Lannessione della Crimea alla Russia fu il primo evento della crisi russo-ucraina iniziata nel 2014 durante le fasi conclusive della rivoluzione ucraina del febbraio 2014.
Nello specifico tra il 20 e il 27 febbraio 2014L'inizio delle operazioni delle truppe irregolari è riportato dalle fonti variabilmente tra il 20 febbraio e il 28 febbraio 2014. Le autorità ucraine indicano 20 febbraio 2014, riprendendo le iscrizioni della Medaglia per il ritorno della Crimea, un'onorificenza russa per celebrare l'evento: ; la Russia inviò in Crimea, senza dichiararlo pubblicamente e anzi negandolo, proprie truppe prive di insegne a prendere il controllo del governo locale, militari che vennero così comunemente soprannominati omini verdi; in seguito a ciò l'11 marzo un nuovo governo di Crimea, filorusso, stabilì di dichiarare indipendenza dall'Ucraina e richiesta di annessione alla Russia in caso di vittoria di consenso al riguardo nell'imminente referendum popolare appositamente indetto.
Il 16 marzo fu tenuto il referendum sull'autodeterminazione della penisola, criticato e non riconosciuto da gran parte della comunità internazionale, che con un'affluenza dichiarata dell'84,2% avrebbe visto la vittoria dell'opzione che proponeva l'annessione alla Russia con il 95,32% dei voti; le nuove autorità della Crimea il 18 marzo firmarono così l'adesione formale alla Russia.
Durante questi accadimenti sono rimasti feriti vari manifestanti filo-ucraini e alcuni manifestanti filo-russi, mentre tra i militari sono morti quattro soldati delle Forze armate dell'Ucraina, uno del Servizio di sicurezza dell'Ucraina e uno delle Forze armate della Federazione Russa.
Il'ja Ponomarëv, un politico russo e membro della Duma di Stato della Russia (fazione della Russia Giusta), sostiene che la guida dell'annessione della Crimea è stata affidata al ministro della Difesa Sergej Šojgu e all'assistente di Vladimir Putin, Vladislav Surkov. In Russia ad opporsi all'intervento militare e alla successiva annessione della penisola furono Boris Nemcov e il partito di Aleksej Naval'nyj, il Partito del Progresso, affermando che l'invasione avrebbe violato il Memorandum di Budapest firmato dalla Russia, che garantisce l'integrità territoriale dell'Ucraina.
Storia L'intervento delle truppe filorusse
Il 23 febbraio a Sebastopoli ci fu una manifestazione filorussa in cui decine di migliaia di persone protestarono contro le nuove autorità e deliberarono di istituire un'amministrazione parallela e squadre di protezione civile realizzate con il sostegno dei bikers russi Lupi Notturni. Lo stesso accadde il 22 febbraio a Sinferopoli, dove circa persone si riunirono in tali squadre. I manifestanti sventolarono bandiere russe e cantarono "Putin è il nostro presidente" e sostennero che si sarebbero rifiutati di pagare ulteriori tasse allo Stato.
Il 26 febbraio, le forze filorusse a poco a poco presero il controllo della penisola di Crimea. La Russia inizialmente sostenne che gli uomini in uniforme senza insegne, erano forze locali di autodifesa, ma in seguito ammise che tra loro c'erano militari russi, e divennero noti col nomignolo di "omini verdi" confermando i rapporti dei media non russi.
La mattina del 27 febbraio, unità Berkut della Crimea e di altre regioni d'Ucraina (sciolte con il decreto del 25 febbraio) catturarono i posti di blocco sull'istmo di Perekop e sulla penisola di Čonhar. Secondo il parlamentare ucraino Hennadiy Moskal, ex capo della polizia della Crimea, avevano veicoli trasporto truppe, lanciagranate, fucili d'assalto, mitragliatrici e altre armi. Da allora controllano tutto il traffico terrestre tra la Crimea e l'Ucraina continentale.
