La continuità statale dei Paesi baltici sta ad indicare la non soppressione delle tre repubbliche come entità legittime ai sensi del diritto internazionale. mentre risultavano sotto il dominio sovietico e l'invasione tedesca dal 1940 al 1991. L'opinione prevalente accetta la tesi secondo cui si fosse di fronte a un'occupazione e le azioni dell'URSS risultassero contrarie alle normative sovranazionali, oltre che ai trattati bilaterali stipulati tra l'URSS e gli Stati baltici.. In estrema sintesi, secondo questa teoria, Estonia, Lettonia e Lituania non nacquero ex novo nel 1991, ma semplicemente ripresero a operare in maniera autonoma.
Un simile punto di vista è stato riconosciuto dalla maggior parte delle potenze occidentali e si è riflettuto nelle attività intraprese dai governi che operavano in esilio o nelle ambasciate straniere. (e dunque, secondo tale teoria, a maggior ragione non scomparsi agli occhi del mondo)... L'applicazione della Dottrina Stimson ai sensi della Dichiarazione di Welles,. abbracciata da chi considerava l'annessione effettuata dall'URSS nel 1940 non genuina e avvenuta ricorrendo alla forza, frammentò la comunità globale tra chi considerava i tre stati ormai assorbiti completamente all'Unione Sovietica e chi riteneva che de iure esistessero ancora.. In particolare, secondo quest'ultima versione, poiché la sovranità non era mai appartenuta in maniera legittima a Mosca, il 1991 deve essere considerato come l'anno in cui Estonia, Lettonia e Lituania ricominciarono ad esistere e potevano annullare tutte le normative emesse in epoca sovietica, in quanto l'incorporazione era avvenuta secondo procedure incostituzionali.
La posizione ufficiale della Federazione Russa procede in sintonia con la tradizionale posizione della storiografia sovietica, secondo cui Estonia, Lettonia e Lituania non furono annesse dall'Unione Sovietica, ma proposero di unirsi di propria iniziativa nel 1940.. Mosca insiste sul fatto che l'incorporazione degli Stati baltici ottenne il riconoscimento internazionale de iure in virtù degli accordi conclusi nelle conferenze di Jalta e Potsdam e dagli accordi di Helsinki. Si è altresì sostenuto che, in conformità alle leggi e alla costituzione sovietiche delle repubbliche socialiste, il ripristino dell'indipendenza era avvenuto secondo una procedura illegittima, poiché esso poteva aversi solo tramite leggi di secessione apposite concesse dall'URSS.. Sempre secondo questa posizione, tutte le intese precedenti, come il trattato di Tartu, sono prive di valore giuridico, allo stesso modo di tutte le richieste di risarcimento effettuate da parte degli Stati baltici. Una simile differenza di prospettive tra le due versioni non ha contribuito a rendere più vicine le parti sul tema storico...
La questione è anche stata affrontata da giuristi: il principio giuridico ex iniuria ius non oritur (il diritto non può scaturire da atti ingiusti) differisce dal principio in apparenza simile dellex facto oritur ius (il diritto nasce dal fatto). Da un lato, il riconoscimento legale dell'incorporazione del Baltico da parte di altre nazioni sovrane al di fuori del blocco orientale è stato in gran parte negato sulla base del secondo principio giuridico sopraccitato, poiché l'annessione degli Stati baltici era ritenuta ab initio illegale. Va comunque tenuto presente che l'interruzione de facto della statualità,. dovuta allo stazionamento di una potenza straniera per circa mezzo secolo, si è effettivamente verificata e ha gettato le basi perché si potesse applicare la massima dell'ex facto ius oritur. In uno scenario già oltremodo intricato, la requisizione di alcuni territori (si pensi alla contea di Petseri, a Ivangorod, al distretto di Abrene e all'Oblast' di Kaliningrad) e i cambiamenti demografici avvenuti nel corso del secondo dopoguerra rendono il caso baltico molto più complesso di una mera controversia in cui potrebbe essere effettuata una restitutio in integrum (un ripristino - in questa situazione specifica - dell'integrità territoriale)..
