La romana è un film del 1954 diretto da Luigi Zampa, tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia.
Trama Roma, 1935. La giovane ed avvenente Adriana Silenzi viene indotta dalla madre vedova a lavorare come modella presso un pittore di via Margutta, per fare fronte alla loro povertà. Qui conosce Gisella, un'altra modella, che le propone di frequentare uomini ricchi e potenti tra cui Astarita, un importante gerarca fascista, ma Adriana rifiuta.
Quando conosce Gino, autista presso una ricca famiglia, se ne innamora e pensa di sposarlo. Ma un giorno in cui Gino è impegnato nel lavoro, Gisella la invita ad una gita in campagna senza dirle che sarà presente anche Astarita. Adriana dapprima respinge le avances dell'uomo, ma poi, in un momento di debolezza provocato dall'alcool, gli cede. Quando lui, ormai affascinato dalla giovane, le propone di diventare la sua amante lei gli comunica di voler sposare Gino: a quel punto Astarita le rivela di aver fatto indagini sul suo fidanzato e di aver scoperto che lui è in realtà già sposato ed ha una figlia.
La rivelazione sconvolge Adriana che lascia Gino dopo aver sottratto dalla casa dei suoi datori di lavoro un prezioso gioiello che poi, però, gli restituisce quando lui sta per essere accusato del furto. Il dolore per l'inganno subìto, la sua condizione di povertà e la disillusione sulla natura degli uomini portano Adriana a quelle frequentazioni maschili che aveva inizialmente rifiutato.
Una sera, mentre lei e Gisella si recano al cinema, conoscono due uomini. Uno dei due è Mino, uno studente idealista che rifiuta di avere con lei un rapporto soltanto fisico. Tra i due nasce l'amore e Mino chiede ad Adriana di conservargli dei documenti antifascisti. Nel frattempo Adriana ha rivisto Gino e tramite lui conosce Sonzogno, un piccolo malvivente, che le chiede di sposarlo. La ragazza, impaurita dalla rozzezza dell'uomo, prende tempo.
Un giorno la Polizia irrompe a casa di Adriana che riesce appena in tempo a far sparire le carte che le aveva dato Mino. I due innamorati decidono quindi di allontanarsi da Roma per qualche tempo, ma al loro ritorno Mino viene arrestato e non regge all'interrogatorio, tradendo i suoi compagni.
Disperata Adriana, che intanto ha scoperto di essere incinta di Mino, si rivolge ad Astarita per intercedere per lui. Quando il gerarca, ancora attratto da lei, arriva a casa della ragazza con i verbali dell'interrogatorio, vi trova Sonzogno che la minaccia e lo caccia via in malo modo, rassicurandola poi sulla mancanza di elementi contro Mino. Ancora una volta le chiede di avviare una relazione e nuovamente Adriana rifiuta, informandolo della sua maternità.
Sonzogno, per vendicarsi dell'umiliazione subita da Astarita, lo segue e lo uccide, restando a sua volta ucciso in un successivo scontro a fuoco con la Polizia. Adriana, tornata a casa, trova una lettera di Mino che, ignaro della mancanza di prove a suo carico, le annuncia di volersi suicidare per la vergogna di aver tradito. Adriana si reca all'obitorio, dove, disperata, trova il cadavere dello studente, del quale come ricordo le resterà il figlio che sta per nascere.
Produzione Soggetto e sceneggiatura Il film, una co-produzione italo – franceseUn accordo del 1949 tra i Governi italiano e francese – poi replicato anche con altri paesi - aveva consentito di realizzare numerose co-produzioni stabilendo, « un rapporto prediletto» tra le due industrie cinematografiche, dovuto anche, tra l'altro, ad una «comune sensibilità culturale». Cfr. Umberto Rossi, Il mondo delle coproduzioni in Storia del Cinema italiano cit. in bibliografia, p. 433., è tratto dall'omonimo romanzo pubblicato nel 1947 da Alberto Moravia. «Quando mi proposero di girare La romana – ha ricordato Luigi Zampa - dato che sono molto rispettoso del testo ed ho una grande stima di Moravia, decisi che non potevo rivolgermi agli sceneggiatori di mestiere, non andava bene farloZampa in L'avventurosa storia del cinema italiano, cit. in bibliografia, p. 321.». Questo compito fu quindi svolto, oltre che da Zampa, da Bassani e dallo stesso scrittore. Moravia non era nuovo all'attività di sceneggiatore; lo era diventato sin dagli anni trenta, quando, sottoposto alle restrizioni delle leggi razziali, aveva collaborato, ma senza essere accreditato, a diversi film, tra cui OssessioneMaurizio Ambrosini, Gli scrittori del cinema in Storia del Cinema Italiano, cit. in bibliografia, p. 464..
