La campagna sommergibilistica degli Alleati nel Pacifico rappresentò un capitolo importante delle operazioni belliche nel teatro operativo dell'oceano Pacifico durante la seconda guerra mondiale. La campagna ebbe inizio praticamente fin dai primissimi giorni dell'offensiva giapponese nel Pacifico e nel Sud-est asiatico, nel dicembre 1941: i sommergibili della United States Navy stazionati nelle Filippine statunitensi, come pure i battelli subacquei della Koninklijke Marine posti a difesa delle Indie orientali olandesi, si ritrovarono in prima fila nel tentativo di arrestare gli attacchi giapponesi, finendo con il dover ripiegare in Australia da dove però continuarono le loro operazioni offensive.
Contemporaneamente, i sommergibili della United States Pacific Fleet provenienti dalle Hawaii, praticamente l'unico strumento offensivo immediatamente disponibile ai comandanti statunitensi per disturbare le comunicazioni navali nemiche, iniziarono a operare lungo le rotte di collegamento tra il Giappone stesso e le sue recenti conquiste asiatiche. In uno dei più efficaci esempi di guerra sottomarina indiscriminata della storia, i sommergibili degli Alleati iniziarono a mietere sempre più successi: il crescente numero di sommergibili a disposizione consentì ai comandanti statunitensi di saturare le aree di maggior traffico navale giapponese, decimando i mercantili che tentavano di recapitare le materie prime necessarie ad alimentare le industrie del Giappone; l'azione era appoggiata anche da un più piccolo numero di sommergibili olandesi e britannici, operativi principalmente nel Sud-est asiatico. Complice anche una cattiva gestione della difesa del traffico mercantile da parte della Marina imperiale giapponese, i battelli alleati spedirono sul fondo del mare più di un migliaio di mercantili (oltre a svariate decine di unità militari), causando in Giappone una catastrofica mancanza di materie prime e finanche di generi alimentari che compromise notevolmente la sua capacità di continuare la guerra.
I sommergibili alleati furono inoltre impiegati in svariate attività di supporto, come le missioni di ricognizione in preparazione degli assalti anfibi alle isole tenute dai giapponesi, lo sbarco di sabotatori e informatori dietro le linee nemiche, e il recupero di aviatori abbattuti in mare.
Forze in campo Il Silent Service statunitense Organizzazione
Allo scoppio della seconda guerra mondiale nel settembre 1939, la United States Navy schierava la terza forza sommergibilistica del mondo, superata di poche unità dalla flotta di sommergibili della Regia Marina italiana e (in modo più consistente) da quella della Voenno-morskoj flot sovietica. Il Silent Service statunitense ("Servizio Silenzioso" in lingua inglese, il soprannome dato al corpo dei sommergibilisti) allineava infatti 112 sommergibili in attività, suddivisi in varie classi; il mero numero, tuttavia, non era molto indicativo del reale stato delle cose. Ben 56 di questi battelli infatti appartenevano a classi impostate o progettate negli anni della prima guerra mondiale ed erano stati completati entro il 1926, risultando quindi al momento dell'inizio delle ostilità piuttosto obsoleti e comunque usurati dal lungo periodo di servizio.. A ridurre ulteriormente la consistenza contribuiva anche la necessità di suddividere la forza su due diversi scenari operativi, l'Oceano Pacifico e l'Oceano Atlantico; lo stato di ostilità "latente" tra Stati Uniti e Germania nazista in vigore per gran parte del 1940-1941 aveva portato a privilegiare, sul piano navale, il settore atlantico, e allo scoppio delle ostilità con il Giappone nel dicembre 1941 erano solo 51 i sommergibili assegnati ai comandi navali del Pacifico, per quanto con un'alta percentuale di battelli moderni...
