Naxos (Νάξος in greco antico) o Nasso è un sito archeologico ricadente nel territorio di Giardini-Naxos, comune italiano della città metropolitana di Messina in Sicilia.

Storia Sicani e Siculi La lunga penisola che si conclude col Capo Schisò (corruzione volgare del nome Naxos) è stata abitata in modo pressoché continuo dal neolitico fino all'arrivo, secondo la tradizione nel 734 a.C., dei coloni greci. Infatti sono state rinvenute capanne della media età del bronzo (Cultura di Thapsos) riconducibili ai Sicani e materiali pertinenti alla fase dell'età del ferro detta di Cassibile (X-IX secolo a.C.) riconducibili ai Siculi. Le fonti affermano che all'arrivo dei Greci il sito della colonia di Naxos era già occupato da indigeni siculi che certamente popolavano, se non proprio Capo Schisò, le alture intorno alla punta (secondo Diodoro), noto poi come il massiccio del Tauro, da cui avrebbe preso il nome Tauromenion (Taormina).

I Greci Naxos era ritenuta la prima colonia greca ad essere fondata in Sicilia, nel 735 a.C.

Nel 495 a.C., il tiranno di Gela Ippocrate assediò la città ma non riuscì a conquistarla. Pochi anni dopo, la Sicilia orientale trovò una sorta di unità politica con Gelone I, Naxos entrò a far parte di detto contesto politico. Con la cacciata di Trasibulo, nel 465 a.C., ebbe fine la Dinastia dei Dinomenidi e l'unità politica della Sicilia greca andò in frantumi. Naxos tornò ad essere sostanzialmente indipendente.

Nelle prime fasi della Guerra del Peloponneso, Siracusa, città dorica, parteggiava per Sparta e Corinto, Naxos, invece, era alleata di Atene insieme a Camarina e Catania. Tuttavia, col Congresso di Gela del 424 a.C., in occasione del quale si sancì il principio: "Non siamo più Dori né Ioni ma Sicelioti", le polis di Sicilia ritrovarono l'unità, attorno a Siracusa, contro il nemico comune rappresentato dagli Ateniesi che cercarono di invadere l'Isola ma vennero pesantemente sconfitti e cacciati.

Nel 403 a.C. il tiranno di Siracusa Dionisio I riunì tutta la Sicilia ad est del fiume Salso sotto il suo dominio chiamato "Arcontato di Sicilia", conquistò e distrusse la città per punirla dell'alleanza con Atene. Gli abitanti vennero venduti come schiavi e le rovine della città cedute ai Siculi. Dopo questo evento Naxos rimase un porto commerciale, ma perse il rango di polis (città-stato); la popolazione rimanente si trasferì sul Monte Tauro fondando la città di Tauromenium l'attuale Taormina.

La fondazione "Primi fra i Greci i Calcidesi venuti per mare dall'Eubea fondarono Nasso ed innalzarono un altare ad Apollo Archegetes..." (Tucidide, La guerra del Peloponneso, libro VI,3,1)

I racconti sulla composizione etnica dei coloni che fondarono tra le più antiche città greche di Sicilia sono molteplici e non tutti concordanti. Secondo Tucidide, i coloni erano Calcidesi; secondo Ellanico Calcidesi e Nassi; secondo Eforo e lo pseudo-Scimno Calcidesi, Ioni e Dori, che in seguito a controversie si sarebbero separati, andando i Calcidesi a fondare Naxos, i Megaresi Megara Iblea e i Dori Capo Zefirio, in Calabria. Vi è comunque consenso sulla priorità e importanza dell'elemento calcidese, ma la presenza di Ioni di Naxos sembra assicurata dal nome stesso dato alla colonia. L'ecista sarebbe stato Teocle, verosimilmente calcidese e fondatore della calcidese Leontinoi, anche se Eforo lo considera ateniese (origine forse da attribuire alla propaganda imperialistica periclea). I coloni avrebbero preso terra su una spiaggia, dove eressero un altare ad Apollo ‘Archegetes’, il dio di Delo venerato anche in Eubea, protettore dell'impresa coloniale e oggetto di culto ancora nel V secolo a.C. da parte dei ‘théoroi’, gli ambasciatori sacri che dalla colonia si recavano in madrepatria per rinnovare i rapporti religiosi tradizionali.

Lo sviluppo Nel 729 a.C. un gruppo di coloni fondò Katane (l'attuale Catania) e Leontinoi (l'odierna Lentini). La città si sviluppò ed assunse importanza tanto da attirare l'attenzione delle altre colonie greche che si erano via via costituite in Sicilia. Nasso avrebbe fondato (secondo Strabone, Stefano di Bisanzio, Scimno e Silio Italico) la sottocolonia di Kallipolis (un nome attribuito all'isola greca di Naxos, secondo Plinio il Vecchio), d'incerta localizzazione (forse l'odierna Giarre).

Le guerre Nel 495 a.C. Kallipolis fu distrutta dal tiranno di Gela Ippocrate (secondo Erodoto). Ippocrate quindi assediò Naxos, ma non riuscì ad espugnarla. Nel 476 a.C. fu conquistata e distrutta da Gerone I di Syrakousai e gli abitanti concentrati con quelli di Katane e Leontinoi (secondo Diodoro). Dieci anni dopo, con la caduta dei Dinomenidi, i Nassi fecero ritorno all'antica loro sede, nella città ricostruita nel frattempo da Ierone forse con coloni locresi (come dimostra il santuario di Francavilla nell'entroterra di Naxos, frequentato in quest'epoca e oggetto di culto, con pinakes di tipo locrese), secondo un piano urbanistico messo in luce dagli scavi.