Già negli anni precedenti si era tentato di portare sugli schermi il romanzo di Moravia, ma senza esito, e ciò, secondo qualche commentatore, era dovuto alle difficoltà incontrate con la censuraCfr. Viaggio attraverso l'idiozia, editoriale di Giuseppe Grieco in Cinema, nuova serie, n. 93 del 1º settembre 1952.. «Io credo – dichiarò Zampa - che le difficoltà incontrate in passato per la riduzione de La romana dipendessero soprattutto da una vecchia concezione secondo la quale il testo di un romanzo va completamente rielaborato. Con Moravia e Bassani, invece, abbiamo cercato, per quanto possibile di attenerci con fedeltà al testo propostoIntervista di Paolo di Valmarana a Zampa in Cinema, nuova serie, n. 129 del 15 marzo 1954.».
Furono ben otto le versioni di sceneggiatura: «la quinta e la sesta erano un libero adattamento dell'opera di Moravia, la settima invece si era mantenuta fedele ai fatti ed ai personaggi dello scrittore. Fu questa la strada che Zampa ritenne più convincente. L'ottava sceneggiatura, quella definitiva, fu sottoposta a Flaiano per una revisione generaleMeccoli, cit. in bibliografia, pp. 86-89.». Tra le principali difficoltà affrontate, ci fu quella di «non fare un'opera che la censura avrebbe poi fermato», anche tenuto conto che nel 1952 il romanzo di Moravia era stato posto all'indice dalle autorità religiose. Si apportano quindi alcune modifiche al romanzo: il luogo dove i due innamorati – Adriana e Mino – si frequentano (una casa in campagna, invece che nella stanza della ragazza), la maternità di Adriana attribuita allo studente, anziché al malvivente Sonzogno, la figura di Astarita, gerarca fascista, spregevole nel romanzo ma non nel film.
Difficoltà con la censura Ma, nonostante le cautele adottate, anche questo tentativo di trasposizione cinematografica del romanzo di Moravia incontrò fortissime difficoltà con la censura, che diedero luogo ad una serie lunghissima di vicissitudini protrattesi fino all'inizio del 1954Pezzotta, cit. in bibliografia, pp. 68-73.. Delle traversie con la censura si occuparono anche i quotidiani, da L'Unità, che ne colse l'occasione per una polemica politicaFranco Giraldi, "La Romana" di Zampa bloccata dalla censura in L'Unità del 21 febbraio 1954. a La Stampa, secondo cui «sebbene la sceneggiatura sia stata letta ed approvata preventivamente, il film – già avanti nella lavorazione – forma da qualche tempo oggetto di uno scambio di lettere tra il sottosegretario on. Ermini ed i produttori. Gli organi della censura farebbero delle riserve dicendo che l'argomento è immorale e vorrebbero rivedere ancora la sceneggiatura e visionare il materiale già girato. Intanto il finanziamento è stato sospesoA.N. in La Stampa, 11 aprile 1954.».
Accoglienza Delusione a Venezia Superati finalmente gli intoppi censori (che comunque comportarono il divieto di visione del film per i minori di 16 anni), la “prima” de La romana avvenne alla Mostra di Venezia la sera del 30 agosto 1954. L'interesse creatosi attorno al film era spasmodico, al punto che si verificò il fenomeno di «biglietti di ingresso venduti alla borsa nera, ad un valore anche dieci volte superiore al costo nominale». Qualche cronista descrisse anche scene di calca al momento dell'arrivo della Lollobrigida tali da mettere a rischio l'incolumità fisica dell'attrice. Del resto già durante la lavorazione degli esterni a Roma, in Piazza del Popolo, era stato necessario «chiedere rinforzi alla Polizia per trattenere la folla che, pur abituata da anni e vedere piazze e strade di Roma con i riflettori, si accalcava minacciosa attorno alla troupe per vedere da vicino la bella protagonista.».
