Noto per il suo forte antisemitismo e avverso ad ogni forma di ebraismo in Palestina, al-ḤusaynīHusseini secondo la scrittura maggiormente in voga nella pubblicistica occidentale combatté contro l'instaurazione di uno Stato ebraico nel territorio mandatario britannico in Palestina e sostenne la creazione di uno Stato arabo in sua vece. A tal fine, al-Ḥusaynī non esitò a cercare il sostegno della Germania nazista e dell'Italia fascista, collaborando in seguito attivamente con la prima durante la seconda guerra mondiale, facilitando ad esempio il reclutamento di musulmani nelle formazioni internazionali delle Waffen-SS ed in quelle del Regio Esercito italiano. L'ascesa religiosa e politica di al-Ḥusaynī fu contrastata già a partire dall'inizio degli anni venti da quella parte della società arabo-palestinese che era favorevole all'amministrazione britannica.Lorenzo Kamel, , "Storicamente", 9 (2013), art. 37. DOI 10.12977/stor490
Gioventù Ḥājjī Amīn nacque a Gerusalemme nel 1895Alcune fonti parlano del 1897., in una delle due famiglie-clan più potenti della città, gli Husaynī. Si recò a Il Cairo per studiare, ma all'Università non terminò neanche un corso di studi. Fu allievo di Rashīd Riḍā (1865-1935), teorizzatore della rinascita islamica oggi praticata da tutti i movimenti fondamentalisti: ostilità all'Occidente, rigido rispetto della shari'a, antisionismo radicale, rivalutazione del jihād come primo dovere del musulmanoCarlo Panella, Il libro nero dei regimi islamici, BUR, 2007.. Nella capitale egiziana al-Ḥusaynī fondò un'associazione antisionista.
Al-Ḥusaynī si diplomò nella Scuola di amministrazione di Istanbul. In tutta la sua vita, l'unica qualifica religiosa che ottenne fu quella di Ḥajj, che peraltro è ottenibile da qualunque musulmano che si rechi nella città santa dell'islam. Ḥajj, infatti, significa pellegrino ed al-Ḥusaynī all'età di 18 anni (1913), fece il suo primo pellegrinaggio a La Mecca.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, al-Ḥusaynī fu arruolato nell'esercito ottomano; gli fu attribuito il brevetto di ufficiale di artiglieria, venendo assegnato alla 47ª Brigata, stazionata dentro e intorno alla città, a maggioranza greco-cristiana, di Smirne. Nel novembre 1916, al-Ḥusayni lasciò l'esercito ottomano per un congedo ospedaliero di tre mesi e tornò a Gerusalemme, dove rimase fino alla fine della guerra.
L'11 dicembre 1917 vide le truppe britanniche entrare in città. Come soldato dell'esercito ottomano era stato nemico di Londra, ma ora capì che i tempi erano cambiati. Dopo la conquista britannica della Palestina e della Siria nel 1918, s'impiegò in vari uffici dell'amministrazione militare britannica a Gerusalemme e a Damasco; fu anche incaricato del reclutamento di soldati per l'esercito dell'emiro Fayṣal, futuro sovrano del Regno dell'Iraq.
Nel 1919 al-Ḥusaynī raggiunse il Congresso siro-palestinese convocato a Damasco, dove egli sostenne Fayṣal affinché assumesse la corona della Siria. Quell'anno, al-Ḥusaynī aderì (e forse contribuì a fondare) alla società segreta araba al-Nādī al-ʿArabī (Il circolo arabo) a Gerusalemme e scrisse alcuni articoli per il primo nuovo quotidiano creato in Palestina, Sūriya al-Janūbiyya (Siria Meridionale). Il giornale fu pubblicato a Gerusalemme a partire dal settembre 1919 ad opera del giurista Muḥammad Ḥasan al-Budayrī, e fu diretto da ʿĀrif al-ʿĀrif, entrambi importanti membri dell'al-Nādī al-ʿArabī.
Fino alla fine del 1921, al-Ḥusaynī focalizzò i suoi sforzi sul progetto del panarabismo e della Grande Siria in particolare immaginando la Palestina come una provincia meridionale di uno Stato arabo con capitale Damasco. La Grande Siria prevedeva la creazione di un'entità che radunasse i territori oggi occupati da Siria, Libano, Giordania e Palestina. La lotta per la Grande Siria si esaurì bruscamente dopo che la Gran Bretagna cedette nel luglio 1920 il controllo alla Francia su quelli che attualmente sono la Siria e il Libano, in linea con gli accordi Sykes-Picot. L'esercito francese entrò a Damasco a quel tempo, piegò la resistenza armata araba nella battaglia di Maysalūn e rovesciò re Fayṣal, mettendo così fine al progetto della Grande Siria.
