San Marzano di San Giuseppe (Shën Marcani in arbërisht, Sa'Mmarzanu in dialetto salentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia. San Marzano di San Giuseppe, insieme a Casalvecchio di Puglia e Chieuti, è un antico centro arbëresh della regione, fondato sul finire del XV secolo.

Per numero di cittadini, oggi è la più grande fra le colonie albanesi d'ItaliaNumericamente rilevanti sono anche Spezzano Albanese (CS) e Piana degli Albanesi (PA), questa storicamente la più grande e certamente la più ampia per grandezza del centro abitato.. I suoi abitanti hanno preservato l'uso della lingua madre albanese rimanendo l'unico tra i 14 paesi fondati o rifondati dagli albanesi della provinciaBelvedere (estinto), Carosino, Civitella (oggi masseria Civitella), Faggiano, Fragagnano, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Roccaforzata, San Crispieri (oggi una frazione di Faggiano), San Giorgio Ionico, San Martino (oggi estinto), e Santuario Santa Maria della Camera (oggi parte di Roccaforzata), nell'Albania Tarantina.San Marzano di San Giuseppe è stato quasi sempre di proprietà di famiglie albanesi locali, i quali si sono prodigati nel mantenere la propria e distinta identità etnica e linguistica. a conservare usi e costumi del Paese di origineCasali Albanesi nel Tarentino, p. 53. Il rito bizantino, o greco-cattolico, tipico della comunità italo-albanese si è tuttavia estinto nei secoli passati.

San Marzano di San Giuseppe appartiene ai 50 comuni albanesi d'Italia in cui la lingua albanese è tutelata dalla legislazione italiana a tutela delle minoranze linguistiche, dalla legge nazionale nº 482 del 1999. L'amministrazione comunale utilizza nei documenti ufficiali anche l'albanese.

Geografia fisica Comune dell'alto Salento, si trova ad un'altitudine di 134 m sul livello del mare, sull'altopiano di una collina calcarea delle Murge Tarantine. Il comune è situato tra i comuni limitrofi di Grottaglie, Sava, Fragagnano, Francavilla Fontana; si trova a circa 23 chilometri a est di Taranto, a 20 chilometri a nord del Mar Ionio, a 56 chilometri a ovest di Lecce e immediatamente adiacente alla provincia di Brindisi.

Origini del nome

Sull'origine del toponimo non esiste una chiara spiegazione. Studi recenti sostengono che il nome Marzano deriva dalla gens romana (gruppo di famiglie) Marcia, che, al momento dell'Impero romano si era stabilito nella zona dove possedeva dei praedia (proprietà) nei pressi della Masseria Casa Rossa. Un'altra ipotesi è che Marzano derivi da Marcus della famiglia Marcia, che viene testimoniato in Terra d'Otranto anche da altri nomi di luogo e iscrizioni di lapidi funerarie.San Marzano di San Giuseppe - Un'isola culturale in Tera di Puglia. p. 35 Un'altra teoria sostiene che Marzano si riferisce a una statio (luogo di sosta per il cambio dei cavalli) romana dedicato a ad una divinità pagana Martiis, cioè Marte.San Marzano di San Giuseppe - Un'isola culturale in Tera di Puglia. p. 37

C'è chi sostiene che il prefisso san derivi dal greco e significhi "agricoltore", che sarebbe stato usato nei nomi dei casali per indicare il mestiere di colui che viveva in quel luogo. Un'altra ipotesi è che il prefisso san stia a indicare la cristianizzazione del primo centro romano dedicato ad una divinità pagana Martiis, cioè Marte.

Nel Medioevo, il toponimo compare nei documenti come "castrum Sancti Marzani" o "Sanctus Marzanum", indicando il nome originale Martianum e non Marcianum. Inoltre tutti i documenti della Curia tarantina, relativi a San Marzano, riportano la dicitura "casalis Sancti Martialis".San Marzano di San Giuseppe - Un'isola culturale in Tera di Puglia. p. 39

Dopo l'Unità d'Italia, con un regio decreto, i sindaci dei comuni del Regno d'Italia con lo stesso nome, vennero invitati ad aggiungere al nome del paese un suffisso che identificasse la vita della popolazione. Il 7 settembre 1866, il sindaco di San Marzano, Francesco Paolo Cavallo, decretò che al nome medioevale Sanctus Marzanus si aggiungesse di San Giuseppe, dovuto al culto di San Giuseppe, affinché si potesse distinguere da San Marzano sul Sarno e da San Marzano Oliveto.

