La Battaglia del Monte Corno fu una serie di eventi bellici della prima guerra mondiale sul monte allora noto come Corno di Vallarsa, una cima del massiccio del Pasubio, nel gruppo delle Prealpi Vicentine. Il monte fu teatro di due delle azioni più famose del conflitto: la cattura di Cesare Battisti e di Fabio Filzi e la conquista del monte stesso. Il monte dopo le vicende belliche venne ribattezzato Monte Corno Battisti. Per le azioni di guerra svoltesi tra il 1916 e il 1918 sul monte Corno furono assegnate quattro delle dodici medaglie d'oro al valor militare concesse a combattenti del Pasubio e menzionate con apposita targa sulla Strada degli Eroi.
Eventi Cattura di Cesare Battisti e Fabio Filzi Durante la Strafexpedition del maggio 1916 il monte, in territorio italiano, venne conquistato dalle truppe dell'Impero austro-ungarico. La presenza di Cesare Battisti sembra fosse nota agli austriaci solo da luglio, forse in seguito alla resa di due alpini che descrissero il loro comandante (Battisti) come un fanatico che li avrebbe mandati tutti a morire. Nell'attacco che si sapeva imminente, fu così dato ordine di catturare i militari italiani e i loro ufficiali..
La notte tra il 9 e il 10 luglio gli italiani tentarono un'offensiva per riconquistare il torrione che, per la sua posizione, permetteva di sorvegliare il Pasubio. Il battaglione di alpini Vicenza, guidato dal maggiore Carlo Frattola, conquistò la cima, ma i due battaglioni di fanteria 69° e 71° che avrebbero dovuto sostenere l'azione, a causa delle difficoltà del terreno non riuscirono a raggiungere la posizione. Durante gli scontri furono catturati il maggiore Frattola, Cesare Battisti, comandante la compagnia di marcia del Vicenza e Fabio Filzi.
Durante gli scontri cadde il sottotenente degli alpini Luigi Casonato, ricordato con un monumento posto dall'Associazione Nazionale Alpini sulla Selletta Battisti accanto alle steli di Battisti e Filzi.
Alla guida dell'azione, da parte delle truppe austriache, secondo alcune fonti, fu Bruno Franceschini, ma nel processo di Trento che si tenne già dal giorno successivo i responsabili della cattura risultarono il tenente Vinzenz Braun. con i bersaglieri Alois Wohlmuth. e Franz Strazligg.. Venne confermato che fu il corpo dei k.k. Landesschützen ad operare l'arresto ma le circostanze del riconoscimento dei due irredentisti sono controverse. La presenza di Franceschini in quelle ore è dimostrata da varie fonti,. e la figura del militare nato in Trentino e arruolato nell'esercito austro-ungarico fu oggetto immediatamente della propaganda di parte italiana e, in seguito, anche di quella di parte austriaca.
Entrambi gli irredentisti furono processati e condannati con giudizio statario alla pena di morte per alto tradimento, soli due giorni dopo la cattura, nel castello del Buonconsiglio a Trento.
Conquista del monte il 10 maggio 1918
Sul monte Corno venne scavato un sistema di gallerie sotterranee per far saltare le posizioni nemiche in caso di necessità. Entrambi gli eserciti cercavano di ottenere informazioni da disertori e prigionieri e i comandi italiani progettarono di risalire la val Foxi da Raossi, per poter conquistare il monte nella notte fra il 9 e il 10 maggio.
L'azione ebbe un successo iniziale provvisorio quando le truppe d'assalto italiane riuscirono a conquistare la vetta, malgrado fosse svanito lo sperato effetto sorpresa. La 2ª compagnia, del 3º reparto d'assalto della 1ª Armata ottenne quanto preventivato, ma il grosso delle forze di fanteria a causa di enormi difficoltà naturali e di un equipaggiamento troppo pesante, non fu in grado di sostenere i reparti sulla vetta conquistata al nemico. La selletta avrebbe dovuto essere circondata dagli italiani, ma questo non avvenne mai. Il sottotenente Fulvio Bottari si era portato alla testa di quattro plotoni di Arditi seguito in tutto da circa trenta uomini, tra i quali tre graduati. L'osservatorio sullo sperone del monte divenne italiano e le forze austriache contarono venti morti e numerosi feriti, mentre per le forze italiane le perdite furono molto più contenute. Le comunicazioni tra i reparti italiani non furono precise e a un certo punto si pensò anche che l'azione fosse fallita.
