Serracapriola (Særræchæprióle o Særre nel dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Fa parte del parco nazionale del Gargano ed è situato presso il confine tra Puglia e Molise su una collina di 270 metri di altitudine.
Posta a pochi chilometri dal mare, il clima è di tipo mediterraneo. Si trova a Serracapriola il convento dei padri cappuccini, uno fra i più antichi della Puglia, dove nel 1905 iniziò gli studi teologici san Pio da Pietrelcina: è possibile visitare il suo alloggio situato all'interno del convento; altro elemento importante è il quadro della Madonna delle Grazie.
Storia
Dalle origini al Medioevo
Il territorio prossimo all'attuale area urbana presenta una frequentazione umana fin dal periodo neolitico con numerosi villaggi fortificati che sorgevano sullo spartiacque collinare fra le vallate del tratto terminale del fiume Fortore e del torrente Saccione. La frequentazione umana continuò per tutta l'età del bronzo, fino all'avvento delle popolazioni italiche sul territorio che la tradizione assegna alle tribù frentane e avevano come centro principale Larino. Come dimostrano i numerosi ritrovamenti di materiale ceramico massimamente nelle contrade di Chiantinelle, Piano Anna Ucci/Belvedere dei Preti fino Colle Arsano, vi si sono tuttavia rinvenute testimonianze tipiche della cultura dàuna, segno della vocazione di terra di cerniera di questo comprensorio. In epoca romana con lo sviluppo delle città di Teanum Apulum e Larino sorgono in questo territorio numerose fattorie assegnate alle varie gentes: la designazione della cittadina come Capriola, prende spunto quasi sicuramente dall'esistenza del cognomen Capreolus, attestato a livello epigrafico, assieme al toponimo Serra usato per indicare un sistema collinare che si erge dalla piana in misura continua, nel caso specifico, degradante verso il mare. Tutto questo articolato tessuto insediativo andrà incontro a una completa destrutturazione nel passaggio dall'Evo Antico al Medioevo, con fattorie abbandonate ad un degrado totale che travolgerà la stessa Teano Appulo e in misura contenuta Larino. L'odierno abitato di Serracapriola (Serra Capreola nei codici antichi) trae le proprie origini come parte di un articolato sistema difensivo di osservazione e allarme avanzato, creato dagli ultimi conti longobardi di Larino per contrastare l'espansione dalla Puglia dei Catapani bizantini fra cui Basilio Boioannes all'inizio dell'XI secolo. Una donazione del conte Tesselgardo di quel periodo, descrive parti costiere alla foce del Fortore elargite alla badia di Tremiti e ne fissa la stipula intus castello de Serra attestando nel 1045 la prima citazione del luogo.
La sua vocazione militare e di cerniera fra Molise — cui Serracapriola fu legata per secoli attraverso la curia episcopale larinate da cui fu separata solo nel 1972 — e la Puglia, si rafforza in epoca normanna con tutta l'area sottoposta alla sovranità degli Altavilla dopo che, con la battaglia nei pressi della vicina Teanum Apulum Civitate, essi sancirono la loro supremazia sul Mezzogiorno. Un'interessante e rapida descrizione della vita del borgo è possibile trovarla nello "Scadenziere di Capitanata" di epoca sveva redatto nei primi decenni del XIII secolo e pubblicato dal cenobio cassinese nel 1905.
Col processo di incastellamento con Federico II di Svevia, Serracapriola vide potenziare il primitivo torrione che si trovò inserito come maglia nel sistema difensivo Termoli/Lucera del Regno, e accrebbe economicamente il borgo come centro di rilievo sul territorio circostante, soprattutto nel corso della crisi politico-economica del XIV secolo che determinò l'abbandono di molti insediamenti vicini (San Leucio, Venacquosa, Vena Maggiore, Gaudia, Pleuti e per certi versi della stessa Civitate).
