Senso è un film del 1954 diretto da Luchino Visconti, ispirato all'omonima novella di Camillo Boito, pubblicata nel 1883.

Interpreti principali Alida Valli e Farley Granger, fra gli assistenti alla regia figurano Francesco Rosi, Giancarlo Zagni e Franco Zeffirelli, tutti all'epoca quasi all'inizio della carriera.

Trama

Venezia, 27 maggio 1866, vigilia della terza guerra d'indipendenza. La voce fuori campo della contessa Livia Serpieri racconta una vicenda iniziata quando, durante una rappresentazione de Il trovatore alla Fenice, i sostenitori della riunione del Veneto all'Italia lanciano dei volantini antiaustriaci. Dagli incidenti che ne seguono nasce uno scontro verbale tra il nobile Roberto Ussoni, cugino della Serpieri e fervente filoitaliano, e il tenente dell'esercito austriaco Franz Mahler, con conseguente sfida a duello. Livia, presente a teatro, favorevole alla causa italiana benché sposata a un nobile veneto filoaustriaco, chiede di essere presentata a Mahler e cerca di convincerlo a rinunciare al duello, temendo per le sorti del cugino.

Ussoni viene arrestato e condannato all'esilio. Quando Livia si reca a salutarlo al comando austriaco, incontra nuovamente Franz Mahler. Sempre più coinvolta dalla personalità dell'uomo, percorre assieme a lui le calli veneziane deserte per il coprifuoco. La loro lunga passeggiata dura l'intera notte e la donna si innamora perdutamente dell'ufficiale: inizia così una travolgente e sensuale relazione, fatta di appuntamenti in camere a pagamento e di incontri clandestini, sino a quando lui scompare, gettandola nella disperazione e inducendola, incurante dello scandalo, a cercarlo invano affannosamente per tutta Venezia.

Quando iniziano le ostilità tra Italia e Austria, Livia viene nuovamente contattata da Ussoni, fuggito dall'esilio. Quest'ultimo le affida l'ingente somma raccolta dai filoitaliani, chiedendole di portarla alla sua Villa di Aldeno, dove la Serpieri è in procinto di trasferirsi con il marito, timoroso della guerra e dei suoi potenziali sviluppi. Dovrà consegnarla alle bande di sostenitori dell'Italia che si sono organizzate in quella zona con l'obiettivo di operare in armi dietro le linee austriache.

Ad Aldeno Livia viene raggiunta da Franz, che piomba in camera sua di notte sfuggendo ai guardiani e ai loro cani. La donna cede nuovamente alla passione per il tenente che, nascosto nel granaio grazie alla complicità di Laura, la cameriera di Livia, la informa della possibilità di evitare la battaglia, corrompendo dei medici che lo dichiarino inabile. Accecata dai suoi sentimenti, Livia consegna a Mahler la somma destinata alle bande filoitaliane e con quella l'ufficiale riparte per Verona.

Nei giorni successivi prende il via la guerra, a cui Ussoni tenta invano di far partecipare le forze irregolari, sino a rimanere ferito durante la battaglia. Ad Aldeno, intanto, Livia riceve una lettera con cui Franz le comunica che è riuscito a ottenere l'esonero. Benché lui le chieda di non muoversi, Livia, travolta da un impulso irrefrenabile, decide di partire per Verona, dove arriva la sera stessa della vittoria austriaca sugli italiani a Custoza.

Qui, dopo aver sognato di riavviare la relazione con Franz abbandonando per lui il marito, Livia lo trova invece sporco, ubriaco e in compagnia di Clara, una prostituta, di fronte alla quale egli la insulta e la umilia pesantemente, mostrando alla donna la sua vera natura di uomo spregevole, ladro e delatore (confessa alla contessa di aver denunciato egli stesso il marchese Ussoni, facendolo così esiliare). Livia si rende improvvisamente conto di essersi innamorata di un'idea che purtroppo non ha nessun riscontro nella realtà.

La donna fugge sconvolta e si reca al comando austriaco, dove denuncia Mahler consegnando la lettera nella quale questi le raccontava la corruzione messa in atto e rivela dove si trova. Il generale austriaco comprende i veri motivi del gesto della contessa, ma non può sottrarsi dal compiere il suo dovere. Il tenente Mahler viene quindi arrestato e immediatamente fucilato. Livia, impazzita dal dolore, vagherà invocando il suo nome per le strade di Verona, in mezzo ai soldati austriaci che festeggiano la vittoria.

Produzione Soggetto Il film è tratto dall'omonimo e breve racconto di Camillo Boito, parte di una «bella antologia di novelleL'espressione è della Cecchi D'Amico nel suo contributo scritto per il numero nº 136 della rivista Cinema dedicato in forma monografica al film. intitolata Il maestro di Setticlavio» pubblicata a cura di Giorgio Bassani, presso l'Editore Colombo di Milano.Sottotitolo originale della novella di Boito è: Dallo scartafaccio segreto della Contessa Livia e il suo testo completo è ritrovabile nel volume monografico sul film curato da Giovanni Battista Cavallaro – vedasi bibliografia - dove sono anche pubblicate le diverse sceneggiature del film. Luciano De GiustiNel suo libro I film di Luchino Visconti – vedasi bibliografia – pag. 61 e segg. racconta che alla fine del 1952 Visconti e la sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico erano impegnati con la casa di produzione Lux Film nella preparazione di Marcia Nuziale, un film sulla crisi del matrimonio cattolico, progetto a cui alla fine la casa produttrice decise di rinunciareNel volume curato da Cavallaro – vedasi bibliografia – vengono indicati due motivi per la rinuncia: le obiezioni sollevate dalla censura preventiva a cui i produttori sottoponevano i soggetti, e i dubbi degli stessi produttori sull'efficacia dell'argomento rispetto a molti Paesi nei quali la morale cattolica non era così presente come in Italia., chiedendo tuttavia delle idee alternative. Il regista e Suso Cecchi D'Amico ne proposero cinque, tra cui la novella di Boito, che la D'Amico ricordava di aver letto.