Ma questa frenetica attesa andò delusa ed il giorno dopo tutti i quotidiani uscirono con giudizi insufficienti, quando non apertamente negativi: «Accoglienza piuttosto fredda; il film è piaciuto a metà» commentò il Corriere della SeraArturo Lanocita, corrispondenza da Venezia del 31 agosto 1954. ed analoghe valutazioni espressero anche gli altri critici presenti. Mario Gromo de La Stampa scrisse di «verdetto di un pubblico strabocchevole che potrà apparire spiacevole, ma non ingiustola Stampa, corrispondenza del 31 agosto 1954.», mentre per Gian Luigi Rondi de Il Tempo «L'attesa per La romana è andata completamente delusaIl Tempo, corrispondenza del 31 agosto 1954.». Anche Ugo Casiraghi de L'Unità, che pure aveva difeso il film di Zampa nei confronti della censura, lo definì «una delusione».
Nel giudizio di Cinema «Zampa ha sbagliato i propri calcoli quando ha pensato di potersi trincerare dietro una presunta fedeltà ossequiosa nei confronti di Moravia», rilevando nel film «la totale assenza di un ambiente, di una società, di un'epoca intorno ai protagonisti [...] quello che gli aveva consentito di evocare in Processo alla città un mondo vivo nelle sue contraddizioniGiulio Cesare Castello in Cinema, n. 141 del 10 settembre 1954.». Lo scrittore Italo Calvino, a quel tempo inviato a Venezia per il quindicinale Cinema Nuovo, giudicò che «qui tutto è gratuito; mancato sul piano dell'adesione all'opera letteraria, il film si rivela mancato anche come autonoma rappresentazione drammatica di costumeCinema nuovo, n. 43 del 25 settembre 1954.».
Revisione del film Le critiche raccolte a Venezia amareggiarono Zampa che spiegò: «Ho fatto vedere La romana a trenta persone prima di presentarlo a Venezia. Tutta gente qualificata che, almeno con me, non ha riguardi. Ebbene, l'accoglienza è stata positiva, scarsi i rilievi, ancora più scarse le riserve». Il regista addebitava l'insuccesso al «clima di attesa morbosa che si è creato attorno al film che ha finito per nuocermi; troppa elettricità in giro...» e, pur ritenendo necessarie alcune modifiche, si disse «comunque convinto che con due o tre tagli il film andrà a postoElvio Facchinelli in Cinema nuovo, n. 43 del 25 settembre 1954.».
Gli aggiustamenti non furono quindi molti e la fedeltà al romanzo fu «solo lievemente correttaCristina Bragaglia, cit. in bibliografia, p. 174.». Paradossalmente proprio quello che il regista nelle varie occasioni aveva presentato come un valore – cioè una forte adesione al testo moravianoZampa aveva dichiarato: «fosse un romanzo da quattro soldi il regista ne fa quello che vuole, ma di fronte ad un'opera come questa di Moravia bisogna agire con cautela e rispetto massimo del testo». Intervista di Luciano De Feo in Eco del Cinema e dello spettacolo, n. 78-79, 31 agosto 1954. - fu l'elemento che diede origine alle valutazioni negative, che non vennero meno neppure quando, completata la revisione, La romana fu distribuito nelle sale. «I rilievi fatti al film conservano validità anche dopo il secondo esame - ribadì Lanocita - [ed] i ritocchi apportati hanno giovato al film, ma non hanno eliminato i suoi erroriCorriere della Sera del 31 ottobre 1954.», mentre su La Stampa fu l.p. [Leo Pestelli] a giudicare il film «non del tutto convincente» evidenziandone i due principali difetti: «eccesso di fedeltà, quasi una servitù, alla folta materia del romanzo ed una grave sfocatura del personaggio principaleLa Stampa, 29 ottobre 1954.».
Esito commerciale