Dopo di ciò, al-Ḥusaynī dedicò i suoi sforzi, abbandonando il disegno del panarabismo filo-siriano, a favore di un'ideologia specificamente palestinese, centrata su Gerusalemme, che prevedeva l'espulsione degli ebrei e degli stranieri dalla Palestina, restaurando così una sostanziale Dār al-Islām, cioè un territorio in cui vigesse la legge islamica.
Amīn al-Ḥusaynī leader della rivolta araba Amīn al-Ḥusaynī emerse ben presto come principale organizzatore delle rivolte nei territori amministrati dai britannici. Il suo scopo fu fomentare l'odio tra ebrei e musulmani. Avviò una campagna di diffamazione contro i leader islamici locali, che lo denunciarono alle autorità britanniche come teppista ignorante. La sua prima azione ebbe luogo durante l'annuale processione in onore del profeta Mosè (Nabī Mūsā) a Gerusalemme il 4 aprile 1920. Quel giorno vari oratori denunciarono la dichiarazione Balfour (1917) come un tradimento patito dagli arabi ad opera dei britannici. Il discorso di al-Ḥusaynī fu improntato a esortare i musulmani a coalizzarsi, per creare uno Stato arabo in Siria e Palestina.
La processione si trasformò in una violenta dimostrazione; ne seguì l'assalto al quartiere ebraico e nei disordini che seguirono, 5 ebrei furono uccisi e 211 feriti e gli arabi uccisi furono 4. Al-Ḥusaynī venne condannato a 10 anni di prigione, ma in contumacia, visto che si era sottratto alla cattura scappando a Damasco, via Transgiordania.
Nel 1921 l'amministrazione militare britannica della Palestina fu sostituita da un governo civile, su mandato della Lega delle Nazioni. Proprio quell'anno morì il Muftī (primo magistrato) di Gerusalemme. Era un Ḥusaynī, precisamente un cugino di Amīn. L'alto commissario britannico, Herbert Samuel, decise di graziare Amīn al-Ḥusaynī ed ʿĀref al-ʿĀref. Il provvedimento fu emanato ad hoc, poiché c'era già stata in precedenza un'amnistia generale, ma i due ne erano stati esclusi poiché al momento dell'emanazione si erano dati alla macchia. Dovendo nominare il nuovo Muftī, l'Alto commissario decise di seguire la tradizione.
Durante la dominazione ottomana la procedura era stata la seguente: la nomina del Muftī spettava al califfo, detentore del potere temporale. Egli sceglieva tra una rosa di tre nomi proposta dai religiosi (ʿulamāʾ) e da notabili locali. Quando Londra conquistò la Palestina, il potere temporale fu assegnato ad un Alto commissario. Ciò condusse alla situazione del tutto eccezionale in cui un ebreo, Herbert Samuel, doveva scegliere il Muftī. La sola differenza rispetto alla tradizione fu che la rosa era di cinque candidati invece di tre.
Ma Amīn al-Ḥusaynī era giunto solo in quarta posizione. L'elezione fu quindi manipolata da Samuel, che pensò di cooptare al potere il radicalismo. A dimostrazione dell'errore grossolano in cui incorse Samuel, la stessa comunità musulmana protestò contro la sua nomina poiché al-Ḥusaynī non aveva ricevuto una formazione religiosa adeguata. Non era né uno sceicco (nel senso di personalità autorevole) né ʿālim (sapiente in materia religiosa), quindi non era adatto per la carica. Alcuni storici affermano, in modo inesatto, che al-Ḥusaynī s'impadronì del potere. Di certo, al-Ḥusaynī fu eletto contro il parere dei musulmani del luogo.
Con la nomina a nuovo Muftī (8 maggio 1921), al-Ḥusaynī ebbe accesso a risorse finanziarie notevoli, che si calcolano in 200.000 sterline britanniche all'anno.
