La lingua italiana in Romania ha conosciuto una grande diffusione a partire dalla metà del XIX secolo. La somiglianza linguistica fra romeno e italiano ha reso e rende possibile un rapido apprendimento facilitando e incentivando l'emigrazione da e verso i rispettivi paesi.

In Romania l’italiano è lingua riconosciuta di una minoranza linguistica grazie alla legge nazionale sullo status delle minoranze del 2005 ed è oggetto di apprendimento come lingua straniera da parte di migliaia di studenti, anche nell’ottica di un progressivo recupero delle proprie origini da parte dei discendenti degli immigrati.

Corrispondenze linguistiche tra italiano e romeno Un dato importante per i contatti linguistici tra Italia e Romania è la somiglianza tra le rispettive lingue nazionali.

Gli studi su questa somiglianza, e in generale sulle concordanze linguistiche del romeno e dei suoi dialetti con le altre lingue e parlate romanze, vengono avviati nel corso dell'Ottocento quando, con la Scuola transilvana, inizia un movimento culturale di riscoperta delle origini latine della lingua romena. Furono condotte, a partire dalla metà del secolo, numerose ricerche filologiche per indagare e documentare tali origini e non meno importante fu l’impulso di questi studiosi nell’introdurre in romeno l’uso dell’alfabeto latino al posto di quello cirillico.

Caratteri generali del rumeno

Il romeno è, tra le lingue neolatine, la più vicina all’italiano. La struttura grammaticale conserva le declinazioni latine del genitivo e dativo singolare femminile, vocativo, il genere neutro e le quattro coniugazioni. Un fattore facilitante nell’acquisizione dell’italiano da parte dei rumeni è la similarità tra i sistemi fonetici. L’ortografia di entrambe ha una buona corrispondenza tra fonemi e grafemi e usa sistemi simili per rappresentare suoni identici sia in italiano che romeno, tra cui: ce – ci – chi – ge – gi – ghe – ghi.

Il sistema fonologico rumeno include tutti i fonemi dell’italiano, tranne alcuni suoni consonantici: la [d͡z] di zaino, zero, la [ʎ] di figlio, foglia e la [ɲ] di gnomo, regno.

Paralelism între limba română și italiană (1841) Il parallelismo e i rapporti fra la lingua italiana e romena sono stati trattati ampiamente da Heliade-Rădulescu, uomo politico, letterato e militante per l’unità nazionale, nell’opera Parallelismo fra la lingua romena e italiana (Paralelism între limba română și italiană), in cui sostiene dapprima la semplificazione, poi l'abolizione totale dell'alfabeto cirillico, e l'epurazione della lingua dagli elementi non latini che si sarebbero dovuti sostituire con parole italiane.

Heliade propone un’ortografia romena ispirata in parte a quella italiana e in parte influenzata dai principi etimologici della Scuola transilvana, teorizzando una massiccia italianizzazione lessicale, con la creazione di una lingua italo-romena.

Nel saggio segnala un gran numero di neologismi in gran parte italiani che servono a dimostrare come, in un periodo in cui forte era l’influenza della cultura francese, anche la lingua italiana abbia rappresentato un modello ed esercitato un’influenza sulla lingua e la cultura romena.

Ai neologismi italiani, Heliade assegna la medesima funzione nobilitante e di magnificazione che nella lingua letteraria italiana hanno i latinismi, i sinonimi elevati, le forme dotte e rare. +Prestiti italiani per i quali il romeno non ha equivalentiRomenoItalianoafabilaffabileadorabiladorabilecolosalcolossalimplacabilimplacabileinefabilineffabileinerteinertimisticomisticaperversperverso o pervertitosuavsoavevenerabilvenerabile Quando però arriva a sostenere che italiano e romeno non siano lingue diverse, ma dialetti derivati dal latino e a propugnare una lingua romeno-italiana con la necessità di sostituire le parole romene con quelle italiane "superiori", non può evitare le critiche di diversi letterati e studiosi, fra i quali Mihai Eminescu.

