I tappeti orientali nei dipinti del Rinascimento sono tappeti di origine mediorientale, provenienti dall'Anatolia, dalla Persia, dall'Armenia, dall'Azerbaigian, dal Levante, dallo stato mamelucco d'Egitto o dal Nord Africa, usati come elementi decorativi nei dipinti dell'Europa occidentale a partire dal XIV secolo. Diversi dipinti sono giunti ai nostri giorni, ma poiché rimangono pochi tappeti mediorientali prodotti prima del XVII secolo, sebbene il numero di quelli noti sia aumentato negli ultimi decenni, quelli presenti nelle opere pittoriche sono l'unica fonte che possa far conoscere la loro fattura e disegno. Pertanto, la ricerca storico-artistica comparata ha fatto il suo esordio alla fine del XIX secolo facendo affidamento su tappeti rappresentati in dipinti europei databili.

Storia

Le attività di scienziati e collezionisti, a partire dalla fine del XIX secolo, hanno notevolmente aumentato il corpus dei tappeti orientali sopravvissuti, consentendo un confronto più dettagliato dei tappeti esistenti con le loro controparti rappresentate nei dipinti. La ricerca comparativa occidentale ha portato a una storia culturale sempre più dettagliata relativa all'arte orientale della tessitura dei tappeti. Ciò a sua volta ha rinnovato e ispirato l'interesse scientifico nei loro paesi di origine. La ricerca comparativa basata su dipinti e tappeti rinascimentali, conservati in musei e collezioni, continua a contribuire al crescente corpus di conoscenze storiche e culturali dell'arte.

La tradizione di un realismo preciso tra i pittori occidentali della fine del XV e inizio XVI secolo fornisce materiale pittorico che è spesso abbastanza dettagliato da giustificare conclusioni su dettagli anche minuscoli del tappeto dipinto. I tappeti sono trattati con eccezionale cura nella resa di colori, motivi e dettagli di forma e disegno: la trama dipinta di un tappeto raffigurato nella Madonna in trono col Bambino tra i santi Girolamo e Francesco, di Petrus Christus, evidenzia il disegno dei singoli motivi e il modo in cui il pelo si apre dove il tappeto è ripiegato sui gradini, suggerendo che il tessuto raffigurato sia un tappeto tessuto.

Visivamente, i tappeti nelle composizioni servivano per attirare l'attenzione su una persona importante o per evidenziare un luogo in cui si svolgevano azioni significative. Parallelamente allo sviluppo della pittura rinascimentale, inizialmente furono santi cristiani e scene religiose ad essere raffigurate su tappeti. Successivamente, i tappeti furono integrati anche in contesti profani, per rappresentare l'idea di opulenza, esotismo, lusso, ricchezza o status sociale. Nei primi tempi, il loro uso era riservato ai più potenti e ricchi, alla regalità e alla nobiltà. Più tardi, quando un numero maggiore di persone ebbe ricchezza sufficiente per permettersi beni di lusso, i tappeti orientali apparvero anche nei ritratti di mercanti e ricchi borghesi. Durante la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo, l'interesse per la rappresentazione di tappeti andò diminuendo e parallelamente, i dipinti prestarono meno attenzione ai dettagli.

I tappeti orientali dal disegno accattivante erano fortemente attrattivi per i pittori occidentali. I colori ricchi e vari potrebbero aver influenzato i grandi pittori veneziani del Quattrocento. Si è ipotizzato che la rappresentazione pittorica dei tappeti sia legata allo sviluppo della prospettiva lineare, che fu descritta per la prima volta da Leon Battista Alberti nel 1435.

La rappresentazione di tappeti orientali nei dipinti del Rinascimento è considerata come un contributo importante a una "storia universale dell'arte", basata su interazioni di diverse tradizioni culturali. I tappeti del mondo islamico arrivarono in gran numero nell'Europa occidentale nel XV secolo, cosa che è sempre più riconosciuta come un nesso temporale fondamentale negli incontri culturali che hanno contribuito allo sviluppo di idee, arti e scienze del Rinascimento. Contatti intensificati, in particolare il crescente commercio tra il mondo islamico e l'Europa occidentale, fornirono fonti materiali e influenze culturali agli artisti occidentali nei secoli a venire. A loro volta, anche le richieste del mercato europeo influenzarono la produzione di tappeti nei loro paesi di origine.