Contesto storico I quattro Paesi sul Mar Baltico che in precedenza appartenevano all'Impero russo - Finlandia, Estonia, Lettonia e Lituania - consolidarono i propri confini e la sovranità nazionale dopo le guerre di indipendenza estone, lettone e lituana avvenute alla fine della prima guerra mondiale, nel 1920, e terminate con la stipula del trattato di Tartu, del trattato di pace di Riga e del trattato di Mosca del 1920. Le grandi potenze europee accordarono il riconoscimento de iure all'Estonia e alla Lettonia il 26 gennaio 1921, alla Lituania il 20 dicembre 1922, mentre gli Stati Uniti lo estesero a tutti e tre gli Stati il 28 luglio 1922..
Tutti e tre i trattati di pace tra i rispettivi stati baltici e la Russia sovietica sancivano in maniera pressoché identica il principio di autodeterminazione e la rinuncia della Russia a tutti i precedenti diritti e rivendicazioni in maniera definitiva e permanente. Inoltre, il diritto sopraccitato si rintracciava tra i quattro principi chiave proclamati da Lenin e Stalin il 15 novembre 1917 nella Dichiarazione del governo sovietico:. "Il diritto per i popoli della Russia alla libera autodeterminazione anche alla separazione e all'autonomia degli stati". Con la creazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche il 6 luglio 1923, venne ribadita l'efficacia di tutti i trattati stipulati in precedenza dalla Russia sovietica, compresi quelli relativi ai Paesi baltici.
Nel decennio successivo furono stipulati numerosi accordi e intese bilaterali e multilaterali che disciplinavano i rapporti:
Protocollo per l'entrata in vigore del patto Briand-Kellogg (di cui tutte e quattro le parti erano firmatarie originali), firmato a Mosca il 9 febbraio 1929, in cui si rinunciava espressamente, per la prima volta nella storia delle intese internazionali, alla guerra come strumento di risoluzione delle controversie Trattati bilaterali di non aggressione firmati con i rispettivi Stati baltici e l'Unione Sovietica tra il 1926 e il 1932 Convenzioni di conciliazione relative ai trattati di non aggressione Convenzione per la definizione di aggressione firmata a Londra nel luglio 1933
Quest'ultima, frutto di un'iniziativa del governo sovietico, definiva nell'articolo 2 vari atti di aggressione, compresi i blocchi navali. La Convenzione stabiliva inoltre che "Nessuna considerazione politica, militare, economica o di altro tipo può essere addotta come pretesto o giustificazione per l'aggressione di cui all'articolo 2".
Estonia
L'Estonia promulgò la Dichiarazione d'indipendenza il 24 febbraio 1918. Il documento affermava una serie di principi quali la libertà di espressione, religione, riunione e associazione: essi furono ulteriormente elaborati e poi riportati nella Costituzione provvisoria del 1919 e nella prima Costituzione del 1920. La sovranità popolare costituiva il valore cardine dell'Estonia. In seguito, la Costituzione del 1938 fu un tentativo di ripristinare il governo democratico, in virtù dei due colpi di Stato verificatisi nel 1924 e nel 1934, ma si finì per concedere ancora più poteri al presidente. Ad ogni modo, nonostante i cambiamenti politici interni, l'Estonia risultava uno Stato legale riconosciuto a livello internazionale negli anni precedenti al 1940..
L'indipendenza fu interrotta nel giugno 1940, all'indomani della firma del patto Molotov-Ribbentrop tra la Germania nazista e l'Unione Sovietica dell'agosto 1939. L'URSS ricorse a un modus operandi simile con tutti e tre gli stati baltici, presentando dapprima ultimatum sulla base di presunti fallimenti nell'adempimento ai patti di mutua assistenza firmati l'anno precedente. Ai diktat in cui si chiedeva di poter installare truppe sovietiche sul suolo baltico andava fornita risposta nel giro di poche ore e, a seguito della risposta affermativa fornita sia dall'Estonia che dalla Lituania e dalla Lettonia, l'Armata Rossa giunse nelle capitali. I sovietici proposero e approvarono dei propri governi, i quali più tardi "chiesero" di essere annessi alla Russia. Al fine di far risultare la procedura legittima agli occhi del mondo, si effettuarono delle elezioni alla presenza delle truppe sovietiche.. Gli Stati Uniti, di concerto con un discreto numero di altre nazioni, non riconobbero l'occupazione e la successiva annessione degli Stati baltici..
