Ex agente della polizia di Los Angeles, tra il 3 e il 12 febbraio 2013 commise una serie di sparatorie nelle contee californiane di Orange, Los Angeles e Riverside, contro agenti delle forze dell'ordine e la figlia di un capitano di polizia in pensione, per un bilancio totale di quattro morti e tre feriti. Dorner si tolse la vita il 12 febbraio nel corso di una sparatoria contro agenti appartenenti al Dipartimento dello sceriffo della contea di San Bernardino che lo avevano circondato in un rifugio tra le montagne della medesima contea.
Biografia Christopher Dorner nacque a New York e crebbe nel sud della California. Frequentò la Cypress High School di Cypress, dalla quale si diplomò nel 1997, iscrivendosi poi alla Southern Utah University, dove si laureò nel 2001 in scienze politiche, con una specializzazione secondaria in psicologia.
Come lui stesso dichiarò, durante l'infanzia fu sempre l'unico studente afroamericano nelle scuole che frequentò, dalla prima elementare alla seconda media, costantemente vittima di bullismo razzista. Giunto all'adolescenza, Dorner decise di diventare un ufficiale di polizia entrando in un programma giovanile proposto dal dipartimento di polizia di La Palma, dove viveva al momento delle sparatorie. I vicini lo hanno descritto come una persona di una famiglia perbene, stimata e benvoluta, pur conducendo sempre una vita appartata. Era stato sposato e aveva due figli. Sua moglie chiese il divorzio nel 2007.
Carriera militare come riservista della US Navy Entrato nella vita militare, Dorner divenne ufficiale riservista della marina militare statunitense. Nel 2002 comandò un'unità di sicurezza presso la Naval Air Station Fallon, in Nevada, in forza a un'unità di guerra sottomarina mobile da giugno 2004 a febbraio 2006, mentre dal novembre 2006 all'aprile 2007 fu dispiegato in Bahrein con il gruppo costiero Riverine Two. Dorner fu congedato con onore dalla riserva il 1º febbraio 2013 con il grado di tenente.
Nel 2002, durante l'addestramento da pilota presso la Vance Air Force Base, Dorner e un suo compagno di corso trovarono una borsa contenente quasi dollari appartenenti alla vicina chiesa Enid Korean Church of Grace di Enid, in Oklahoma. I due consegnarono i soldi alla polizia. Alla domanda sul perché avesse riconsegnato il denaro, Dorner rispose che "La vita militare insegna l'integrità [...] C'erano diverse migliaia di dollari, se le persone sono disposte a donarli ad una chiesa, deve essere abbastanza importante per loro". Al riguardo affermò inoltre che sua madre gli trasmise l'importanza dell'onestà e dell'integrità. Durante il suo servizio come riservista, gli fu attribuito un nastrino al merito per la precisione al tiro con fucile e uno al tiro con pistola, riconoscimenti che la Guardia Nazionale statunitense assegna a chiunque completi i corsi di formazione al tiro con un punteggio superiore alla media.
L'arrivo al Dipartimento di polizia di Los Angeles Durante il suo periodo come riservista della marina, Dorner entrò nel Dipartimento di Polizia di Los Angeles (LAPD). Iniziò l'accademia nel 2005, diplomandosi nel 2006. Poco dopo, il suo periodo di agente in prova fu interrotto dalla chiamata militare per il dispiegamento in Bahrein. Al suo ritorno dal servizio, nel luglio 2007, fu messo in coppia con l'addestratrice Teresa Evans per completare il suo periodo di prova. Secondo il quotidiano Los Angeles Times, Evans affermò che il primo giorno in cui Dorner lavorò con lei, le disse di aver pianificato di far causa al LAPD una volta completato il periodo di prova, spinto da come il dipartimento aveva risposto a proteste che aveva precedentemente avanzato contro alcuni suoi compagni di corso.
