L'Olocausto in Lettonia si riferisce ai crimini compiuti durante l'occupazione della Lettonia da parte della Germania nazista, aiutata dai collaboratori locali lettoni, nei confronti della popolazione ebraica.
Nei tre anni di insediamento dei tedeschi, si verificarono imprigionamenti, esecuzioni di massa, creazioni di campi di concentramento, fenomeni di ghettizzazione, lavori forzati e rapimenti di massa. Quando i sovietici avanzarono verso ovest nel corso dell'offensiva del Baltico, la Lettonia fu gradualmente abbandonata dai tedeschi: essi si lasciarono alle spalle i cadaveri di 66.000 ebrei lettoni, 19.000 ebrei tedeschi, austriaci e cechi, oltre a un numero imprecisato di ebrei lituani e ungheresi, gitani, simpatizzanti comunisti e persone affette da disturbi psichici. Altrettanto ignoto è il numero di attivisti anti-nazisti fatti prigionieri o eliminati nel corso delle rappresaglie.
Occupazione tedesca
L'esercito tedesco attraversò la frontiera sovietica il 22 giugno 1941, su un ampio fronte dal Mar Baltico all'Ungheria. I tedeschi avanzarono attraverso la Lituania verso Daugavpils e altri punti strategici in Lettonia. Una delle prime organizzazioni ad essere state allertate per costituire un corpo di polizia nazista fu la Sicherheitsdienst, generalmente indicata con l'acronimo SD, con quartier generale a Berlino, quest'ultimo noto come ufficio centrale di sicurezza nazionale (Reichssicherheitshauptamt), in abbreviazione RSHA..
La SD in Lettonia Prima dell'invasione, la SD aveva ripartito quattro cosiddette "Unità operative", le Einsatzgruppen. In realtà, gli incarichi per cui furono predisposte riguardavano omicidi di massa di quelle persone etichettate dai nazisti come "indesiderate": Il riferimento era a comunisti, zingari, soggetti affetti da disturbi psichici e, soprattutto, ebrei. Le Einsatzgruppen seguirono da vicino le truppe d'assalto e si stabilirono nei territori che venivano man mano occupati nel giro di alcuni giorni (talvolta bastavano meno di 24 ore).
La SD in Lettonia è immortalata nelle varie fotografie pervenuteci: le uniformi erano raramente in tinta esclusivamente nera, preferendosi invece il tradizionale abbigliamento grigio della Wehrmacht con qualche richiamo in nero. La toppa SD era ben visibile sulla manica sinistra, mentre un altro simbolo identificativo era il teschio con le ossa (Totenkopf) posto sul colletto. I gradi SD erano identici a quelli delle SS e la distinzione a livello estetico delle uniformi era da individuarsi nell'assenza della Sig-Rune, a cui si preferiva la semplice aggiunta delle lettere "SD".
La SD si insediò in Lettonia grazie all'Einsatzgruppe A, suddiviso in unità chiamate Einsatzkommandos 1a, 1b, 2 e 3. Mentre la prima linea si spostava verso est, l'Einsatzgruppe A stazionò in Lettonia rimanendo nel paese solo poche settimane, prima di devolvere le sue funzioni alla SD "locale": all'apice del corpo vi era il Kommandant der Sicherheitspolizei un SD , in genere riportato come KdS. Questi riceveva ordini sia dalla RSHA di Berlino che da un ufficiale in particolare, il Befehlshaber (comandante) der Sicherheitspolizei und des SD, o BdS. Sia il KdS che il BdS erano a loro volta subordinati a un altro ufficiale, il comandante delle SS e della Polizia (Höherer SS-und Polizeiführer), o HPSSF. Nonostante la districata costruzione gerarchica, nel concreto si verificarono conflitti di competenza.. La parte orientale della Lettonia, compresa Daugavpils e la Letgallia, fu affidata alle Einsatzkommandos 1b (EK 1b) e 3 (EK 3). L'unità EK 1b contava circa 50-60 uomini ed era comandata da Erich Ehrlinger.
