Zafferana Etnea ('a Zafarana in siciliano) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia. Fa parte del Parco dell'Etna.
Geografia fisica Territorio Zafferana Etnea sorge a 580 m. s.l.m., alle pendici orientali dell'Etna, il vulcano attivo più grande d'Europa. Si estende fino alla vetta sommitale del vulcano, includendo nel proprio territorio paesaggi di inestimabile bellezza naturalistica, dai fitti boschi alle distese di deserto lavico.
È uno dei comuni del Parco regionale dell'Etna e nel suo territorio rientrano le tre grandi valli che secondo accreditate ipotesi rappresentano la testimonianza della sequenza della genesi del vulcano: Valle del Bove, Val Calanna e Valle San Giacomo.
L'abitato è adagiato in una vallata, ai piedi dei monti Pomiciaro (1715 m s.l.m.), Zoccolaro (1739 m s.l.m.) e Fior di Cosimo (1178 m s.l.m.), disposto in lunghezza parallelamente alla costa jonica, sul cui mare si affaccia come una terrazza.
Collocata in una posizione gradevole per gli amanti della tranquillità e della natura, dista pochi chilometri dai centri maggiori (Catania 24,6 km, Taormina 36,6 km, Acireale 13,7 km) e si trova a metà strada tra il mare e la montagna.
Zafferana rappresenta una delle porte d'accesso al vulcano, grazie alla strada provinciale dell'Etna che la collega alla stazione turistica di Rifugio Sapienza (Nicolosi) da un lato, e a quella di Piano Provenzana (Linguaglossa) dall'altro.
Le distanze dai capoluoghi di provincia siciliani sono: 24,6 km da Catania 80,2 km da Messina 89,3 km da Siracusa 108 km da Enna 128 km da Ragusa 133 km da Caltanissetta 186 km da Agrigento 231 km da Palermo 384 km da Trapani
Clima
Zafferana rappresenta un'importante stazione climatica, essendo luogo adatto per la villeggiatura quando il clima, nelle grandi città, diventa irresistibilmente caldo. La presenza della montagna, con i suoi boschi rigogliosi, consente infatti di far fronte alle temperature particolarmente elevate dei mesi estivi.
Il clima, mite nei mesi autunnali e primaverili, diviene abbastanza rigido in inverno, causando gelate e occasionalmente qualche nevicata, ma favorendo gli amanti degli sport invernali ad alta quota.
La temperatura media è di alcuni gradi più bassa rispetto a quella della città di Catania e, in generale, delle città della provincia poste in riva al mare.
Classificazione climatica: Zona C, GR-G (gradi-giorno) 1184, Altitudine 574.
Origini del nome L'ipotesi più attendibile la si trova nell'Enciclopedia italiana di Gerolamo Boccardo, in cui facendo accenno alla coltivazione dello zafferano egli scrive che questa coltivazione «era industria principale nel moderno comunello di Zafferana Etnea; che da detta cultura prese il nome». Questa supposizione è avvalorata dal quadro della Madonna della Provvidenza (1838) di Giuseppe Rapisardi, in cui è dipinto un vaso con fiori di zafferano.
È definita la "Perla dell'Etna".
Storia Il territorio di Zafferana Etnea era attraversato, fin dal tempo dell'occupazione romana, da un importante asse viario che collegava la città di Tauromenium a quella di Katane, costituendo un percorso alternativo alla via Consolare Pompeia che costeggiava il litorale jonicoFonte Giuseppe Pistorio, Il Priorato di San Giacomo e Zafferana Etnea, ristampa 2006 pag.21. Questa strada pedemontana consentiva lo spostamento dei soldati romani al riparo dagli attacchi nemici e permetteva di raggiungere e attraversare l'imponente Bosco d'Aci, la cui legna veniva utilizzata per la costruzione delle navi.
A tal proposito, il celebre antropologo palermitano Giuseppe Pitrè, nella sua Biblioteca delle tradizioni popolari, cita ZafferanaGiuseppe Pitrè - Feste patronali nella Sicilia Orientale - Brancato Editore, pag. 19 come luogo di passaggio dei tre santi Alfio, Filadelfo e Cirino, condotti dal preside Tertullo da Tauromenium a Leontini per esservi martirizzati il 10 maggio 253. Secondo alcune fonti in quel caso un'eruzione dell'Etna aveva reso impraticabile la strada costiera (via Pompeia), costringendo la legione e i condannati a servirsi della strada etnea.Agiografia dal sito ufficiale del Santuario dei SS. Alfio, Filadelfo e Cirino di Trecastagni
Una piccola parte di questa antica strada lastricata, in seguito riadattata a mulattiera e utilizzata fino agli inizi del secolo scorso, è ancora visibile presso la contrada Dagalone. Altra testimonianza della presenza dei romani nel territorio è rappresentata dal ritrovamento di alcune monete romane.Fonte Giuseppe Pistorio, Il Priorato di San Giacomo e Zafferana Etnea, ristampa 2006 pag. 21 (nella nota)
A causa delle eruzioni dell'Etna e dei terremoti che più volte devastarono la zona, non si hanno altri reperti storici anteriori al sisma del Val di Noto del 1693.