Gran Muftī di Gerusalemme Nel 1921 i britannici istituirono il Consiglio supremo islamico, per amministrare: i beni Waqf, beni attribuiti alle fondazioni religiose, di per sé inalienabili, che rendevano ogni anno decine di migliaia di sterline britanniche, i fondi destinati ad accudire gli orfani, che annualmente ammontavano a circa 50.000 sterline, le corti giudiziarie islamiche sciaraitiche in Palestina. Queste corti, fra gli altri poteri, avevano quello della nomina degli insegnanti e dei predicatori (khaṭīb) che pronunciavano, allora come oggi, l'allocuzione (khuṭba) del venerdì nelle moschee.
L'anno seguente i britannici scelsero al-Ḥusaynī come Presidente del neo-costituito Consiglio. La carica durava solo 5 anni, ma al-Ḥusaynī, una volta assurto al potere, non lo lasciò più: intimidì i possibili pretendenti alla sua successione. Come Muftī lanciò in tutto l'Islam una campagna di raccolta fondi per abbellire e restaurare la moschea nota come Cupola della Roccia, a Gerusalemme. La cupola venne rivestita d'oro e il panorama della Spianata del tempio fu così notevolmente modificato.
Ma l'iniziativa di al-Ḥusaynī aveva anche un fine politico: far sì che Gerusalemme aumentasse di importanza come città santa agli occhi del mondo arabo. Nello stesso periodo il Muftī dimostrò la sua contrarietà all'opera di laicizzazione eseguita da Atatürk in Turchia. Al-Ḥusaynī voleva invece uno Stato islamico; si ripromise di combattere tutti i Musulmani laici.
Nel 1928 venne fondata in Egitto l'organizzazione nota come Fratelli Musulmani. Al-Ḥusaynī entrò subito a farne parte, condividendone il programma.
Al-Ḥusaynī si dimostrò un infaticabile promotore del jihād (impegno doveroso) contro i britannici ed altre potenze non islamiche, considerate, a torto o a ragione, oppressive dei popoli musulmani. La sua strategia prevedeva lo scontro frontale con il sionismo e la realizzazione di un regno islamico, dall'Egitto all'IranCarlo Panella, Il libro nero dei regimi islamici, BUR, 2007, p. 74.
L'occasione tanto attesa per lo scontro aperto si manifestò nel 1929. Al-Ḥusaynī diffuse varie voci per fomentare l'odio dei musulmani contro gli ebrei. La comunità ebraica di Hebron, venne massacrata.
L'Agenzia ebraica lo accusò di essere responsabile per aver incitato alla violenza, ma la commissione d'inchiesta presieduta da Walter Shaw, concluse che non è stata stabilita alcuna connessione fra il Muftī e l'opera di chi, ben noto o che si pensa sia stato coinvolto nell'agitazione o nell'incitamento [alla violenza] . Dopo che i disordini esplosero, il Muftī cooperò col Governo nei suoi sforzi di restaurare la pace e di prevenire l'estensione dei disordini.
Negli anni successivi al-Ḥusaynī consolidò la sua leadership anche sul piano internazionale. Nel dicembre 1931 fondò, insieme con un altro musulmano fondamentalista, Shawkat ʿAlī, il Congresso Islamico Mondiale, per la tutela dei Luoghi santi dell'Islam. Ben 130 delegati da tutti i Paesi musulmani accolsero il suo programma e lo nominarono presidente, attribuendogli una caratura mondiale.
Dai Fratelli musulmani al Terzo Reich I britannici inizialmente bilanciarono i seggi al Consiglio Arabo spartendoli tra i sostenitori degli Ḥusaynī (noti come majlisiyya, o sostenitori del Consiglio) ed i loro antagonisti, la famiglia Nashāshībī e i suoi clan alleati (noti come muʿāraḍa, l'opposizione)Robinson, 1997, p. 6.. Seguendo questo criterio, il sindaco di Gerusalemme, Mūsā al-Ḥusaynī, fu sostituito con Rāghib al-Nashāshībī. Durante la maggior parte del periodo Mandato britannico in Palestina, i litigi fra i due gruppi e le due famiglie minarono seriamente ogni sforzo unitario palestinese. Nel 1936 però, essi giunsero a un accordo allorché tutti i gruppi palestinesi si unirono per creare un organo esecutivo permanente, noto come "Supremo Comitato Arabo", sotto la presidenza di al-Ḥusaynī.
Nel 1936 Amīn al-Ḥusaynī fu di nuovo responsabile di una sollevazione. Il 19 aprile scoppiò in Palestina una ribellione araba.