Prime esecuzioni di massa
In Lettonia, la Shoah iniziò la notte dal 23 al 24 giugno 1941, quando nel cimitero di Grobiņa un distaccamento della SD uccise sei ebrei, incluso il farmacista della città.. Nei giorni seguenti 35 ebrei furono assassinati a Durbe, Priekule e Asīte. Il 29 giugno i nazisti iniziarono a formare la prima unità ausiliaria SD lettone a Jelgava e per guidarla si optò per Mārtiņš Vagulāns, membro dell'organizzazione Pērkonkrusts. Nell'estate del 1941, 300 uomini dell'unità parteciparono all'esecuzione di circa 2.000 ebrei a Jelgava e in altri luoghi della Semgallia. Le operazioni vennero supervisionate dagli ufficiali della SD tedesca Rudolf Batz e Alfred Becu, che coinvolsero le SS: tra gli atti compiuti, venne bruciata la principale sinagoga di Jelgava. Dopo l'acquisizione di Riga, Walter Stahlecker, assistito dai militanti di estrema destra del Pērkonkrusts e da altri collaborazionisti locali, diede luogo ad un pogrom nella capitale della Lettonia. Viktors Arājs, all'epoca trentunenne, forse ex membro di Pērkonkrusts e membro di una confraternita studentesca, fu incaricato di dirigere le manovre. Arājs era ancora studente universitario ed era sostenuto economicamente da sua moglie, la proprietaria di un ricco negozio, che aveva dieci anni più di lui. Egli aveva lavorato nella polizia lettone per un certo periodo di tempo. e si distinse per le sue idee estremamente radicali. Viene descritto dalle fonti coeve come un uomo ben pasciuto, sempre ben vestito e "con il cappello da studente orgogliosamente alzato su un orecchio".
Costituzione del Commando Arājs
Il 2 luglio Viktors Arājs iniziò a reclutare uomini per comporre un'unità armata: a rispondere alla chiamata furono perlopiù membri del Pērkonkrusts o studenti universitari, fiduciosi della possibilità di liberare la Lettonia da ebrei e comunisti. Nel 1941 avevano presentato domanda circa 300 uomini (divenuti 1.200 nel giro di due anni) tra i quali Arājs selezionò i collaboratori più stretti: Konstantīns Kaķis, Alfrēds Dikmanis, Boris Kinsler e Herberts Cukurs. La notte del 3 luglio, il neonato Commando Arājs cominciò ad eseguire arresti, vessazioni e furti ai danni degli ebrei della capitale. Il 4 luglio, la sinagoga corale in via Gogoļa fu avvolta dalle fiamme e, successivamente, la stessa sorte toccò ad altri due luoghi di culto in via Maskavas e Stabu. Gli omicidi dei giudei non cessarono in quei giorni e interessarono anche coloro che si erano spostati dalla Lituania per trovare rifugio. Alla guida di veicoli e autobus di colore blu, gli uomini del Commando si recarono in diversi insediamenti della Curlandia, della Semigallia e della Livonia, macchiandosi di ulteriori crimini.
La pulizia etnica avrebbe dovuto stimolare ulteriori antisemiti ad unirsi alla chiamata. Anche singole unità lettoni tra Selbstschutz furono coinvolte nello sterminio degli ebrei: nel distretto di Ilūkste, ad esempio, le uccisioni furono eseguite dai venti soldati facenti capo al comandante lettone Oskars Baltmanis. Le operazioni avvennero comunque sotto la supervisione dagli ufficiali delle SS e SD tedesche. Nel luglio 1941, vennero fucilati circa 4.000 ebrei di Riga nella foresta di Biķernieku. Le esecuzioni erano guidate dagli Sturmbannführers (maggiori) H. Barth, R. Batz e dal nuovo capo della SD di Riga Rudolf Lange..
