La comunità greca di Venezia fu dapprima composta da artigiani, mercanti, intellettuali e poi da stradioti e profughi provenienti dall'Impero Bizantino. In particolare dalle Isole Ionie, dalle Isole egee, dalla Grecia, da Creta e dalle regioni dei Balcani dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453.

Quando s'intendeva parlare dei Greci come un gruppo organizzato ed omogeneo per lingua e costumi, il termine preferito divenne quello di nazione grecaCristina Setti, Sudditi fedeli o eretici tollerati?, p. 147..

Storia

Venezia ha conosciuto da sempre la presenza e i contatti con cristiani dei Balcani e più orientali praticanti il rito orientale essendo un porto commerciale in continuo contatto con l'Impero Bizantino.

Sino alla fine del XIV secolo poco si conosce sull'eventuale presenza stabile di greci a Venezia. I primi bizantini che si stabilirono in questa città erano, forse, artisti, che facevano parte della diaspora, che, secondo certe opinioni, segui alla crisi iconoclasta verso la fine dell'VIII secolo..

Dal X all'XI secolo Con maggior sicurezza si può parlare del X e XI secolo, epoca in cui artisti e artigiani bizantini vennero invitati ufficialmente a Venezia per soddisfare le tendenze artistiche della città. Sotto il doge di Venezia Pietro Orseolo I (976-978), vennero invitati architetti greci, mentre il doge Domenico Selvo (1070-1084), che aveva creato numerosi legami con Bisanzio, nel 1071, invitò mosaicisti Greci..

Nel 1081 i veneziani si impegnarono ad aiutare i fedeli di rito greco contro i normanni di Roberto il Guiscardo, che si accingeva ad attaccare l'Impero Bizantino; in cambio l'imperatore Alessio I Comneno promise, e concesse nel 1082, ai mercanti veneziani la preminenza su tutti gli altri mercanti, così che Roberto il Guiscardo fu sconfitto dalla flotta del doge Domenico Silvo.La Comunità dei Greci Ortodossi si costituisce a Venezia

Il patto tra l’imperatore e il doge fu fondamentale per la Repubblica di Venezia, in quanto segnò l'inizio della sua potenza politica, militare e commerciale nel vicino Oriente dove poterono veleggiare le sue navi.

Dopo il 1092 si sviluppò un flusso migratorio di commercianti veneziani che raggiungevano Costantinopoli, mentre molti mercanti greci si recavano a Venezia.

XII e XIV secolo

Con la quarta crociata (1204), che determinò la "prima" caduta di Costantinopoli, e contemporaneamente l’inizio del dominio veneziano nel Mediterraneo orientale dove i veneziani si impadronirono di una larga parte dell'Impero Bizantino (la costa occidentale dell'attuale Grecia, la Morea, Nasso, Andro, Eubea, Gallipoli, Adrianopoli e i porti della Tracia sul Mar di Marmara), così che fu facilitato lo spostamento dei greci di quelle terre.Cristina Setti, Sudditi fedeli o eretici tollerati?, p. 145. Questi vennero occupati principalmente nella navigazione e nel commercio, oltre che in altri diversi mestieri. Il 4 luglio del 1271, la Serenissima concesse ai greci, già stabiliti a Venezia e a quelli che si vorrebbero stabilire, ampio "salvocondotto".

Nel secolo seguente gli abitanti graecis ritus (di rito bizantino) di Venezia aumentarono. Fattori principali erano quelli economici e politici: da una parte il commercio, dall'altra la dominazione veneziana su terre bizantine e il pericolo ottomano. Del resto durante questo periodo si nota la presenza a Venezia dei primi dotti di lingua greca antica..

XV secolo Nel XV secolo ci furono tenui tentativi da parte dei graecis ritus di Venezia di ottenere il diritto della libertà dogmatica. In genere venne accentuata la mitezza che caratterizzava il governo veneziano nei suoi rapporti con i forestieri che abitavano la città, dato che esso vedeva in questi un elemento fondamentale per l'economia del dominio..

I graecis ritus di Venezia assistevano molte volte alla Santa Messa ed altre sacre funzioni tenute da sacerdoti di rito bizantino in varie chiese della città, ma non si trattava di un privilegio di libertà religiosa di cui godevano i fedeli di rito greco, perché essi esercitavano e partecipavano di nascosto e sotto la minaccia di esilio, a cose vietate dalle autorità politiche.

Cosi, all'inizio del XV secolo, il sacerdote (papas) Michaeli, figlio di Cosma di Eubea, e abitante in una casa nella Calle de la Pietà, presso la chiesa omonima, officiava in presenza di molti suoi connazionali in rito bizantino nella chiesa di San Giovanni in Bragora del sestiere di Castello. Quando il fatto arrivò alle orecchie delle autorità, questi con il decreto del Consiglio dei Dieci del 27 aprile 1412 inviarono il caso all'inquisitore dell'eresia, cioè a un magistrato ecclesiastico, il quale condannò il sacerdote alla pena dell'esilio.. Per l'esecuzione della condanna vennero invitati i Signori della Notte..

Un mese dopo, il 25 maggio 1412 il Consiglio dei Dieci, tenendo conto della fede del prete e dei suoi antenati verso la Serenissima, come la sua situazione famigliare (quod habet quam plures filios), annullò la condanna di esilio, dandogli il permesso di soggiorno a Venezia, obbligandolo però a rinunciare all'esercizio dei sacri offici e a cambiare abitazione, con la minaccia di essere confinato a vita se avesse continuato a officiare il rito orientale. Per la prima volta lo Stato veneziano si oppose ufficialmente all'esercizio del rito ortodosso nella capitale. Il grande scisma tra Occidente ed Oriente offriva la possibilità che i non uniti con Roma venissero considerati non semplicemente scismatici, ma eretici, e come tali non avevano il diritto di culto libero.

