La procrastinazione, secondo la definizione non scientifica, è una tendenza irrazionale a ritardare un compito nonostante gli effetti negativi del ritardo su di sé e/o su un gruppo di persone o un'organizzazione. Alla procrastinazione sono legati aforismi come "La procrastinazione è il ladro del tempo" (Procrastination is the Thief of Time) e "La procrastinazione è l'Arte di stare al passo con ieri" (Procrastination is the Art of Keeping Up with Yesterday) più la Legge di Hofstadter: "Ci vuole sempre più tempo di quanto si pensi, anche tenendo conto della Legge di Hofstadter".
Secondo la scienza, una definizione di procrastinazione è un fallimento ad auto-regolarsi associato a varie cause personali e situazionali. Se la procrastinazione appartiene specificatamente al contesto scolastico, per cui lo studio e i compiti vengono posticipati continuamente anche in periodo di esami, viene detta procrastinazione accademica (Academic Procrastination), mentre nello sport viene detta procrastinazione sportiva (Sports Procrastination).
La procrastinazione è l'antitesi della precrastinazione, cioè la tendenza a anticipare l'inizio, svolgimento e completamento di un task. Vangsness e Young (2020) hanno infatti proposto una tripartizione in base a tre diversi aspetti nel processo di svolgimento di un compito (inizio, prosecuzione/perseguimento, completamento) in "tartarughe" (lavoratori assidui), "ninja" (precrastinatori) e "perditempo" (procrastinatori).
Un fenomeno legato alla procrastinazione è il ProcrastinEating, cioè l'abitudine di mangiare cibo spazzatura per alleviare lo stress collegato allo svolgimento di un task che viene procrastinato.
Etimologia, cause e suddivisioni Etimologicamente, la parola "procrastinazione" deriva dal latino "pro-", che significa "in avanti; in favore di", e "crastinus", che significa "di domani" (Klein, 1971).
Le cause primigenie (Harris e Sutton, 1983; Green et al., 2000) sarebbero in parte legate alle caratteristiche del compito da svolgere, per cui sono esterne al procrastinatore:
il tempo dell'ottenimento della ricompensa e/o della punizione (più sono in là, più il compito ha un impatto demotivante) le caratteristiche spiacevoli del compito (più sono spiacevoli, più il compito provoca avversione) istruzioni non chiare (meno sono chiare, più la voglia di iniziare il compito cala) il fatto che la data di completamento (deadline) è fissata da chi deve svolgere il task: le deadline esterne infatti sono tendenzialmente più efficaci
Altre cause sono tratti della propria personalità, per cui sono interne al procrastinatore:
una serie di tratti riassunti nel modello a cinque fattori di personalità (Five Factor Model, FFM): neuroticismo, estroversione, apertura mentale, coscienziosità e affabilità. Questo modello è incompleto siccome non tiene conto di tutti gli altri tratti di personalità, come ad esempio il temperamento (con un focus sull'affidabilità), impulsività e intelligenza emotiva in alternativa, una serie di tratti riassunti nel modello a quattro fattori della procrastinazione: comportamenti dilatori (dilatory behaviours), indecisione, mancanza di puntualità e mancanza di pianificazione (Diaz-Morales et al., 2006) in alternativa, una serie di tratti riassunti nel modello a tre fattori di personalità: estroversione, psicoticismo e neuroticismo (Eysenck e Eysenck, 1985), per cui l'estroversione è correlata positivamente con la procrastinazione motivazione verso il compito errori nelle stime di tempo per completare il compito, per cui un compito lungo può essere scambiato per breve. In base a come viene giudicato il tempo, i procrastinatori ottimisti tendono a giudicare il tempo necessario in modo ottimistico, dunque troppo breve, per cui il completamento di un compito deve essere procrastinato in una data più in là; di contro, i procrastinatori pessimisti giudicano il tempo di svolgimento di un compito in modo pessimistico, dunque troppo lungo, per cui, quando finiscono un compito, avrebbero potuto completarlo prima. Il giudizio errato del tempo potrebbe provenire da un bias cognitivo (e.g., bias di ottimismo) che si ritrova anche nelle date stimate di completamento dei megaprogetti architettonici e infrastrutturali che vengono poi ritardati anche di anni. mancanza di orientamento verso gli obiettivi (goal orientation) mancanza di coscienziosità ovvero scarso senso del dovere, scarsa autodisciplina, disordine, scarso impegno. La coscienziosità aumenta man mano che aumenta l'età. In particolare, la coscienziosità e dunque l'autodisciplina e autocontrollo è più scarso durante la giovinezza perché la corteccia prefrontale è ancora in fase di sviluppo, per cui questi fenomeni hanno (anche) una base neurobiologica. mancanza di autoefficacia comportamenti di evitamento neurotici (neurotic avoidance); l'evitamento neurotico è l'evitamento di azioni o situazioni considerate potenzialmente lesive perché stressogene o per paura di fallire o perché si soffre di impulsività (Gustavson et al., 2014) o per qualunque altro motivo, per cui non vengono affrontate quando invece dovrebbero essere affrontate. L'impulsività, siccome si basa sul rifiuto della gratificazione ritardata, si basa sulla gratificazione istantanea e su un modello comportamentale detto "delay discounting" che indica come, nel contesto dell'impulsività, il