Lincendio della Casa dei sindacati di Odessa si verificò il 2 maggio 2014 in seguito a scontri tra fazioni di militanti filorussi e di sostenitori del nuovo corso politico determinatosi in Ucraina dopo le proteste di Euromaidan. L'incendio causò la morte di 42 persone,.. tra manifestanti filorussi e persone che si trovavano fortuitamente nell'edificio.

Antefatti

Nel clima di tensione generatosi all'indomani della rivoluzione ucraina del 2014, che aveva portato alla fuga del presidente filorusso Viktor Janukovyč, a Odessa come nelle altre principali città del paese si tennero numerose manifestazioni, sia da parte di gruppi pro-federalismo di orientamento filorusso e perciò contrari al nuovo governo filoeuropeista, sia da parte di gruppi pro-unità di opposta impostazione. Le prime manifestazioni non furono segnate da particolari episodi di violenza.

Il 2 maggio 2014, in vista di un incontro di calcio fra il Čornomorec' Odessa e la Metalist Charkiv, gruppi di tifosi di entrambe le squadre, insieme ad attivisti locali pro-unità, programmarono un corteo politico pro-unità per le ore 15:00. Alla manifestazione parteciparono anche i militanti ultranazionalisti del Pravyj Sektor e dell'UNA-UNSO.. Intanto, nelle settimane precedenti gli attivisti pro-federalismo avevano allestito un accampamento di protesta nella centrale piazza Kulykove, nei pressi della Casa dei Sindacati, un edificio di cinque piani sede regionale della federazione sindacale. Per impedire la manifestazione pro-unità, a poca distanza si erano radunati circa 300 attivisti pro-federalismo dellOdesskaya Druzhina. Entrambe le fazioni includevano persone armate di asce, bastoni e armi da fuoco e protette da scudi, maschere ed elmetti.

Nonostante la polizia avesse annunciato un rafforzamento del pattugliamento delle strade, non fu sufficiente ad impedire gli scontri, che si verificarono a partire dalle 15:15, quando i manifestanti filorussi attaccarono il corteo di circa 2000 persone dirette verso lo stadio. Seguirono lanci di sassi da entrambe le parti, che degenerarono provocando sei morti per colpi di arma da fuoco.

Dinamica degli eventi Non appena si diffuse la notizia dell’attacco da parte dei manifestanti filorussi, tramite i social network i manifestanti pro-unità stabilirono di recarsi a piazza Kulykove per distruggere il campo pro-federalismo. Intorno alle 18:50, trovandosi in netto svantaggio numerico, i manifestanti filorussi si introdussero nella Casa dei sindacati, che si affaccia sulla piazza, bloccandone gli accessi ed erigendo barricate. Nel frattempo i manifestanti pro-unità avevano preso il controllo della piazza e distrutto il campo allestito dagli oppositori. Ne seguì un violento scontro, con lanci di pietre e bombe molotov da entrambe le parti e colpi di arma da fuoco dal tetto dell'edificio occupato e dalla piazza.

Sull'esatta sequenza degli eventi successivi i resoconti però non collimano, anche a causa della diffusione, tramite i social network, di notizie false. BBC News riferì di una situazione confusa, nella quale entrambe le fazioni lanciavano molotov. Il Kyiv Post riferì il lancio di diverse bottiglie incendiarie da parte dagli attivisti pro-unità verso l’ingresso principale e le finestre del secondo e del quarto piano. Secondo l’agenzia di stampa indipendente dell'Ucraina (UNIAN), il lancio di molotov verso l'edificio da parte dei manifestanti pro-unità iniziò dopo che i filorussi assediati avevano iniziato a sparare colpi di arma da fuoco.