Anche a Simferopoli, capitale della Repubblica Autonoma di Crimea, uomini armati sequestrarono la sede parlamentare di Crimea e la sede del Consiglio dei ministri la mattina presto del 27 febbraio, e sostituirono la bandiera ucraina con la bandiera russa accanto a quella della Crimea; la polizia non intervenne e non ci fu alcun ferito. Spodestarono il primo ministro nominato dal Presidente dell'Ucraina e installarono un politico filorusso, Sergej Aksënov, come Primo Ministro di Crimea. Aksёnov illegalmente si è dichiarato responsabile delle forze militari e delle forze dell'ordine locali. Il 1º marzo, il presidente in carica dell'Ucraina, Oleksandr Turčynov, decretò la nomina di Aksёnov da parte del legislatore della Crimea come incostituzionale, in quanto la posizione di primo ministro viene eletta dal presidente dell'Ucraina, e non dal parlamento. Il legislatore della Crimea dichiarò la sua intenzione di indire un referendum per una maggiore autonomia da Kiev il 25 maggio 2014, una mossa che Hatidzhe Mamutova, il capo della Lega di Crimea-Donne Tatar, definì illegale. Questo referendum venne poi spostato al 16 marzo.
I consiglieri nella città crimeana di Sebastopoli, sede delle flotte navali del Mar Nero russa e ucraina, scelsero il cittadino russo Aleksej Čalyj come sindaco, mentre i manifestanti filorussi cantavano "un sindaco russo per una città russa". Inoltre, il capo della polizia di Sebastopoli disse che avrebbe rifiutato ordini da Kiev. A Sebastopoli, Kerč', e in altre città della Crimea, i manifestanti pro-russi tirarono giù la bandiera dell'Ucraina e la sostituirono con la bandiera della Russia negli scontri con i funzionari della città.
Unità russe cominciarono a muoversi in Crimea quasi subito dopo la conferenza stampa dell'ex presidente Janukovyč tenutasi il 28 febbraio 2014 a Rostov sul Don, nei pressi del confine orientale dell'Ucraina, dove chiese a Putin di "ristabilire l'ordine" in Ucraina. Durante la conferenza Janukovyč insistette che l'azione militare era "inaccettabile" e che non si sarebbe chiesto l'intervento militare russo. Il 4 marzo 2014 il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vitalij Čurkin, presentò una fotocopia di una lettera firmata da Viktor Janukovyč il 1º marzo 2014 che chiedeva di utilizzare le forze armate russe per "ripristinare lo Stato di diritto, la pace, l'ordine, la stabilità e la protezione della popolazione dell'Ucraina". Anche Aksёnov fece appello al presidente russo Vladimir Putin a fornire assistenza nel garantire la pace nella Repubblica Autonoma di Crimea. Entrambe le camere della legislatura russa (Assemblea federale) votarono il 1º marzo 2014 per dare a Vladimir Putin il diritto di utilizzare le truppe russe in Crimea.
L'occupazione del parlamento regionale Il 27 febbraio truppe senza insegne conquistarono la sede del Consiglio supremo della Repubblica autonoma di Crimea (il parlamento regionale) e l'edificio del Consiglio dei Ministri a Simferopoli. Unità Berkut, miliziani locali e truppe di autodifesa catturarono posti di blocco sull'istmo di Perekop e sulla penisola di Čonhar. Da allora controllano tutto il traffico per via terrestre tra la Crimea e l'Ucraina continentale.
Il 28 febbraio, mentre uomini armati occupavano l'edificio, il Consiglio supremo tenne una sessione di emergenza. E votò per porre fine al governo di Crimea, e sostituire il primo ministro Anatolij Mohyl'ov con Sergej Aksënov. Aksёnov apparteneva al partito Unità Russa, che ricevette il 4% dei voti alle ultime elezioni. Esso inoltre deliberò d'indire un referendum su una maggiore autonomia il 25 maggio. Gli uomini armati tagliarono tutte le comunicazioni del palazzo e presero i telefoni dei parlamentari mentre entravano. Non furono ammessi giornalisti indipendenti all'interno dell'edificio, mentre i voti erano in corso. Alcuni parlamentari affermarono di essere stati minacciati e che i voti vennero espressi per loro e altri parlamentari, anche se non erano nella camera.