I sommergibili della US Navy dislocati nel Pacifico erano suddivisi tra due distinti comandi territoriali. I battelli di base nelle Filippine statunitensi rispondevano agli ordini del Comando delle forze subacquee della Flotta asiatica (COMSUBAF), con sede a Cavite vicino a Manila e dipendente dalla United States Asiatic Fleet; dopo l'invasione giapponese dell'arcipelago il comando fu sciolto e riattivato in Australia, ricollocato prima a Fremantle e poi a Brisbane, venendo a dipendere dal South West Pacific Area del generale Douglas MacArthur come Comando delle forze subacquee del Pacifico sud-occidentale (COMSUBSOWESTPAC). Responsabile del COMSUBAF fu il capitano di vascello John E. Wilkes, mentre alla guida del COMSUBSOWESTPAC si alternarono il contrammiraglio Charles Lockwood e, dal febbraio 1943, il contrammiraglio Ralph Waldo Christie..
I restanti battelli dipendevano dal Comando delle forze subacquee del Pacifico (COMSUBPAC), subordinato al Pacific Ocean Areas e alla United States Pacific Fleet dell'ammiraglio Chester Nimitz e con sede a Pearl Harbor. Il COMSUBPAC era retto allo scoppio della guerra dal contrammiraglio Thomas Withers Jr., sostituito nel maggio 1942 dal parigrado Robert Henry English e, dopo la morte di questi in un incidente aereo il 20 gennaio 1943, dal viceammiraglio Lockwood trasferito dal precedente incarico al COMSUBSOWESTPAC.
Unità in servizio
L'atteggiamento isolazionista che aveva caratterizzato la politica estera degli Stati Uniti per buona parte della prima metà del XX secolo portò inizialmente allo sviluppo di una forza sommergibilistica deputata principalmente alla difesa costiera, consistente in una serie di battelli subacquei dalle dimensioni ridotte e dall'autonomia contenuta. Nel 1941 diversi di questi sommergibili costieri erano ancora in servizio, per quanto impiegati unicamente per attività di addestramento nelle acque di casa; facevano eccezione i 38 battelli della classe S, completati tra il 1920 e il 1925 e ancora in servizio operativo dopo un ciclo di ammodernamenti svolto tra il 1939 e il 1941: dal dislocamento in immersione compreso tra le e le tonnellate, queste unità sviluppavano una velocità massima di 14-15 nodi in emersione e 11 in immersione per un'autonomia compresa tra le e le miglia, mentre l'armamento si basava su un cannone da 102 mm, una mitragliera da 12,7 mm e quattro tubi lanciasiluri da 533 mm. Una dozzina di queste unità fu impiegata in missione nel settore del Pacifico soprattutto nei primi mesi di guerra con il Giappone, ma tutte furono radiate dal servizio tra il 1944 e il 1945..
Lo sviluppo di sommergibili oceanici o "di flotta" (Fleet Submarine), dotati di autonomia sufficientemente ampia da consentirgli di operare a lungo nei mari aperti e di una velocità abbastanza elevata da permettere loro di accompagnare il resto della flotta da battaglia, iniziò nei primi anni 1920 anche se subì vari rallentamenti a causa della crisi economica del 1929. Il programma portò inizialmente allo sviluppo di una serie di nove battelli sperimentali (V-boat), tra cui il gigantesco sommergibile-incrociatore da più di tonnellate di dislocamento in immersione e armato con due cannoni da 152 mm, che tuttavia non fu replicato; capostipiti dei Fleet Submarine statunitensi furono invece i due classe Cachalot, ultimi della serie delle V-boat ed entrati in servizio tra il 1933 e il 1934: navi da di dislocamento, 17 nodi di velocità in superficie e 8 nodi in immersione, autonomia di miglia e armati con un cannone da 76 mm, tre mitragliere da 12,7 mm e sei tubi lanciasiluri da 533 mm.