Storia

Dal Neolitico all'Antichità Il territorio intorno a San Marzano era già abitato nel Neolitico (V millennio a. C.), come confermano numerosi reperti. Ci sono tre aree distinte in cui sono attestate le prime forme di presenza umana; queste sono le contrade la Grotte e la Neviera e l'area intorno alla Masseria Casa Rossa. Nella prima contrada, lungo la lama a forma di Y, è stato rinvenuto materiale litico preistorico, come schegge di ossidiana e numerose lame (coltelli) di selce, mentre nelle pareti della gravina, nei pressi del santuario rupestre della Madonna delle Grazie, si osservano delle grotte scavate ad uso di tombe, risalenti alla tarda età del bronzo (1300–800 a. C.) e poi riutilizzate in età altomedievale (500-1050) come abitazioni ipogee.San Marzano di San Giuseppe - Un'isola culturale in Tera di Puglia. p. 47

Nella Contrada Neviera (vicino al santuario rupestre) sono stati scoperti resti di un muro massiccio che potrebbe essere stato la linea di confine tra l'area greca (Chora Tarantina) e quella indigena (messapica) di Oria.San Marzano di San Giuseppe - Un'isola culturale in Tera di Puglia. p. 49

Lungo la Strada Provinciale San Marzano-Grottaglie, a circa due chilometri da San Marzano, nel 1897 furono scoperti gli avanzi di un muro monumentale, chiari indizi di un insediamento fortificato, ben strutturato e risalente probabilmente al V sec. a. C., come testimoniano i corredi tombali in materiale attico, una trozzella messapica e resti di ossa umane.San Marzano di San Giuseppe - Un'isola culturale in Tera di Puglia. p. 50

Meglio documentata è la presenza di capannicoli nei pressi della Masseria Casa Rossa, dove, nel 1990, vennero ritrovati i segni di un villaggio del Neolitico. La zona, disseminata di grumi di intonaco di capanna e di frammenti di ceramica di vario tipo, sembra essere stata intensamente frequentata.

Nel periodo romano (VIII secolo a. C.-VII secolo d. C.), il territorio di San Marzano si trovava al confine con l'Oria messapica e si trovava sotto la giurisdizione del territorio di Taranto. Nell'area della Masseria Casa Rossa c'era un "Pagus" (villaggio). Inoltre esistevano in Contrada Pezza Padula numerosi reperti archeologici, come monete e resti di una villa rustica, forse di un patrizio.San Marzano di San Giuseppe - Un'isola culturale in Tera di Puglia. p. 51

Sono conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Taranto ritrovamenti occasionali di tombe del alto medioevo (476 d. C.-1000 n. C.) con arredi funebri di una fibula e un prezioso anello bronzeo, entrambi databili al V-VI sec. d. C. oltre ad alcune monete bizantine.

San Marzano nel Medioevo È noto che l'area di San Marzano di San Giuseppe era abitata nel Medioevo. A causa delle continue incursioni dei saraceni, che durarono dal secolo VIII secolo fino all'anno 1000 ca., gli abitanti si ritirarono nelle vicine grotte sparse e nelle comunità vicine nell'entroterra, dove potevano vivere più tranquilli.Casali Albanesi nel Tarentino, p. 52

Nei secoli precedenti all'arrivo degli albanesi, non c'è quasi nessuna informazione sulla successione feudale di San Marzano.Cenni storici, p. 5 Il documento più antico che menziona questa zona è del 1196, quando l'antico Castrum Carrellum (struttura fortificata) era associato all'adiacente area di CapraricaPietro Dalena, p. 60 Un altro documento è un atto di donazione di tale Andrea, soldato e proprietario della struttura fortificata di Castrum Carrellum, al clero di Taranto dell'anno 1281. Nel 1304 Egidio de Fallosa, proprietario del Tenimentum Sancti Marzani, venne sollecitato dalla cancelleria angioina a pagare le decime al clero di Oria.

