Il monastero di Santa Chiara è un complesso ecclesiastico situato nel centro storico di Camerino, nel Borgo San Venanzio, in via Ansovino Medici.
Storia Fondazione e ingresso delle clarisse
La chiesa e l’edificio annesso furono costruiti per volontà di Giovanni I da Varano, detto Spaccaferro; il monastero era in origine intitolato a Santa Maria NovaTalamonti 1962, p. 7.. Probabilmente il complesso religioso fu edificato a partire da una precedente costruzione fortificata, nota come Belmangeri o Belmagneri («bel maniero»)Remiddi 2001, p. 159.. Giovanni donò lo stabile, con il suo testamento del 18 luglio 1384, ai monaci olivetani, che lo tennero fino al 1483, quando vi si insediarono le monache clarisse, che occuparono anche il nuovo edificio fatto erigere da Giulio Cesare da Varano per la figlia Camilla (suor Battista) «a levante dell’antico monastero». Gli olivetani presero allora possesso del convento di San Matteo di Coldibove, che assunse la denominazione di Santissima Annunziata di ColdiboveTalamonti 1962, pp. 13-14..
Suor Battista entrò nel monastero con otto compagne il 4 gennaio 1484. L'atto di possesso stabiliva che nel monastero si professasse la stretta povertàIl documento, rogato dal notaio ser Antonio Pascucci il 4 gennaio 1484 e conservato presso l’Archivio dei Notai di Camerino, sezione dell’Archivio di Stato di Camerino, è trascritto in Talamonti 1962, pp. 149-151.; il mantenimento delle religiose era assicurato da derrate passate dalla signoria di Camerino. Poco dopo l’arrivo delle clarisse, si promossero lavori di abbellimento del complesso: nel 1489 fu costruito il coro intarsiato, opera di Domenico Indivini da San Severino; nel 1491 alcuni lavori furono svolti da Matteo Frosini da Settignano, detto Lancino.
Negli anni seguenti Suor Battista abitò nel monastero, ad eccezione dei suoi soggiorni ad Atri, Fermo e Sanseverino Marche, ricoprendo in più occasioni la carica di abbadessa. Con il fine di mantenere tra le consorelle l’osservanza della vita monastica, Battista volgarizzò l'Explicatio regulae s. Clarae di Giovanni da Capistrano col titolo Dichiarazione sopra i capitoli della regola dell’ordine di Santa ChiaraSeventi 2010, p. 103. Temendo che l'eccessivo numero di sorelle fosse di impedimento ad una vita ordinata e tenendo conto delle scarse entrate del monastero, Suor Battista ottenne dal Ministro Generale Padre Francesco Lichetti un decreto con cui si ordinava che le monache non superassero il numero di quarantacinque.
Il monastero dopo suor Battista
Suor Battista morì il 31 maggio 1524. Il corpo della religiosa fu sepolto nel coro delle monache. Trent’anni più tardi le monache vollero collocare il corpo in un sepolcro a parte; in tale occasione la salma fu rinvenuta incorrotta. Il padre confessore fu tuttavia contrario a questa iniziativa e comandò che il cadavere venisse ricollocato nella sepoltura comune e che gli fossero buttate sopra terra, calce e acqua, che lo disfecero. Questa decisione fu forse dovuta al fatto che si sospettava che la religiosa fosse morta di peste e che dunque si volesse evitare che, esibendo il corpo, ci si esponesse a rischi epidemici.
Al ritorno di Camerino sotto l'immediata dipendenza dalla Santa Sede (1545), il papato confermò la dotazione accordata al monastero da Giulio Cesare da Varano. Nel 1572 si ebbe la visita apostolica di monsignor Pietro De Lunel, che trovò il monastero, per quanto abbastanza ampio, insufficiente ad accogliere le sessanta monache che vi abitavano. Il visitatore comandò, tra le altre prescrizioni, che si collocasse una doppia grata nel parlatorio che comunicava con la casa del confessore e in quello adiacente alla porta d'ingresso, da cui inoltre fece rimuovere un sedile affinché i visitatori non si trattenessero a lungo a conversare con le religioseTalamonti 1962, p. 27..