La storia dell'abitato attuale ha origine con la fondazione del Priorato di San Giacomo, un monastero benedettino costruito nel Medioevo e di cui si hanno notizie certe a partire dal 1387 in un documento firmato dal Vescovo di Catania Simone del PozzoFonte Giuseppe Pistorio, Il Priorato di San Giacomo e Zafferana Etnea, ristampa 2006, pag.15. Da una bolla papale firmata da Papa Eugenio IV nel 1443 si apprende dell'esistenza di un'annessa chiesa dedicata a san Giacomo, sacramentale e parrocchiale, il che fa presumere che fosse frequentata da un primo nucleo di abitanti sorto attorno al monastero, oltre che dai numerosi pellegrini che accorrevano nel giorno della festa del santo, il 25 luglio.Fonte Giuseppe Pistorio, Il Priorato di San Giacomo e Zafferana Etnea, ristampa 2006 pagg. 36-38. La vita monastica nel Priorato finì nel 1464,Fonte Giuseppe Pistorio, Il Priorato di San Giacomo e Zafferana Etnea, ristampa 2006 pagg. 39-40, ma la chiesa rimase aperta al culto fino almeno al 1677Fonte Giuseppe Pistorio, Il Priorato di San Giacomo e Zafferana Etnea, ristampa 2006 pag.56 venendo poi probabilmente distrutta, insieme all'intero complesso, dal terribile terremoto del 1693.Fonte Giuseppe Pistorio, Il Priorato di San Giacomo e Zafferana Etnea, ristampa 2006 pag. 17. Il Priorato si trovava all'inizio della svasatura della Valle San Giacomo, a monte dell'odierno abitato.
Alcuni studiosi agiografi sostengono che un primo piccolo monastero in territorio zafferanese fosse stato istituito da san Sabino (m. 15 ottobre 760), vescovo di Catania, che lasciò la gestione della diocesi per ritirarsi in un luogo pacifico insieme ai suoi discepoli.Gaspare Scarcella - I Santi di Sicilia - Antares Editrice, pag. 113. Questo fatto non è sostenuto da fonti certe, ed è azzardato ipotizzare che il Priorato di san Giacomo sia sorto in seguito sull'originario Monastero di san Sabino.
Il primo toponimo che si riscontra nella storia di Zafferana è “Cella”, che indicava lo stesso territorio di San Giacomo, dove era ubicato il priorato.Fonte Giuseppe Pistorio, Il Priorato di San Giacomo e Zafferana Etnea, ristampa 2006 pag. 57. In un documento del 1694, invece, compare per la prima volta il toponimo “Zafarana” che darà poi il nome al paese.Fonte Giuseppe Pistorio, Il Priorato di San Giacomo e Zafferana Etnea, ristampa 2006 pag. 59. Le terre della contrada Zafarana dipesero amministrativamente dai comuni di Trecastagni, Viagrande ed Aci Sant'Antonio fino al 1826, mentre dal punto di vista religioso la chiesa del borgo (chiesa della Madonna della Provvidenza), costruita agli inizi del Settecento, fu vincolata all'Arcipretura Parrocchiale "S. Nicola di Bari" di Trecastagni fino alla costituzione della parrocchia (1753).
Il 21 settembre 1826 un decreto di Francesco I, dispose che i quartieri Zafarana Etnea, Sarro, Rocca d'Api, Bongiardo e Pisano formassero, distaccandosi dai comuni di Trecastagni, Viagrande ed Aci SS. Antonio e Filippo, un nuovo comune col nome di Zafarana Etnea, poi Zafferana Etnea. A questo nuovo Comune si unirono in seguito le altre frazioni di Fleri (1851) e Petrulli (1951), mentre la frazione Bongiardo passò, nel 1934, al neo-costituito comune di Santa Venerina.