Secondo il programma di espansione navale approvato nel 1935, dai Cachalot derivarono varie serie di sommergibili (classi Porpoise, Salmon e Sargo), ancora contenute nei numeri (nessuna di esse superava la decina di unità) ma via via migliorate sotto il profilo della velocità e dell'autonomia. L'apice fu costituito dalle dodici unità classe Tambor del 1940-1941, l'ultima serie completata prima dell'entrata in guerra: si trattava di battelli da di dislocamento, 21 nodi in emersione e 9 in immersione, miglia di autonomia e armati con un cannone da 127 mm e una o due mitragliere da 20 mm Oerlikon (divenuti i calibri standard dell'artiglieria dei Fleet Submarine statunitensi), oltre a 10 tubi lanciasiluri da 533 mm e alla capacità di imbarcare 40 mine navali...
L'addensarsi della minaccia di una guerra portò all'approvazione nel 1940 di un piano di costruzioni navali d'emergenza, comprendente la realizzazione di una nuova classe di sommergibili derivata dai Tambor ma adatta a essere rapidamente riprodotta in serie e in grandi numeri. Il primo battello della classe Gato fu quindi consegnato il 31 dicembre 1941, giusto pochi giorni dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti, venendo rapidamente seguito da altre 72 unità in tre serie distinte entro il febbraio 1943; i Gato avevano dimensioni, velocità e armamento quasi identici ai Tambor, ma godevano di un'autonomia incrementata a più di miglia oltre all'installazione di apparati radar e sonar per la scoperta dei bersagli. Il programma di emergenza del 1942 portò alla realizzazione di una versione migliorata dei Gato, la classe Balao, riprodotta in ben 122 esemplari (di cui 9 consegnati a guerra ormai finita): di base identici ai predecessori Gato, presentavano tuttavia varie migliorie per quanto riguardava gli apparati motori e la capienza dei serbatoi di carburante, oltre a montare un cannone antiaereo da 40 mm Bofors, apparati radar e sonar di nuovo tipo e sistemi di contromisure elettroniche per il disturbo degli apparati di rilevamento nemici. Dall'agosto 1943 iniziò infine la costruzione dell'ultima classe di sommergibili statunitensi della seconda guerra mondiale, la classe Tench, ordinata in 146 esemplari di cui però solo 19 riuscirono a entrare in servizio prima della conclusione delle ostilità: ulteriore miglioramento dei Gato/Balao precedenti, i Tench avevano scafi rinforzati per raggiungere una maggiore profondità operativa, un'autonomia aumentata a miglia e una maggiore dotazione di siluri (28 armi invece di 24 come nelle classi precedenti)...
Il contributo degli alleati I britannici
Le forze subacquee degli Stati Uniti sostennero il peso maggiore delle azioni belliche contro i giapponesi nel Pacifico, ma in alcune zone periferiche del teatro di guerra principale come il Mare delle Andamane, lo Stretto di Malacca, il Mar di Giava e il Mar Cinese Meridionale un significativo contributo alle operazioni provenne anche dai sommergibili di altri membri degli Alleati come Regno Unito e Paesi BassiL'Australia costituì un piccolo corpo sommergibilistico nel 1927 con due battelli classe Odin costruiti nel Regno Unito, ma questo fu sciolto nel 1931 a causa della grave situazione economica interna data dalla crisi del 1929 e le navi furono restituite ai britannici. Vedi ..
Quando il trattato di alleanza anglo-giapponese in vigore da vent'anni venne a scadenza nel 1922 senza essere rinnovato, gli strateghi della Royal Navy dovettero prendere in considerazione la possibilità di un conflitto su vasta scala con il Giappone nel Pacifico; questo portò alla progettazione di alcune classi di sommergibili oceanici a lunga autonomia (le cosiddette China Boat.) nonché lo stanziamento di flottiglie di battelli subacquei nelle basi di Ceylon e Singapore. Quando nel giugno 1940 l'Italia entrò in guerra, tuttavia, questi battelli furono ritirati per essere schierata nel teatro bellico del Mediterraneo.; conseguentemente, al momento dell'attacco giapponese nel dicembre 1941 nessun battello britannico era disponibile per le operazioni nel Sud-est asiatico.