La distruzione Alleata di Atene durante la guerra del Peloponneso all'epoca sia della prima spedizione ateniese nel 427 a.C.-424 a.C. (secondo Tucidide) che della seconda impresa del 415 a.C.-413 a.C. (secondo Tucidide e Diodoro), la città fu conquistata da Dionigi di Siracusa nel 403 a.C. in seguito al tradimento di un cittadino di Naxos, Polieno, forse lo stesso che conia le monete del tardo V secolo a.C. (secondo Diodoro e Polieno). Naxos fu completamente rasa al suolo e gli abitanti venduti come schiavi. I pochi abitanti che riuscirono a sottrarsi dalla vendita come schiavi tornarono tuttavia sul posto, ricostruirono gli edifici e iniziarono a battere moneta con il nome di Neapolis.

Tauromenium Nel 358 a.C. Andromaco, padre dello storico Timeo, riunì questi superstiti nell'antico centro di Tauromenium (secondo Diodoro) che continuò nella monetazione la tradizione della colonia calcidese (secondo Plinio).

Epoca romana La memoria dell'antico centro, tuttavia, non andò del tutto perduta: nel 36 a.C., le flotte di Sesto Pompeo e Ottaviano si scontrarono nelle acque circostanti e abbiamo riferimenti sia nell'antica statua del culto di Apollo, di piccole dimensioni, sia del culto di Afrodite (Appiano), mentre l'‘Itinerarium Antonini' menziona una ‘mansio', un posto di cambio di cavalli, col nome di Naxos.

Il sito archeologico Quella che fu tra le prime colonie greche di Sicilia durò poco più di trecento anni. A causa di questa situazione, più unica che rara, gli scavi archeologici hanno consentito di conoscere con precisione l'urbanistica delle città arcaiche greche. Il sito archeologico della antica Naxos insiste sulla penisola di Schisò su una superficie di circa 37 ettari. L'insenatura esistente fra Capo Taormina e Capo Schisò forma la baia di Naxos. Questa insenatura costituiva un riparo naturale per le piccole e fragili navi di allora.

La struttura urbanistica La città arcaica Le campagne di scavo hanno consentito di conoscere la struttura urbanistica della città arcaica. Essa si sviluppò, nella sua fase iniziale, principalmente sulla costa e su un'estensione di circa 12-13 ettari. Nel corso degli anni la città si allargò verso l'entroterra e furono realizzate delle mura che la difendessero da attacchi via terra. Nelle mura, realizzate in pietra lavica grezza, esistevano quattro porte per consentire la comunicazione con l'esterno. Lo spessore delle mura alla base era di circa 5 metri. Dentro la città esistevano laboratori artigianali, abitazioni, edifici pubblici e per il culto. Le strade principali erano più larghe ed orientate secondo la direttrice nord-sud per favorire il trasporto delle merci dal porto verso l'entroterra. La città si estende sulla modica elevazione di terreno lavico di circa 700x550 m che termina con il Capo Schisò, coprendo una superficie di 40 ettari guarnita a nord-est da un'ampia baia, porto naturale di Naxos, e a sud-est, e a sud-est da una lunga spiaggia, nella quale sboccano il torrente Santa Venera presso le mura e, più oltre, ad ovest, il fiume ‘Akesines’ (o Assinos), l'attuale Alcantara. Dell'insediamento dei primi tempi della colonia, esteso soprattutto nell'area nord dell'abitato classico, si conosce solo una casa di 4x4 m del tipo quadrato, ben attestato a Megara Hyblaea ma anche a Siracusa, con banchina sul lato di fondo per la suppellettile, scoperta al centro della penisola di Schisò sotto la ‘plateia’ A del V secolo a.C. Dell'età arcaica, fino alla distruzione del 476 a.C., sono stati individuati alcuni tracciati stradali e abitazioni in tecnica poligonale, il ‘temenos' all'estremità sud-ovest, nonché vari sacelli nell'abitato e fuori: tra questi vanno ricordati quello sulla riva destra di Santa Venera, ricco di terrecotte architettoniche (notevoli i resti di un colossale ‘gorgoneion' frontonale arcaico), con tutta probabilità da identificare col santuario di Apollo ‘Archegetes’ (alla luce di un passo di Appiano e della verosimiglianza che la foce del fiume sia stato il luogo dell'approdo dei primi coloni), e il tempio C, al centro della penisola di Schisò, un ‘oikos’ con ante di 2,20x6,90 m, conservato nel primo filare di blocchi e con probabile soprastrutture a mattoni crudi. Soprattutto notevoli sono le mura della fine del VI secolo a.C., che seguono il corso del Santa Venera ad ovest e la linea costiera a sud, ad est e a nord-est; il tratto più incerto è a nord-ovest, dove l'urbanizzazione moderna ha guastato notevolmente l'aspetto originario del terreno. Sono note tre porte sul lato ovest, due su quello sud e una su quello nord-est; inoltre, presso una delle porte occidentali, vi è una torre. La necropoli arcaica è sconosciuta, tranne due tombe a tegoloni della fine del VI secolo a nord-est della città.

La città del V secolo a.C.