Nelle ore seguenti vari rinforzi (il primo dei quali, nella tarda mattinata dello stesso giorno 10, costituito da sette fanti superstiti di una pattuglia di una trentina di uomini, provenienti dal Corno Sinistro), poterono essere man mano inviati sulla cima del Monte Corno, nonostante i numerosi tentativi di contrattacco successivamente operati da parte degli Austriaci. Dei contrattacchi, avvenuti fra il 12 e il 15 maggio, si ha in particolare testimonianza in tre comunicati successivi del Comando Supremo, che confermano come le posizioni del Corno fossero comunque ormai stabilmente in mano italiana.
Durante uno di questi contrattacchi nemici, tuttavia, una pattuglia di una ventina di austriaci riuscì a infiltrarsi in una porzione delle postazioni. Sopraffatta l'unica vedetta, presente all'imboccatura della galleria che portava sullo sperone del Monte, ritenuta postazione poco utile alle difese e perciò parzialmente sguarnita, il nemico vi si rifugiò, rifiutando poi di arrendersi.
Riconquista del Monte Corno il 13 maggio Fu questa particolare postazione che venne poi ripresa, il 13 maggio, dal Tenente Carlo Sabatini, con un'azione quindi ben distinta da quella precedente che aveva riguardato la conquista dell'insieme delle postazioni del Corno Battisti. L'azione del Sabatini, resa urgente dall'annuncio di un imminente arrivo del Generale Badoglio alla base, fu preannunciata dal medesimo Sabatini ai Comandi, che poterono perciò seguirla con i binocoli. Essa implicò la scalata in pieno giorno di un tratto di parete del Corno, su un versante caratterizzato da rocce friabili, che tuttavia permetteva di non essere visti dalle vedette nemiche. L'elevata rischiosità e la visibilità di questo gesto concorsero a una quasi immediata decisione di attribuirvi un'alta onorificenza sul campo.
Avendo prima citato la motivazione della medaglia d'argento concessa al Sottotenente Bottari, è importante riportare quindi quella attribuita al Tenente Sabatini, in via definitiva, per la medaglia d'oro che gli venne conferita sul campo.Motivazione che è rintracciabile sul sito Quirinale - Decorato Carlo Sabatini, o sul sito web del Nastro Azzurro
La motivazione recita:
Dal diario dello stesso Sabatini si ricava una descrizione dell'azione:
La scalata ebbe successo. Le vedette vennero sorprese e sopraffatte, e così gran parte degli Austriaci che si erano asserragliati all'interno di alcune gallerie dell'osservatorio. Tuttavia dopo il primo assalto occorsero ancora cinque o sei ore affinché, grazie all'intervento di altri soldati, anche l'ultima resistenza venisse vinta.
Monte Corno: una posizione contesa sino alla fine delle ostilità
Le posizioni del Monte Corno furono successivamente oggetto di una continua contesa, durata sino all'ultimo giorno di guerra: nonostante periodi, anche lunghi, di apparente assenza di attività militari di rilievo, ma che comunque sono stati costantemente caratterizzati da numerosi tentativi di conquista o riconquista da parte austriaca, con alterne fortune. Le vicende belliche, che nel corso finale della Grande Guerra hanno interessato il Monte Corno Battisti e il maggiore o minore rilievo assegnabile all’una piuttosto che all'altra di queste vicende, non possono essere ben valutate, se non inquadrandole in una pur breve e sintetica cronistoria. Qui, per semplificare, faremo riferimento ai Comunicati che i Comandi Supremi dei diversi contendenti hanno avuto cura di emanare; e in particolare a quelli di parte italiana, pur consapevoli del loro livello di relativa approssimazione, della loro tempestività e grado di dettaglio, della deformazione dell'informazione in essi contenuta, che doveva tener conto fra l'altro degli effetti producibili sul morale dell'esercito e della popolazione (oltre che delle informazioni che si volevano o meno far avere al nemico). Alcune parziali integrazioni ai Comunicati fanno qui riferimento al lavoro di studiosi, o all'apporto di documenti e testimonianze che più recentemente sin son resi disponibili.