Intorno alle 19:45 un incendio si sviluppò in più punti dell'edificio, probabilmente a partire dal secondo o dal terzo piano, per poi diffondersi rapidamente facilitato dalla struttura stessa dell'immobile. Sulle responsabilità dell'innesco e la dinamica dell'incendio sussistono divergenze significative fra le varie parti. Secondo l'indagine ufficiale del Ministero dell’Interno ucraino è probabile che l'incendio sia stato provocato accidentalmente dagli stessi occupanti mentre dal tetto sparavano e lanciavano molotov verso gli assalitori sottostanti. Viceversa, in base alla ricostruzione delle fonti russe il rogo sarebbe stato innescato dal lancio di bottiglie Molotov dall'esterno.

Benché i vigili del fuoco avessero una sede operativa poco distante e fossero in allerta già prima dello scoppio dell'incendio, la loro risposta alle richieste di intervento non fu rapida. Giunsero infatti circa 40 minuti dopo l'inizio dell'incendio. Secondo il rapporto ufficiale, i 51 soccorritori, in tredici squadre, furono impossibilitati a intervenire a causa della folla attorno all’edificio. La polizia antisommossa, pur presente, non intervenne..

Nel panico, diverse persone rimaste dentro l'edificio in fiamme si lanciarono dalle finestre. Alcuni fra i manifestanti pro-unità tentarono di aiutare gli occupanti ad uscire con l'ausilio di scale o corde, mentre altri tentarono di aggredire e linciare i sopravvissuti.

Nell'incendio trovarono la morte 42 persone (34 uomini, 7 donne e un ragazzo di diciassette anni), 32 delle quali intossicate o ustionate e altre 10 nel tentativo infruttuoso di lanciarsi dall'edificio in fiamme. La maggior parte delle vittime erano manifestanti filorussi, le restanti furono persone del tutto estranee alle manifestazioni in quanto si trovavano fortuitamente all'interno dell'edificio al momento della sua occupazione e poi dell'incendio. Altre 247 persone ricorsero a vario titolo all'assistenza sanitaria, ma è presumibile che molte altre evitarono di farlo per paura di ritorsioni.

Indagine del "Gruppo 2 maggio" Dopo l'incendio venne nominato Ihor Palycja come nuovo governatore di Odessa, il quale, insieme alla leader di Euromaidan Zoya Kazanzhy, crearono una commissione composta da attivisti chiamata "Gruppo 2 maggio", che aveva il compito di indagare sulla vicenda.

Secondo il Guardian, la maggior parte di ciò che si sa oggi sulla tragedia è merito dell'indagine del "Gruppo 2 maggio" basata sull'analisi di filmati amatoriali e interviste a testimoni.

Il "Gruppo del 2 maggio", un'organizzazione di 13 giornalisti ed esperti locali che hanno indagato sulla tragedia su base volontaria ha fornito una dettagliata cronologia degli eventi La prima versione della cronologia è stata pubblicata nel 2014, e un aggiornamento nel 2016. Nel 2015 il Gruppo del 2 maggio ha anche pubblicato una relazione sulle circostanze di sfondo della tragedia di Odessa.

Il Comitato consultivo internazionale del Consiglio d'Europa, nel redigere la sua inchiesta, si è basato anche sui dati forniti dal "Gruppo 2 maggio".

Sviluppi successivi Reazioni politiche in Ucraina Subito dopo gli eventi, in Ucraina furono proclamati due giorni di lutto nazionale.

Il governatore dell'Oblast' di Odessa Volodymyr Nemyrovsky accusò le forze di sicurezza di "omissione criminale", rimproverandole di aver "venduto la patria e la coscienza" e difese la legittimità della reazione degli ultras come auto-difesa contro "terroristi armati". Diversi poliziotti erano stati visti indossare le fasce rosse indossate dai rivoltosi filorussi. Il sito di Pravyj Sektor chiamò gli incidenti di Odessa "una pagina luminosa nella nostra storia nazionale" e il parlamentare di Svoboda Iryna Farion pubblicò su Facebook "Bravo, Odessa. Perla dello Spirito ucraino. Luogo di nascita dei grandi nazionalisti Ivan e Yurii Lypa. Lascia che i diavoli brucino all'inferno. I tifosi del calcio sono i ribelli migliori. Bravo!".