Origine e limiti dell'approccio comparativo Nel 1871, Julius Lessing pubblicò il suo libro sul disegno dei tappeti orientali. Faceva più affidamento sui dipinti europei che sull'esame dei tappeti reali per mancanza di materiale, perché gli antichi tappeti orientali non erano ancora stati collezionati al momento in cui lavorava al suo libro. L'approccio di Lessing si è rivelato molto utile per stabilire una cronologia scientifica della tessitura di tappeti orientali, ed è stato ulteriormente elaborato e ampliato principalmente dagli studiosi della "scuola di Berlino" di storia dell'arte islamica. Wilhelm von Bode e i suoi successori Friedrich Sarre, Ernst Kühnel e Kurt Erdmann hanno sviluppato il metodo "ante quem" per la datazione di tappeti orientali basati su dipinti rinascimentali.

Questi storici dell'arte erano anche consapevoli del fatto che il loro approccio scientifico era parziale: solo i tappeti prodotti dalle fabbriche venivano esportati in Europa occidentale e, di conseguenza, erano disponibili agli artisti del Rinascimento. I tappeti da villaggio o per i nomadi non raggiunsero l'Europa durante il Rinascimento e non furono rappresentati nei dipinti. Ciò fino alla metà del XX secolo, quando collezionisti come Joseph V. McMullan o James F. Ballard riconobbero il valore storico e artistico di questo tipo di produzione, facendoli apprezzare anche al mondo occidentale.

Caratteristiche

È noto che i tappeti a pelo con disegno geometrico sono stati prodotti a partire dal XIII secolo tra i Selgiuchidi del Rum, nell'Anatolia orientale, con i quali Venezia aveva avuto rapporti commerciali sin dal 1220.Mack, p.74 Lo stesso commerciante e viaggiatore medievale Marco Polo ha affermato che i tappeti prodotti a Konya erano i migliori al mondo:

Quei tappeti erano realizzati da maestri tessitori armeni che vivevano nelle alte terre armene (chiamate Anatolia in questo articolo), dai tempi della Grande Armenia, e noti per essere stati gli inventori dei tappeti. La parola tappeto deriva dall'antica parola armena (grabar) "capert" incontrata nei vecchi manoscritti armeni del V-VI secolo. Furono prodotti anche tappeti nella Spagna islamica, e uno di questi è mostrato in un affresco del 1340 nel palazzo dei Papi di Avignone.King & Sylvester, 10-11 La stragrande maggioranza dei tappeti nei dipinti del XV e XVI secolo provengono dall'Impero ottomano o, eventualmente, da copie europee di questi tipi provenienti dai Balcani, dalla Spagna o da altrove. In realtà questi non erano i migliori tappeti islamici del periodo e si vedono pochissimi esemplari dei migliori tappeti turchi "di corte". Anche se più fini di questi, i tappeti persiani non appaiono che alla fine del XVI secolo, ma diventano sempre più popolari tra gli europei più ricchi nel XVII secolo. I raffinati tappeti mamelucchi egiziani sono presenti, di tanto in tanto, soprattutto nei dipinti veneziani.King & Sylvester, 17

Uno dei primi usi di un tappeto orientale in un dipinto europeo è nel San Ludovico di Tolosa che incorona il fratello Roberto d'Angiò di Simone Martini, del 1316-1319.Mack, p.74-75. Un altro tappeto anatolico con animali appare in un pannello senese, del 1340–1345, rappresentante la Sacra Famiglia e attribuito a Pietro o Ambrogio Lorenzetti (già in Abegg-Stiftung, Riggisberg, oggi al Meermanno Museum, l'Aia) con animali bianchi e neri alternati all'interno di colorati medaglioni ottagonali.Burke, S. Maureen (2011). "Mary with Her Spools of Thread: Domesticating the Sacred Interior in Tuscan Trecento Art". in John Garton and Diane Wolfthal, eds., New Studies on Old Masters: Essays in Renaissance Art in Honour of Colin Eisler. Toronto: Centre for Reformation and Renaissance Studies. p. 295. Le rappresentazioni europee di tappeti orientali erano estremamente fedeli agli originali, a giudicare dal confronto con i pochi esempi sopravvissuti di tappeti di data contemporanea. La loro scala più ampia consente anche rappresentazioni più dettagliate e accurate rispetto a quelle mostrate in dipinti in miniatura provenienti dalla Turchia o dalla Persia.

