Con gestione della pandemia di COVID-19 in Italia si intendono le misure adottate per contrastare la pandemia di COVID-19 in Italia.

Gestione dell'emergenza

8 gennaio - 20 febbraio 2020 Dall'8 gennaio 2020 il Ministero della salute ha attivato controlli sui voli diretti provenienti inizialmente da Wuhan, in seguito estesi a tutti voli provenienti dalla Cina, con misurazione della temperatura dei passeggeri prima dello sbarco in Italia. Da questa data in poi in Italia, con l'introduzione di questa misura, si sono susseguiti man mano nuovi provvedimenti che hanno caratterizzato il periodo della pandemia.

Il 22 gennaio il ministero ha dichiarato che in Italia non vi era circolazione virale, ed è stata avviata una sorveglianza specifica per la COVID-19 e sono state fornite istruzioni per la gestione dei potenziali casi e per la gestione delle persone provenienti dalle aree affette in Cina, e per i lavoratori a contatto con il pubblico.

Il 31 gennaio, con delibera del Consiglio dei ministri, è dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario, connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili, dopo l'avviso di "emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale" (in inglese P.H.E.I.C., cioè Public Health Emergency of International Concern), lanciato il giorno precedente dall'Organizzazione mondiale della sanità, tramite il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Il Comitato tecnico scientifico Istituito il 5 febbraio 2020 con lo scopo di supportare il Governo nelle iniziative di contrasto al coronavirus, il Comitato Tecnico Scientifico del Servizio nazionale della protezione civile sotto il governo Conte II contava sette componenti, divenuti in seguito ventisei. Con il governo Draghi, i componenti si riducono a dodici, dieci uomini e due donne.

Alle persone con sintomi è fatto obbligo per decreto di chiamare il numero di emergenza 112 invece di andare direttamente in ospedale, per limitare la diffusione della malattia.

Il Ministero della salute ha fornito un sito web e un numero telefonico (1500) con cui le persone possono ottenere gli aggiornamenti e informazioni sulla situazione della pandemia di coronavirus in Italia, nonché segnalare casi sospetti.

L'Istituto superiore di sanità e il Ministero della salute hanno anche pubblicato un primo manifesto, con il supporto degli Ordini professionali di medici, farmacisti, veterinari e infermieri e delle principali società scientifiche e associazioni professionali, oltre che della Conferenza Stato-Regioni, che elenca dieci punti con le indicazioni su come lavarsi le mani, pulire le superfici e confutando le principali false notizie.

La prima ondata (febbraio - ottobre 2020) 21 febbraio - 8 marzo 2020 Il primo decreto legge + Comuni in quarantena con il primo decreto leggeProvinciaComunePeriodoquarantenaPopolazioneZona rossaLodi(Lombardia)CasalpusterlengoDal 23 febbraioall'8 marzo 2020CodognoCastiglione d'AddaFombioMaleoSomagliaBertonicoTerranova dei PasseriniCastelgerundoSan Fiorano Padova(Veneto) Vo'Totale popolazione:

Il 21 febbraio il ministro della Salute ha diramato un'ordinanza che prevedeva la quarantena obbligatoria per chi fosse stato a contatto con persone positive all'infezione virale, e sorveglianza attiva e permanenza domiciliare per chi fosse stato nelle aree a rischio nei 14 giorni precedenti, con obbligo di segnalazione alle autorità sanitarie locali.

Lo stesso giorno è stata pubblicata un'altra ordinanza, firmata in modo congiunto con la presidenza della Regione Lombardia, che sospendeva tutte le manifestazioni pubbliche, le attività commerciali non di pubblica utilità, le attività lavorative, ludiche e sportive, e che ordinava la chiusura delle scuole in dieci comuni (Codogno, Castiglione d'Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano). L'ordinanza non aveva una durata prestabilita, poiché la situazione sarebbe stata monitorata giorno per giorno, e le decisioni assunte in base all'evoluzione del quadro generale.

Il giorno successivo, il Consiglio dei ministri ha annunciato un nuovo decreto-legge per contenere la pandemia, che prevedeva la quarantena di oltre persone provenienti da 11 comuni diversi del Nord Italia. Il decreto emanato, attuato dal 23 febbraio, imponeva l'isolamento dei dieci comuni del lodigiano già interessati dalla pandemia, e del comune di Vo' in provincia di Padova.

Il decreto comportava anche la sospensione, in queste zone, delle manifestazioni e iniziative di qualsiasi natura, sia pubbliche che private, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, e di tutte le attività commerciali (escluse quelle di vendita dei beni di prima necessità, usufruibili con l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale). Sono stati inoltre sospesi i servizi ferroviari regionali per le aree più colpite, con la soppressione delle fermate alle stazioni di Codogno, Maleo e Casalpusterlengo.

Il governo ha annunciato l'invio delle forze armate per imporre il blocco dei comuni in quarantena. Le sanzioni per violazione del blocco variavano da un'ammenda di 206 euro a 3 mesi di reclusione.

Il 25 febbraio il Dipartimento della protezione civile dispone l'ordinanza in cinque articoli che si occupa, fra l'altro, dell'approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale (DPI), dell'attivazione di un conto corrente per le donazioni (crowdfunding), dell'integrazione dell'ordinanza del capo del Dipartimento della protezione civile, Angelo Borrelli, risalente al 3 febbraio.