Lettonia
La Lettonia adottò la Dichiarazione che istituiva un governo provvisorio nazionale il 18 novembre 1918. Nel 1920 l'Assemblea costituzionale liberamente eletta adottò due leggi fondamentali, ma la costituzione definitiva (Satversme) approdò solo nel 1922. Quando il primo ministro Kārlis Ulmanis prese il potere con un colpo di Stato nel 1934, il parlamento fu sciolto nel medesimo anno..
Lituania
Dopo più di un secolo di dominazione straniera, il Consiglio della Lituania adottò l'Atto d'Indipendenza il 16 febbraio 1918. Nel giro di un ventennio, nella Repubblica di Lituania si adottarono tre Costituzioni, rispettivamente nel 1922, nel 1928 e nel 1938. L'organo legislativo della Lituania era il parlamento, i cui membri venivano eletti secondo procedure democratiche: quando tuttavia Antanas Smetona assunse il potere con un colpo di Stato nel 1926, due anni più tardi fu adottata una legge fondamentale che accresceva il ruolo del presidente e riduceva le dimensioni del parlamento da 85 a 49 membri. Nella Costituzione del 1938, il presidente ricevette poteri ancora più ampi, così come al parlamento fu nuovamente riconosciuto il compito di legiferare anziché limitarsi a votare o a bocciare l'adozione di decreti presidenziali. Inoltre, il presidente sarebbe durato in carica per sette anni..
Incorporazione sovietica nel diritto internazionale
L'annessione forzata degli Stati baltici costituiva un atto illegittimo ai sensi del diritto internazionale convenzionale.. Secondo consuetudine, l'incorporazione violava principi fondamentali quali la sovranità e l'indipendenza dello Stato, il divieto di acquisizione coattiva di un altro territorio e il divieto di ingerenza nella politica estera. Stando alle convenzioni, le azioni dell'Unione Sovietica violavano inoltre praticamente qualsiasi disposizione delle principali convenzioni sottoscritte da Mosca con le tre repubbliche. Infine, i protocolli segreti pattuiti con la Germania delineavano una violazione dell'articolo 2 dei trattati di non aggressione estone e lettone, così come la minaccia di ricorrere alla forza e l'ultimatum per concludere i trattati di mutua assistenza violavano lo spirito e la lettera dei rispettivi accordi di pace, di non aggressione (gli artt. 2 e 3 vietavano la creazione di blocchi navali e altri atteggiamenti ritorsivi), le convenzioni di conciliazione, il patto Briand-Kellogg e il protocollo ai rinuncia ai conflitti come mezzo di risoluzione delle controversie.
Mancato riconoscimento occidentale dell'annessione Missioni diplomatiche baltiche (1940-1991)
La maggior parte delle potenze del blocco occidentale si rifiutò di riconoscere de iure l'incorporazione degli stati baltici e riconobbe solo de facto (o non riconobbe nemmeno) i governi sovietici della RSS Estone, della RSS Lettone e della RSS Lituana. Tali Paesi riconoscevano diplomatici e consoli estoni/lettoni/lituani che operavano ancora in nome dei loro ex governi nelle rispettive sedi. Il surreale scenario in cui erano costretti ad operare (rappresentanti di un governo che formalmente non esisteva) proseguì fino alla definitiva restaurazione dell'indipendenza baltica.
Durante il periodo 1940-1991, gli Stati Uniti continuarono a ricevere i diplomatici baltici, nominati per la prima volta in carica dai governi antecedenti al 1940 e, dopo il 1980, dai membri ancora in vita nei servizi diplomatici baltici.. Il ministero degli Esteri sovietico diede luogo a proteste formali contro le missioni diplomatiche ancora aperte a Washington DC e altrove.