Con la locuzione Prima Repubblica, detta anche la Gloriosa, si intende il periodo del regime politico democratico instaurato nel Paese iberico dall'11 febbraio 1873 (data di proclamazione della Repubblica e dell'esilio del re Amedeo di Savoia), al 29 dicembre 1874 (data della restaurazione della monarchia, con la proclamazione del re Alfonso XII).

Durante questo periodo coesistettero nello stesso frangente tre conflitti (la guerra dei dieci anni cubana del 1868-1878, la terza guerra carlista del 1872-1876 e la rivolta cantonale del 1873-1874) e una situazione di grave instabilità interna. Per questo motivo, oltre a rivelarsi breve, la prima repubblica spagnola fu costellata da un susseguirsi di vari personaggi politici all'esecutivo. Nei suoi primi undici mesi vi furono infatti quattro presidenti, tutti del Partito Repubblicano Federale, fino a quando il colpo di Stato del generale Manuel Pavía del 3 gennaio 1874 pose fine alla repubblica federale proclamata nell'anno precedente. Da quel momento, si instaurò una repubblica unitaria guidata dal generale e dittatore Francisco Serrano, principale esponente del Partito Costituzionale di stampo conservatore. Questa situazione fu interrotta nel dicembre del 1874, quando in Spagna tornò la monarchia.

La Prima Repubblica rientra nel periodo storico spagnolo del Sessennio democratico, caratterizzato in ordine cronologico dalla rivoluzione del 1868, dal regno di Amedeo I di Savoia, dalla parentesi repubblicana e infine dal pronunciamiento di Martínez Campos a Sagunto.

Proclamazione della Prima Repubblica All'inizio del 1873 la Spagna stava vivendo una fase di fortissima difficoltà per svariati motivi. Lo Stato iberico era infatti afflitto dalla guerra dei dieci anni di Cuba dal 1868, dallo scoppio della terza guerra carlista nel 1872, dalle divisioni tra i sostenitori interni del re Amedeo I, dall'opposizione dei monarchici "alfonsini" favorevoli alla restaurazione dei Borboni nella persona di Alfonso, figlio di Isabella II, e dallo scoppio di varie insurrezioni filo-repubblicane. Come se non bastasse, il monarca godeva di uno scarsissimo sostegno popolare. Al contempo si verificò una crisi di governo causata dalla nomina al ruolo di capitano generale di Baltasar Hidalgo de Quintana, che gli ufficiali di artiglieria non vedevano dal 22 giugno 1866 e di cui tutti chiedevano il suo congedo irrevocabile o il pensionamento. Il governo optò per lo scioglimento del corpo d'artiglieria, ottenendo il 7 febbraio 191 voti in parlamento, gli stessi che avevano eletto don Amadeo, che non usò la prerogativa regia a favore degli artiglieri e firmò il decreto di scioglimento del corpo d'artiglieria. Questo evento ebbe luogo il 9 febbraio, mentre l'11 il re decise di abdicare..

Nella stessa giornata, il quotidiano La Correspondencia de España diede per primo la notizia della rinuncia del re e, subito dopo, vari gruppi di persone a Madrid si riversarono nelle strade chiedendo la proclamazione della repubblica. Ciò spinse il governo del Partito Radicale di Ruiz Zorrilla a riunirsi. Al suo interno le opinioni erano divise; il presidente e i ministri del Partito Progressista volevano costituire un esecutivo provvisorio e organizzare una consultazione popolare per decidere la forma di governo di adottare, una scelta peraltro appoggiata anche dal Partito Costituzionale del generale Francisco Serrano, perché in tal modo non avrebbe avuto luogo l'immediata proclamazione di una repubblica. Al contrario, i ministri di estrazione democratica, capeggiati da Cristino Martos e sostenuti dal presidente del Congresso dei Deputati, Nicolás María Rivero, propendevano per una seduta comune del Congresso e del Senato, i quali avrebbero dovuto decidere quale forma di governo fosse ritenuta più valida. Si trattava di un'ipotesi che poggiava su solide basi, considerando che la maggioranza composta in entrambe le camere da repubblicani federali e dai radicali di origine democratica era a favore della repubblica..

