I siciliani () sono un gruppo etnico europeo di lingua romanza indigeno all'isola di Sicilia, la più grande del Mediterraneo, nonché la più grande e popolosa delle regioni d'Italia.

Storia

Preistoria

Il popolo siciliano è indigeno dell'isola di Sicilia, che fu popolata per la prima volta a partire dal Paleolitico e dal Neolitico. Secondo lo storico italiano Carlo Denina, l'origine dei primi abitanti della Sicilia non è meno oscura di quella dei primi italiani; tuttavia, non c'è dubbio che gran parte di questi primi individui si recarono in Sicilia dall'Italia meridionale, altri dalle isole della Grecia e dalle coste dell'Iberia e dell'Europa occidentale.

Gli abitanti originari della Sicilia, assorbiti nella popolazione attuale, erano tribù conosciute dai Greci antichi come Elimi, Sicani e Siculi. I Siculi, parlanti una lingua indoeuropea, migrarono dalla terraferma italiana nel secondo millennio a.C. Gli Elimi, probabilmente indoeuropei, potrebbero essere giunti da Anatolia centrale o meridionale, Calabria o Isole egee. I Sicani, considerati i più antichi abitanti, migrarono dall'attuale bacino del fiume Xúquer in Spagna. La cultura del vaso si diffuse dalla Sardegna alla Sicilia, influenzando principalmente il nord-ovest e il sud-ovest dell'isola. Tutte e tre le tribù vivevano sia uno stile di vita sedentario pastorale e di frutteto, sia uno stile di vita semi-nomade di pesca, transumanza e agricoltura mista. Prima della rivoluzione neolitica, i siciliani paleolitici avrebbero vissuto uno stile di vita da cacciatori-raccoglitori, proprio come la maggior parte delle culture umane prima del Neolitico. Il Salso costituiva il confine territoriale tra Siculi e Sicani. Indossavano abiti di base fatti di lana, fibre vegetali, papiro, sparto, pelli di animali, foglie di palma, cuoio e pelliccia e creavano strumenti di uso quotidiano, nonché armi, utilizzando la forgiatura dei metalli, la lavorazione del legno e la ceramica. Di solito vivevano in un nucleo familiare, con anche alcuni membri della famiglia allargata, di solito all'interno di una capanna in pietra a secco, una lunga casa neolitica o una semplice capanna fatta di fango, pietre, legno, foglie di palma o erba. I loro principali mezzi di trasporto erano il cavallo, gli asini e i carri. Negli scavi archeologici, soprattutto nelle tombe dei cimiteri, sono state scoperte prove di gatti selvatici da compagnia, cani cirneco e giocattoli per bambini.

Conferme genetiche Studi autosomici Diversi studi che coinvolgono l'analisi dell'intero genoma degli italiani continentali e dei siciliani hanno scoperto che i campioni provenienti dal Nord Italia, dall'Italia meridionale e dalla Sicilia appartengono alle proprie sequenze di geni separate uniche/distinte, mentre un divario genetico è riempito da una sequenza di geni intermedia dell'Italia centrale, creando un cline continuo di variazione che rispecchia la geografia. Geneticamente, i siciliani sono i più vicini agli altri italiani del sud, e soprattutto ai calabresi. Altri studi hanno inoltre dimostrato che la popolazione della Sicilia è geneticamente molto simile a quella di Malta e ai gruppi di lingua greca delle Isole Ionie, delle Isole Egee, di Creta e del Peloponneso mentre il resto della Grecia continentale appare leggermente differenziato, raggruppandosi con le altre popolazioni dei Balcani meridionali come gli albanesi dell’Albania, del Kosovo e il popolo arbëreshë.

