Biografia Di antico e aristocratico casato veneziano,Domenico Chiodo lo dice “nobile di un ramo laterale della celebre famiglia veneziana” e “presso che coetaneo del Testi*” (cfr. D. Chiodo, L’idillio barocco e altre bagatelle, 2000, p. 186). nacque sul finire del Cinquecento, dal patrizio Matteo.Il nome del padre è menzionato in Pietro Angelo Zeno, Memoria de’ scrittori veneti patrizi, ecclesiastici e secolari, Venezia 1663, p. 113. Studiò presso i padri Somaschi e fu accademico degli Incogniti.Cfr. il suo profilo in Le glorie degli Incogniti, Venezia 1647, pp. 309-312. Morì nella seconda metà del secolo.Senz’altro erroneo il 1640 indicato da Zeno, Memoria…, p. 113, dato che nel febbraio 1650 il Quirini scriveva una missiva al Torcigliano (cfr. Michelangelo Torcigliano, Eco cortese, vol. I, Lucca 1680, p. 67).

Opera Pubblicò un volume di versi intitolato Vezzi d’Erato, poesie liriche di Leonardo Quirini nobile veneto (Venezia, Giovan Giacomo Hertz, 1649, riedito nel 1653), in cui confluì anche Il Narciso, idillio già stampato a Venezia nel 1612. Di lui Le glorie degli Incogniti menziona altre tre opere, rimaste probabilmente allo stato di manoscritti: La galeria de’ principi romani, Le delizie dell’ingegno e La purità della lingua, in tre libri.

Sulla natura e la genesi dei Vezzi d’Erato è il caso di citare quanto scrive il loro autore nella prefazione dedicatoria all’amico lucchese Michelangelo Torcigliani (del quale si professa ammiratore e amico d’antica data):La lunga prefazione, datata 29 settembre 1649, offre anche qualche lume sulle coordinate estetico-culturali del Quirini, che fa esplicito riferimento a svariate personalità del mondo artistico e letterario barocco (fra i tanti a vario titolo menzionati figurano Fulvio Testi, Claudio Achillini, Pietro Michiele, Claudio Monteverdi e Giambattista Marino).

I Vezzi d’Erato raccolgono poesie di vario metro, nelle quali gli stilemi di un marinismo d’ascendenza tassiana si accompagnano a una vena melodica prossima a soluzioni chiabreriane.Cfr., p. es., AA. VV., Storia della cultura veneta, vol 4., Venezia 1976, p. 238. Il libro, in cui abbondano i madrigali, conta anche alcune poesie amorose per musica. I pochi componimenti di materia non amorosa sono invece riuniti in coda al volume, nella sezione “Le varie”, dopo un capitolo ternario indirizzato da Pietro Michiele all’autore e la risposta di quest’ultimo.

Un testo esemplificativo O tu ch’in nere spogliedel gran padre de’ ritmi e de’ concentil’essequie rinovelli e le mie doglie,segui gli uffici tuoi dolenti e mesti,ma pian, sì che no ’l desti:ch’egli estinto non è, come tu pensi,ma stanco dal cantar dà al sonno i sensi.

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