La storia dell'industria ortofrutticola di Massa Lombarda concerne la nascita e lo sviluppo di un settore che ha avuto nel paese ravennate la sua culla.

Abili imprenditori locali, grazie a geniali innovazioni, scoprirono nuove varietà e svilupparono nuovi metodi di coltivazione. Nacquero aziende che conquistarono i mercati italiani ed esteri. Il settore si sviluppò in più direzioni: dalla coltivazione all'industria e all'attività commerciale.

Partendo dalle origini (anni 1900-1910) si arriva al periodo d'oro dell'ortofrutta massese, che copre gli anni venti e trenta del XX secolo.

Dal 1901 al 1920

All'inizio del XX secolo la frutticoltura era a Massa Lombarda un'attività praticata da pochi. Nel 1901, infatti, la produzione agricola nel territorio comunale era basata sulle seguenti merci: 30.000 ettolitri di vino, 25.000 quintali di frumento, 14.000 quintali di granturco e, al primo posto, 210.000 quintali di paglia. In questa situazione, che andava ripetendosi sempre uguale a se stessa da decenni, irruppe la frutticoltura. Negli anni venti, quando il paese aveva solo 7 000 abitanti (4 000 in paese ed il resto nelle campagne) ed una superficie agraria di 3.476 ettari, riuscì a diventare un centro di eccellenza nazionale nel settore ortofrutticolo. L'intuizione di puntare sulla frutticoltura industriale si deve all'intelligenza ed alla tenacia di cinque personaggi, tutti nati a Massa: Pompeo Torchi, proprietario agricolo, Luigi Maccaferri, ingegnere, i fratelli Ulisse e Giovanni Gianstefani, agricoltori, e Adolfo Bonvicini, imprenditore.

Pompeo Torchi fu il primo ad avviare la coltivazione della vite a Massa Lombarda. Era il 1875, il territorio massese era stato coltivato fino a quel momento a grano, frumento e canapa. Coltivazioni di sopravvivenza, caratterizzate da bassa produttività e basso reddito. Torchi decise di bonificare a sue spese vaste porzioni del suo appezzamento di 100 ha denominato "la Comune", sito nel territorio di Conselice. Vi impiantò, oltre alla vite, anche filari di alberi da frutta. La sua scommessa ebbe successo: nel 1893 Torchi fu premiato con una medaglia d'argento al valor civile. Nel 1901 ottenne la medaglia d'oro. A coronamento della sua carriera giunse nel 1916 la nomina a Cavaliere del Lavoro.

Luigi Maccaferri (1834-1903) fu il primo ad introdurre a Massa Lombarda l'uso delle macchine trebbiatrici, la coltivazione su grande scala della pianta del pomodoro, i mulini a vapore e le fornaci Hoffman. Innovò la coltura della barbabietola (fino ad allora usata solo per il foraggio), orientandola verso la produzione di alcol e zucchero (1882). Nel 1882 costituì una Società con altri possidenti per impiantare la prima distilleria in territorio massese. La barbabietola da zucchero sostituì, in gran parte, la poco remunerativa coltivazione della canapa.

I fratelli Giovanni e Ulisse Gianstefani (quest'ultimo: 1863-1956) furono i primi a coltivare le pesche a Massa Lombarda. Piccoli fittavoli della congregazione di carità, i Gianstefani avevano due poderi, entrambi nel quartiere Bolognano. Nel 1884 vennero in possesso di una dozzina di semi di una bella pesca proveniente dalla campagna veneta. Su di essi fecero le prime sperimentazioni: scelsero i soggetti migliori per colorito, pezzatura, produttività e sapore e li fecero riprodurre per innesto nel loro campo. La produzione veniva caricata su birocci e smerciata al mercato di Bologna.