I decreti attuativi

Con un Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) del 25 febbraio, relativo alle regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, e in vigore fino al 15 marzo, i provvedimenti governativi vengono estesi al di fuori degli 11 comuni epicentro dei focolai di coronavirus, con disposizioni principalmente relative a scuole, musei, uffici giudiziari, telelavoro. Viene inoltre confermata la sospensione di tutti gli eventi sportivi nelle suddette regioni, consentendo lo svolgimento di gare e partite esclusivamente "a porte chiuse". Il giorno successivo viene pubblicato un decreto valido per il resto del territorio nazionale, al fine di interrompere l'emanazione di ordinanze difformi tra una regione e l'altra, che descrive le misure di prevenzione da adottare per prevenire la diffusione della malattia, e misure per la profilassi e il trattamento dei soggetti che hanno soggiornato nelle aree della Cina o nei comuni con trasmissione locale del virus.

Il 1º marzo un nuovo DPCM recepisce e proroga alcune delle misure precedenti e ne introduce ulteriori, per garantire uniformità su tutto il territorio nazionale. Con l'entrata in vigore di questo decreto cessa la vigenza di tutti quelli precedenti, e le misure vengono distinte sulla base di aree geografiche:

misure applicabili negli 11 comuni della "zona rossa" (Bertonico; Casalpusterlengo; Castelgerundo; Castiglione d'Adda; Codogno; Fombio; Maleo; San Fiorano; Somaglia; Terranova dei Passerini; Vo'); misure applicabili nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, e nelle province di Pesaro-Urbino e di Savona; misure applicabili nelle province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona; misure applicabili nella regione Lombardia e nella provincia di Piacenza; misure applicabili sull'intero territorio nazionale.

Il 4 marzo 2020, con un ulteriore decreto presidenziale, il governo annuncia misure valide sull'intero territorio nazionale: il mantenimento della distanza interpersonale di almeno 1 metro nei contatti sociali con qualsiasi persona non appartenente al proprio nucleo familiare convivente, l'igienizzazione delle mani all'accesso di qualsiasi luogo aperto al pubblico, la sospensione delle attività didattiche in tutte le scuole di ogni grado e università fino al 15 marzo seguente, la chiusura delle porte di tutti gli stadi fino al 3 aprile ed indicazioni riguardanti l'accesso di parenti e visitatori alle strutture sanitarie e agli istituti penitenziari e penali per minori.

Il 5 marzo 2020, a causa degli eccessivi contagi da coronavirus, viene disposto il rinvio sine die del referendum costituzionale, inizialmente previsto per il 29 marzo. Il referendum sarebbe stato spostato in seguito alla data del 20 e del 21 settembre 2020.

Fase 1: confinamenti (9 marzo - 3 maggio 2020) + Province in quarantena dall'8 al 9 marzoProvinciaRegionePopolazione Alessandria Piemonte Asti Piemonte Bergamo Lombardia Brescia Lombardia Como Lombardia Cremona Lombardia Lecco Lombardia Lodi Lombardia Mantova Lombardia Milano Lombardia Modena Emilia-Romagna Monza e Brianza Lombardia Novara Piemonte Padova Veneto Parma Emilia-Romagna Pavia Lombardia Pesaro e Urbino Marche Piacenza Emilia-Romagna Reggio Emilia Emilia-Romagna Rimini Emilia-Romagna Sondrio Lombardia Treviso Veneto Varese Lombardia Venezia Veneto Verbano-Cusio-Ossola Piemonte Vercelli PiemonteTotale popolazione:

Nella notte tra 7 e 8 marzo 2020, il Presidente del Consiglio emana un nuovo DPCM, che sostituisce i DPCM del 1º e del 4 marzo, con misure restrittive che si applicano alla Lombardia e a 14 province del Centro-Nord (Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell'Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia) per un totale di 16 milioni di persone, ed altre che interessano tutta Italia.

Con questo decreto vengono abolite le cosiddette "zone rosse" stabilite all'inizio della pandemia, e si vieta ogni spostamento da e per i territori soggetti alle restrizioni, nonché all'interno dei territori stessi.

La sera del 7 marzo trapela su Internet la bozza di un nuovo decreto, che causa la "fuga generale" di molti lavoratori e studenti originari del Sud Italia verso le loro regioni native, per evitare di rimanere bloccati nelle zone che sarebbero state sottoposte a quarantena nelle ore successive.

Per impedire che tali spostamenti di massa verso il Meridione provocassero una più rapida diffusione della pandemia, i governatori delle Regioni hanno imposto controlli e quarantene a tutti coloro che sarebbero giunti tramite autobus e treni.

La notizia delle restrizioni ha scatenato anche diverse rivolte nelle carceri di tutta Italia, a causa della sospensione di colloqui e visite dei familiari ai detenuti e della limitazione dei regimi di semilibertà. Nel carcere Sant'Anna di Modena e in quello di Rieti sono morte complessivamente dodici persone, mentre altre decine sono rimaste ferite o intossicate nei vari incendi scoppiati anche negli altri istituti.Coronavirus, carceri, ancora proteste. Tre detenuti morti a Rieti, le vittime salgono a dodici , su Repubblica, 10 marzo 2020.

Con il DPCM del 9 marzo viene esteso a tutto il territorio nazionale, a partire dal giorno successivo, quanto già previsto col decreto dell'8 marzo, fino al 3 aprile 2020. L'11 marzo viene poi pubblicato un DPCM, soprannominato "Decreto #IoRestoaCasa", che prevede la sospensione delle comuni attività commerciali al dettaglio, delle attività didattiche, dei servizi di ristorazione, e che vieta gli assembramenti di persone nei luoghi pubblici o aperti al pubblico.

La sera del 21 marzo 2020, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia l'attuazione di misure più stringenti, che prevedono la chiusura di tutte quelle attività non ritenute necessarie per la filiera produttiva italiana in relazione alla situazione contingente.

Il 22 marzo è stata adottata, congiuntamente dal ministro della Salute e dal ministro dell'Interno, una nuova ordinanza che vieta a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza, ovvero per motivi di salute.