Le relazioni tra Lituania e Russia sono quelle intrecciate a livello estero dalla Repubblica di Lituania e dalla Federazione Russa. Il Paese baltico conta un'ambasciata a Mosca e alcuni consolati a San Pietroburgo, Kaliningrad e Sovetsk, mentre la Russia ha un'ambasciata a Vilnius e un consolato a Klaipėda. I due paesi condividono un confine comune che separa l'Oblast di Kaliningrad dalle contee di Klaipéda, di Tauragė e di Marijampolė.

Storia Lituania e Impero russo

Le relazioni tra lituani e russi risalgono al Basso Medioevo, quando a contendere il ruolo di principale potenza in Europa orientale erano il Granducato di Lituania e la Moscovia. In seguito, il primo aderì alla Confederazione polacco-lituana e vi rimase fino all'ultimo decennio del XVIII secolo. Nel 1795, il Governatorato di Vilna (composto da undici uezd o distretti) e il Governatorato di Slonim, presero forma per volontà dell'Impero russo dopo la terza spartizione della Polonia. Solo un anno più tardi, il 12 dicembre 1796, per ordine dello zar Paolo I entrambe le suddivisioni confluirono in un unico soggetto, chiamato Governatorato della Lituania, con capitale a Vilnius. Per ordine dello zar Alessandro I, il 9 settembre 1801, si procedette a scindere il territorio e spartirlo tra l'entità già esistente e il Governatorato di Grodno. Dopo 39 anni, il termine "Lituania" prima presente in entrambe è scomparso per volontà di Nicola I. Nel 1843 ebbe luogo un'altra riforma amministrativa, la quale portò alla costituzione del Governatorato di Kaunas (Kovno in russo) da sette distretti occidentali del Governatorato di Vilnius, compresa tutta la Samogizia. Il Governatorato di Vilnius incorporò tre distretti aggiuntivi: Vilejka e Dzisna dal Governatorato di Minsk e Lida da quello di Grodno. Inoltre, tale entità amministrativa era a sua volta ripartita in Vilnius, Trakai, Disna, Ašmjany, Lida, Vilejka e Švenčionys. Una simile disposizione rimase invariata fino alla prima guerra mondiale.

Durante la rivoluzione russa del 1905, un grande congresso di rappresentanti lituani a Vilnius, noto come il Grande Seimas di Vilnius, richiese l'autonomia provinciale per la Lituania (ovvero la parte nord-occidentale dell'ex Granducato di Lituania). Il 5 dicembre del medesimo anno, il sovrano eseguì una serie di concessioni volte a placare gli animi burrascosi in tutto lo Zarato. Agli stati baltici fu nuovamente permesso di esprimersi nelle loro lingue native (abolendo così il bando della stampa lituana) nelle scuole, nelle orazioni e nelle chiese, le quali, almeno quelle cattoliche, aumentarono di numero proprio in quel periodo. I caratteri latini rimpiazzarono l'alfabeto cirillico, imposto ai lituani per quattro decenni. Tuttavia, nemmeno i liberali russi erano disposti a concedere un'autonomia simile a quella che già esisteva in Estonia e Lettonia, sebbene lì i ruoli di spessore venissero ricoperti da tedeschi del Baltico. Un eventuale avvicinamento della Lituania e della Curlandia a ovest, in particolare verso la Germania veniva infatti percepito con grande sospetto e nebulosità.

Dopo lo scoppio delle ostilità nella prima guerra mondiale, la Germania occupò la Lituania e la Curlandia nel 1915, con Vilnius che cadde in mano ai tedeschi il 19 settembre 1915. Un'alleanza con la Germania, in opposizione alla Russia zarista e al nazionalismo lituano, divenne a quel punto una pista da percorrere più concreta di quanto lo fosse mai stata per i tedeschi del Baltico. Questo a maggior ragione dopo che Lituania era stata incorporata nell'Ober Ost, l'unità costituita dalla nuova potenza occupante. Poiché un'annessione diretta avrebbe potuto scatenare grossi inconvenienti nelle pubbliche relazioni, i tedeschi pianificarono di dare vita a una serie di stati formalmente indipendenti che sarebbero stati di fatto dipendenti dalla Germania. Nonostante la contrarietà di Berlino, la Lituania dichiarò e ottenne l'indipendenza il 16 febbraio 1918.