«Quando la Lux accettò il progetto – ha scritto Alessandro BencivenniNel volume dedicato al regista milanese – vedasi bibliografia – pagina 32 e segg.– Bassani fu invitato a collaborare alla sceneggiatura.Lo scrittore ferrarese disse alla D'Amico che il soggetto era già stato opzionato da un altro produttore, Niccolò Theodoli, per un film con Mario Soldati che però poi non si fece, per cui esso tornò disponibile – circostanza riferita nel volume L'avventurosa storia del cinema italiano – vedasi bibliografia, pag. 325. La produzione affiancò due sceneggiatori di sua fiducia, cioè Giorgio Prosperi e Carlo Alianello.Questo secondo autore fu affiancato, afferma la D'Amico – dichiarazione riportata ancora in L'avventurosa storia ... vedasi bibliografia, pag. 326 – «perché aveva scritto dei romanzi sul Risorgimento, e infatti scrisse tutto un blocco sulla battaglia e sul viaggio di Ussoni, di cui poi [nel film n.d.r.] è rimasto ben poco.» Infine Paul Bowles e Tennessee WilliamsBowles aveva riscosso pochi anni prima un grande successo con il romanzo The Sheltering Sky (Il tè nel deserto); Williams risiedeva frequentemente a Roma. furono chiamati a elaborare la versione inglese dei dialoghi». Sin da allora il film fu presentato come «il più notevole sforzo finanziario e organizzativo compiuto durante l'anno nel quadro della produzione cinematografica italianaCinema n. 104, 28 febbraio 1953.Senso fu, secondo Brunetta - vedasi bibliografia, pag. 24 «uno degli ultimi film della Lux», società del produttore Riccardo Gualino, «unico produttore - aggiunge - in grado di gestire un'impresa commerciale capace di essere, al tempo stesso, un luogo di raccolta di alcune delle migliori forze del cinema di quegli anni».».

Sceneggiatura Pio Baldelli scrisse: «A Visconti la novella di Boito parve troppo scheletrica: ha voluto fare in grande, nello spazio, nel tempo, in primo luogo complicando la situazione psicologica dei protagonisti e secondariamente l'ambiente del trapasso tra due mondi».Pio Baldelli, Luchino Visconti. Mazzotta Edit. Milano, 1973, pag. 141 Anche Fernaldo Di GiammatteoFernaldo Di Giammatteo (a cura di): La controversia Visconti, in Bianco e Nero, 1976, pag. 27 e segg. sostiene che «dilatando la modesta novella naturalistica di Boito, Visconti si pone alcuni obiettivi: narrare una storia di abiezioni e di viltà, costruire uno spettacolo "bello in sé", esprimere un giudizio su un gruppo sociale, il medesimo cui egli appartiene, e un'epoca storica, il RisorgimentoLe diversità tra novella e film sono profonde. Tra le principali: Livia abita a Trento, il tenente si chiama Remigio e non Franz e lei lo conosce mentre è in vacanza a Venezia. Non è presente la figura del filo italiano Ussoni, né si parla di denaro per i volontari italiani. Livia assiste personalmente alla fucilazione del tenente e quando narra la vicenda sono già trascorsi sedici anni e sta per avere un altro amante.».

Con questi intenti si mise mano alla sceneggiatura che si sviluppò con diverse versioni. Le ricostruzioni di Giovanni Battista CavallaroNel citato volume monografico sul film, pagine 41, 72 e segg. e di Lino MiccichèArticolo contenuto nella Storia del Cinema Italiano – IX volume – vedasi bibliografia, pagg. 227 e segg. ne individuano almeno tre: la prima, scritta a più mani e conclusa nell'aprile del 1953, manteneva il titolo della novella, oppure Custoza (ma si pensò anche a I vinti) e in essa la vicenda è posteriormente raccontata da Livia a Ussoni. Ne seguì una seconda, elaborata solo da Visconti e D'Amico, con titolo Uragano d'estate senza più flashback del racconto e con una distribuzione diversa degli episodi. Ma fu una terza, detta continuity ed utilizzata anche per il doppiaggio, quella su cui fu in gran parte costruito il film e nella quale vi fu l'intervento dei due autori stranieri. Il tutto richiese tempi lunghi: «Senso lo cominciammo in primavera – è il ricordo della Cecchi D'AmicoTestimonianza pubblicata nel libro autobiografico scritto assieme alla nipote – vedasi bibliografia, pagina 148. e d'estate mi trasferii da Luchino a Ischia, poi lo seguii con Bassani a Venezia e a Milano. L'estate dell'anno dopo arrivò Tennessee Williams portandosi dietro Bowles per riadattare i dialoghi in inglesePellizzari e Valentinetti, nel loro libro dedicato alla Valli – vedasi bibliografia, pagina 164 – ricordano che il film fu recitato in inglese al 90 per cento. Era la madre lingua di Granger e la Valli nel dopoguerra aveva vissuto e lavorato per anni negli Stati Uniti.Secondo De Giusti - vedasi bibliografia, pag. 65 - a Tennessee Williams si deve in particolare il dialogo della passeggiata notturna tra le calli veneziane durante la quale nasce la travolgente passione di Livia per Franz.».

Cast