Fu questa seconda scelta a prevalere. Il presidente Ruiz Zorrilla si recò al Congresso dei Deputati per chiedere ai parlamentari del suo stesso partito, in maggioranza assoluta alla Camera, di approvare la sospensione delle sessioni per almeno ventiquattro ore, in maniera tale da temporeggiare e placare gli animi infuocati dalle discussioni in corso. Allo stesso modo, chiese che non fosse presa alcuna decisione fino a quando la lettera di dimissioni dalla Corona di re Amedeo I non fosse giunta alle Corti. In una situazione siffatta, benché stesse faticosamente cercando di dilatare le procedure, Ruiz Zorrilla fu scavalcato dal suo stesso ministro dello Stato, Cristino Martos, il quale dichiarò alla Camera che, non appena fossero state comunicate le dimissioni formali del re, il potere sarebbe traslato in capo alle Corti. Martos disse espressamente: «Qui non ci sarà nessuna dinastia o monarchia che potrà insediarsi, qui non ci sarà nessun'altra strada percorribile se non quella della Repubblica». A quel punto fu approvata la mozione del repubblicano Estanislao Figueras affinché le Corti si dichiarassero in seduta permanente, nonostante il tentativo di Ruiz Zorrilla di scoraggiare i radicali dal sostenerla. Nel frattempo l'edificio del Congresso dei Deputati era stato circondato da una folla che chiedeva la proclamazione della Repubblica, sebbene la milizia nazionale fosse riuscita a disperderla..

Il giorno successivo, martedì 12 febbraio, i capi distrettuali repubblicani minacciarono il Congresso dei Deputati che, se non avesse proclamato la Repubblica prima delle tre del pomeriggio, avrebbero dato luogo a un'insurrezione. I repubblicani di Barcellona inviarono un telegramma ai loro deputati a Madrid che poneva le stesse condizioni. Per questo motivo, i ministri democratici guidati da Martos, insieme ai presidenti del Congresso e del Senato, Nicolás María Rivero e Laureano Figuerola, decisero che entrambe le Camere si sarebbero riunite in seduta comune, annunciando come prima cosa le dimissioni di Amedeo I. In assenza del presidente del governo, Ruiz Zorrilla, il ministro Martos annunciò che il governo avrebbe ceduto i suoi poteri alle Corti, le quali avrebbero assunto tutti i poteri dello Stato. Subito dopo, diversi deputati repubblicani e radicali presentarono una mozione affinché le due camere, riunitesi nell'Assemblea nazionale, approvassero la repubblica come forma di governo ed eleggessero un esecutivo responsabile nei suoi confronti.. La mozione recitava così:

Manuel Ruiz Zorrilla, fino ad allora capo di gabinetto, intervenne replicando:

Successivamente il repubblicano Emilio Castelar raggiunse i banchi della Presidenza e pronunciò il seguente discorso, a cui fece seguito un fragoroso applauso:

Alle tre del pomeriggio dell'11 febbraio 1873, il Congresso e il Senato, entrambi riuniti presso l'Assemblea Nazionale, proclamarono la Repubblica con 258 voti a favore e 32 contrari:.

Dopo una pausa di tre ore, le Camere si riunirono di nuovo per nominare il repubblicano federale Estanislao Figueras presidente dell'esecutivo. Quest'ultimo avrebbe dovuto guidare un governo concordato tra radicali e repubblicani federali e composto da tre repubblicani (Emilio Castelar allo Stato, Francesc Pi i Margall agli Affari Interni e Nicolás Salmerón al dicastero della Grazia e della Giustizia) e cinque radicali (José Echegaray al Tesoro, Manuel Becerra y Bermúdez allo Sviluppo, Francisco Salmerón agli Affari Esteri, il generale Fernando Fernández de Córdoba alla Guerra e l'ammiraglio José María Beránger alla Marina). Cristino Martos venne eletto presidente dell'autoproclamata Assemblea nazionale, che rappresentava «il vero centro di potere in una situazione eccezionale», con 222 voti, rispetto ai 20 che Nicolás María Rivero aveva ottenuto...

