Questa pagina tratta la storia del Brescia Calcio dal 1911 fino al fallimento nel 2025.
Le prime squadre cittadine
La tradizione vuole che il calcio arrivò a Brescia nella primavera del 1905, con alcuni operai inglesi della Tempini che nel tempo libero andavano al Campo Fiera, in via Tommaseo, a giocare con un pallone di cuoio.
Il loro gioco, pur suscitando le risate di qualcuno, trovò terreno fertile nei ragazzi della città che, al ritorno in patria di quegli operai, si fecero regalare il pallone e incominciarono a giocare dividendosi in base ai rioni e ignorando spesso le vere regole.
Secondo Bigio Vielmi, una delle prime persone a praticare in modo continuo questo sport nella città lombarda, fu un rappresentante di commercio di Milano che si prese la briga di insegnare le prime regole, la disposizione in campo e i ruoli ai ragazzi.
Fu proprio Vielmi, assieme ai suoi due fratelli, che fondò la prima società solamente calcistica (prima vi era la Ginnastica Forza e Costanza che, come dice il nome, non si occupava solo di calcio): nel 1907 nacque la Forti e Liberi che esordì nel campionato lombardo di Terza Categoria nel 1908.
Questa fu la prima formazione, guidata da Ettore Bacchelli, con cui la Forti e Liberi scese in campo: Cremasco, Trinca, Carrera, Ponti, Bonomi, B. Vielmi, Maraglio, G. Vielmi, Guidetti, Zamboni e L. Vielmi.
L'esordio avvenne il 21 marzo 1909, in casa contro il Collegio Facchetti di Treviglio; tuttavia i trevigliesi non si presentarono e ai bresciani venne assegnata la vittoria a tavolino.La prima gara "vera" fu la domenica successiva a Brescia contro il Bergamo F.C. (antenato dell'): il risultato fu di 0-5. Anche la gara di ritorno non fu delle migliori e la Forti e Liberi perse a Bergamo per 10-0 (il Bergamo F.C. vinse il titolo lombardo 1908-1909).
Grazie all'entusiasmo sorto in città nacquero presto anche altre formazioni tra cui la Gymnasium Brescia e l'Unione Sportiva Bresciana che divenne l'altra squadra più temibile dopo la Forti e Liberi.
Per farsi conoscere in Lombardia e per dimostrare di non essere da meno la formazione di Bacchelli organizzò un torneo a cui parteciparono , U.S. Milanese, , e appunto la squadra bresciana. Il torneo venne vinto dai rossoneri ma la Forti e Liberi non sfigurò e poté, nel 1910, grazie alla fusione con il Club Sportivo Brixia, fondare la Victoria.
Nell'anno della fondazione la Victoria riuscì a imporsi nel campionato lombardo di Terza Categoria.
I primi anni del Football Club Brescia
Il 17 luglio 1911 Victoria, Unione Sportiva Bresciana e Gimnasium, guidate da Franco Apollonio, si fusero dando vita a un nuovo club: il Foot Ball Club Brescia, la fondazione della nuova società avvenne all'allora albergo Panteo di via Gabriele Rosa n.37. Con Franco Apollonio vi erano gli amici Manlio Schreiber, Antonio Masperi e Pietro Gabriotti, oltre che Ardiccio Modena: posero la guida tecnica nelle mani di Ettore Bacchelli, già allenatore della Forti e Liberi e del Club Sportivo Brixia. I colori sociali erano arancione e blu.
Per far conoscere la squadra, oltre che per permetterle di giocare, fu costruito il suo primo campo da gioco, situato in via Milano, e vennero disputate alcune amichevoli con compagini quotate del calcio nazionale. Giunse, così, anche il primo riconoscimento ufficiale al Brescia, ossia la Medaglia d'oro della Regina Madre, ottenuta battendo il in una partita disputata a Colorno per 2-1.
La neonata formazione partecipò al campionato di Terza Categoria nella stagione 1911-1912: superato il turno eliminatorio contro la Trevigliese per la rinuncia della formazione orobica, la neonata squadra superò il Savoia Milano nella finale (vittoria per 3-2 a Milano e pareggio per 1-1 a Brescia.
Grazie a questo risultato le "rondinelle" furono iscritte al campionato di Promozione lombarda 1912-1913.