Durante la guerra sovietico-polacca, svoltasi all'indomani del primo conflitto globale, la regione di Vilnius finì in mano alla Polonia: la Conferenza degli Ambasciatori e la comunità internazionale (ad eccezione della Lituania) riconobbero la sovranità polacca sulla zona contesa nel 1923. Sempre nello stesso anno, Varsavia istituì il Voivodato di Wilno, esistito fino al 1939, quando l'Unione Sovietica diede il via all'invasione della Polonia e restituì più tardi la maggior parte delle terre annesse dalla Polonia alla Lituania.

Lituania e Russia sovietica

La rivoluzione d'ottobre e la fine della prima guerra mondiale innescarono una lotta per il controllo della Lituania, contesa da diverse forze politiche: nazionalisti, polacchi e comunisti sostenuti da Mosca. Durante l'offensiva sovietica verso ovest del 1918-1919, seguita alla ritirata delle truppe tedesche, scoppiò la guerra lituano-sovietica tra la Lituania da poco indipendente e la Russia sovietica. Nello stesso periodo, quest'ultima cercò di instaurare governi fantoccio comunisti, come nel caso della RSS Lituana poi confluita nella Litbel (la Repubblica Socialista Sovietica Lituano-Bielorussa).

Nell'aprile 1920, si nominò un'assemblea costituente della Lituania, riunitasi per la prima volta nel maggio successivo. A giugno essa adottò la terza costituzione provvisoria e il 12 luglio 1920 sottoscrisse il trattato di Mosca: nel documento, l'Unione Sovietica riconosceva la completa indipendenza della Lituania e le sue rivendicazioni sulla regione di Vilnius; sulla base di un accordo di massima, ai sovietici fu consentito di attraversare in gran segreto il suolo baltico per consentire alle forze sovietiche di combattere contro la Polonia.. Il 14 luglio 1920, l'avanguardia dell'esercito sovietico espugnò Vilnius, persa nell'aprile dell'anno precedente, sottraendola una seconda volta alle forze polacche. La città fu restituita ai lituani il 26 agosto 1920, proprio mentre i sovietici proseguivano la loro marcia verso ovest. Quando questa venne arrestata, l'esercito polacco fu in grado di riprendere i territori perduti, inclusa la regione di Vilnius, riaccendendo le ostilità tra biancorossi e lituani.

Per evitare ulteriori combattimenti, si procedette a firmare l'accordo di Suwałki il 7 ottobre 1920, il quale tracciava una linea di confine simile a quella proposta da Ferdinand Foch in passato, con Vilnius dunque in mano ai baltici. Tuttavia, le disposizioni non entrarono mai in vigore perché il generale polacco Lucjan Żeligowski, agendo su ordine di Józef Piłsudski, organizzò un ammutinamento, un'azione militare che doveva apparentemente avvenire senza il consenso di Varsavia.. Il generale invase la Lituania meridionale l'8 ottobre 1920, catturando la mal difesa Vilnius il giorno seguente e stabilendo la cosiddetta Repubblica della Lituania Centrale il 12 ottobre 1920. La "Repubblica" faceva parte del piano federalista di Piłsudski, mai materializzatosi a causa all'opposizione della comunità polacca e lituana.

Il 30 dicembre 1922, la RSFS Russa fu incorporata nell'Unione Sovietica: quest'ultimo stato ereditò le relazioni a quel tempo esistenti tra Lituania e Russia.

Lituania e Unione Sovietica

1920 e 1930

Il Terzo Seimas della Lituania fu eletto nel maggio 1926. Per la prima volta, il blocco guidato dal Partito dei Democratici Cristiani di Lituania perse la maggioranza e passò all'opposizione: la sconfitta risultò in gran parte dovuta alle critiche riservate per la firma del patto di non aggressione sovietico-lituano (sebbene si ribadisse il riconoscimento sovietico delle pretese lituane nei confronti di Vilnius, allora Polonia)..