Nel 1889 emerse una varietà che li soddisfece appieno: una pesca bianca, grossa e con un'incavatura pronunciataOgni pesca è formata da due metà uguali. Un'incavatura scorre lungo la superficie. In questa pesca, invece, una metà è leggermente più piccola, per cui il solco è particolarmente evidente, da cui il nome "incavato".. La chiamarono "Buco Incavato". Nel 1908 Ulisse Gianstefani raccolse 1.516 quintali di pesche, che subito vennero «comprate dai fratelli Benazzi e spedite tutte a Vienna».Dal libro di memorie di Luigi Quadri (1856-1925). Le pesche di Massa Lombarda trovarono il loro sbocco naturale nei mercati di Austria, Germania e Paesi Bassi. Successivamente i Gianstefani ottennero un Buco Incavato a maturazione parecchio ritardata (nel mese di settembre invece che in agosto), che battezzò "Tardiva di Massa Lombarda".

Adolfo Bonvicini Se i fratelli Gianstefani furono gli iniziatori della coltivazione delle pesche, fu per merito di Adolfo Bonvicini che la frutticoltura industriale massese divenne un fenomeno nazionale. Adolfo Bonvicini (1854-1916), figlio secondogenito del senatore Eugenio, introdusse, per primo in Italia, l'impresa ortofrutticola, cioè l'impresa che coltiva, trasforma e vende i suoi prodottiMario Montanari, Adolfo Bonvicini, il padre della frutta, «Giornale di massa», marzo 2016, p. 5.. Alla fine del secolo, convertì alla coltivazione della pesca dieci poderi, sui trenta che possedeva tra Massa e Conselice. Rispetto ai fratelli Gianstefani, Bonvicini fece un ulteriore salto di qualità: impostò la produzione secondo i criteri della moderna industria: produzione massiccia, da lavorare e vendere direttamente nei mercati esteri, soprattutto in Austria e Germania (Paesi dove il sole - come aveva scritto Stefano Jacini nella sua nota inchiesta - non scalda come in Italia)."I frutti delle piante arboree al pari degli ortaggi precoci sono un privilegio del sole e del suolo italiano in confronto coi nostri vicini d'oltralpe". Per Jacini i mali dell'agricoltura italiana si potevano curare se si passava da una coltura estensiva ad una intensiva. La produzione della «Casa agricola fratelli Bonvicini e figlio» (ditta registrata nel 1900) cominciò nel 1902 con 200 innesti di Buco Incavato e Tardiva.

Nei primi tempi Bonvicini affidò l'esportazione a una ditta italiana. Successivamente formò una società con una ditta di Berlino, che offrì condizioni più vantaggiose. Nel 1911 Bonvicini comprò un terreno vicino alla stazione ferroviaria; vi costruì un magazzino per la lavorazione della frutta. Da Massa Lombarda, tramite la ferrovia, la frutta venne inviata direttamente in Austria e in Germania. La sua ditta fu la prima del settore in Italia ad avere uno stabilimento di 1.000 m2, con il raccordo ferroviario nelle vicinanze ed una cantina per la produzione di vino della capacità di 3.000 ettolitri. Anche Adolfo Bonvicini fu premiato con il cavalierato e la medaglia d'oro da parte del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio «per la solerte opera da lui spiegata a vantaggio dell'agricoltura locale»Mario Montanari, Appena prima dell'alba. Le campagne massesi in «Giornale di massa», giugno 2026, n. 6.. Nel 1916, alla sua morte, la guida dell'azienda venne presa dal figlio Gaetano.