Studi sul MtDna e sul DNA Y L'Y-DNA viene diviso in aplogruppi (dalla A alla T) che vengono impiegati per tracciare le discendenze paterne, ottenendo una finestra sulle migrazioni umane. Secondo uno studio del 2009 condotto su 236 individui provenienti da nove località dell'isola, gli aplogruppi Y-DNA sono stati trovati con le seguenti frequenze: R1 (30,09%), J (29,65%), E1b1b (18,21%), I (7,62%), G (5,93%), T (5,51%), Q (2,54%) e L (0,42%). Per quanto riguarda l'mtDNA, l'aplogruppo più frequente nei siciliani contemporanei è H (34.4%), seguito da T (12.6%), L (12.0%), HV (7.4%) e J (6.3%). Mentre l'aplogruppo H è distribuito omogeneamente nelle varie parti della regione, è bene tenere a mente della presenza di variabilità all'interno della regione. Difatti, per quanto riguarda l'aplogruppo T, esso non si riscontra nelle zone di Ragusa e Siracusa, ed è poco rappresentato nella zona nord-occidentale intorno a Palermo e Trapani; per contro, si riscontrano nelle zone del Palermitano percentuali dell'aplogruppo L intorno al 23,5%, probabilmente a causa delle migrazioni dal nord africa in tempi storici più recenti, quali durante il periodo della conquista araba.

Il Regno Normanno di Sicilia fu creato nel 1130, con Palermo capitale, 70 anni dopo l'iniziale migrazione normanna e 40 dopo la conquista dell'ultima città, Noto nel 1091, e durerà fino al 1198. Oggi si trova che nella Sicilia nord-occidentale, come Trapani o Caccamo, il DNA Y appartenente all'aplogruppo I, più diffuso nel nord Europa, è relativamente comune, con il 15-20% di prevalenza. Nella restante parte dell’isola, invece, si attesta all'incirca tra lo 0% e il 9%, con una media generale quindi di 7,4%. Il patrimonio genetico paterno greco antico e medievale è stimato al 37% in Sicilia e quello arabo intorno al 6%. Nel complesso, i contributi paterni stimati dell'Europa centrale dei Balcani e dell'Europa nordoccidentale nel Sud Italia e in Sicilia sono rispettivamente di circa il 63% e il 26%.

Cultura

Lingue

Oggi in Sicilia la maggior parte delle persone è bilingue e parla sia l’italiano che il siciliano, una lingua romanza distinta. Molte parole siciliane sono di origine neolatina e greca, mentre altre derivano dal normanno, francese, arabo, catalano, occitano, spagnolo e da altre lingue. Altri dialetti del siciliano, o lingue molto vicine ad esso, sono parlati anche nella Calabria meridionale, nel Salento e a Salerno.

Il siciliano ebbe un’influenza precoce nello sviluppo dell’italiano, anche se il suo uso rimase confinato a un’élite intellettuale. Era una lingua letteraria in Sicilia, creata sotto gli auspici di Federico II e della sua corte di notai o Magna Curia, la quale, guidata da Giacomo da Lentini, diede vita anche alla Scuola Siciliana, ampiamente ispirata alla letteratura trobadorica. In questa lingua apparve il primo sonetto, la cui invenzione è attribuita allo stesso Giacomo da Lentini. Il siciliano fu anche la lingua ufficiale del Regno di Sicilia dal 1300 al 1543.

Prima del XX secolo, un gran numero di siciliani parlava solo il siciliano come lingua madre, con poca o nessuna conoscenza fluente dell’italiano. Oggi, sebbene non sia ufficialmente riconosciuto dalla Repubblica Italiana, la lingua siciliana è descritta come “una lingua indigena stabile dell’Italia” dall’Ethnologue ed è riconosciuta come lingua minoritaria dall’UNESCO. È stata inoltre identificata come lingua dalla Regione Siciliana. Tuttavia, l’italiano continua a essere l’unica lingua ufficiale riconosciuta dalla Repubblica Italiana e predomina nell’ambito pubblico, essendo utilizzato come lingua quotidiana nella vita di molti siciliani.

Il dialetto siculo-arabo era una varietà vernacolare dell’arabo parlata in Sicilia e nella vicina Malta tra la fine del IX secolo e la metà-fine del XIII secolo. La lingua si estinse in Sicilia, ma a Malta si evolse infine in quella che oggi è la lingua maltese.