Nel 1593 furono promossi lavori di restauro: vennero ricostruiti il pavimento del coro e la sepoltura delle religiose. In questa occasione vennero nuovamente ritrovati i resti di suor Battista: oltre alle ossa, «esalanti un soavissimo profumo»Talamonti 1962, p. 28., si rinvenne quella che fu tradizionalmente ritenuta la lingua della monaca, che venne racchiusa in un reliquiario d’argento, mentre le ossa furono collocate in un deposito nel coro, dove rimasero fino al 1626. Ulteriori restauri, unitamente a una nuova ricognizione dei resti, si ebbero alla metà del Settecento.
Dal terremoto del 1799 al XX secolo Il terremoto del 28 luglio 1799 provocò la pressoché completa distruzione della chiesa e del monastero; rimase in piedi soltanto il refettorio. Il complesso fu ricostruito negli anni immediatamente successivi, apportando notevoli modifiche nella distribuzione degli ambienti. All’epoca di Napoleone, il Regio Demanio prese possesso del monastero e delle sue pertinenze (2 maggio 1808); due anni più tardi le monache furono costrette a lasciare l’edificio, dove fecero ritorno prima del 1820. Negli anni successivi, tra il 1832 e il 1835, le religiose fecero riparare la volta del coro e promossero altri lavori di restauro.
Nel 1843 la Sacra Congregazione dei Riti approvò il culto della beata Battista; l’anno successivo grandi festeggiamenti si tennero a Camerino in onore della religiosa. In quell’occasione la "lingua" della beata fu collocata in un nuovo reliquiario d’argento donato dall’arcivescovo della cittadina marchigiana, mentre le ossa vennero ricomposte dentro una statua di cera raffigurante la beata giacente.
Il periodo post-unitario si aprì con il decreto di soppressione del monastero, emanato da Lorenzo Valerio il 13 gennaio 1861. A seguito dell'incameramento dei beni ecclesiastici, «le religiose caddero nella più squallida miseria»Talamonti 1962, p. 42.. Poco più tardi, tuttavia, tra il 1867 e il 1880, si provvide al restauro, finanziato con fondi pubblici, della chiesa e del monastero.
Il 3 ottobre 1896 il comune di Camerino decise la vendita del complesso, che il 3 aprile dell'anno successivo fu acquistato da una delle monache, suor Maria Angela - al secolo Giuseppina- Barberis di San Maurizio di Casale Monferrato. In quello stesso anno 1897 fu collocato sull'altare maggiore della chiesa il dipinto di Orazio Orazi (1883) raffigurante il transito di suor Battista alla presenza di dame, cavalieri e monache, al di sotto del quale fu posto un pregevole paliotto. Il dipinto di Orazi fu sostituito poco dopo il 1938 con una tela seicentesca raffigurante Santa Chiara, suor Battista e il beato Pietro da Mogliano; prima del 1962 il dipinto di Orazi fu nuovamente posto sull'altare maggioreTalamonti 1962, p. 6..
Poco più tardi, il primo gennaio 1904, la tranquillità del monastero fu messa alla prova dal crollo del tetto del coro, avvenuto in seguito a un'abbondante nevicata. Il coro intagliato da Domenico Indivini fu allora rimosso e trasferito presso la chiesa della Santissima Annunziata, sede del neocostituito Museo Civico, da cui fu riportato nella sua sede originaria nel 1944. L’ambiente che accoglie il coro ligneo venne ricostruito nel 1959.
Dopo i terremoti del 1997 e del 2016
Pesanti danni ha inferto al monastero il terremoto del 26 settembre 1997, che ha reso inagibile l'intera struttura, interessata poi da un intervento di restauro, che si è concluso nel 2008. Appena qualche anno più tardi, il terremoto del 2016 ha gravemente colpito il complesso, rendendolo inagibile. A seguito del sisma, la gran parte delle opere d'arte del monastero di Santa Chiara è stata ricoverata in depositi di sicurezza, su iniziativa degli organi di tutela.
Nel settembre del 2018 è stata inaugurata, su parte dell'area già occupata dagli orti del monastero, una nuova struttura che comprende una foresteria, i dormitori e una chiesa, in cui sono stati collocati il Crocifisso di Domenico Indivini e la teca con la statua di resina contenente i resti di suor Battista.