Nel 1329, il casale venne infeudato a Giovanni Nicola De Temblajo; da un documento degli archivi di Napoli del 1378 si evince che il feudatario di San Marzano era Guglielmo de Vicecomite che possedeva anche i casali di Lizzano, San Paolo, Mandurino e Sant'Erasmo.

Più tardi, quando il casale faceva parte del Principato di Taranto, si trovava ai confini del Principato ed era abbandonato cosicché il principe Giovanni Antonio Orsini del Balzo lo diede in feudo a Ruggero di Taurisano, affinché lo potesse ripopolare. Costui però non si occupò per niente di far riabitare il casale abbandonato, per cui era spopolato quando Roberto da Monterone sposò Delizia (anche: Adelizia), figlia di Ruggero, che lo portava in dote. Il 30 gennaio 1461 Delizia, con consenso reale, donò il casale al figlio Raffaele.Francesco Occhinegro, pp. 4-19.

Solo suo figlio Roberto ne curò il ripopolamento, fino a che, per le tristi condizioni del tempo in cui viveva, si trovò impigliato nella congiura dei baroni locali (1459-1462), attizzato dagli Angiò francesi contro il Re spagnolo di Napoli, Ferdinando I, per cui fu accusato di fellonia e il feudo gli venne tolto. Nel 1465, il feudo, insieme al Principato di Taranto fu inglobato nel Regno di Napoli, da parte di Giovanna d'Aragona, vedova di Ferdinando I ed erede del Principato e parzialmente assegnato in piccoli feudi a famiglie di provata fede aragonese.

Demetrio Capuzzimati e l'insediamento albanese (1530)

Verso la fine del secolo XV e l'inizio del secolo XVI molti casali nell'Albania Tarantina, distrutti dai soldati di Giorgio Castriota Scanderbeg durante la rivolta dei baroni locali (1459-1462) furono ricostruiti e insediati dai soldati stessi.

All'inizio del '500, il feudo di San Marzano apparteneva a Stefano di Mayra di Nardò, Signore del casale di Sava che, nel 1504, vendette il feudo disabitato a Francesco Antoglietta, 8º barone di Fragagnano.Scipione Ammirato, p. 64 È storicamente provato che già intorno al 1508 si erano insediate nella parte bassa di San Marzano alcune famiglie corfiote ed epirote provenienti dal vicino villaggio di Fragagnano a causa della incompatibilità con la popolazione autoctona.San Marzano di San Giuseppe, comunità Arbëresh, p. 5 La presenza di questa prima piccola comunità potrebbe spiegare la natura del primo tessuto urbano del casale dopo il 1530.Cenni storici, p. 11

Ci sono poche prove del primo insediamento di San Marzano. Solo da un inventario dei beni del Università di Taranto del 1528 si evince che San Marzano per "servicio Cesareo" ha dovuto pagare dieci salme di paglia.Cenni storici, p. 12

Con disposizione del 24 aprile 1530, il re di Napoli, Carlo IV, incaricò il viceré di Napoli, Filiberto di Chalon di mettere all'asta i beni appartenenti al regio demanio e quei feudi devoluti alla corona, per raggiungere la somma di 40.000 ducati d'oro. A sua volta, il principe di Chalon delegò per tale operazione il luogotenente Pompeo Colonna, futuro viceré.San Marzano di San Giuseppe - Un'isola culturale in Tera di Puglia, p. 65 Con dispaccio personale del 1º maggio di quell'anno dispose la delega al Colonna di vendere città, terre, luoghi, castelli ecc.Francesco Occhinegro, pp. 22-23 Si avviò una serie di negoziati che videro interessato anche il feudo di San Marzano in Terra d'Otranto, situato tra il confine della città di Taranto e quella della città di Oria, per il quale fece richiesta di acquisto il fedele "caballero de armadura ligera" (cavaliere della cavalleria leggera), Demetrio Capuzzimati (anche: Capuzomano; il cui cognome è stato italianizzato, in quanto letteralmente in lingua albanese significa “scarpa grande”) che lo ebbe per 700 ducati insieme al titolo di barone con atto di compravendita, datata 27 luglio 1530.Francesco Occhinegro, p. 19 All'inizio del '500, i Capuzzimati vivevano a San Pietro Vernotico e a Squinzano nel Salento.