Biografia È molto difficile ricostruire la vita di Dicuil, date le scarse testimonianze su di lui: le uniche informazioni disponibili provengono solo dalle sue opere che sono pervenute, scritte tutte in latino.

Dicuil nacque in IrlandaDe astronomia, i, 5, 2; De mensura, vii. 6 e 15.; il nome Dicuil (che presenta numerose varianti a livello grafico: Dicul, Dichull, ecc.) era appunto molto comune tra gli ecclesiastici dell'Irlanda dell'Alto Medioevo, dato che ricorre molto spesso negli annali irlandesi medievali. La sua data di nascita sarebbe da collocare intorno agli anni 755-760, secondo alcuni calcoli fatti a partire da ciò che Dicuil stesso dice nella sua opera De mensura orbis terrae, scritta, come dice l'autore, nell'825De mensura, ix. 13. Avrebbe avuto 65-70 anni. Per tutte le ricostruzioni cronologiche comunque cfr. Dicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pagg. 11-17.. Si fece monaco, ed ebbe come maestro SuibneusDe mensura, vi. 12. (anche questo nome ricorre spesso negli annali irlandesi medievali), al quale un monaco viaggiatore, Fidelis (di cui non si hanno altre notizie), raccontò il viaggio che fece in EgittoSempre in De mensura, vi. 12.. Dicuil intraprese varii viaggi presso le isole vicino alla costa nord-ovest della Britannia, e in alcune di queste sembra che visse per un po'De mensura, vii. 6.. Sempre nel De mensura, l'autore dice che, nel 795 (30 anni prima che scrisse la sua operaDe mensura, vii. 11.), ascoltò il racconto di alcuni monaci che visitarono l'Islanda, circa 80 anni prima rispetto alla prima colonizzazione da parte dei Vichinghi, stando agli eventi narrati nel Landnámabók. Negli anni 814-818 stette presso la corte dell'imperatore Ludovico il PioDe astronomia, iv, 7, 6., dove molto probabilmente era stato assunto come maestro di grammatica, e dove erano disponibili molti più manoscritti con opere più interessanti rispetto alla sua terra natia. In questi anni compose un computus, chiamato Liber de astronomia, nella forma di prosimetro, concepito come regalo per l'imperatore. Dopo l'825, anno in cui scrisse il De mensura, non si hanno più sue notizie.

Sembra che né i contemporanei di Dicuil né le generazioni a lui successive conoscessero molto ciò che scrisse: in effetti sono pervenuti pochissimi manoscritti risalenti al Medioevo che contengono le sue opere. L'unico scrittore che sembra conoscere Dicuil è Ekkehard di Aura, dato che cita dei passi dal De mensuraDe mensura, vii. 11 e 12. riguardanti Thule.

Opere De primis syllabis È un trattato sulla metrica, composto da nove capitoli. L'opera, come dice Dicuil stesso, è stata scritta nell'825. È conservato in due manoscritti: uno alla KBR di Bruxelles (10470-3, X sec.), dove l'opera di Dicuil è stata unita a quelle di Micone di Saint-Riquier, l'altro alla Bibliothèque Jacques Villon di Rouen (1470, fine X sec. o inizio XI sec.), che contiene una raccolta di trattati sulla grammatica. Il De primis syllabis è stato riconosciuto come opera indipendente da quelle di Micone di Saint-Riquier da K. Strecker nel 1920, e poi attribuito a Dicuil da A. Van de Vyver nel 1935Cfr. Dicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pagg. 15-16; cfr. J. E. G. Zetzel, Critics, compilers, and commentators. An introduction to Roman philology, 200 BCE-800 BCE, Oxford University Press, 2018, pag. 344 (per Dicuil) e pagg. 348-349 (per Micone di Saint-Riquier)..

