Biografia Nacque ad Ala, nell'allora Tirolo italiano, il 24 luglio 1798. Suoi genitori furono Leonardo Bresciani Borsa e la contessa Vittoria Alberti, figlia di Cornelia Fregoso, discendente dell'omonima famiglia che diede ben dodici dogi alla Repubblica di Genova. Figlio primogenito, ebbe un'educazione cristiana anche ad opera del sacerdote Filippo Bernardi che lo avviò agli studi letterari. Nel 1814 si recò a Verona dove studiò retorica. Qui ebbe l’opportunità di conoscere e stringere amicizia con lo scrittore padre Antonio Cesari, con il fisico Giuseppe Zamboni e con don Giuseppe Monterossi. Grazie alla sua maturità ed affidabilità, appena superati gli studi liceali, divenne professore di lettere presso il liceo di Verona.

Sempre a Verona nel 1815 prese gli ordini e nel 1824 per seguire il suo impulso a farsi gesuita fuggì di nascosto nello Stato pontificio, dove venne ammesso come novizio nel collegio gesuita di Sant'Andrea del Quirinale. Ricercato per questa fuga nel 1826 si rifugiò a Firenze, presso Pietro Leopoldo Ricasoli. Nel 1827 prese i voti solenni di gesuita.

Per ordine della Compagnia di Gesù, dal 1828 al 1848, si dedicò all'educazione dei giovani secondo le idee della Chiesa. In questo ventennio si spostò in diverse città d'Italia come rettore di collegi: Torino, Genova, Modena e quello di Propaganda in Roma. Visitò la Sardegna dal 1844 al 1846, percorrendo la Trexenta e l'Ogliastra, la Barbagia e la parte occidentale, animato dal desiderio di conoscere le tradizioni delle "antiche nazioni". Il suo sguardo sulla Sardegna si fonda su una serie di dottrine oggetto di diverse critiche, secondo le quali molte usanze dell'isola derivavano dai popoli d'Oriente.

Nel 1846 tornò a Roma per assistere all'elezione di Papa Pio IX. Il quale, poco tempo dopo, ebbe per Bresciani parole di elogio e di incitamento alla sua missione di scrittore.

Nel 1850 venne chiamato in Napoli a far parte del Comitato di Redazione della Civiltà Cattolica, la rivista gesuita appena fondata da padre Carlo Maria Curci. Per la Civiltà Cattolica ebbe l'incarico di scrivere racconti a puntate, con i quali intrattenne i lettori fino al 1862. Sulla Civiltà Cattolica uscì, nel 1850-51, la sua opera più celebre, L’Ebreo di Verona.Quest'opera si pone in aperta opposizione, fin dal titolo, con il romanzo di Eugene Sue dal titolo L'Ebreo Errante, uscito, anch'esso a puntate, molti anni prima e di impostazione radicalmente anticlericale.Il protagonista ebreo del Bresciani, è un giovane coraggioso e idealista che entra a far parte della Carboneria, convinto della bontà degli ideali professati dalla setta. Disgustato dalle violenze perpetrate dai carbonari, decide di abbandonarla e di convertirsi al Cristianesimo. Per questo motivo viene condannato a morte dagli altri membri della setta e ucciso.

Il romanzo ebbe un enorme successo, esteso ben al di là degli ambienti cattolici: nel 1850, ancor prima di essere portato a termine, cominciò ad essere stampato in volume e negli anni immediatamente successivi apparvero edizioni economiche in numerose città della penisola. Si moltiplicarono inoltre le stampe non autorizzate, al punto che l’autore decise di pubblicare, già nel 1852, una versione ufficiale riveduta e corretta. Numerose, infine, furono le traduzioni nelle principali lingue europee.The Jew of Verona, London, Dolman, 1854; El Hebreo de Verona, Barcelona, 1857; Der Jude von Verona, Schaffhausen, Hurter, 1857; Le Juif de Verona, Paris, Casterman, 1859. Cfr. anche Opere Bresciani XVII: 307.

Prima di morire, Bresciani aveva probabilmente coniato il traducente italiano del revolver rivoltella.