Nonostante il divieto di esercitare il culto degli avi, all'inizio dell'anno 1416, venne scoperto un altro sacerdote di rito greco che, nei giorni festivi, officiava in una casa privata dove andava, per ascoltare la messa, "ubi fit concursus multarum personarum" ("un grande numero di persone"). Alla nuova trasgressione, l'8 gennaio del 1416 seguì un altro decreto del Consiglio dei Dieci, secondo cui il sacerdote non doveva più officiare con la minaccia di essere esiliato per cinque anni. Inoltre, chiunque officiasse secondo il rito greco doveva essere punito allo stesso modo. Il decreto venne giustificato che, la tolleranza del rito dei greci scismatici da parte dello Stato non sarebbe altro che una offesa contro la fede cattolica e l'onore della Serenissima. Ma anche questa volta la sola minaccia non portò l'esito che ci si aspettava. Nell'agosto del 1418 venne scoperto che nella casa di Demetrio Filomati, un altro prete, Giovanni di Nauplia, teneva le sacre funzioni in rito orientale, mentre il prete sopra citato, Michaeli, già minacciato di esilio, continuava ad officiare nella parrocchia di San Martino.. Mancando però delle prove irrefutabili, il Consiglio dei Dieci si limitò a dichiarare ai due preti che in nessun modo essi potevano officiare, e a Filomati che non doveva più permettere che a casa sua si tenevano le sacre funzioni, altrimenti tutti e tre sarebbero stati condannati alla pena di cinque anni di esilio, pena che sarebbe stata uguale per qualsiasi persona che avesse partecipato alle eventuali funzioni che si sarebbero tenute in quella casa..

Interessante è che le autorità politiche si limitarono a fare solo delle minacce. Riconoscendo come dogma religioso dello Stato quello di Roma, erano obbligate a prendere certe misure contro gli eterodossi bizantini scismatici, mostrando contemporaneamente verso di loro una certa clemenza. In questo modo, Venezia si mostrò fedele al dogma occidentale e teneva calmo il clero latino; nello stesso tempo riuscirono a non essere considerati nemici nei confronto della comunità di rito bizantino, che tanto contribuiva al progresso economico e civile della Repubblica.

Il 14 febbraio del 1430, papas Michaeli, che continuava a officiare secondo il rito bizantino nella Chiesa di San Martino, fu condannato alla pena dell'esilio per cinque anni e allontanato da Venezia. Nello stesso anno il Consiglio dei Dieci proibì a due altri ecclesiastici di rito greco (Achachio Atalioti Caloicio, Joseph Perdikari) di celebrare a Venezia e deliberò la distruzione della cappella eretta nella casa di Demetrio Filomati, dove si riunivano dei Greci per praticare il culto ortodosso.

Dopo il Concilio di Firenze (1439)

Nuove prospettive nacquero in seguito al Concilio di Firenze (1439) nel quale venne stabilita, benché solo formalmente e senza nessun esito positivo nel campo ecclesiastico, l'unione delle Chiese che comunque offrì ai graecis ritus, stabilitisi nei paesi d'Occidente la possibilità di aprire un dialogo con la Chiesa latina e le autorità politiche da essa influenzate. Da questo momento, i greci vennero considerati cattolici uniti con la Chiesa di Roma (uniati), diversi solo nel rito. In conseguenza, a Venezia, si trovavano a sacerdoti greci che officiano secondo il rito orientale sotto la protezione papale..

Da una lettera di papa Eugenio IV a Lorenzo Giustiniani, vescovo di Castello, del 19 ottobre 1445 si evince che gli abitanti di rito orientale di Venezia, con a capo il loro sacerdote Giorgio Vario ricorsero al Pontefice, esponendogli le difficoltà sollevate da parte del pievano (prete titolare di una pieve) della chiesa di San Biagio, dove Giorgio Vario ed alcuni altri preti di rito greco tenevano le loro sacre funzioni. Spesso succedeva che questo pievano impedisse ai sacerdoti l'ingresso nella chiesa, mentre d'altro canto pretendeva una parte delle offerte dei fedeli.. Allora il papa ordinò al vescovo di permettere ai preti graecis ritus di celebrare i sacri offici senza ostacoli secondo il rito bizantino, sia nella chiesa di San Biagio, sia altrove per la cura delle anime sia degli abitanti che abitavano nella città che di quei loro connazionali che ogni giorno vi giungevano.

Dopo la caduta dell'Impero Bizantino (1453)

Dopo l'inizio del XIV secolo, divenne sempre più consistente la minaccia ottomana verso l'Occidente, costringendo un gran numero di persone a rifugiarsi a Venezia. Con la caduta dell'Impero bizantino nel 1453 incrementò ulteriormente la diaspora dei fedeli bizantini verso Venezia e il numero dei rifugiati crebbe con l'estendersi dell'avanzata ottomana nei Balcani, così che i cristiani orientali diventarono la più importante componente straniera nella capitale della Serenissima; tanto che, nel 1479 la popolazione complessiva dei graecis ritus raggiunse le 4.000 persone circa,Storia della comunità ortodossa in: Istituto Ellenico mentre la popolazione intera della città contava sulle 150.000 anime.