Descrizione Il complesso monastico, di pianta parallelepipeda, è stretto tra due vie parallele, via Coldibove, che conduce al cimitero, e via A. Medici. La struttura è stata edificata in muratura, in pietra arenaria, che in origine doveva essere interamente intonacata come la maggior parte degli edifici rinascimentali. Gli elementi architettonici e gli stessi materiali sono esemplificativi delle architetture dei territori dell’Italia centrale del XV e XVI secoloRemiddi 2001, p. 166..
Il monastero ha il suo ingresso su via A. Medici ed è disposto su due livelli. Sulla facciata si può distinguere il piano terra con tre porte (quella della foresteria, l’ingresso principale del monastero e quella della pinacoteca) e sette finestre quadrate con delle grate. Nel piano superiore si aprono invece altre finestre e la struttura delle mura è movimentata da speroni e bucature, che dimostrano i tanti cambiamenti subiti dall'edificio, legati sia ai cambiamenti d'uso sia agli eventi naturali che hanno colpito il territorio (terremoti del 1799, del 1997 e del 2016). Su via Coldibove è situato l’ingresso della casa d’accoglienza, adibita ad ospitare gruppi di pellegrini che desideravano sostare presso il monastero.
Chiesa
La prima struttura incorporata all'interno del complesso monastico su via Coldibove è la chiesa ad unica navata, oltre la quale si apre il vano ospitante il coro ligneo intagliato e intarsiato, opera di Domenico Indivini, firmato e datato 1489Capriotti 2010.. Questi due ambienti contigui sono separati da colonne ai lati dell’abside con una muratura leggera. In principio la chiesa era dedicata a santa Maria Nova, ma successivamente venne intitolata a Santa Chiara, fondatrice dell’ordine delle Clarisse. La chiesa ha subito numerose trasformazioni: l’antico ingresso, ad esempio, era posto sul lato del coro (su via A. Medici), probabilmente in origine posizionato su piano sopraelevato, con gli stalli non addossati al muro. Il corridoio che si creava tra il muro e gli stalli era il passaggio che permetteva alle monache di accedere al coro. Successivamente invece è posto alla stessa altezza della navata ed è addossato alla parete di fondo. La chiesa è adiacente ad un ambiente voltato a crociera, adibito a cripta con le spoglie di suor Battista grazie all'apertura di una porta che collega i due ambientiRemiddi 2001, p. 164.. Attiguo alla cripta è stato allestito un ambiente adibito a museo dedicato alla santa.
Chiostro
Il modulo centrale del monastero è il chiostro quadrato, costituito da due ordinamenti: il piano terra con gli ambienti di uso collettivo, composto da una serie di arcate voltate a croce, e il primo piano finestrato, dove si dispongono le celle che danno verso la strada, uno spazioso salone e una biblioteca.
Ex refettorio Tra gli ambienti di uso collettivo che si affacciano sul piano terra del chiostro, va segnalata una struttura che nella fase olivetana e nei primi anni della presenza clariana era destinata a refettorio e poi, fino al terremoto del 2016, è stata adibita a pinacoteca e sala per conferenze. Nell’ex refettorio è conservato l’affresco staccato della Crocifissione di Giovanni di Corraduccio da Foligno e la sua sinopiaBartolini Salibeni 2008, p. 371.. Questa grande sala rettangolare è affiancata da due ambienti: il passaggio per l’orto e il laboratorio. In quest’ultimo luogo era posto un grande camino dove suor Battista ebbe una delle sue prime visioni mistiche. Distrutto nel corso dei secoli, venne ricostruito dopo il terremoto del 1997 nella stessa posizione e con le stesse proporzioni grazie ad una foto riprodotta nel volume delle Opere Spirituali di suor BattistaBoccanera 1958, p. 160.. A fianco a quest’ultima stanza si trova un ambiente, una volta adibito a dispensa, dove è presente un grande arco a sesto acuto, che dimostra come fossero qui le mura del 1384 che proteggevano il Borgo di San Venanzio, facente parte dei possedimenti di Giovanni VaranoRemiddi 1989, p. 238..
Orto