L'Integrazione globale dei mercati dell'argento in Cina è la congiuntura tra la riduzione dei costi di estrazione nelle miniere americane e giapponesi e una plurisecolare domanda cinese alimentata dal consolidamento della fiscalità statale nella tassazione in argento e del nascente settore mercantile privato, avvenuta durante i periodi 1550-1640 e 1700-1750. Tra queste due entità economiche si instaurò un flusso di scambi commerciali alimentato inizialmente dall’arbitraggio sui rapporti bimetallici oro-argento, che causò però il successivo allineamento dei prezzi e l’integrazione dei singoli mercati regionali in una nascente rete globale. Questi fattori conversero dal XVI al XVIII secolo a stimolo di una forte espansione dell’attività estrattiva e del suo trasporto verso la Cina.
Manila e l'origine del commercio globale
Il 24 giugno 1571 venne fondato il nucleo spagnolo della città di Manila, in seguito a un breve periodo di conflitto e contatti diplomatici tra i rappresentanti di Filippo II - una spedizione esplorativa guidata da Miguel López de Legazpi - e i locali vassalli del sultano del Brunei. Per i tre secoli successivi, la città rimase non solo il centro amministrativo del nuovo vicereame spagnolo, ma anche uno degli snodi centrali dei traffici spagnoli tra Europa, Americhe e Asia.
La città filippina fu un centro di transito dei traffici commerciali in partenza da Acapulco. Stime conservative pongono a 150.000 tonnellate la produzione totale di argento nelle colonie americane nel periodo 1500-1800 (l'80% della produzione globaleBorn with a “Silver Spoon”: The Origin of World Trade in 1571, pp. 202-203), la cui stragrande maggioranza era diretta al nascente flusso globale del prezioso metallo. Manila funse quindi da perno nell’emergente traffico globale di argento (denominato dallo studioso Dennis O. Flynn 'ciclo Potosì-Giappone'China and the Manila Galleons, pp. 71-72).
Questa quantità di metallo prezioso alimentava la massiccia e preesistente domanda cinese di argento, derivata da una sovrapposizione di domanda di uno strumento di fiscalità per lo stato e di scambio e tesaurizzazione tra privati. In un primo momento (fino al 1595) l'argento giapponese costituiva la maggioranza del metallo transitante nel porto filippino, successivamente affiancato e sostituito da quello peruviano dal 1630. Il periodo di pace duraturo (ovvero il quarantennio di stabilità interna e esterna del sistema imperiale Ming che coincide con l’inizio di queste tratte) stimola ulteriormente questa necessità. In termini concreti, durante il periodo tra XVI e XVII secolo si erano create le condizioni economiche, sociali e politiche favorevoli all’importazione di grandi quantità di un mezzo monetario complementare alle preesistenti monete bronzee e cartacee.
Aspetti generali della monetazione cinese e dei flussi di metallo monetario dall’XI al XVIII secolo Prodromi durante le dinastie Song e Yuan Nella teoria politica cinese la moneta fu uno strumento di ordine sociale e economico, al pari delle corti giudiziarie, dell’esercito o del sistema burocratico. L’autorità centrale si arrogava il diritto di manipolare il quantitativo di moneta e merci in circolazione per equilibrare i loro scambi, limitando - in linea teorica - le fluttuazioni del mercatoFountain of fortune-Money and monetary policy in China, 1000-1700, pp. 1-3. La connotazione burocratico-fiscale dello stato cinese vide nella moneta bronzea lo strumento ideale di relazione tra autorità centrale e individuo. Questi processi furono accelerati specialmente dopo le riforme del primo ministro Wang Anshi (decennio del 1070) durante la dinastia Song. Inteso teoricamente come strumento a sostegno di una economia fisiocratica, questo comportava un coinvolgimento, raramente approvato, dell’agricoltura nel mercato. Solo con la vendita dei prodotti agricoli era possibile ottenere moneta sufficiente al pagamento delle imposte, esponendo una parte della produzione agricola ai meccanismi di mercatoFountain of fortune-Money and monetary policy in China, 1000-1700, pp. 15-23.
In questo contesto, la moneta bronzea assunse anche un valore di scambio tra privati. Lo stato ne garantiva implicitamente la circolazione e l’accettazione universale tramite l’imposizione fiscale, favorendone la fiducia come deposito di valore anche nelle contrattazioni che non riguardano l’autorità centrale. Questa popolarità si rifletteva nell’ampia circolazione della moneta cinese anche nei commerci dell’Asia orientale e in misura minore nell’oceano Indiano.
Il sistema economico cinese richiedeva quindi ampie quantità di moneta, idealmente prodotte in ampia quantità, a basso costo per lo stato e di facile distribuzione. Dati i costi di produzione e la fluttuazione del prezzo dei componenti metallici, garantire l’elasticità dello stock monetario e la rapida raccolta delle tasse non era sempre possibile. Da questo deriva la scelta di far circolare moneta cartacea garantita dalla convertibilità in argento. La successiva dominazione mongola impose una rinnovata importanza del chiaro metallo come unità di conto e come garanzia di una nuova moneta cartacea, il Zhongtong chao, usato come esclusivo mezzo di pagamento di imposte commerciali e alcune forme di tassazioneFountain of fortune-Money and monetary policy in China, 1000-1700, pp. 56-62.