Massacri
Gli storici lettoni Andrievs Ezergailis e Leo Dribins definiscono le prime operazioni compiute dai tedeschi e dai simpatizzanti locali come l'inizio del "più grande atto criminoso nella storia della Lettonia".. Dal luglio 1941, anche gli ebrei della Lettonia furono privati dei diritti di cui godevano gli altri cittadini nello stesso Stato. Si prevedevano rigide sanzioni per chi fosse uscito in fasce orarie diverse da quelle pomeridiane. Si assegnavano loro delle scarse razioni di cibo e, inoltre, gli acquisti erano permessi solo in alcuni negozi appositi a chi indossasse al braccio o sulla schiena un segno distintivo, una stella di David di colore giallo.. Inoltre, si vietava loro di frequentare luoghi in cui si svolgevano eventi pubblici, inclusi cinema, campi sportivi e parchi, oltre a mezzi di trasporto quali treni e tram. Non era consentito accedere ai bagni pubblici, salire sui marciapiedi, frequentare biblioteche e musei o recarsi a scuola. Ai dottori ebrei fu consentito di supervisionare e curare solo gli ebrei, venendo in più loro proibito di gestire le farmacie. Vestiti, utensili o arredamenti potevano per qualsiasi evenienza essere sottratti dai tedeschi, mentre gioielli, casseforti, monete d'oro e d'argento andavano consegnati se espressamente richiesto. Con la scusa della guerra e forti di un sentimento antisemita dilagante, i funzionari nazisti e locali confiscarono svariate proprietà. Vi era un ulteriore elemento che favoriva questa pratica, la considerazione che nessuno sarebbe tornato per recriminare gli oggetti rubati, poiché vittima di esecuzioni.
Liepāja
A Liepāja il primo massacro di ebrei avvenne il 3 e 4 luglio, quando furono uccise circa 400 persone e poi un secondo l'8 luglio, giorno in cui ne furono uccisi 300. Il 13 luglio cominciarono le operazioni di smantellamento della grande sinagoga corale di Liepāja: i rotoli delle Scritture furono srotolati e sparsi sulla piazza Ugunsdzēsēju e gli ebrei furono costretti a camminarci sopra, al cospetto degli osservatori che ridevano per la scena. Le suddette operazioni si svolsero sotto la supervisione diretta di Erhard Grauel, comandante del Sonderkommando dell'Einsatzgruppe.
Ventspils In seguito agli eventi di Liepāja, Grauel si recò a Ventspils, dove coordinò il massacro condotto congiuntamente dal tedesco Ordnungspolizei e dagli uomini del Selbstschutz locale. Tra il 16 ed il 18 luglio, 300 persone furono eliminate a colpi d'arma da fuoco nella foresta di Kaziņu. Alla fine del mese e nei primi giorni di agosto, si assassinarono anche i restanti 700 ebrei della città, dopodiché si procedette alle esecuzioni di quelli delle zone circostanti. Ad effettuare le esecuzioni parteciparono uomini tedeschi, lettoni ed estoni, questi ultimi giunti in nave. Di lì a poco apparve un manifesto sulla strada che collegava Kuldīga a Ventspils, il quale recitava che Ventspils era divenuta Judenfrei (priva di ebrei).
Daugavpils A Daugavpils lo sterminio degli ebrei fu nelle prime fasi gestito da Erich Ehrlinger, capo dell'Einsatzkommando 1b: l'11 luglio vennero uccise circa 1.150 persone. Il lavoro di Ehrlinger fu continuato da Joachim Hamann, responsabile dello sterminio di 9.012 ebrei della città e del sud della Lettonia. Il capo della polizia ausiliaria locale Roberts Blūzmanis prestò assistenza assicurando i trasporti dai ghetti ai luoghi di esecuzione.
Rēzekne A Rēzekne gli omicidi - circa 2.500 - furono compiuti da un gruppo tedesco della SD, assistito dagli uomini del Selbstschutz e del Commando Arājs. Nell'ottobre del 1941, furono complessivamente uccisi circa 35.000 ebrei lettoni.
Si ha notizia di due casi di persone che hanno salvato ebrei a Rēzekne: la vecchia credente Ulita Varushkyna che, dopo aver ospitato i suoi genitori, accolse il bambino di due anni Mordechai Tager, in seguito da lei adottato e la famiglia polacca Matusevich, che celò Haim Israelit e suo nipote Yakov per tre anni. Sia Varushkyna che la famiglia Matusevich hanno ricevuto il titolo di Giusto tra le nazioni per il loro coraggio.
Varakļāni Varakļāni, un centro relativamente piccolo, contava quasi 540 ebrei quando i tedeschi assunsero il controllo del Paese. Molti di questi furono uccisi in fosse che dovettero scavare essi stessi il 4 agosto 1941. Il destino di questa piccola cittadina è simile a quello di molte altre città ed è stato documentato da JewishGen e da altre organizzazioni di studiosi.
Confinamento Ghetto di Riga