La diplomatica (derivante dal latino diploma, nel senso di lettera credenziale) è una disciplina nata nella seconda metà del secolo XVII che ha come oggetto di studio i concetti, le tecniche e le procedure per giudicare la genuinità giuridica o meno del documento medievale, sia nella sua dimensione pubblica sia in quella privata. Inizialmente vista come una scienza ausiliaria della storia, nel corso del XIX e XX secolo la diplomatica è diventata una scienza a sé stante, di aiuto nella ricerca storica.

Storia Prodromi della disciplina: Petrarca e Valla

Alla base dello studio dei documenti, così come sarà sviluppato dalla scienza diplomatica nei secoli seguenti, ci furono gli importanti studi filologici compiuti dagli umanisti nel corso del XV secolo. Il precursore dell'umanesimo rinascimentale, il letterato e filologo Francesco Petrarca, già nel 1361 dimostrò la falsità dei pretesi privilegi concessi agli Asburgo d'Austria da Cesare e da Nerone su richiesta dell'imperatore Carlo IV..

Un secolo più tardi, il romano Lorenzo Valla dimostrò, nel 1440, la falsità della donazione che l'imperatore romano Costantino fece a papa Silvestro I sulla base di fattori linguistici, filologici e anche giuridici, chiamando quindi in causa la natura "giuridica" della scienza diplomatica. La dissertazione dell'umanista romano uscì, però, soltanto nel 1517, decenni dopo la morte dell’autore, sotto il nome di Discorso sulla donazione di Costantino, falsamente creduta autentica e ..

Nascita della diplomatica come scienza

I Bella diplomatica: Jean Mabillon e il De re diplomatica (1681) La diplomatica, come scienza, nacque sul finire del XVII secolo in piena età controriformista allorché i vari dotti appartenenti al clero incominciarono a studiare l'autenticità dei documenti della storia della Chiesa. All'interno di questi gruppi di studiosi nacquero delle disquisizioni sulle conclusioni di uno o di un altro autore, determinando i cosiddetti bella diplomatica..

In particolare la disputa ebbe inizio tra un gruppo di eruditi gesuiti di Anversa, impegnati nella pubblicazione degli Acta sanctorum incominciata a suo tempo da Jean Bolland (dal cui nome furono poi denominati bollandisti) e i benedettini francesi della congregazione di San Mauro (detti dunque maurini) che, presso l'abbazia di Saint-Germain-des-Prés, stavano curando e studiando dei documenti d'età merovingia.

Nel 1675 il bollandista Daniel Papebroch, nell'introduzione al secondo tomo degli Acta sanctorum Aprilis (introduzione denominata anche col nome di Propylaeum antiquarium circa veri ac falsi discrimen in vetustis membranis), giunse a un tale rigore di critica filologica e diplomatica che, inficiando di falso un diploma di Dagoberto I, finì col gettare discredito su un gran numero di carte dell'epoca merovingica studiate dai Maurini.. Ciò suscitò una forte reazione da parte dei padri maurini i quali, colpiti, sia pur indirettamente, da un indirizzo così radicale, decisero di rispondere alla provocazione del gesuita Papebroch. Contro le tesi di quest'ultimo il padre maurino Jean Mabillon (1632-1707) scrisse, nel 1681, i De re diplomatica libri VI, l'opera che rappresenta il capostipite della diplomatica, . In tale volume, Mabillon non negò l'indirizzo del Papebroch, ma rispetto a questi distinse varie categorie dei documenti prendendo in considerazione quelli che verranno definiti poi come gli elementi intrinseci ed estrinseci., instaurando così un metodo di analisi scientifica basilare per il successivo sviluppo della diplomatica e consacrando il benedettino quale il fondatore di tale scienzaPer una ricostruzione più dettagliata, cfr. .