Bresciani morì a Roma il 14 marzo 1862. Le sue spoglie riposano nella chiesa del Gesù, accanto alle ceneri di sant'Ignazio. In occasione del centenario della scomparsa di Bresciani, sulla sua casa natale trentina, nel comune di Ala, è stato apposto un bassorilievo opera dello scultore Livio Fausto Sossass.

Il pensiero

L'opera di Bresciani è considerata un tipico esempio di retorica ottocentesca anti-patriottica. Nel suo tempo faceva da contraltare a una per molti aspetti simile retorica anticlericale e risorgimentale.Cfr. La trilogia di romanzi composta da L’ebreo di Verona, Della Repubblica Romana e Lionello o delle Società Segrete è uno scoperto attacco agli ideali risorgimentali e repubblicani.

Purista e ostile alla cultura romantica, Bresciani denunciava l'affinità ideologica fra romanticismo e liberalismo e si proponeva di dimostrare quale comune disegno sovversivo si celasse dietro a questi due movimenti, che parevano agire di comune accordo. Il gesuita trentino faceva notare come il romanticismo non andasse valutato quale mera corrente artistica, scevra da decise prese di posizione politiche, ma al contrario come un movimento che si prefissava di interferire volontariamente sui contemporanei assetti istituzionali italiani.

La posizione ideologica di Bresciani gli attirò critiche molto aspre. Celebre è la stroncatura del suo romanzo L'ebreo di Verona e, in generale, di tutta la produzione del Bresciani fatta da Francesco De Sanctis. Nel suo saggio del 1852,Ristampato nel «Cimento», V, febbraio 1855. così conclude il critico:

La polemica non si esaurì con lo scritto di De Sanctis, ma ebbe un certo seguito, con una replica di padre Bresciani, anticipata dalle note inserite nelle successive edizioni dellEbreo e quindi affidata ad una risposta diretta in un altro romanzo, Ubaldo e IreneA. Bresciani, Ubaldo e Irene, Civiltà Cattolica, Roma 1866, vol. XI delle Opere, p. 464-466.:

Nel clima anticlericale della cultura tardo-ottocentesca, la risposta di Bresciani fu completamente ignorata.L. Russo, Di un’ignota risposta polemica del padre Bresciani al De Sanctis, in “Belfagor”, vol. IX, n. 2 (31 marzo 1954), p. 216. Il critico, nel corso del testo, definisce non ignota, bensì, più correttamente, ignorata la risposta presente nelle Conclusioni di Ubaldo e Irene e non riportato da Benedetto Croce, Gli scritti di Francesco De Sanctis e la loro fortuna, Bari, 1917. Nel Novecento si ebbe un tentativo di riabilitazione (ad esempio in epoca fascista da parte di Alfredo Panzini e Vittorio Cian e nel dopoguerra da parte di Francesco Flora), ma il “marchio d’infamia” era ormai stato impresso e risultava ben difficile da togliere. A dare nuova forza alle tesi desanctisiane, inoltre, contribuirono il critico Luigi Russo (curatore dell’opera omnia di De Sanctis e poco benevolo verso la cultura cattolica in genere) e soprattutto il filosofo marxista Antonio Gramsci. Va fatto notare come Gramsci, pur intitolando I nipotini di padre Bresciani uno dei suoi Quaderni del carcere, dedicato alla letteratura popolare contemporanea, usi il nome del sacerdote in senso puramente indicativo, senza operare un'analisi delle sue opere (di cui non mostra di avere una conoscenza diretta).Marina Paladini Musitelli, I Nipoti di padre Bresciani e la categoria del brescianesimo, in “Problemi. Periodico quadrimestrale di cultura”, Palombo Ed., Palermo, Anno 2001, n. 121, p. 138. Peraltro nel testo gramsciano Bresciani si trova in ottima compagnia, se anche Verga e soprattutto il cattolico Manzoni potevano essere tacciati di “brescianesimo”.A. Gramsci, Quaderni del carcere, Einaudi, Torino 1975, Quaderno 8, nota 9, p. 943. Tra i principali autori contemporanei accusati di brescianesimo, Gramsci annovera Ugo Ojetti (1871-1946), Alfredo Panzini (1863-1939) ed il giornalista Antonio Beltramelli (1879-1930), per via delle loro tendenze ultraconservatrici.Gramsci li definisce “sobriamente” «araldi di una letteratura tutta verbale e di nascosti o manifesti spiriti reazionari». Luigi Russo, in F. De Sanctis, Saggi critici, I, 1971, pp. 50-51; A. Gramsci, Brescianismo, in Letteratura e vita, Einaudi, Torino, 1951, pp. 45-194.