La maggior parte dei tappeti utilizza disegni geometrici islamici, con i primi che usano anche motivi animali come la fenice e il drago di ispirazione cinese, come nell'affresco dellAccoglienza, educazione e matrimonio di una figlia dello spedale di Santa Maria della Scala, di Domenico di Bartolo (1440)Immagine. Questi erano stati stilizzati e semplificati in motivi quasi geometrici nella loro trasmissione al mondo islamico.Mack, p.75. King & Sylvester, pp. 13, and 49-50. L'intero gruppo, indicato in letteratura come "tappeti con animali", è scomparso dai dipinti verso la fine del XV secolo. Solo una manciata di tappeti originali a motivi animali sopravvivono, due provenienti da chiese europee, dove presumibilmente la loro rarità li ha fatti conservare con cura.King & Sylvester, pp. 49-50. Il "tappeto di Marby"Immagini, uno dei migliori esempi, è stato conservato in una chiesa della città svedese di Marby, mentre un audace adattamento di un motivo "drago e fenice", originariamente cinese, si trova a Berlino. Entrambi sono tappeti, lunghi meno di 2 metri e larghi circa 1 metro, con due scomparti, sebbene il tappeto di Berlino sia privo di un bordo lungo il lato maggiore.King & Sylvester, 49-50 I tappeti "drago e fenice" e "Marby" erano gli unici esempi esistenti di tappeti di animali conosciuti fino al 1988. Da allora, sono stati trovati altri sette tappeti di questo tipo. Sopravvissero nei monasteri tibetani e furono portati via dai monaci, in fuga verso il Nepal, durante la rivoluzione culturale cinese. Uno di questi tappeti è stato acquisito dal Metropolitan Museum of Art, che lo espone in parallelo a un dipinto dell'artista senese Gregorio di Cecco, lo Sposalizio della Vergine, 1423. Mostra grandi animali, ciascuno con un animale più piccolo all'interno.

Sebbene i tappeti siano stati dipinti su un pavimento condiviso, la maggior parte di essi si trovano in un'area riservata ai protagonisti, molto spesso su una pedana o di fronte a un altare o giù per i gradini di fronte alla Vergine Maria, a santi o a sovrani,Mack, p.76 alla maniera di un moderno tappeto rosso. Ciò presumibilmente rifletteva la pratica contemporanea della regalità; in Danimarca il tappeto persiano usato per l'incoronazione, del XVI secolo, viene usato, sotto il trono, per le incoronazioni fino ai giorni nostri. Spesso sono anche stesi sopra balaustre o fuori dalle finestre nelle occasioni festive, come le processioni di Venezia mostrate da Vittore Carpaccio o Gentile Bellini (vedi galleria).King & Sylvester, p. 14 NellImbarco di sant'Orsola, del Carpaccio, sono appesi ai lati di barche e passerelle pedonali.dipinto del Carpaccio

I tappeti orientali erano spesso rappresentati come elemento decorativo nelle scene religiose, ed erano un simbolo di lusso, status e buon gusto,Mack, p.73-93 sebbene fossero diventati sempre più disponibili durante il periodo, il che si riflette nei dipinti. In alcuni casi, come i dipinti di Gentile Bellini, i tappeti riflettono un primo interesse orientalista, ma per la maggior parte dei pittori riflettono semplicemente il prestigio dei tappeti in Europa. Un tipico esempio è il tappeto turco ai piedi della Vergine Maria nella Pala di San Zeno del 1456-1459 di Andrea Mantegna.Mack, p.67