Le concordanze della lingua romena con i dialetti meridionali italiani Gli studi sulle concordanze italo-romene vedono il loro momento centrale nei saggi di Iorgu Iordan, pubblicati a puntate nella rivista “Arhiva” tra il 1923 e il 1928.

Lo studioso teorizzava le concordanze del romeno con i dialetti italo-meridionali, cercando di dimostrare l'esistenza di reciproche relazioni fra la ex-Dacia e il sud dell'Italia fino al V secolo.

Nel 1956 il linguista italiano Giovanni Alessi, nell'articolo Concordanze lessicali tra i dialetti rumeni e quelli calabresi, non si limitava a trattare i soli fatti lessicali, ma estendeva le sue osservazioni ai sintagmi in cui ricorrono le voci. Lo studioso ha dimostrato che certi termini che si credevano conservati solo in romeno, conoscono invece dei corrispondenti nelle parlate calabresi, come:

romeno grangur - calabrese gravulu romeno luntre - calabrese luntri

Marcatura Differenziale dell'Oggetto in romeno e siciliano La somiglianza linguistica tra romeno e dialetti meridionali si trova anche nel caso del dialetto siciliano.

Il fenomeno della Marcatura Differenziale dell’Oggetto (abbreviato MDO), o Accusativo Preposizionale, è grammaticalizzato e stabile nel romeno, lingua romanza con un sistema casuale molto più ricco rispetto a quello impoverito del siciliano. In siciliano, il fenomeno è presente in modo meno sistematico rispetto al rumeno, forse a causa della mancanza di regole grammaticali stabilite e dell’influenza della lingua italiana, che non presenta i fenomeni di marcatura differenziale dell’Oggetto Diretto.

Dagli studi tipologici è stato osservato che i principali parametri che possono influenzare la MDO sono i tratti di animatezza, definitezza e topicalità. La marcatura differenziale dell’oggetto è più sensibile al parametro della determinatezza per il rumeno, mentre a quello dell’animatezza per il siciliano.

Secondo la Teoria della Marcatura del Caso, la relazione tra gli elementi di una frase viene mostrata tanto dalla loro morfologia quanto dall’ordine delle parole all’interno di una frase. Il romeno ha ereditato cinque casi dal latino: nominativo, accusativo, dativo, genitivo e vocativo. I casi nominativo, accusativo, dativo e genitivo presentano le stesse desinenze per il nome, mentre tutti i casi hanno forme diverse per il pronome personale. Nel siciliano invece, le tracce dei casi sono visibili nei pronomi personali tonici di prima e seconda persona all’accusativo e dativo.

Il raddoppiamento clitico in romeno e siciliano Sia il romeno che il siciliano presentano il fenomeno del raddoppiamento clitico, cioè una doppia espressione del complemento diretto o indiretto, tramite un nominale referenziale e un clitico coreferenziale. La forma causale accusativo o dativo è attribuito al clitico dal verbo, e si accorda in genere e numero con il complemento oggetto diretto o indiretto. +Esempi di raddoppiamento clitico in rumeno e in sicilianoItalianoSicilianoRomenoHo visto GiovanniU vitti a GiuvanniL-am vãzut pe IonHo dato a Maria un libroCi detti a Maria u libruI am dat Mariei o carte

L'area Vorposten Nella Basilicata centrale, all'interno dell'area Lausberg, si estende un'area, detta Vorposten, con vocalismo equivalente a quello rumeno, evidente compromesso fra il sistema "sardo" a sud e quello "romanzo comune" a nord. Si tratta di un territorio in cui, da un lato, la vocale tonica latina Ĭ collassa nello stesso esito con Ē ed Ĕ, dall'altro si registra il conguaglio di Ŭ con Ū e di Ŏ con Ō per le toniche velari. Si delinea così un sistema vocalico tonico asimmetrico, di compromesso tra il sistema vocalico evoluto del romanzo-occidentale ed il sistema arcaico del sardo, che nell’ambito delle lingue romanze trova il suo unico corrispettivo nel sistema vocalico rumeno.