Il referendum e l'annessione Dichiarazione d'indipendenza L'11 marzo, il Consiglio supremo della Repubblica autonoma di Crimea e il Consiglio comunale di Sebastopoli, divisioni subnazionali dell'Ucraina dichiaratisi autonome rispettivamente il 6 e il 7 marzo, adottano una risoluzione comune, la "dichiarazione d'indipendenza della Repubblica autonoma di Crimea e della città di Sebastopoli" in cui esprimono l'intenzione di formare, a seguito di esito positivo del referendum fissato per il 16 marzo, uno stato sovrano avente il nome di Repubblica di Crimea, eventualmente incorporato nella Federazione Russa, qualora gli elettori lo avessero approvato nel referendum. Il documento cita esplicitamente la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo e l'opinione della Corte internazionale di giustizia su quel caso come possibile precedente. Il documento recita come segue:
Referendum per l'annessione alla Russia
Il 16 marzo, i rendimenti ufficiali indicavano circa il 96% a favore, con un'affluenza di oltre l'83%, nonostante un boicottaggio di Tartari e di altri oppositori del referendum. Il parlamento ucraino dichiarò il referendum incostituzionale. Gli Stati Uniti e l'Unione europea condannarono il voto come illegale,, VOA, March 16, 2014 e poi imposero sanzioni nei confronti delle persone considerate di aver violato la sovranità dell'Ucraina.
Funzionari ucraini, così come Mustafa Abdülcemil Qırımoğlu, Refat Chubarov e il Mejlis dei Tatari di Crimea affermarono che la partecipazione al voto nel referendum della Crimea poteva solo essere un massimo di 30-40 per cento e che il referendum era antidemocratico, frettolosamente preparato, falsificato e non rifletteva la reale volontà della Crimea.. Ukrinform. March 17, 2014 Mustafa Abdülcemil Qırımoğlu definì il referendum "cinico" e "assurdo", sostenendo che il diritto all'autodeterminazione appartiene solo agli indigeni - la popolazione tartara di Crimea. Sono stati riportati attivisti pro-Ucraina perseguitati e rapiti, con 9 segnalati come dispersi" e tabelloni pro-Russia vennero visti nelle strade prima del referendum.
La dichiarazione di adesione alla Russia Il 17 marzo, il parlamento crimeano dichiarò l'indipendenza dall'Ucraina e chiese di aderire alla Russia., BBC, March 17, 2014 Il Presidente Putin dichiarò la Crimea come parte della Russia per motivi morali e materiali, citando il principio di autodeterminazione e l'importanza strategica della Crimea per la Russia., Huffingtonpost, March 20, 2014 Il 21 marzo successivo venne istituito il circondario federale della Crimea.
Il 24 marzo, il Ministero della Difesa ucraino annunciò che circa il 50% dei soldati ucraini in Crimea avevano disertato per l'esercito russo.
Il 25 marzo, la Russia assegnò la medaglia per il ritorno della Crimea per le persone che avevano assistito l'annessione della Crimea. Il rovescio del medaglione datava "il ritorno della Crimea" dal 20 febbraio al 18 marzo. Ciò aumenta la possibilità che la Russia abbia premiato coloro che erano coinvolti nell'omicidio dei manifestanti Maidan del 20 febbraio, mentre Janukovyč era ancora presidente e prima che la crisi di Crimea effettivamente iniziasse.
Il 27 marzo, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò una risoluzione non vincolante che dichiarò il referendum della Crimea appoggiato da Mosca non valido. Tale risoluzione, 68/262, venne approvata con 100 voti a favore, 11 contrari e 58 astensioni nel gruppo delle 193 nazioni.
Il 15 aprile, il parlamento ucraino approvò una legge che dichiarava la penisola meridionale della Crimea territorio temporaneamente occupato dalla Federazione russa e impose restrizioni di viaggio per gli ucraini in visita in Crimea. La flotta della Marina militare ucraina da Sebastopoli fu trasferita a Odessa.
Il 17 aprile, durante il 12° 'Linea diretta con Vladimir Putin', l'uso di forze armate russe insieme alle truppe di autodifesa della Crimea venne confermato dal presidente russo.