Dopo la prima guerra mondiale gli ettari del territorio massese coltivati crebbero a 105. Nel 1927, con il mercato in piena espansione, raggiunsero i 155 ettari. Gaetano Bonvicini conduceva una delle aziende agricole più importanti d'Italia: possedeva 300 ettari (che si estendevano su più comuni), divisi in 28 poderiAlessio Panighi, «Giornale di massa», ottobre 2024, pp. 12-13.. Bonvicini apportò delle innovazioni al processo produttivo. Inoltre affiancò nuove strutture al magazzino: una fabbrica per gli imballaggi (800 000 cassettine all'anno); una fabbrica di marmellate per riutilizzare la frutta invenduta; una cantina enologica (5.000 ettolitri di vino); un'officina meccanica; una scuderia. Massa Lombarda aveva lanciato un modello d'imprenditoria che sapeva coniugare agricoltura, commercio e industria. L'azienda massese, a conduzione familiare, era capace di ben posizionarsi sul mercato internazionale. Nel 1924 la ditta Dalle Vacche (oggi Unitec) mise a punto la prima selezionatrice di frutta al mondoGiovanni Baldini, Geni della meccanica, accompagnarono lo sviluppo della frutticoltura in «Giornale di massa», agosto 2024..

Nel 1914 la produzione di pesche (in tre varietà: Buco Incavato, Tardiva e "Bonvicini") fu calcolata in 16-18 000 quintali, una cifra inarrivabile per qualsiasi altro comune della Bassa Romagna. Negli anni venti i valori di produzione aumentarono a 27.795 nel 1922 ed arrivarono a 48.719 nel 1925. Dal 1924, inoltre, la maggior parte della produzione venne venduta all'estero. Il 9 giugno 1923 il Ministro dell'Industria e Commercio Teofilo Rossi si recò in visita alle tenute dei fratelli Bonvicini e dell'ingegner Borgnino (cognato dei Bonvicini avendo sposato nel 1905 Clara, figlia di Adolfo Bonvicini), centri di eccellenza della frutticoltura nazionale.

Il marchio «Frutta di Massa Lombarda» divenne conosciuto in tutta Europa.Mauro Remondini, Il paese della frutta. Massa Lombarda 1919-1945, Imola, 1999. La resa di chili di frutta per pianta, grazie ai miglioramenti tecnici apportati dai coltivatori, aumentò costantemente. Nel podere Bonvicini passò dai 24,46 kg del 1917 ai 33,38 del 1920 per giungere a 41,10 kg nel 1924. Nella provincia di Ravenna, al primo posto nella produzione intensiva di frutta in Italia, più della metà del prodotto proveniva da Massa Lombarda, che si distingueva per la solida e collaudata organizzazione tecnica. Nel 1920 il monte salari del settore ortofrutticolo fu di 60.000 lire; nel 1924 salì ad oltre 400.000 lire.

Gli anni venti Produzione di frutta a Massa Lombarda e quantità assorbite nei mercati Anno Produzione totale(in quintali) Quintali assorbitiin Italia % Prodotti Quintali assorbitiall'estero % Prodotti Carri ferroviariesportati 192171,628,4143 192260,539,5463192360,339,7325192440,060,0192537,462,6858 Fonte: Mauro Remondini, Il trionfo della frutta "made" in Massa Lombarda («Giornale di massa», settembre 2017).

Tutte le piante hanno i parassiti. Anche gli alberi da frutto hanno i loro nemici. Nel 1910 la cocciniglia bianca (Pseudaulacaspis pentagona) attaccò le piante di pesco causando gravi danni alle colture. Poi si scoprì che un infuso preparato con legno di quassio poteva debellare il parassita. Il quassio si ottiene dalla corteccia della quassia amara, una pianta di origine tropicale. Nacque così un'industria collaterale alla frutticoltura: il massese Filippo Rangoni, un farmacista, organizzò l'importazione di svariati quintali di legno di quassio dalla Guyana olandese. In pochi anni divenne il primo importatore italiano, con una quota di 3.000 quintali annuiAlessio Panighi, Filippo Rangoni. A Massa Lombarda farmacista, storico, collezionista e giornalista, in «Giornale di massa», marzo 2020, pag. 13.. Dopo di lui divenne leader di mercato la ditta G. Preda-Folli-Foschini (tutti massesi), che importò la preziosa pianta dalla Guyana olandese e dalla Giamaica.