A quasi centocinquant’anni dalla morte, Bresciani continua ad essere dimenticato, schiacciato dal giudizio desanctisiano nonostante ad uno studio più approfondito risaltino le sue capacità di scrittore, peraltro ampiamente riconosciutegli dai contemporanei (ad esempio Basilio Puoti)..

Opere principali Narrativa

Lorenzo, o il coscritto - racconto ligure (1856).

La contessa Matilde di Canossa e Iolanda di Groninga (1858). La casa di ghiaccio o il cacciatore di Vincennes (1861). Olderico, ovvero Il zuavo pontificio, racconto del 1860 (1862).

Lionello o delle Società Segrete (seguito de La Repubblica romana). L'assedio di Ancona (incompiuto).

Saggistica

Titolo completo: "Del romanticismo, italiano rispetto alle lettere, alla religione, alla politica e alla morale", presso Tipografia e Libreria Arcivescovile, ditta Boniardi-Pogliani di E. Besozzi, dedicata al marchese Giuseppe Durazzo, finita di scrivere a Modena il 3 dicembre 1838 (p.13). Imprimatur assente. Viaggio nella Savoja, nel Fossigny e nella Svizzera.

Opuscoli (con imprimatur del superiore Hyeronimus Gigli e Pietro de Villanova Castellacci)

Raccolte Le opere edite e inedite di Padre Antonio Bresciani (1798-1862) furono probabilmente per la prima volta pubblicate postume, come supplemento al La Civiltà Cattolica del 2 luglio 1881 (o successivo). Secondo la pagina citata, estratta dalla rivista gesuita, le opere furono "per la prima volta riunite e corrette sopra gli originali, emendati e preparati dallo stesso autore", che personalmente si era mostrato contrario ad una loro divulgazione. L'opera è formata da: 17 volumi comprendenti l'Epistolario e 76 altri scritti del Bresciani, "tra libri, opuscoli e trattatelli diversi" ulteriori due volumi con il titolo "Opere minori", distribuiti anche come un'opera autonoma, a completamento della precedente serie. Fra le pubblicazioni raccolte: Memorie intorno alla vita di Michele Sezezytt, Arte di godere sempre, Memorie intorno ad Eugenio Cusani, Arte di ben governare, Esercizi spirituali, Vita di Abulcher Bisciarah, Biografie di tre alunni di Propaganda, Ammonimenti di Tionide, Avvisi a chi vuol pigliar moglie, Romanticismo italiano, Saggio di alcune voci toscane.

Note

Bibliografia Memorie intorno alla vita di Michele Sezezytt, Arte di godere sempre, Memorie intorno ad Eugenio Cusani, Arte di ben governare, Esercizi spirituali. Per l'indice del Volume II, si veda p. 502 Egidio Bellorini, «BRESCIANI, Antonio (più esattamente Bresciani Borsa)» la voce nella Enciclopedia Italiana, Volume 7, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1930. Benedetto Croce, La rivendicazione di padre Bresciani, in Pagine Sparse, Laterza, Bari 1960 (II ed.). Anna Coviello Leuzzi, «BRESCIANI BORSA, Antonio» in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 14, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1972.

Marcello Derudas, Il Convitto Nazionale Canopoleno di Sassari. Una finestra aperta su quattrocento anni di storia, Sassari, Carlo Delfino, 2018. Raul Mordenti - De Sanctis, Gramsci e i pronipoti di padre Bresciani. Bordeaux ed., 2019.

Voci correlate La Civiltà Cattolica Antonio Gramsci

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Collegamenti esterni

«Bresciani Borsa, Antonio» la scheda nel sito "150anni.it", Il portale del Risorgimento italiano. Contiene un link al testo La morte di Anita Garibaldi, tratto dal volume di Bresciani Don Giovanni ossia il benefattore occulto, pubblicato nel 1857. URL consultato il 1º aprile 2014.

Categoria:Scrittori italiani del XIX secolo Categoria:Critici dell'ateismo Categoria:Critici della Massoneria