L'opera riguarda la quantità della prima syllaba, cioè della prima sillaba che – in una parola latina – corrisponde alla sillaba contenuta nella radice: di questa sillaba infatti era difficile risalire alla quantità della vocale contenuta, dato che nel latino medievale si era completamente persa la quantità vocalica caratteristica del latino classico, e perciò era difficile per gli uomini dell'epoca comporre testi in metrica. Per esempio: era impossibile nel Medioevo sapere se la vocale “ca” di cano (la radice è “can-”) fosse lunga o breve; perciò, gli studiosi medievali dovevano trovare e imparare a memoria un verso – scritto dai poeti classici – in cui ricorreva il verbo cano (anche coniugato in modi diversi), e a seconda della sua posizione in quel verso imparavano così che la sillaba “ca” era breve (perché la “a” stessa era breve: “că”)Cfr. sull'argomento J. Leonhardt, “Classical metrics in medieval and Renaissance poetry: some practical considerations”, in Classica et Medievalia, 47, 1996, pagg. 305-323.. L'opera di Dicuil forse doveva servire come introduzione a un'altra opera, cioè il De finalibus, generalmente attribuita a ServioCfr. P. Saenger, Space between words. The origins of silent reading, Stanford University Press, 1997, pagg. 88-89..

Liber de astronomia È un computus in forma di prosimetro, scritto tra gli anni 814-818. L'opera è pervenuta in due redazioni. La prima è conservata in un solo manoscritto, risalente al IX secolo e in minuscola carolina, il 401 (prima 386) della Bibliothèque Municipale di Valenciennes, prima appartenuto al monastero di Saint-Amand, portato lì da Ubaldo, che forse è anche colui che lo ha copiato. I bibliotecari del XII secolo avevano erroneamente attribuito l'opera ad Alcuino, ma L. Bethmann rettificò l'attribuzione nel 1855. L'edizione critica della prima redazione è stata realizzata nel 1907 da M. EspositoCfr. M. Esposito, “An unpublished astronomical treatise by the Irish monk Dicuil”, in M. Lapidge (a cura di), Irish books and learning in mediaeval Europe, Variorum, 1990, pagg. 378-446.: questa redazione comprende quattro libri, scritti tra gli anni 814-816. Nel 1929 E. K. Rand trovò nel manoscritto 803 (IX sec.) della Bibliothèque Municipale di Tours un'altra copia dell'opera di Dicuil, però in una seconda redazione (molto probabilmente quella definitiva)L'opera di Dicuil è posta alla fine, dopo 2 opere di Boezio (il De arithmetica e il De consolatione philosophiae). Molto probabilmente, in origine, doveva essere contenuta in un manoscritto diverso.. Il manoscritto infatti contiene altre parti aggiunte ai quattro libri già esistenti del De astronomia; inoltre, sono presenti due capitoli in più nel libro iv. e due capitoli che costituiscono un libro v.. Prima del De astronomia, nel manoscritto 803 è presente un elenco di tutti i capitoli sia del De astronomia completo, sia di un'altra opera di Dicuil, posta dopo il computus, cioè lEpistola censuum (cfr. il prossimo punto). Nell'elenco è presente anche un riferimento al De primis syllabis, dove si dice che non era stato copiato insieme alle due opere precedentiMolto probabilmente ciò è dovuto al fatto che nel Medioevo in un manoscritto si copiavano opere del medesimo genere, e il De primis syllabis – in quanto trattato sulla metrica – non aveva niente in comune con le opere precedenti. Cfr. Dicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 15.. Il manoscritto 803 però si interrompe a metà del capitolo 2 del libro v. del De astronomia, omettendo quindi anche l'opera seguente (lEpistola censuum): A. van de Vyver trovò queste parti mancanti in un altro manoscritto, il n.a. lat. 1645 della Biblioteca nazionale di Francia di Parigi. Tutte le parti aggiunte e le parti nuove della seconda redazione devono essere state scritte tra gli anni 816-818, cioè dopo il libro iv. originale e prima dellEpistola censuumSu tutte le parti nuove aggiunte nel De astronomia cfr. A. Cordoliani, “Le comput de Dicuil”, in Cahiers de civilisation médiéval, 3-11, 1960, pagg. 325-337..

L'opera era stata concepita nell'aprile 814 come regalo nel giorno dell'assemblea dei nobili Franchi (15 maggio 814) per Ludovico il PioDe astronomia, i, 6, 5., il quale non dovette apprezzarla molto, dato che Dicuil stesso si lamenta del fatto che né lo ascoltò mentre la leggeva ad alta voce, né gli offrì alcuna ricompensa per il lavoro svoltoDe astronomia, i, 8, 6.. Il fatto che il monaco irlandese riporti il suo mancato successo nel libro i. indica che ne scrisse una parte come dono per l'imperatore, e che poi continuò per sé stesso l'opera, scrivendo i libri successivi.