L'emigrazione italiana in Romania

Migrazione storica Sin dal XIII secolo, le coste dell’attuale Romania furono toccate dalle attività commerciali della Repubblica di Genova e della Repubblica di Venezia. Si dovrà però attendere la seconda metà dell'Ottocento per assistere a una ripresa dei contatti fra Italia e Romania, fino a quel momento quasi assenti.

Le prime migrazioni stabili e consistenti dall'Italia ebbero come meta gli ex principati di Valacchia e Moldova, divenuti autonomi dall'Impero ottomano nel 1878, e divenuti Regno di Romania nel 1881, e l'area della Transilvania, all'epoca compresa nell'Impero austriaco.

A emigrare furono inizialmente famiglie italiane del Triveneto, zona estremamente povera compresa anch'essa nell’Impero austriaco. Tali spostamenti furono quindi agevolati dall'Austria nell'ambito di una politica di migrazioni interne tra le regioni più povere e di confine dell'Impero.

Nel Regno di Romania invece l'emigrazione italiana era incentivata dalle autorità romene in quanto la classe dirigente romena avvertiva l’esigenza strategica di rinsaldare il legame con la latinità per consolidare da una parte l’identità del paese, circondato da “un mare di slavi” e, d’altro lato, per procedere alla “romenizzazione” dei nuovi territori annessi.

Gli italiani stabilitisi in Romania provenivano in gran parte dal nord d'Italia, dalle regioni occidentali della Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, ma soprattutto da quelle orientali del Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige. La permanenza era facilitata dai valori culturali simili e soprattutto dalla lingua di facile apprendimento. Con lo scoppio della grande guerra quasi tutti i lavoratori italiani che avevano conservato la cittadinanza dovettero rientrare in patria, richiamati alle armi. Concluso il conflitto, i flussi ricominciarono per poi arrestarsi con le deportazioni della seconda guerra mondiale e l'avvento del regime comunista, che portò allo spegnimento della comunità italiana chiudendo scuole, chiese e attività.

Negli anni '90, dopo la caduta del regime comunista di Ceausescu, riniziano i flussi migratori dall'Italia e agli emigrati italiani viene riconosciuto lo status di minoranza etnica e il diritto di eleggere i propri parlamentari.

Attualmente, la Romania ospita circa duecentomila italiani, accentrati soprattutto nel Banato e nella Transilvania, specialmente inseriti nel settore della ristorazione. L’Italia continua ad essere dal 2006, il principale paese investitore per numero di aziende registrate, con circa il 20% del totale di presenze attive, e si contano 26.984 aziende italiane che danno lavoro a 800.000 persone.

Italiani nella regione della Dobrugia Alla fine del XIX secolo, migliaia di famiglie, soprattutto venete e friulane, si stabilirono nella regione costiera della Dobrugia, “dove il clima era benigno e la terra munifica”. Gli italiani erano impiegati soprattutto nell’industria delle costruzioni, come minatori, taglialegna o contadini.

Secondo le statisticheCensimento degli italiani all’estero alla metà dell’anno 1927 (Roma, 1928: LX), nel 1899 in Dobrugia vivevano 1.391 italiani; nel 1928 il numero crebbe fino a 1.993, rappresentando un quinto della popolazione italiana in Romania. Tra la fine del 1800 e il 1945, gli italiani emigrati in Romania furono complessivamente 130.000, per la maggior parte rientrati in patria al termine della seconda guerra mondiale. Italiano e dialetti a Greci All’inizio del ventesimo secolo a Greci, villaggio sulle rive del Danubio nella regione storica della Dobrugia, vivevano 111 italianiIonescu, 1904:90.

Secondo i recenti studi di Amelia ToaderScritta nel 1972, la tesi di Amelia Toader sul dialetto bellunese parlato da alcune famiglie di Greci è considerata il primo studio accademico sulla comunità italiana del villaggio., nel 1972 vivevano nel villaggio circa 40 famiglie, di cui 20 di origine bellunese.