Il Primo ministro Arsenij Jacenjuk sostenne che la Russia e la polizia locale incapace o infedele fossero da biasimare per la strage. Jacenjuk criticò la polizia affermando che se avessero fatto bene il loro lavoro "queste organizzazioni terroristiche sarebbero state bloccate" e sostenne che ciò che era successo fosse parte di un piano della Federazione russa "per eliminare l'Ucraina e la sua indipendenza".

Il Presidente ad interim Oleksandr Turčynov disse che le forze speciali russe stavano perseguendo con successo la destabilizzazione dell'Ucraina, aiutate dalle "guest star della Transnistria". Secondo il capo del suo staff, il servizio di sicurezza federale russo (FSB) aveva armato militanti filorussi per provocare gli scontri e distogliere l'attenzione dalle operazioni in Ucraina orientale.

Il 23 ottobre 2016 il Presidente Petro Oleksijovyč Porošenko disse che Odessa aveva pagato un prezzo pesante per fermare i separatisti filorussi: "Ora Odessa è diventata una città molto filo-ucraina! Sui media russi, Odessa è persino chiamata banderista. E per me non può esserci complimento più grande per Odessa".

Il 2 maggio 2020, il Presidente Volodymyr Zelens'kyj espresse cordoglio per le famiglie di tutte le vittime e invocò la punizione di tutti i responsabili della tragedia: "solo un paese forte parla francamente non solo dei suoi successi, ma anche delle sue tragedie".

Reazioni internazionali Il ministero degli esteri russo attribuì l'incendio alla criminale irresponsabilità del governo ucraino, reo di sostenere le campagne di terrore dei nazionalisti radicali ai danni dei russofoni. Il deputato della Duma russa Leonid Sluckij (PLDR) paragonò questo incidente a un crimine nazista.

Indagini e processi

Le indagini ed i procedimenti avviati dalla giustizia ucraina si sono rivelati particolarmente lenti e lacunosi e non in linea con gli standard giuridici europei. In particolare un solo capo di imputazione per omicidio è stato effettivamente contestato (nei confronti di un militante pro-unità che avrebbe sparato ad uno dell'opposta fazione), mentre nessuno degli altri procedimenti è giunto a sentenza.

I responsabili dell'incendio scoppiato nella Camera dei sindacati non sono stati identificati.

Indagini preliminari e arresti Il ministero dell'Interno (MVS) annunciò che erano stati arrestati diversi sospetti, di cui quelli con cittadinanza russa erano almeno tre, numero che poi aumentò nei giorni successivi.

La polizia procedette a diversi arresti, fra i quali anche 63 manifestanti pro-federalismo usciti illesi dagli scontri e successivamente scarcerati, in circostanze non del tutto chiare, durante un attacco di filorussi al quartier generale della polizia.

Sebbene l'indagine preliminare fosse stata completata nell'agosto 2015, a maggio 2016 il processo non era ancora iniziato. Nessuno degli attivisti di Euromaidan era agli arresti nel marzo 2016 Allo stesso tempo, circa una dozzina di sostenitori pro-federalismo furono detenuti per almeno due anni. Alcuni di loro lanciarono uno sciopero della fame. L'attivista pro-federalismo Igor Astakhov morì dopo due anni di detenzione per uno scompenso cardiaco. Tre anni dopo gli eventi, cinque sostenitori pro-federalismo erano rimasti in custodia.

L'attivista di Euromaidan Vsevolod Goncharevskii fu accusato di aver picchiato persone che si sono buttate dalle finestre della Camera dei sindacati. Fu arrestato nell'agosto 2014, ma il tribunale decise di rilasciarlo un mese dopo. Nel 2015 il tribunale riprese le indagini contro di lui, ma nell'ottobre 2016 Goncharevskii era ancora libero e partecipava alle operazioni militari contro i separatisti nell'Ucraina orientale.

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