Dall'epoca moderna alla fine del XVIII secolo Nel 1444 fu concessa in feudo ad Antonio di Ventimiglia (c. 1405 - 1480) da parte di Alfonso il Magnanimo. Il borgo venne attaccato dai Turchi nel 1566 difendendosi strenuamente, in una delle tante scorribande che infestavano la Puglia e che culminanti con le stragi di Vieste e Otranto proseguirono sino alla Battaglia di Lepanto con cui nel 1571 si spezzò per sempre la loro avanzata verso l'Italia.
Nel frattempo, riattivato a cura della monarchia aragonese l'imponente flusso della transumanza sul regio tratturo L'Aquila-Foggia, le cui rimesse rappresentarono la principale fonte di introito per le casse erariali del regno di Napoli, Serracapriola si trovò pienamente interessata alla regolamentazione delle locazioni armentizie, divenendo per la sua strategica posizione a cavaliere del Tratturo stesso, punto nevralgico essenziale, traendone beneficio e impulso potente per il suo sviluppo urbano, economico e demografico.
Nel 1627 la cittadina venne colpita dal devastante terremoto della Capitanata che provocò anche un maremoto lungo il litorale medio Adriatico; Serracapriola fu quasi rasa al suolo, buona parte degli edifici (in particolare religiosi) andarono diroccati, centinaia le vittime, proprio mentre essa stava uscendo dal proprio perimetro medioevale. Ne seguirà successivamente una florida e rapida campagna di ricostruzione; l'espansione è tuttora visibile nella planimetria urbana e interessò un'ampia zona verso est per congiungere l'incasato al quattrocentesco palazzo estivo dei monaci Lateranensi (attuale via Cairoli). Seguendo le vicissitudini del territorio, Serracapriola nel XVIII secolo fu attraversata senza colpo ferire dalle armate napoleoniche che avevano invece saccheggiato San Severo e decenni dopo sul suo territorio imperversarono bande di insorti durante il periodo del brigantaggio, le più note quelle del sanpaolese Pennacchia alias Cicognitto con l'altra del Campanozzi.
Età contemporanea Serracapriola si mantenne comunque fino a fine '800 economicamente florida e punto attrattore per tutto l'Alto Tavoliere e il Basso Molise; tuttavia con l'attivazione del fenomeno migratorio prima verso le Americhe e successivamente verso il triangolo industriale, dagli anni '50 del Novecento iniziò e crebbe un lento declino demografico ed economico, acuito dallo spostamento verso l'area litoranea di tutte le principali arterie di comunicazione: stradali, autostradali, ferroviarie. In tal modo la cittadina in circa 50 anni di fatto dimezzò la sua popolazione, entrando in una stagnazione economica comune a gran parte delle comunità dell'interno, senza che le classi politiche locali succedutesi nei decenni siano state capaci di avviare positive iniziative infrastrutturali ed economiche capaci non solo di attirare investitori, ma neppure di valorizzare turisticamente e promuovere un territorio marittimo e collinare altamente ricco di potenzialità.
Il 1º ottobre 1943, poiché i nazisti in ritirata minarono le strade di Serracapriola, la popolazione insorse, riuscendo a cacciare i tedeschi al prezzo di 11 morti. Radio Londra parlò di "eroica cittadina della Capitanata".
Simboli Il gonfalone municipale è un drappo di azzurro, con scudo sagomato sormontato da corona. All'interno: capriolo fuggente, fra due alberi e fronde, sormonta il tutto una torre cilindrica con scarpa e doppia merlatura che si erge su un colle. L'intera simbologia è, pertanto, tutto un richiamo al mito di fondazione di cui alla riportata leggenda aurea.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture militari Il castello La costruzione più antica del paese di Serracapriola è costituita dal mastio del castello, poi oggetto di aggregazioni di strutture succedutesi nel tempo almeno fino al XVI secolo, fino a costituire l'attuale organizzazione quadrangolare con torri difensive ai vertici.
Le prime notizie del castello di Serracapriola si hanno in un documento del 1045, quando il longobardo Tesselgardo, conte di Larino, donava al monastero di Tremiti la città di Gaudia o Civita a Mare; tale donazione fu fatta appunto "intus Castello de Serra".