Per scelta della Federazione, che riteneva la squadra all'altezza di disputare il campionato nazionale, il Brescia fu iscritto nel 1913-1914 alla massima serie nel girone veneto-emiliano. La squadra, allenata dallo svizzero Fritz Ruchti, ottenne sedici punti e non riuscì a passare alla fase finale.
Durante l'annata successiva (1914/15) la formazione cidnea, sempre guidata dal tecnico elvetico, giocò invece nel girone lombardo-emiliano dove si classificò a tavolino al quinto posto a causa del tesseramento irregolare del difensore Alessandro Bollani.
La prima guerra mondiale interruppe l'attività agonistica della città che non poté partecipare nemmeno alla Coppa Federale del 1916, poiché questa era eccessivamente vicina al fronte dell'Adamello e non si poteva correre il rischio di giocare lì.
In questi anni emerse Giuseppe Trivellini, il portiere della squadra, che oltre a essere il capitano dei lombardi (giocherà a Brescia fino al 1930) vestì la maglia della Nazionale per sette volte.
Anni 1920 Dopo la sosta forzata, causa la parentesi bellica, si riprende l'attività nel 1918, grazie all'interessamento di Davide Valerio, Cesare Allegri, Vittorio Castelli e Antonio Masperi, ma su tutti del conte Camillo Martinoni al quale viene affidata la carica di presidente, la società dovette aspettare il campionato 1919-1920 per poter tornare a giocare, guidata questa volta dalla commissione tecnica di Guido Mori e Vittorio Castelli. In quell'anno arrivò il primo risultato di rilievo, quando, classificandosi seconda nel girone A della Lombardia, centrò la qualificazione alle semifinali nazionali, dove arrivò quinta nel girone B. A inizio campionato la presidenza tornò in mano a Franco Apollonio.
Il 1920-1921 cominciò con il cambio di presidente (Franco Apollonio fu sostituito da Alberto Genna) e non fu un campionato propriamente felice per le "rondinelle" che, inserite nel girone E, all'apparenza facile, non riuscirono a centrare la qualificazione al girone finale lombardo. L'accesso al raggruppamento finale fu ottenuto dal , mentre i bresciani arrivarono secondi con gli stessi punti del Racing Libertas e davanti ai cugini dell'. Nel corso della stagione si avvicendarono sulla panchina Antonín Fivebr e Imre Schoffer.
Alla fine dell'anno la squadra si schierò nel fronte delle società secessioniste che volevano adottare il Progetto Pozzo, pensato per favorire il passaggio a un campionato nazionale a girone unico. La squadra, per il 1921-1922, disputò il campionato C.C.I., cui partecipavano solo le squadre più importanti. L'anno fu difficile sia per la Società sia sul campo; il nuovo presidente, Alberto Genna, riconfermò il tecnico ungherese e la squadra si piazzò penultima, precedendo soltanto una fallimentare .
Tuttavia, nell'ambito dell'attuazione del compromesso Colombo (attuato per avere una graduale riduzione delle partecipanti al massimo campionato), pur essendo salva dovette giocare degli spareggi di ammissione al nuovo campionato. Disputò la partita contro una delle squadre del campionato F.I.G.C., la : a Brescia terminò 2-0 per i lombardi ma a Sestri Ponente vinsero i locali 5-0.Il Brescia fu salvato in questo caso dal regolamento che prevedeva di tenere in considerazione solo i punti ottenuti e non i gol fatti; nel terzo spareggio, giocato a Brescia, le "rondinelle" vinsero nuovamente 2-0 e così si salvarono.
Ebbe così inizio il campionato del 1922-1923: la sua struttura era transitoria e prevedeva tre gironi settentrionali coordinati dalla Lega Nord con quattro retrocessioni (su dodici squadre) ciascuno e, per il Mezzogiorno, vari campionati regionali e una fase finale a due gironi organizzati invece dalla Lega Sud. Il Brescia fu inserito nel girone C dove riuscì a salvarsi per quattro punti sulla .