Seconda guerra mondiale

All'inizio della seconda guerra mondiale, quando l'Unione Sovietica invase la Polonia, l'Armata Rossa penetrò nella regione di Vilnius, appartenuta alla Polonia nel periodo interbellico, ma riconosciuta, lo si ripete, dai trattati sovietico-lituani del 1920 e del 1926 parte della Lituania.

Sempre nel 1939, Germania e URSS firmarono il patto Molotov-Ribbentrop, in cui erano presenti dei protocolli segreti che spartivano l'Europa orientale in sfere di influenza. Il 28 settembre 1939, la collaborazione tra Berlino e Mosca proseguì con la firma di un trattato di frontiera tedesco-sovietico: uno dei motivi che portò alla firma dell'atto riguardò la discussione di quanto statuito dal patto Molotov-Ribbentrop. Per compensare l'Unione Sovietica dei territori polacchi occupati dai tedeschi, la Germania avrebbe trasferito la Lituania, ad eccezione di un piccolo territorio in Sudovia, nella sfera d'influenza sovietica. Lo scambio di territori fu motivato inoltre dal controllo sovietico dell'odierna capitale lituana: l'Unione Sovietica avrebbe potuto disporre di un valido mezzo di scambio per il governo allora operativo a Kaunas, il quale asseriva Vilnius fosse la sua capitale de iure. Nei protocolli segreti, sia l'Unione Sovietica che la Germania riconoscevano espressamente le rivendicazioni lituane su Vilnius. Di conseguenza, ai sensi del trattato di mutua assistenza sovietico-lituano del 10 ottobre 1939, la Lituania avrebbe acquisito circa un quinto della regione di Vilnius, inclusa la capitale storica della Lituania, Vilnius, permettendo in cambio ai sovietici di stabilire in cinque strutture militari site sul suolo lituano 20.000 truppe.

Dopo mesi di intensa propaganda e pressioni diplomatiche, i sovietici emisero un ultimatum il 14 giugno 1940. I sovietici accusarono la Lituania di aver violato il trattato e di aver rapito due soldati dalle loro basi, un pretesto rivelatosi poi privo di fondamento. I sovietici chiesero la formazione di un nuovo governo, conforme al Trattato di mutua assistenza, e di consentire che un numero imprecisato di truppe sovietiche potesse accedere in Lituania. Essendovi già delle truppe sovietiche nel paese, sarebbe stato impossibile allestire un'adeguata resistenza militare. I sovietici assunsero dunque il controllo delle istituzioni governative, installarono un nuovo governo filo-sovietico e annunciarono le elezioni per i Seimas del popolo. La neo-proclamata Repubblica Socialista Sovietica Lituana fu incorporata, su sua richiesta, nell'Unione Sovietica il 3 agosto 1940.. Il partito comunista locale, dapprima bandito dalla vita politica, raggiunse 1.500 membri.

Deportazioni sovietiche dalla Lituania

Durante l'occupazione della Lituania, almeno 130 000 persone, il 70% delle quali donne e bambini,. vennero coattivamente trasferite nei campi di lavoro e in altri insediamenti forzati in regioni remote dell'Unione Sovietica, in particolare nell'Oblast' di Irkutsk e nel territorio di Krasnojarsk. Tra i deportati c'erano circa 4 500 polacchi. Questi dati sugli spostamenti non includono partigiani lituani o prigionieri politici (circa 150 000 persone) spedite nei gulag.. Le deportazioni dei civili avevano un duplice scopo: piegare la resistenza alle politiche sovietiche in Lituania e fornire manodopera gratuita nelle aree scarsamente abitate dell'Unione Sovietica. Circa 28 000 prigionieri morirono in esilio a causa delle precarie condizioni di vita.

Seconda occupazione sovietica