valore di una ricompensa cala man mano che passa il tempo e dunque si ritarda; più una persona applica un tasso di sconto del valore della ricompensa ritardata, più sarà impulsiva. L'andamento della perdita di valore della ricompensa segue l'andamento di un'iperbole discendente siccome la perdita di valore è enorme nei primi giorni di ritardo, per poi diventare modesta nei giorni successivi e nel lungo termine: in altre parole, una ricompensa ritardata anche di poco tempo perde gran parte del suo valore subito. Nel caso della procrastinazione, l'evitamento del task (task avoidance) ha dunque cause neurotiche. In tal modo, nell'immediato e nel breve termine le emozioni negative sono affrontate con questa strategia evitante, ma nel lungo termine le conseguenze sono negative; inoltre, le strategie di evitamento sono un tampone che dà sollievo temporaneo, per cui non solo non portano a svolgere un compito importante, ma non sono la soluzione definitiva a ansia, paura e simili emozioni negative. Questi atteggiamenti sono stati ritrovati ad esempio negli studenti proni alla procrastinazione insieme alla mancanza di coscienziosità (Schouwenburg e Lay, 1995). Un comportamento analogo a quelli evitanti è detto da van Eerde (2003) self-handicapping o "autosabotaggio" e "autoboicottaggio", cioè la tendenza a crearsi intenzionalmente ostacoli verso il compimento di un'azione/sforzo e dunque verso il successo per evitare un fallimento temuto e dunque proteggere la propria autostima; un esempio di self-handicapping è proprio la procrastinazione di un compito. Un altro fenomeno è il self-talk negativo, presente nei procrastinatori, per cui si abbattono da soli e demotivano dare più importanza/priorità a curare l'umore nel breve periodo e nel presente, anche se la persona nel futuro (il Sé futuro) pagherà le conseguenze della procrastinazione e dunque dell'inazione (Sirois e Pychyl, 2013): infatti, quando il completamento di un compito è fissato molto in là nel futuro e dunque i benefici sono ritardati, la procrastinazione a iniziare o finire il compito entro la deadline permette di portare benefici nel breve termine, come ad esempio un minore stress, emozioni positive e una salute migliore. Tuttavia, la procrastinazione porta a dei costi maggiori nel lungo termine che sono più pesanti dei benefici nel breve termine (e.g., performance più scarsa, bassa autostima, ansia). I procrastinatori dunque ritengono i benefici nel breve termine più importanti dei costi nel lungo termine. Queste ultime considerazioni (Tice e Baumeister, 1997) permettono dunque di definire la procrastinazione come un fallimento dell'auto-regolazione. Una comprensione più profonda del fallimento dell'auto-regolazione è stata trovata facendo perno sulla teoria motivazionale temporale (Temporal Motivation Theory, TMT) di Steel e König (2006): quest'ultima è una teoria della motivazione basata sul tempo e su quattro indicatori, cioè l'aspettativa, il valore, l'impulsività e il ritardo stesso legati tutti e quattro da una formula matematica che calcola la quantità di motivazione. una scarsa intelligenza emotiva, dunque un basso quoziente emotivo (EQ) è correlato positivamente alla procrastinazione accademica perché entrambi portano a una bassa resilienza una visione dicotomica, polarizzata, manicheistica del tempo: la ricerca del "momento migliore" o addirittura del "momento perfetto" per iniziare, completare o finire un compito sottende una visione in bianco e nero del tempo ("tutto o nulla, bianco e nero") la tendenza a voler iniziare e finire un compito in un'unica sessione: se il compito si può frantumare e riorganizzare in più sessioni di lavoro e/o in più pacchetti di lavoro (e.g., la suddivisione in capitoli di una ricerca da scrivere per cui a ogni capitolo corrisponde un'unità tematica), una persona potrebbe non essere prona a iniziare il lavoro per poi lasciarlo momentaneamente incompleto, per quanto l'incompletezza momentanea non sia un problema la tendenza a ribellarsi contro il controllo se il compito è imposto la tendenza a dimenticarsi di svolgere un compito, in particolare un compito poco piacevole il burnout dello studente è positivamente correlato alla procrastinazione in ambito scolastico, ma non è chiaro se sia la causa della procrastinazione, se la procrastinazione come effetto porti al burnout dello studente o entrambi la dipendenza dallo smartphone (Mobile Phone Addiction, MPA) è correlata positivamente e in modo moderato alla procrastinazione negli studenti e dunque in contesto di procrastinazione accademica. La dipendenza dallo smartphone negli studenti è correlata anche a scarse abilità di time management, per cui non si riesce a implementare un piano anche già precalcolato (Liu et al., 2022; Chen et al., 2021) o non si riesce a terminare in tempo un compito iniziato (Qu et al., 2017). La correlazione tra dipendenza dallo smartphone e gender non è chiara: in Corea del Sud, le femmine sono maggiormente dipendenti dallo smartphone (Choi et al., 2015), ma in Arabia Saudita avviene il contrario (Aljomaa et al., 2016), per cui la correlazione a sua volta con la procrastinazione non è chiara. L'uso smodato dello smartphone potrebbe anche essere una strategia maladattiva alla pari del binge eating e ProcrastinEating per alleviare lo stress da svolgimento di un task