Questo è il contenuto dei cinque libri nella redazione finale: 1) Nel libro i. sono esposte le regole astronomiche per calcolare i giorni dei mesi dell'anno; alla fine sono presenti dei distici esametrici rimati composti tutti da 16 sillabe; 2) Nel libro ii. sono esposti i calcoli delle varie distanze fra la Terra e il Cielo e fra i sette pianeti, la durata dei mesi lunari e le varie fasi lunari; sono inoltre esposte le regole per determinare i giorni intercalari; soprattutto, è esposto il metodo per calcolare i giorni della Quaresima e della Pasqua; 3) Nel libro iii. sono esposti i calcoli sulle rivoluzioni delle stelle e il metodo per calcolare l'equinozio di primavera; 4) Nel libro iv. sono esposti i calcoli sulle rivoluzioni del sole e della luna, e sulle loro velocità di movimento; è presente una curiosa speculazione circa l'esistenza di una “stella polare” del SudDe astronomia, iv, 6, 2.; 5) Nel libro v. si parla delle epatte.

Le fonti citate da Dicuil in modo esplicito sono Pitagora (ovviamente letto tramite citazioni di altri autori), Donato e alcuni “filosofi” (philosophi). Molto probabilmente le conoscenze scritte in quest'opera erano veramente possedute da Dicuil (come anche da molti altri monaci irlandesi nell'Alto Medioevo), dato che erano indispensabili per il mondo cristiano dell'epoca.

Epistola censuumDicuil usa sempre censuum, ma in sede metrica usa census. Cfr. Dicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 15. È un trattato in 225 esametri sui pesi e le misure, composto da 5 capitoli, seguito da un glossario in prosa. L'opera, come dice Dicuil stesso, è stata scritta dopo l'818. Si trova nel manoscritto n.a. lat. 1645 della Biblioteca nazionale di Francia di Parigi, posta dopo il De astronomia. Una fonte di quest'opera è il Cursus Paschalis di Vittorio di Aquitania, insieme alla tavola pitagorica elaborata dal medesimo autore, che forse può essere stato usato come fonte anche per il De astronomia.

Liber de mensura orbis terrae È un trattato geografico, composto da nove capitoli. L'opera, come dice Dicuil stesso, è stata scritta nell'825. È il suo lavoro più importante, e anche quello più interessante per quanto riguarda la storia della geografia. L'opera fu letta e studiata da varii umanisti e personaggi eruditi nel corso del tempo, come Beato Renano, Mark Welser, Claudius Salmasius, Sir James Ware II, Isaac Vossius, Jean Hardouin, Johann Daniel Schöpflin, Theodor Mommsen. Leditio princeps fu realizzata da C. A. Walkenaer nel 1807 (pubblicata a Parigi dal celebre stampatore Firmin Didot), ma nel 1814 J. A. Letronne realizzò un'edizione più corretta dell'opera, emendandone i numerosi errori dovuti alla tradizione. Il testo fu poi ripubblicato nel 1870 da G. Parthey, e solo nel 1967 è stata realizzata l'edizione critica definitiva, a cura di J. J. Tierney con la collaborazione di L. Bieler.

L'edizione critica più recente è stata condotta su 3 manoscritti principaliCfr. Dicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 37.:

1) P, Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 4806, del tardo IX secolo (non del X secolo, come sostenevano G. Parthey e Mommsen).

2) D, Dresden, Sächsische Landesbibliothek, Staats- und Universitätsbibliothek Dc 182, del tardo IX secolo o di inizio X secolo, portato dall'amministratore Ragenerus a Santa Maria di Reims, tra gli anni 1000-1015. È andato distrutto nella seconda guerra mondiale, ma rimangono le collazioni fatte da G. Parthey e da T. Mommsen.

3) σ, un codice proveniente da Spira, scritto molto probabilmente a inizio X secolo, appartenuto più tardi alla Biblioteca della Cattedrale di Spira. Fu copiato da molti umanisti del XV e XVI secolo, ma non è pervenuto; le trascrizioni degli umanisti invece sono pervenute.