A partire dagli ultimi anni della dinastia Song meridionale e per i diretti successori Yuan e Ming, la gestione della triplice forma monetaria - moneta di bronzo e di carta, argento non coniato - e del loro interscambio fu caratterizzata da una tendenza alla svalutazione della moneta cartacea e bronzea a favore del terzo mezzo monetario citato e del suo valore intrinseco. Questo avvenne a causa del progressivo rifiuto dello stato della convertibilità argentea e la scarsa fiducia di chi era costretto a utilizzarla per la seconda, mentre lo svilimento e la mancanza di disponibilità in quantitativi sufficienti disincentivano l’uso la prima.
Maturazione del sistema in periodo Ming e Qing
Le aspettative e le condizioni dei due livelli di scambio sempre più importanti, ossia quelli dello scambio al dettaglio e del commercio di lunga distanza, persistevano tra i privati in cerca di un mezzo di pagamento più stabile. La moneta cartacea poteva essere imposta e circolare nella fiscalità, ma l’interruzione dell’attività delle zecche statali che venne imposta dagli imperatori Ming fino al 1500 portò solo a sviluppi paralleli al di fuori dei meccanismi statali. Questo periodo fu caratterizzato dal forte aumento del free coniage – monetazione privata - e dell’estrazione dell’argento locale al di fuori del monopolio centrale, esautorando il controllo statale sulla monetazioneFountain of fortune-Money and monetary policy in China, 1000-1700, pp. 83-104.
Con questa congiuntura avvenne l’inizio del “secolo d’argento”, attraverso l’importazione improvvisa di grandi quantità d’argento dal Giappone e dalle colonie spagnole del sud America. Questa trasfusione di metallo prezioso accelerò i processi di commercializzazione dell’economia agraria e la specializzazione produttiva di prodotti come seta e porcellana, spesso a scapito delle categorie in balia dei flussi dei mercati. Grazie alla fiducia nel suo valore intrinseco, la facile trasportabilità e la relativa stabilità di valore, l’argento si impose come mezzo di scambio privilegiato e unità di conto (sotto forma del tael, che rappresenta dai 30 ai 50g di metallo)Fountain of fortune-Money and monetary policy in China, 1000-1700, pp. 113-141.
Dopo un ultimo tentativo di ristabilimento della moneta bronzea durante il regno dell’imperatore Wanli (1572-1620), le corti Tianqi e Chongzen (1620-1644) furono costrette a prendere atto della situazione monetaria e imposero il versamento della quasi totalità dei tributi in metallo nobile. Questa misura drastica, favorita sicuramente dalle spese sostenute durante l’invasione Manchu dal 1618, era comprensibile in relazione alla divergenza del rapporto di cambio oro-argento tra Europa-Giappone e Cina: un’unità d’argento venduta nell’estremo oriente fruttava il doppio del quantitativo d’oro rispetto al luogo di provenienza. La lunga resistenza politica a questo cambio era dovuta al fatto che la maggior parte del prezioso metallo era stato tesaurizzato dall’aristocrazia fondiaria e dalla parte più fortunata e abbiente del ceto mercantile, che avrebbe imposto prezzi straordinari nel venderlo a chi avrebbe dovuto usarlo come mezzo di pagamento.
L’erario cinese generò così profitto dal signoraggio tra tassazione in argento e dalla massiccia riduzione di fino nella moneta di bronzo, sacrificando ogni controllo statale sulla monetazione al mercato e agli sviluppi locali. Questi guadagni vennero scaricati sulle categorie sociali pagate a salario e costrette a accettare moneta svilita a valore nominale, come soldati, ufficiali pubblici e lavoratori; il pagamento di imposte e tasse veniva naturalmente imposto in argento, favorendo una spirale di indebitamento per le classi subalterne. Questa situazione continuò immutata anche durante i primi decenni della dinastia Qing, a sostegno del primo consolidamento interno e della sottomissione della frontiera settentrionale durante il regno dell’imperatore Kangxi (1661-1722). Solo durante il cinquantennio di pax sinica a metà del XVIII secolo lo stato tornò a controllare parte della coniazione bronzea, in quanto periodo di forte stabilità interna e espansione economicaFountain of fortune-Money and monetary policy in China, 1000-1700, pp. 173-206.
Dalla relativa unità monetaria del periodo Song era ormai avvenuta una transizione verso un forte eclettismo regionale e segmentazione di valute che rispondono ai bisogni e risorse locali. Parallelamente, la domanda d’argento rimase elevata per tutto il periodo fino al XIX secolo come mezzo di tesaurizzazione, scambio a livello transregionale e con il resto della “sinosfera”La rete di scambi commerciali del sud-est asiatico aveva conosciuto una forte espansione durante i viaggi della flotta del tesoro cinese nel periodo 1403-1435, risultanti in un rinnovamento e espansione del sistema tributario e della centralità commerciale dell’impero cinese e di prelievo fiscale in un contesto di incremento demografico e commerciale del medio impero Qing. L’argento non rappresentò tuttavia una moneta universaleCome definita da Polanyi: misura di valore, mezzo di scambio, pagamento e tesaurizzazione in ogni contesto socio-economico di una società in quanto inadatta agli scambi al dettaglio a livello locale. Essa completava il caleidoscopio dei vari mezzi di transazione disponibili ai singoli attori economici.
Movimento e prezzi dell'argento nei primi mercati globali