo, venne edificata a partire dal 1686, utilizzando materiale proveniente dalla demolizione del castello ivi presente. I lavori continuarono per diversi anni, in quanto si cominciò a officiare soltanto nel 1700.

Esternamente la chiesa presenta una facciata neoclassica, con lesene verticali; ai lati e in alto sono presenti cornici modanate, con sovrastante timpano triangolare che ospita l'affresco della Madonna con Bambino, opera dell'ovadese Frixione, datato 1875.

San Michele e San Rocco vennero affrescati dallo stesso pittore nelle due nicchie ai lati delle tre finestre a serliana.

Il portale di pietra liscia, preceduto da un piccolo portico, incornicia la porta lignea originale e reca incisa la data del 1686. All'angolo destro della facciata si erge il campanile, edificato nel 1870.

L'interno, barocco, si presenta ampio e a navata unica, sormontata da una volta a botte. L'altare maggiore e la balaustra sono in marmi policromi di stile rococò, opera degli scultori lombardi Angelo Maria e Carlo Ganna; il coro ligneo, scolpito e intagliato, è settecentesco.

Il pavimento è stato rifatto nel 1924 in piastrelle di cemento colorato.

Gli affreschi furono realizzati interamente dai fratelli Pietro e Tommaso Ivaldi negli anni 1856-1857; la parrocchiale di San Michele Arcangelo è l'unica chiesa in cui Pietro Ivaldi, detto "il Muto" firmò e datò due affreschi, quelli sulle pareti a fianco dell'altar maggiore, che rappresentano lUltima Cena e la Natività. Nella chiesa sono state rinvenute anche due rare tele a olio di Pietro Ivaldi. La prima raffigura i Santi Defendente, Rocco, Francesco Saverio, Carlo Borromeo e le Anime purganti; la seconda il Battesimo di Gesù.

Il 9 giugno 1844 fu deciso dal consiglio parrocchiale di dotare la chiesa di un organo. Esso fu commissionato agli Agati, celebre famiglia organaria di Pistoia. Il pregevole strumento attende di essere riportato all'originario splendore sonoro.

Tra il 2001 e il 2006 la chiesa ha avuto importanti sviluppi a livello di recupero e restauro. Si è partiti con due consolidamenti dei danni causati dal terremoto: il primo di tipo statico e il secondo con la ricostruzione di coperture dissestate.

Le due tele a olio sono state restaurate dallo Studio Nicola di Aramengo, con il contributo della Regione Piemonte e di istituti bancari, e sono tornate al loro antico splendore.

L’ultimo recupero, svolto dallo Studio Gabrieli e Traversi di Bergamo, ha riguardato il recupero della balaustra, della scalinata e dell’altare maggiore. I lavori di restauro sono consistiti nella pulitura dei marmi, nell’integrazione di parti mancanti e nel fissaggio delle colonnine.

Nel 2008 sono poi iniziati i lavori di restauro di tutto l’apparato pittorico della Chiesa, lavori che sono stati affidati all’impresa “Gazzana restauri srl” di Acqui Terme.

I suddetti restauri sono stati fortemente voluti dall’allora sindaco Rinaldi, ritenendo che la conservazione del patrimonio artistico del paese dovesse essere una priorità per attirare nuovi turisti.

Chiesa di San Rocco L'oratorio della Santissima Annunziata e di San Rocco si trova al centro dell’abitato.

Le notizie documentarie di questo edificio sono frammentarie; tuttavia, la data 1600 incisa sull’architrave in pietra della facciata, riporta a questi anni la sua fondazione.

La facciata reca, ben visibile, una lapide posta a ricordo dell’epidemia di peste che imperversò nel 1854 e che la popolazione, grazie alle invocazioni di aiuto rivolte a San Rocco, poté superare senza subire numerose perdite. L’esterno è stato ristrutturato intorno al 1930 con cornici in malta cementizia riportata sulle lesene, portale, timpano e parte superiore a forma semiellittica.

Anche l’oratorio, come la chiesa parrocchiale, presenta sopra il portale tre finestre a serliana, ovvero due rettangolari e la centrale a forma arcuata, contornate anch’esse da cornici recenti in malta cementizia. Sull’angolo sinistro si erge il campanile a vela triangolare.

L’interno ha subìto vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli: dapprima era a unico vano rettangolare senza coro, così come la maggior parte degli oratori della zona, con altare centrale e due altari laterali. In seguito, probabilmente nel corso del XIX secolo, a fianco dell’altare centrale venne costruita sulla sinistra una cappella in stile neoclassico e un'edicola in stucco all’interno della quale venne collocata la statua lignea di San Rocco.

Di interesse artistico sono l'altare in stucco settecentesco, il pulpito e alcune statue lignee. Non sono, invece, di elevata fattura le decorazioni murarie, effettuate probabilmente durante i lavori di ampliamento dell’edificio nel corso del XX secolo.

Chiesa della Madonna del Carmine