Accuse contro l'addestratrice
Il 28 luglio 2007 Dorner ed Evans risposero ad una chiamata al Doubletree Hotel di San Pedro, in merito a disordine pubblico causato da Christopher Gettler, malato di schizofrenia con una forma grave di demenza. Il giorno successivo, Dorner presentò un rapporto in cui affermava che Evans aveva praticato un uso eccessivo della forza nel trattamento di Gettler, accusandola di aver dato due calci al petto e una in volto all'uomo mentre era ammanettato e steso a terra.
La LAPD indagò sul caso, esaminando l'accusa contro Evans e la veridicità del rapporto attraverso un comitato di revisione interno composto da tre membri, due capitani del LAPD e un avvocato difensore. Durante le indagini, durate sette mesi, Evans fu assegnata a compiti d'ufficio e non le venne permesso di guadagnare denaro al di fuori del suo lavoro con il dipartimento di Los Angeles. A ricoprire il ruolo di avvocato di Dorner durante questo periodo fu l'ex capitano della LAPD Randal Quan.
Il comitato di revisione ascoltò numerose testimonianze. Tre impiegati dell'hotel, che assistettero alla "maggior parte" dell'incidente, affermarono di non aver visto Evans dare calci a Gettler. Christopher Gettler, che venne portato alla stazione di polizia per ricevere cure mediche per lesioni alla sua faccia, non menzionò di essere stato preso a calci in quella occasione. Secondo suo padre, più tardi lo stesso giorno, il figlio disse che era stato preso a calci da un agente, quindi lo testimoniò all'udienza disciplinare di Dorner. In un'intervista filmata con l'avvocato di Dorner, Gettler dichiarò di essere stato preso a calci in faccia da un agente di polizia donna il giorno e nel luogo in questione; tuttavia, le sue risposte agli interrogatori furono descritte come "in generale, incoerenti e non soddisfacenti". L'inchiesta si concluse sottolineando che non vi fu alcun calcio e, in seguito, che Dorner mentì.
Risoluzione e ricorso fallito Nel 2008 Dorner venne licenziato dal LAPD per aver falsificato dichiarazioni nel rapporto dal lui stilato e nella testimonianza contro l'addestratrice Evans. Quan dichiarò che il suo assistito fu trattato ingiustamente, diventando un capro espiatorio. Dorner fece appello alla decisione presentando un mandato alla corte superiore della contea di Los Angeles. Il giudice David Yaffe scrisse che era "incerto se l'agente [Evans] avesse preso a calci l'indagato o no", ma tuttavia confermò la decisione del Dipartimento di licenziare Dorner." Yaffe decretò che avrebbe presunto che le accuse del LAPD, secondo cui il rapporto di Dorner era falso, erano valide, sebbene ammettendo di non poter accertare se il rapporto su Evans fosse effettivamente falso. Irritato, Dorner urlò incredulo alla fine dell'udienza: "Ho detto la verità! Com'è possibile che succeda questo?".
Dorner fece appello alla Corte d'appello della California, che il 3 ottobre 2011 confermò la sentenza precedente. Secondo la legge della California, le indagini amministrative (in questo caso dal LAPD) godono della presunzione di correttezza e il ricorrente (in questo caso Dorner) ha l'onere di provare l'erroneità degli stessi. La corte d'appello concluse che il LAPD aveva prove sostanziali per concludere che Dorner non fosse credibile nelle sue accuse contro Evans.
La pubblicazione del "manifesto" All'inizio del febbraio 2013, contemporaneamente all'inizio della serie di sparatorie di vendetta, Dorner pubblicò un messaggio dettagliato sulla sua pagina Facebook, raccontando la sua storia, le motivazioni e i suoi piani. Questo post di parole divenne noto come "manifesto".