Il 16 febbraio il quotidiano repubblicano di Barcellona La Campana de Gracia pubblicò il seguente articolo in lingua catalana:

Estanislao Figueras ricoprì la carica di "Presidente del potere esecutivo" (capo di Stato e di governo), ma non quella di "Presidente della Repubblica", poiché la nuova Costituzione repubblicana non fu mai approvata. Nel suo discorso di insediamento, Figueras affermò che la creazione della Repubblica appariva «come l'iride della pace e dell'armonia di tutti gli spagnoli di buona volontà».

Governo di Estanislao Figueras Il primo governo repubblicano dovette affrontare una situazione economica, sociale e politica molto difficile: un disavanzo di bilancio di 546 milioni di peseta, 153 milioni di debiti a pagamento immediato e solo 32 milioni per coprirli; il Corpo di Artiglieria era stato sciolto al culmine della terza guerra carlista e della guerra contro i combattenti cubani per l'indipendenza, per le quali non c'erano abbastanza soldati, armi o denaro; una grave crisi economica, in coincidenza con la grande depressione scoppiata nel 1873 e aggravata dall'instabilità politica, che stava causando un aumento della disoccupazione tra i lavoratori a giornata e gli operai, a cui rispondevano le organizzazioni del proletariato con scioperi, marce, manifestazioni di protesta e l'occupazione di terreni abbandonati.

Ad ogni modo, il problema più urgente di cui doveva occuparsi il nuovo esecutivo riguardava il bisogno di sedare i disordini causati da una frangia dei repubblicani federali. Questi avevano inteso la proclamazione della Repubblica alla stregua di una nuova rivoluzione e avevano assunto il potere con la forza in molti luoghi, dove avevano istituito dei "comitati rivoluzionari" che non riconoscevano il governo di Figueras, in quanto ritenuto un gabinetto di coalizione capeggiato da vecchi monarchici; inoltre, i «repubblicani di Madrid» venivano ritenuti dei personaggi troppo morbidi..

In molti insediamenti dell'Andalusia la Repubblica era così strettamente associata alla distribuzione delle terre che i contadini pretendevano che i consigli comunali parcellizzassero immediatamente le fattorie più importanti della località, alcune delle quali avevano fatto parte del patrimonio comunale prima della desamortización.. Quasi ovunque la Repubblica si identificava anche con l'abolizione delle odiate quintas, cioè la selezione casuale degli abitanti che dovevano prestare servizio militare, una promessa che la rivoluzione del 1868 non aveva mantenuto, come ricordava una copla cantata a Cartagena:.

Il deputato radicale José Echegaray rimproverò aspramente i principali esponenti repubblicani, ritenendo che i loro seguaci intendessero erroneamente il federalismo come «una lotta dei poveri contro i ricchi o dei cittadini vessati dalle tasse contro lo Stato». Era previsto che per ristabilire l'ordine intervenisse il ministro dell'Interno, Francesc Pi i Margall, paradossalmente il principale difensore del federalismo dal basso che i consigli stavano mettendo in atto. Pi ottenne lo scioglimento dei consigli e la reintegrazione dei comuni sospesi con la forza, «come prova evidente del suo impegno a rispettare la legge anche contro la volontà dei suoi stessi sostenitori». Tuttavia mantenne attivo il corpo armato dei Volontari della Repubblica, un gruppo in netta opposizione alle Forze di sicurezza e ai Volontari della Libertà, cioè la milizia monarchica istituita dal re Amedeo I. Nelle Corti, il deputato conservatore Romero Ortiz chiese quali sezioni della Costituzione fossero in vigore, domanda a cui il presidente Figueras rispose che sopravviveva soltanto il titolo I, il quale riconosceva i diritti della persona..