Cronologia degli eventi sismici 11 gennaio 1693, terremoto del Val di Noto - il Priorato di san Giacomo e l'annessa chiesetta vengono rasi al suolo. 20 febbraio 1818, tardo pomeriggio - 34 vittime, 29 delle quali all'interno della Chiesa Madre. 30 settembre 1911, ore 00.40 (magnitudine macrosismica 3.4) - epicentro a Zafferana Etnea. 19 marzo 1952, ore 08.13 (magnitudine macrosismica 3.9) - epicentro a Santa Venerina - Distruzione del cimitero comunale di Zafferana Etnea. 19 ottobre 1984, ore 18.43 (magnitudine macrosismica 3.7) - Epicentro a Zafferana Etnea - Una vittima, danni ingenti ad edifici civili e sacri. 25 ottobre 1984, ore 01.11 (magnitudine macrosismica 3.0) - Epicentro a Zafferana Etnea, danni ingenti ad edifici civili e sacri nelle frazioni di Fleri e Pisano Etneo. 9 gennaio 2001, ore 02.51 (magnitudine macrosismica 3.4) - Epicentro a Zafferana Etnea. 29 ottobre 2002, ore 10.02 (magnitudine macrosismica 4.1), terremoto di Santa Venerina - Epicentro a Santa Venerina. 29 ottobre 2002, ore 17.14 (magnitudine macrosismica 3.7) - Epicentro a Milo. 26 dicembre 2018, ore 03.19 (magnitudine macrosismica 4.8), terremoto di Viagrande - epicentro a Viagrande, danni ingenti ad edifici civili e sacri nella frazione di Fleri.
Il terremoto del 19 ottobre 1984 Il 19 ottobre 1984, alle ore 18.43, la cittadina fu colpita da un terremoto di magnitudine macrosismica 3.7.
Il terribile evento sismico creò il panico tra gli abitanti di Zafferana e dei borghi limitrofi: si contò una vittima colpita da un calcinaccio durante la fuga; ingenti i danni alle abitazioni, agli edifici civili e amministrativi, a quelli sacri.
La Chiesa Madre fu interessata dal crollo della volta della navata centrale che cadde rovinosamente sul pulpito distruggendolo, da crepe sugli stucchi e da profonde fratture lungo i pavimenti e le pareti; i danni la resero inagibile alle sacre funzioni e fu sostituita da una tensostruttura realizzata nella vicina Piazza della Regione Siciliana, che ospitò i fedeli per ben diciassette anni. Anche il Palazzo Municipale divenne impraticabile per i pericoli di crollo.
Gli abitanti, privati delle loro case, furono ospitati per mesi in tende messe a disposizione dalla Croce Rossa Italiana e dall'Esercito Italiano, chiamati sul posto per far fronte alle necessità dei senza tetto.
Una replica importante si ebbe sei giorni dopo, il 25 ottobre 1984, con epicentro nella frazione Fleri. Anche questo terremoto causò danni ingenti agli edifici civili e sacri nella frazione stessa e in quella limitrofa di Pisano Etneo.
Cronologia degli eventi eruttivi 1792 La lava si ferma alle porte di Zafferana dopo aver seppellito i vigneti delle contrade Cassone e Airone. 1852 La lava lambisce l'abitato distruggendo boschi e fertili terreni. 1992 La lava si arresta a meno di un chilometro dal centro abitato, in contrada Piano dell'Acqua.
L'eruzione dell'Etna del 1792
A seguito degli eventi eruttivi cominciati nel marzo 1792, il primo di giugno si aprì un cratere sul lato est dell'Etna, preannunciato da terremoti. Il fuoco del vulcano divorò fertili terreni lasciando dietro di sé una lingua nera di lava.
I primi di agosto la colata lavica si affacciò dalle colline che vanno dall'Airone alla Valle San Giacomo, seminando il panico nel piccolo borgo. Ormai privi di speranza per la salvezza delle proprie case, gli zafferanesi raccolsero le loro cose e si prepararono a lasciare le loro proprietà.
Dai zafferanesi, che in un impeto di fede avevano portato in processione dalla chiesa la statua della Madonna della Provvidenza, l'improvviso cessare dell'eruzione alle porte dell'abitato venne inteso come una grazia straordinaria. Il popolo tutto gridò al miracolo e fece voto di recarsi in quel luogo in pellegrinaggio ogni anno. Sul posto nel 1861 venne edificato un monumentale altarino e, ancor oggi, la cittadinanza scioglie il voto dei padri recandovisi ogni anno durante i festeggiamenti patronali.
L'eruzione dell'Etna del 1991-1993