Secondo quanto riferito, il manifesto dichiarò "guerra non convenzionale e asimmetrica" contro il Dipartimento di polizia di Los Angeles (LAPD), le loro famiglie e le persone a loro legate, a meno che il LAPD non ammettesse pubblicamente di averlo licenziato per aver denunciato l'uso eccessivo della forza della sua addestratrice. Dorner elencò i nomi di 40 agenti delle forze dell'ordine che era pronto a uccidere, dichiarando: "So che la maggior parte di voi che mi conosce personalmente sono increduli nel sentire dai media che sono sospettato di aver commesso omicidi così orrendi e di aver intrapreso azioni drastiche e scioccanti negli ultimi due giorni. Sfortunatamente, questo è un male necessario che non mi dà piacere, ma devo farlo e portarlo a termine affinché avvengano cambiamenti sostanziali all'interno del LAPD e redimere il mio nome. Il dipartimento non è cambiato dai tempi di Rampart e Rodney King. È peggiorato". Dorner chiese ai giornalisti di perseguire "la verità", sottolineando specifiche pratiche investigative da seguire ai sensi del Freedom of Information Act, affermando anche che alcune "prove video" fossero state inviate a più agenzie di stampa.
Il 9 febbraio 2013, in risposta al manifesto di Dorner e all'inizio dei fatti di sangue, il comandante del LAPD Charlie Beck lo informò attraverso i media che ci sarebbe stata una revisione del caso disciplinare che aveva portato al suo licenziamento, dichiarando che i funzionari avrebbero riesaminato le accuse secondo cui la sua carriera nelle forze dell'ordine era stata distrutta da colleghi razzisti.
Cronologia delle uccisioni e della caccia all'uomo La serie di omicidi iniziò con un pacco, contenente tutte le sue critiche al dipartimento, inviato ad Anderson Cooper e giunto alla CNN il 1º febbraio 2013. Dopo i primi omicidi, le minacce descritte nel suo manifesto indussero le forze dell'ordine a organizzare una caccia all'uomo che si estese in tutta la California, in Nevada e in Messico. In vista di ciò, il LAPD stabilì sorveglianze individuali per oltre 40 potenziali obiettivi e assegnò migliaia di poliziotti a pattugliare le autostrade della California meridionale, eliminando le pattuglie in motocicletta per garantire più protezione agli agenti.
Febbraio 1 febbraio Anderson Cooper ricevette un pacco nel suo ufficio con un DVD contenente le informazioni del caso Dorner.
3 febbraio Durante le ore serali a Irvine, Monica Quan, 28 anni, figlia di Randal Quan, l'ex avvocato di Dorner, e il suo fidanzato Keith Lawrence, 27 anni, un ufficiale di sicurezza pubblica del campus per l'Università della California meridionale, vennero uccisi a colpi d'arma da fuoco mentre si trovavano all'interno della Kia Optima bianca di Lawrence fuori dal loro condominio.
4 febbraio Dorner pubblicò il suo "manifesto", affermando che il movente dietro sparatoria fosse riabilitare il suo nome.
5 febbraio Secondo fonti militari, Dorner si registrò all'ingresso della Naval Base Point Loma di San Diego, facendo il check-in secondo regolamento, saltando però le procedure al momento del check-out.
6 febbraio Un nuovo messaggio su Facebook di Dorner nominava Randal Quan e la sua famiglia come obiettivi. A seguito dell'evento, la polizia lo mise al primo posto nella lista dei sospettati per l'omicidio dei due giovani. Nel "manifesto" Dorner aveva accusato Quan di favoreggiamento, asserendo che l'ex avvocato avesse posto gli interessi del dipartimento di polizia prima dei suoi, suo cliente. In aggiunta, Dorner stilò anche un elenco di nomi di agenti, e delle specifiche azioni da loro commesse per vendicarsi di lui. Questi nomi vennero poi oscurati dai media su richiesta delle forze dell'ordine, che avevano espresso preoccupazioni per la sicurezza degli agenti.
7 febbraio Due agenti della polizia di Los Angeles vennero assegnati alla protezione di un loro collega, considerato potenziale obiettivo di Dorner. Mentre si stavano dirigendo verso il punto di appostamento un autista, R. L. McDaniel, li fermò attorno all'una di notte riferendo di aver visto un uomo simile alla descrizione di Dorner in una stazione di servizio a Corona. Gli agenti decisero di seguire la pista. Trovato e identificato il pick-up segnalato da McDaniel, cominciarono a seguirlo, fino a quando il guidatore accostò, scese e aprì il fuoco con un fucile contro di loro, sfiorando la testa di uno degli agenti.