È generalmente considerato uno degli iniziatori dell'archeologia modernaG. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994, p. 96.M. Capellino, Atti del convegno di studi nel centenario della morte di Luigi Bruzza 1883-1983, Vercelli, 1987, p. 125. per il suo interesse per i reperti (ossia i corpora) ma anche per la sua attività di ricerca e sorveglianza sugli scavi archeologiciG. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, Vercelli, 1994, p. 162..
Insigne epigrafista"[...] Bruzza fu un precursore, straordinariamente all'avanguardia nel suo tempo. Egli ebbe l'intuizione precisa - anche se non del tutto consapevole - del significativo lavoro umano come coefficiente non eliminabile nei processi della conoscenza: gli studi sui marmi, sui momenti e sulla documentazione delle fasi estrattive, le ricerche sui segni della produzione lapidaria e sull'accumulo e l'impiego dei materiali, la sua percezione del ruolo assolto dal procedimento tecnico nell'esito stesso del monumento e del documento rilevano - a cent'anni di distanza - il singolare allineamento del Bruzza con gli interessi della storia positiva e sociale degli ultimi decenni dell'Ottocento, lo configurano persino tra i religiosi più attenti al delinearsi di nuove valutazioni sociologiche e storicoeconomiche, Infine: l'imponente assiduità di Luigi Bruzza, la sua consuetudine con i luoghi ed i marmi antichi, con le antiche scritture, lo avvicinano a tematiche e a predilezioni attuali della scienza storica anche per un altro aspetto. Mi riferisco all'attenzione portata ai monumenti della tarda antichità e dell'alto medioevo, ai testi di tale lungo e complesso transito epocale [...]". Giancarlo Susini, Luigi Bruzza: consuntivo in epilogo, in "Atti del convengo di studi per il centenario della morte di Luigi Bruzza 1883 - 1983", Vercelli, 1987., è autore delle Iscrizioni Antiche Vercellesi, opera che gli fece guadagnare la cittadinanza onoraria vercellese, nonché la realizzazione del Museo Lapidario nel chiostro della Basilica di Sant'Andrea.
Biografia
I primi anni Luigi Maria Bruzza nacque a Genova il 15 marzo 1813; qui, il 24 luglio 1830, si laureò con lode, seguito dal professore di letteratura latina Giovanni Battista Spotorno, docente che lo iniziò e appassionò alle antichità. L'anno successivo entrò nel noviziato di S. Bartolomeo degli Armeni a Genova, dove il 7 ottobre 1832 professò i voti e vestì l'abito dei Barnabiti. Pochi giorni dopo si trasferì a Roma per studiare teologia ma anche ebraico e greco antico, seguito dal professore e barnabita Luigi Ungarelli, del quale frequentò il "Collegium Litterarum Hieronymianum", un'accademia di studi biblici fondata da Ungarelli stessoM. Capellino, Il Padre Bruzza insegnante nei collegi barnabiti, in "Atti di convengo di studi nel centenario della morte di Luigi Bruzza 1883-1983", Vercelli, 1987.. Dopo essere stato ordinato sacerdote, dal 1835 al 1839 insegnò grammatica a Parma, presso il collegio Maria Luigia; il 3 ottobre dello stesso anno assunse l'incarico di professore di retorica presso le Scuole di San Cristoforo a Vercelli"[...] Nell'archivio del Seminario di Vercelli si conserva un quaderno di dettati di Pietro Canetti, contenente i compiti e gli appunti presi alla scuola di retorica tenuta dal p. Bruzza dal 7 novembre 1842 al 12 luglio 1843. Ci sono precetti di eloquenza attinti dalle opere dei classici greci o latini con molti esempi di prosa o poesia della letteratura latina ed Italia. Si contano 143 temi ed 8 compiti mensili. Ci sono molte versioni dal latino, numerosi brani tratti dalla storia moderna, poesie religiose in occasione delle festività, una composizione in dialetto".