Il dialetto Siculish è la “sicilianizzazione” macaronica di parole e frasi in inglese da parte degli immigrati siciliani negli Stati Uniti all’inizio del XX secolo. Forme di Siculish si trovano anche in altre comunità di immigrati siciliani nei paesi anglofoni, ovvero in Canada e Australia. Una sorprendente somiglianza può spesso essere riscontrata tra queste forme, sia per coincidenza, per i movimenti transnazionali degli immigrati siciliani, o più probabilmente, per l’adattamento logico dell’inglese utilizzando norme linguistiche della lingua siciliana.

Arte e architettura

Il dammuso () è una tipica casa che si trovano presenti solo nell'isola di Pantelleria. Antiche abitazioni rurali adibite al ricovero del bestiame, e poi adibite ad abitazioni. Interamente costruite in pietra lavica e tetto a volta (classico) o a volta reale per le camere più ampie.

Religione Storicamente, la Sicilia è stata una terra di molte religioni, tra cui il Cristianesimo, l’Islam, le religioni native, L’Ebraismo, il Paganesimo classico, le religioni fenicio-cartaginesi, religioni indoeuropee e l’Ortodossia bizantina, la cui convivenza è stata spesso vista come un esempio ideale di multiculturalismo religioso. Oggi la maggior parte dei siciliani è battezzata come cattolica. Il Cattolicesimo di rito gallicano e la latinizzazione in Sicilia ebbero origine con gli occupanti normanni dell’isola, e le conversioni forzate continuarono sotto gli invasori spagnoli, durante i quali la maggioranza della popolazione siciliana fu costretta a convertirsi dalle proprie religioni precedenti. Nonostante la spinta storica verso il Cattolicesimo in Sicilia, una minoranza di altre comunità religiose continua a prosperare nell’isola.

Siciliani cattolici

Per i cattolici in Sicilia, la Vergine Odigitria è la patrona della regione. Il popolo siciliano è inoltre noto per la profonda devozione verso alcune sante siciliane: le martiri Agata e Lucia, che sono le patrone rispettivamente di Catania e Siracusa, e la santa eremita Rosalia, patrona di Palermo. I siciliani hanno dato un contributo significativo alla storia di molte religioni. Vi sono stati quattro papi siciliani (Agatone, Leone II, Sergio I e Stefano III) e un patriarca ecumenico di Costantinopoli di origine siciliana (Metodio I). La Sicilia è anche menzionata nel Nuovo Testamento, negli Atti degli Apostoli 28:11–13, in cui San Paolo visita brevemente la Sicilia per tre giorni prima di lasciare l’isola.

Siciliani musulmani

Durante il periodo di dominazione musulmana, molti siciliani si convertirono all’Islam. Sull’isola nacquero numerosi studiosi islamici, tra cui l'imām al-Mazarī, un importante giurista della scuola malikita del diritto islamico sunnita. Sotto il regno di Federico II, tutti i musulmani furono espulsi dall’isola in seguito a una ribellione dei saraceni locali, che desideravano mantenere la propria indipendenza nella Sicilia occidentale ma non poterono farlo a causa delle richieste di Papa Gregorio IX.

Comunità ebraica siciliana

Esiste una leggenda secondo cui gli ebrei furono portati per la prima volta in Sicilia come schiavi catturati nel I secolo, dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C. per mano dei Romani. Tuttavia, si presume generalmente che la popolazione ebraica in Sicilia fosse presente già prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme. Il rabbino Akiva visitò la città di Siracusa durante uno dei suoi viaggi all’estero. L’ebraismo in Sicilia fu la prima religione monoteista ad apparire sull’isola. La comunità ebraica siciliana rimase fino a quando i sovrani aragonesi, la regina Isabella I di Castiglia e Ferdinando II di Aragona, li espulsero nel 1493 con il Decreto di Alhambra. Il 3 febbraio 1740, il re napoletano Carlo III – noto come re illuminato – emise una proclamazione composta da 37 paragrafi in cui, per la prima volta, gli ebrei venivano formalmente invitati a ritornare in Sicilia. Tuttavia, l’iniziativa ebbe scarso successo.