Il campionato del 1923-1924 vide un ulteriore cambiamento di "format" e di società: mentre i gironi meridionali rimanevano invariati quelli settentrionali scendevano a due e le retrocessioni passavano da quattro a una. Le "rondinelle", sotto la nuova guida tecnica di Imre Payer, furono iscritte nel Girone A e rimasero quasi subito invischiate nella lotta salvezza col e la .Gli emiliani alla lunga cedettero e così lombardi e piemontesi riuscirono a salvarsi. Durante la stagione il comando fu assunto da un comitato di reggenza formato da Enrico dell'Era, Battista Pisa e dal ragionier Spinelli.
Nel 1924-1925, la società fu affidata a Gino Rovetta; le nuove regole per il Nord Italia prevedevano due gironi diversi: il primo con dodici squadre e una retrocessione, il secondo con tredici squadre e due retrocessioni.Il Brescia fu inserito nel Girone A dove arrivò terzultimo precedendo il di due punti e lo di cinque. La panchina, inizialmente affidata ancora a Payer fu poi affidata a un comitato tecnico composto da Agostino Marzoli, Battista Pisa, Enrico dell'Era e Virgilio Vasconi.
Una nuova riforma modificò il campionato del 1925-1926: fu deciso di ridurre ulteriormente il numero di squadre in prima divisione e si sancì così, per la Lega Nord, il numero di quattro retrocessioni per i due gironi mentre in Lega Sud gli interventi arrivarono a fine campionato. I lombardi furono inseriti nel Girone A dove caddero subito , e ; a contendersi la salvezza furono proprio le "rondinelle" e il .Prevalse il Brescia che si salvò con una giornata d'anticipo: battendo per 5-0 l' nella penultima partita di campionato riuscì a mantenere i suoi tre punti di vantaggio sui piemontesi che vinsero inutilmente per 5-1 lo scontro diretto dell'ultima giornata. In quest'annata la commissione tecnica fu guidata da un solo uomo, Evaristo Frisoni.
Nel 1926 fu emanata la Carta di Viareggio che creò la Divisione Nazionale per la stagione 1926/27, formata da due gironi, non seguenti criteri geografici, di dieci squadre ciascuno con due retrocessioni. Il Brescia del nuovo presidente Franco Mazzotti, che scelse come allenatore l'inglese James Bellamy, riuscì a salvarsi senza problemi, poiché il divario tra squadre settentrionali e meridionali era troppo alto. Sul fondo della classifica furono infatti il , che ottenne un solo punto proprio contro le "rondinelle", e l' di Roma che cadde sulla distanza. I lombardi arrivarono settimi a pari punti con il .
Anche il 1927-1928 vide nuovi cambiamenti: il torneo fu ulteriormente cambiato con la creazione di due gironi nazionali di undici squadre ciascuno con due retrocessioni mentre la presidenza dei lombardi cambiò ancora con l'arrivo di Federico Palazzoli e il ritorno in panchina di Imre Schoffer. Furono gli "anni d'oro" del Brescia, in grado di impensierire anche formazioni storicamente più quotate.I primi risultati giunsero già in quello stesso anno: inserito nel Girone A riuscì a classificarsi quinto con cinque punti di distacco dal (ultima delle squadre ammesse alla finale) e con tre punti di vantaggio sulla . Confermato Bellamy in panchina durante il campionato, questi fu sostituito al termine della stagione dal "padre" del calcio bresciano: Luigi Vielmi, detto Bigio.
Nell'estate del 1928, dal 23 luglio al 13 settembre, la squadra effettuò una tournée negli Stati Uniti d'America, accompagnata dal dirigente Bigio Vielmi. Dieci calciatori bresciani (Barbieri, Bellardi, Frisoni I, Frisoni II, Gadaldi, Giuliani, Moretti, Pasolini, Prosperi III e Trivellini), rinforzati da Ardissone e Zanello della , Busini III del , Degani e Pietroboni dell', Magnozzi del e Pastore del , salparono dal porto di Genova sul transatlantico "Duilio" e dopo dieci giorni di navigazione giunsero a New York. Dal 5 agosto al 5 settembre disputarono sul suolo americano dieci partite con squadre del luogo, ottenendo sei vittorie e quattro sconfitte. I giocatori si imbarcarono per il ritorno il 6 settembre sul transatlantico "RMS Mauretania", giungendo in Italia il 13 settembre. La tournée fruttò alle casse della società circa 30000 dollari.