"Dalla seduta del consiglio dei professori dell'11 maggio 1851 sappiamo che nelle scuole corrispondenti alle nostre medie s'insegnava la grammatica italiana e quella latina, la sintesi, la prosodia, la religione, la storia biblica, la matematica. Si stabilivano i criteri per gli esercizi scritti e orali, per i soggetti o argomenti di temi ed esempi.. L'anno scolastico iniziava ai primi di novembre ed era diviso in due semestri. In agosto c'erano gli esami. Nella terza decade di ottobre si svolgevano le prove di riparazione; le vacanze duravano due mesi. I maestri insegnavano sette ore al giorno: cinque diurne e due serali. Fino al 1850 ogni mattina uno dei direttori spirituali celebrava la Messa per gli alunni. All'ingresso e all'uscita gli studenti erano sotto la vigilanza dei censori di disciplina. Le esercitazioni fisiche di ginnastica avevano uno stile paramilitare [...]". M. Capellino, Il Padre Bruzza insegnante nei collegi barnabiti, in "Atti del convengo di studi per il centenario della morte di Luigi Bruzza 1883-1983", Vercelli, 1987..
Il soggiorno vercellese
A soli ventisei anni Bruzza fu chiamato ad insegnare a Vercelli; durante questo periodo si dedicò con gran fervore allo studio della storia e delle antichità vercellesi, motivo per cui era solito passare gran parte del suo tempo negli archivi. A questa fase risalgono alcuni dei suoi primi scritti, nati come discorsi da tenere in pubblico e solo successivamente dati alle stampe: "Delle lodi della città di Vercelli" (1841)Questa orazione fu data alle stampe nel 1842. G. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994., "Sugli storici inediti vercellesi" (1843)"È un'opera documentatissima, e tuttora in gran parte valida, sulla storiografia vercellese dal Medioevo alla fine del XVIII secolo; da essa traspare la profonda conoscenza delle fonti, dalla critica delle quali l'autore rileva la necessità, nel metodo, di un dialogo interdisciplinare fra archeologia, epigrafia e storia, obiettivo, ancora alla metà del secolo scorso e forse ancora oggi, ben lontano dall'essere raggiunto [...]. Non meno importante il concetto, chiaramente espresso dal Bruzza, dell'importanza della cultura materiale [...]", G. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994, p. 22. e "Sopra Vibio Crispo" (1845)Il discorso su Vibio Crispo, oratore e politico dalle umili origini vercellesi, funse anche da pretesto per rafforzare e confermare l'importanza di Vercelli in epoca romana. G. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994.. A partire dal 1846 il barnabita iniziò ad interessarsi sempre più di argomenti archeologici, fino a trascurare gli studi storici sulla cittàLo studioso vercellese Giovanni Sommo ipotizza che questo suo abbandono degli interessi storici fosse dovuto alla mancata accettazione della sua candidatura alla Deputazione di Storia Patria.
"Delusione che io immagino cocente, anche se non esternata - Bruzza ne parla con una o due laconiche comunicazioni solo all'amico Vercellese - e comunque in grado di produrre un repertino disgusto per certi ambienti torinesi e l'allontanamento dalle materie di ricerca che direttamente avrebbero coinvolto il giudizio della Deputazione. [...] Si tratta di un argomento di difficile chiarimento, sia per il silenzio e la parzialità delle notizie della fonte direttamente interessata, sia per l'assenza di una chiara documentazione dell'accaduto nei verbali della stessa Deputazione", G. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994, pp. 23-24.; però nel 1842 aveva già intrapreso un lavoro di ricerca e raccolta delle epigrafi sparse per tutto il vercellese, col permesso da parte dell'allora sindaco Gifflenga di ordinare tutto questo materiale nell'atrio dello scalone e nel giardino del palazzo civicoG. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994, p. 20.. L'idea del Bruzza era quella di realizzare un primo nucleo, che col tempo sarebbe andato espandendosi, del Museo Lapidario, della quale istituzione aveva già fatto cenno nell'orazione del 1841L'orazione di cui si parla è "Delle lodi della città di Vercelli". "Il saggio del 1841 era dunque un vero piano di lavoro e veramente incredibile la mole di ricerche che in quegli anni giovanili, tenuto conto anche degli impegni scolastici, il Bruzza fu in grado di sviluppare, elaborando, dopo aver raggiunto e forse superato la preparazione dei propri amici, un progetto complessivo di aggiornamento e rivisitazione delle tematiche di storia locale e una forte coscienza della necessità di tutela dei monumenti [...]. L'auspicio del Padre Bruzza costituisce quindi la prima pubblica e motivata richiesta di una adeguata forma di tutela del patrimonio artistico locale, in una forma, così come per il Lapidario, diretta alla pubblica fruizione; ciò avviene certamente sullo stimolo della politica dei beni culturali promossa da Carlo Alberto, ma anche, altrettanto certamente, come diretta conseguenza dei primi studi e delle prime ricerche bruzziane in campo storico artistico, ricerche lungamente ed amorevolmente perseguite per essere poi abbandonate ed affidate, pressoché compiute, al Padre Colombo, come del resto era uso fra i Barnabiti", G. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994, pp. 22-23.. Questa struttura venne successivamente realizzata e collocata nell'attuale chiostro della Basilica di Sant'Andrea, fino a quando non si decise di smantellarla e trasferire tutto il materiale al Museo Leone a causa dello stato di abbandono in cui versavaG. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994. Nel 1847 Bruzza venne nominato socio corrispondente da parte dell'Accademia delle Scienze ed Arti di Alessandria e dell'Istituto Germanico di corrispondenza di Roma, soprattutto grazie alla conoscenza di illustri studiosi quali Carlo PromisAutore della "Storia Antica di Torino"., Carlo Baudi di Vesme, Costanzo GazzeraBruzza aiutò Gazzera nella realizzazione della sua opera "Iscrizioni cristiane piemontesi"., Domenico Promis e Bartolomeo BorghesiBruzza entrò in contatto epistolare col Borghesi durante la preparazione del saggio su Vibio Crispo.. Sempre nel 1847 il barnabita venne nominato Rettore delle Scuole di S. Cristoforo"[...] Ma il p. Bruzza presto si scoprì inadatto all'ufficio di Rettore. Prima dovette affrontare i problemi degli insegnanti. Rimpiangeva gli studi prediletti e si sentiva oppresso dagli affanni inerenti alla carica. nei moti politici del 1848 faticò a mantenere la calma tra gli studenti e pensò di dimettersi". M. Capellino, Il Padre Bruzza insegnante nei collegi barnabiti, in "Atti del convegno di studi nel centenario della morte di Luigi Bruzza 1883-1983", Vercelli, 1987., incarico che lo oberò di impegni e gli causò non pochi fastidi soprattutto per via della questione relativa alla concorrenza esistente fra Barnabiti e Gesuiti a VercelliIn quegli anni vi era una forte concorrenza tra Barnabiti e Gesuiti, che si contendevano l'apertura del Collegio Convitto e la sua gestione. Sappiamo che i Gesuiti fossero sostenuti dal conte Avogadro della Motta; probabilmente il Bruzza, diventando Rettore del Convitto (il quale quindi venne affidato ai barnabiti) si inimicò buona parte dei notabili vercellesi, tra i quali vi era il conte Avogadro, membro della Deputazione di Storia Patria. Come sostiene Giovanni Sommo, è assai probabile che l'esclusione del Bruzza dalla Deputazione fu causata proprio dai cattivi rapporti col conte. G. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994, pp. 25-26.. Questo dissidio infatti provocò l'estromissione dei Barnabiti dalla città, motivo per cui nel 1853 Bruzza venne trasferito a Napoli, per andare ad insegnare dapprima alle Scuole di Santa Maria di CaravaggioGrazie al suo epistolario sappiamo che la vita del Bruzza a Vercelli era diventata difficile: egli infatti aveva sempre meno tempo da dedicare agli studi e le questioni politiche lo assillavano. Perciò il trasferimento fu ben accolto dal barnabita, seppur dispiaciuto di dover lasciare gli amici che in quegli anni gli erano stati vicini (ma coi quali resterà sempre in contatto epistolare). G. Sommo, Corrispondenze Archeologiche Vercellesi, 1994., successivamente presso il Collegio di San Giuseppe a PontecorvoVenne qui trasferito su sua richiesta in quanto soffriva da tempo di flebite..
Il soggiorno napoletano