Il De facie in orbe Lunae, reso in italiano come Il volto della Luna (), è un'opera letteraria di Plutarco, catalogata all'interno dei Moralia, e strutturata come un dialogo.920A-945E.
L'autore usa l'immagine del volto visibile sulla Luna, dovuto all'effetto ottico delle macchie sulla sua superficie, come spunto di partenza per affrontare temi di astronomia e fisica antica.
Struttura La struttura dell'opera, composta da 30 capitoli, si articola come un tipico dialogo platonico, ed è divisa idealmente in due parti: una scientifico-astronomica e una mitico-escatologica.
I partecipanti al dialogo Nel dialogo il primo oratore è un tale Silla. La sua funzione principale è quella di raccontare il mito che menziona nelle prime parole e che occupa l'ultimo quinto dell'opera; ma interrompe il dialogo vero e proprio929E-930A. per chiedere se sia di una certa difficoltà quanto sta riferendo. È un cartaginese924C., presumibilmente il Sestio Silla citato da Plutarco nel suo RomoloCap. 15, 25C. e che diede una cena per Plutarco a RomaQuestioni Conviviali, 727B..
Il secondo oratore, contemporaneamente narratore e conduttore del dialogo, è Lampria, che è anche il narratore del De Defectu OraculorumCfr. 413D., un dialogo in cui interpreta il ruolo principale e che altrove Plutarco chiama fratello385D..
Apollonide, il terzo oratore, viene subito identificato come esperto di geometria,920F. e Lampria indica che la portata e le limitazioni della sua specialità coincidono con quelle di Ippocrate, grande astronomo921D, 925A.. Propone obiezioni alla spiegazione di Lampria del "volto" basata su calcoli e terminologia astronomica933F, 935D-E..
Infine Aristotele, che propone la teoria ortodossa peripatetica dei corpi celesti,928E ss. è presumibilmente solo un nome scelto da Plutarco per indicare la scuola che egli rappresenta, mentre la posizione stoica è rappresentata da Farnace, che probabilmente Plutarco sceglie a causa del suo suono asiatico.
Prima parte: natura solida della Luna La prima parte del dialogo (capitoli 1-23) riguarda il problema delle macchie lunari, che disegnano sulla Luna le caratteristiche di un voltoː gli interlocutori discutono su cosa siano tali macchie e sulla possibilità che su un corpo celeste vi possano essere imperfezioni, cercando di spiegare il perché delle chiazze nere su un corpo che avrebbe dovuto essere senza macchie, analizzando le teorie della visione.
La discussione si conclude con l'opinione secondo cui nel nostro satellite ci sarebbe un'altra Terra, adatta però a creature diverse da quelle terrestri, con avvallamenti e depressioni, piene d’acqua e d’aria, dove la luce solare si riflette irregolarmente, dando luogo alle grandi macchie scure.
Seconda parte: il mito escatologico Nei capitoli 24-30 il dialogo cambia registro, e si sposta sulla dimensione mitica e teologica, attraverso il racconto di un viaggiatore tornato dalle isole dell'Atlantico settentrionale.
Silla introduce una complessa dottrina sulla natura umana, vista come tripartita: l'uomo non è composto solo di corpo (fatto di terra), e anima (fatta di elemento lunare), ma anche di intelletto (partecipe della natura del Sole).
Al momento della morte di una persona, il corpo terrestre si separa dal resto dei suoi componenti, che continuano a sopravvivere andando sulla Luna; qui sopraggiunge una seconda morte, che separa l'anima dall'intelletto: quest'ultimo ritorna al Sole, mentre l'anima purificata dei giusti che rimangono sulla Luna possono diventare geni protettori. Quella dei malvagi invece è destinata nella cavità lunare chiamata «prigione di Ecate».
Importanza e fortuna del dialogo Il dialogo è di interesse storico soprattutto per i numerosi riferimenti a idee scientifiche altrimenti poco o per nulla attestate nell'antichità: contiene uno dei rari riferimenti alla teoria eliocentrica di Aristarco di Samo, e alla polemica tra costui e Cleante923A.; vi è riportata l'idea che anche il Sole e la Luna, come la Terra, attirerebbero a sé le parti di cui sono fatti, e che i gravi cadrebbero verso il centro della Terra, che non necessariamente sarebbe il centro dell'universo924D-F.; vi compaiono anche l'analogia tra il moto della Luna intorno alla Terra e quello di una pietra fatta roteare in una fionda923C-D., che diventerà tipica della fisica newtoniana, e la prima attestazione dell'esperimento mentale di un corpo lasciato cadere in un tunnel attraverso la Terra924A-B..
Il dialogo fu letto e apprezzato da molti scienziati durante il Rinascimento e la Rivoluzione scientifica: Galileo doveva averlo presente durante la stesura del Sidereus Nuncius e, forse, del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Newton lo citava come prova che nell'antichità erano già noti aspetti della sua teoria della gravitazione universale. Keplero ne pubblicò una traduzione in latino, e ne fu ispirato nella scrittura del Somnium, a volte considerato il primo racconto fantascientifico della storia. Forse fu d'ispirazione anche ad Ariosto per l'episodio del viaggio di Astolfo sulla Luna nell'Orlando furioso.
Note
Bibliografia
Plutarco, Il volto della Luna, Piccola Biblioteca Adeplhi 273, 1991.
Voci correlate Moralia Plutarco
Collegamenti esterni Testo greco originale.
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