Il XVIII secolo: la diffusione dei principi di Mabillon in Europa

L'opera di Mabillon aprì, nel corso del Secolo dei Lumi, una serie di dibattiti teorici riguardo ai principi generali della neonata scienza diplomatica. Alle tesi sia diplomatiste sia paleografiche del Mabillon rispose qualche decennio più tardi l'erudito veronese Scipione Maffei (1675-1755) il quale, nella Istoria diplomatica del 1727, prospettò la necessità di dare alla materia nuove e più comprensive basi metodologiche. Non molti anni dopo giunse il contributo del sacerdote e storico modenese Ludovico Antonio Muratori (1672-1750) il quale trattò esplicitamente l'argomento della diplomatica nella Dissertazione XXXIV delle Antiquitates Italicae medii aevi (stese tra il 1738 e il 1743), in cui enunciò i principii della diplomatica e presentò numerosi «casi di critica applicata alle fonti documentarie»; : .

Le riflessioni dei due italiani non rimasero confinate nella penisola italiana: due padri maurini, Charles-François Toustain e René-Prosper Tassin (1697-1777), recepirono le novità proposte da Maffei e da Muratori, ampliando quanto esposto tempo prima dal Mabillon in quella che si considera la massima opera del secolo XVIII trattante la diplomatica, ovvero il Nouveau traité de Diplomatique, in 6 volumi pubblicato tra il 1750 e il 1765 e ..

Nel frattempo, i principi metodologici di Mabillon si estesero anche nel Regno Unito, dove furono recepiti dagli storici Thomas Madox (1666 – 1727). e, seppur con alcune critiche, da George Hickes (1642-1715)Per approfondire, cfr. il saggio di ; in Spagna, José Pérez de Rozas, benedettino autore delle Dissertationes stesi secondo la scienza diplomatica (1688).; in Germania, infine, fu il filosofo Gottfried Leibniz a importare il metodo del maurino francese in terra tedesca redigendo il Codex iuris Gentium Diplomaticus (1693)., seguito poi da Christian Heinrich Eckhard..

Il XIX secolo

La nascita della diplomatica speciale di tipo pubblico

Dopo la fine del secolo dei lumi e l'avanzare della mentalità romantica, incentrata sull'amor di Patria e sulla riscoperta delle radici storiche della propria terra d'origine, gli studiosi delle varie nazioni incrementarono ulteriormente l'interesse per gli studi storici e lo convogliarono verso la realizzazione di opere collettive di ampio respiro, dando avvio alla specializzazione della diplomatica (diplomatica speciale), cioè non più al solo studio dei caratteri generali di un qualsiasi tipo di documento, ma allo studio di precisi tipi documentari, che fossero prodotti da una cancelleria (documenti pubblici imperiali/regi o pontifici) o dai notai (documenti privati).

LÉcole des chartes

In tale prospettiva romantico-storicistica, fu fondata il 21 febbraio 1821 a Parigi, per decreto di Luigi XVIII, spinto a sua volta dal ministro dell'interno Joseph Jérôme Siméon e dal barone Joseph-Marie de Gérando, l'École nationale des chartes.. Tale istituto si concentrò, grazie all'impulso di un suo docente e uno tra i massimi paleografi francesi, Léopold Victor Delisle (1826-1910), sulla ripresa degli studi dei documenti prodotti in terra di Francia dalla dinastia merovingia in avanti (celebri la pubblicazione de Recueil des historiens des Gaules et de la France, 1869 e seguenti; e dei Diplômes des rois de France). Sempre sulla stessa scia, un altro celebre diplomatista, Alain de Boüard (1882-1955), si dedicò allo studio dei documenti cancellereschi dei merovingi. Arthur Giry (1848-1899), invece, si concentrò sulla produzione documentale degli organi cittadini della Francia medievale.