Originariamente del castello esisteva solo una torre, parte delle fortificazioni sul Fortore, confine tra i Longobardi e i Bizantini prima della definitiva conquista normanna dell'Italia meridionale. Di tale torre a pianta stellare a 8 cuspidi si ignora l'origine precisa, ma nella sua fase costruttiva finale si può notare la particolare tecnica costruttiva, ovvero file di mattoni disposte a spina di pesce intervallate da altre dove sono posati regolarmente. Intorno al mastio è stato poi edificato nella prima metà del XV secolo il resto del castello, a pianta rettangolare con quattro torri circolari negli angoli. Delle quattro quella di sud-ovest è meno visibile essendo stata inglobata nell'ampliamento dell'ala sud. Il fossato è in parte ancora visibile con uno dei due ponti di accesso.
Il castello di Serracapriola nel 1453 fu dato al Gran Siniscalco Innico de Guevara. spostata prima a Lucera e poi a Foggia.
Il feudo passò poi alla famiglia Di Capua, ai Gonzaga, ai D'Avalos e infine ai Maresca che acquistarono il feudo di Chieuti e Serracapriola nel 1742.
Nel corso dei secoli sono state apportate modifiche alla struttura originaria, sia in funzione della sua utilizzazione sia nelle riparazioni effettuate a seguito del terremoto del 1627 che interessò tutto il settore nord della Capitanata.
Da struttura fortificata militare, modificata nel tempo anche per mutate esigenze difensive, il castello fu successivamente utilizzato come ‘corte domestica’. L'accesso al piano nobile fu fatto mediante uno scalone ricavato nella torre ottagonale. Tra i numerosi ambienti, quello più rappresentativo è la così detta “sala del trono”.
Si tramanda che san Luigi Gonzaga, ospite dei suoi parenti, dormì una notte nel castello.
Nei locali sotterranei vi sono vari cunicoli tra cui l'accesso ad un'ampia voragine, ancora oggi inesplorata, denominata “trabocchetto”, in cui secondo la leggenda venivano eseguite le esecuzioni capitali.
Il castello è tuttora di proprietà della famiglia Maresca di Serracapriola che dal 2011 ha intrapreso grandi lavori di restauro.
Architetture civili
Palazzo Arranga Eretto a partire dal XVIII secolo dalla potente famiglia locale degli Arranga, esponenti di una aristocrazia terriera ed armentizia, il palazzo si configura come un tipico palazzo italiano a corte chiusa. Originariamente sorto in posizione decentrata rispetto al nucleo urbano dell'epoca, conserva sulla facciata i resti di due torrette difensive verso potenziali assalti. Verso la fine dell'Ottocento col tracollo degli originari proprietari il palazzo venne venduto all'amministrazione comunale che vi instaurò il municipio, modificando il portale con una trabeazione tipo dorica, ingentilito dalla aggiunta di un timpano con colonnine corinzie sul balcone centrale. Nel 1905 abbattuta la porzione di mura medievali di cinta a lato del castello con relativa torre orologio nota come Portella, su palazzo Arranga verrà costruita una torretta campanaria al cui interno ospita il meccanismo di un orologio che batte le ore e i quarti. Il palazzo è stato gravemente danneggiato dal terremoto del Molise del 2002; un significativo lavoro di recupero e restauro ne ha consentito il recupero alla collettività e all'uso civico.
Palazzo Pilolli
In piazza Porta Bianchini si trova il palazzo Pilolli, di proprietà’ di un'importante famiglia di giuristi e magistrati con radici a Bari, Trani e Modugno;
il palazzo presenta leggiadra facciata, i balconi con ringhiere in ferro battuto, l'antico e severo portone ad arco, dal quale si accede al piano terra e al piano nobile del monumentale edificio. La facciata era costituita da un unico portone di accesso poi duplicato nel corso del '900. Alla sua destra e alla sua sinistra fanno coro i quasi coevi: palazzo Castelnuovo e palazzo Castriota Scanderbeg .
Architetture religiose Chiesa di Santa Maria in Silvis