Dai testi dei Comunicati del Comando Supremo emergono comunque le azioni di maggior e più evidente rilievo militare, condotte dagli Italiani e dagli Austriaci nel corso della Grande Guerra, nel tentativo di conquistare una posizione, caratterizzata da un'importanza tattico-strategica di grande rilievo, per la possibilità che dava di tenere sotto controllo le linee del fronte che dalla Vallarsa risalivano al Pasubio, e oltre. Questi comunicati evidenziano innanzitutto come questa importanza sia stata sempre ben presente ad entrambi i contendenti, come è ben documentato dalla continuità della contesa che si svolse attorno a quella posizione. Di particolare rilievo ed evidenza, per tutto l'ultimo periodo del conflitto, è stato senz'altro il numero degli attacchi di significativa rilevanza che vi si concentrarono, condotti dagli Austriaci: ben quindici fra il mese di maggio e la fine di ottobre del 1918. Ciò a dimostrazione di come e al di là dei proclami il possesso del Monte Corno, italiano o austriaco che fosse, non venisse di fatto mai dato come qualcosa di definitivo, non più contendibile, da parte di nessuno.Volendo, per maggiore chiarezza e sintetizzandone i momenti storicamente salienti, partire dall'inizio delle ostilità ─ e limitandoci a citare (in corsivo) i testi originali dei Comunicati di parte italiana, con alcune notizie integrative ─ possiamo riportare quanto segue.24 MAGGIO 1915 = Le nostre truppe, prendendo ovunque l’offensiva, occuparono i seguenti punti: Forcella di Montazzo, Tonale, Ponte Caffaro, il terreno a Nord di Ferrara di Monte Baldo, Monte Corno, Monte Foppiano, sul versante Nord dei Lessini, Pasubio, Monte Battalen alle testate delle valli d’Agno Leogra, altri passi di Val Brenta. Vennero fatti parecchi prigionieri.
L'Austria è costretta ad arretrare, abbandonando in Vallarsa i forti di Valmorbia e Montassone. Ma nel 1916 le truppe austro-ungariche passano all'offensiva (la Strafexpedition), cercando di sfondare sul Pasubio e sull'Altipiano dei Sette Comuni. La nuova linea del fronte ritorna a passare in Vallarsa, da Valmorbia al Monte Spil e di qui al Monte Corno (che viene preso), la Bocchetta della Val Foxi, verso il Monte Cosmagnon e il Pasubio. Il Monte Corno diventa posizione strategicamente rilevante come osservatorio austriaco, da cui si dominano le valli e le catene montuose circostanti. Di qui gli sforzi successivi, da parte italiana, per riconquistarlo, con azioni preliminari che portano alla conquista del Monte Trappola e di Cima Alta, antistante la vetta del Monte Corno.5 LUGLIO 1916 = Nella giornata di ieri, dopo insistenti attacchi, i nostri alpini riuscirono a raggiungere la sommità di Monte Corno, a Nord Ovest del Pasubio.
In uno studio redatto in occasione di una mostra sulla Grande Guerra nella Valle dell'Adige, preparata per il 2016/17 dalla Biblioteca del Comune di Marano di Valpolicella, Roberta Andreatta chiarisce tuttavia che si tratta di due attacchi alla vetta del monte, portati fra le notti del 3 e del 4 luglio, entrambi tuttavia sventati dagli Austriaci.10 luglio 1916 = gli alpini del Battaglione Vicenza tentano un attacco alle posizioni del Monte Corno evidentemente riprese dal nemico, giungono in cima, ma un violento contrattacco degli austriaci li costringe a ripiegare: Cesare Battisti rifiuta di lasciare la cima e viene preso prigioniero.