I Monumenta Germaniae Historica e la nascita della Diplomatica imperiale e regia

Negli stessi anni si assistette a una medesima iniziativa nel Regno di Prussia. Nel 1819 infatti, il barone Heinrich Friedrich Karl von Stein e l'archivista e diplomatista Georg Heinrich Pertz patrocinarono la nascita della Societas aperiendis fontibus rerum germanicarum medi aevii, patrocinatrice dei Monumenta Germaniae Historica (MGH), ovvero una serie di studi storici intesi a delineare l’evoluzione del territorio tedesco e dei popoli germanici nel corso del Medioevo; ., analizzando in particolare i documenti pubblici imperiali ordinati in ordine cronologico: si assiste così alla nascita della diplomatica pubblica di tipo imperialeL'analisi diplomatista dei documenti pubblici in area tedesca non poteva che essere rivolta a quelli prodotti dalle cancellerie degli imperatori del Sacro Romano Impero Germanico durante il Basso Medioevo. I lavori degli studiosi sotto riportati si concentrarono, difatti, principalmente sotto quest'aspetto. Ne è un esempio l'elaborazione, ad opera dello storico Leopold von Ranke, della ricerca e dell'analisi dei documenti imperiali negli Jahrbücher der Geschichte des deutschen Reiches (Annali della storia dell'Impero tedesco, 1834). Cfr. .. I Monumenta, organizzati in cinque serie di studi regolati su un piano di ricerca ben preparato dal Pertz nel 1824 (Scriptores, Leges, Diplomata, Antiquitates, Epistulae), erano finanziati dal governo prussiano prima, e dall'Impero Tedesco poi, in ottica propagandistica, al fine di rafforzare la politica apertamente nazionalistica della Germania di Bismarck e di Guglielmo II. Il tentativo, da parte degli studiosi tedeschi, di fornire un quadro unitario e culturale alla propria nazione attraverso la ricerca di documenti che attestassero luoghi, personalità e documenti politici volti a celebrare la propria patria, ebbe come conseguenza il proliferare degli studi sopra la storia del Sacro Romano Impero. Nel 1831 Johann Friedrich Böhmer (1795-1863) avviò la ricerca dei documenti di cancelleria dei sovrani tedeschi medievali (i Regesta Imperii) identificandone la traditio e offrendo per ciascuno un regesto. L'apporto di Pertz e di Böhmer alla diplomatica imperiale e regia, che toccò il suo vertice con i Beitrage zur Diplomatik (Contributi di diplomatica) di Theodor von Sickel, continua ancora oggi attraverso le fondazioni dei MGH e dei Regesta imperii. L'apporto di Sickel e Ficker

All'interno dell'area tedesca si segnalarono, oltre a Böhmer, in particolare due studiosi le cui teorie promossero uno sviluppo ulteriore dei concetti legati alla scienza diplomatica. Il primo fu lo storico austriaco Theodor von Sickel (1826-1908), considerato «il fondatore della diplomatica moderna». e presidente dal 1869 al 1894 dellInstitut für Österreichische Geschichtsforschung (Istituto per la ricerca storica austriaca), il quale introdusse il sistema della comparazione delle scritture e delle formule nell'ambito di una determinata cancelleria, giungendo ad accertare i caratteri e la genuinità dei documenti prodotti nella medesima (la cosiddetta Kanzleimäßigkeit)..

L'altro apporto fu quello dato da Julius von Ficker (1826-1902), storico e giurista tedesco che introdusse, nei Beiträge zur Urkundenlehre del 1877-1878, la distinzione concettuale tra il momento dell'azione giuridica e quello della genesi del documento, dichiarando che c’è un atto giuridico che può essere contestuale al momento in cui si è dal notaio a far scrivere questa disposizione (documento dispositivo), come può non esserlo (documento probatorio)..

L'Italia

Il merito principale degli studi di Pertz, Böhmer e Sickel fu quello di coinvolgere il più ampio numero di studiosi, spingendo anche gli storici stranieri a fondare simili realtà nelle loro nazioni d'origine. Nell’Italia preunitaria, il re di Sardegna Carlo Alberto (1831-1849) fondò a Torino, nel 1833, un apposito organismo di natura statale, la Regia Deputazione sovra gli Studi di Storia Patria, associazione che si proponeva di promuovere gli studi storici raccogliendo, pubblicando e illustrando i vari documenti e gli altri tipi di fonti storiche. In seguito all’Unità d’Italia, nacquero varie Deputazioni storiche regionali, coordinate dal 1883 dallIstituto Storico Italiano.. Divenute organi periferici sotto il fascismo (1934), le varie deputazioni regionali tornarono indipendenti con l'avvento della Repubblica.